Dopo il racconto del Forum delle Organizzazioni della Società Civile di Berlino, presentiamo in esclusiva, sempre grazie a Giampiero Griffo, nostro “inviato speciale” al Global Disability Summit nella capitale tedesca, quanto accaduto all’apertura del grande evento di questi giorni, alla presenza di circa 7.000 persone provenienti da tutto il mondo delle quali 2.500 con disabilità
Un’immagine della giornata apertura del Global Disability Summit di Berlino, durante l’intervento di Nawaf Kabbara, presidente dell’IDA, l’Alleanza Internazionale sulla Disabilità
Anche se la cerimonia di apertura del Global Disability Summit di Berlino era prevista per le 12 del 2 aprile, le attività sono state estremamente intense sin da alcune opre prima, con una serie di incontri in programma. Seguire tutto e allo stesso tempo svolgere “attività di corridoio” per incontrare persone, organizzazioni, costruire collaborazioni e possibili alleanze è un’impresa che impegna molto tempo ed energie. L’ideale è sempre avere chiaro un programma di incontri e di potenziali collaborazioni.
In ogni caso, la cerimonia di apertura, iniziata con circa mezz’ora di ritardo, ha potuto contare sulla partecipazione di circa 7.000 persone presenti in sala di cui 2.500 persone con disabilità. In una “pre-cerimonia”, per altro, sono state illustrate le richieste provenienti dagli incontri nei vari continenti in preparazione al Summit. Vediamole di seguito.
Nadia Hadad, componente del Comitato Esecutivo dell’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, ha informato che nel corso dell’incontro preparatorio in Europa, si è chiesto di riconoscere il valore delle persone con disabilità e della loro partecipazione, di combattere tutte le guerre come “produttrici di disabilità”, di coinvolgere le organizzazioni che rappresentano le persone con disabilità in ogni decisione riguardante i loro diritti, e ancora che l’inclusione non è un valore negoziabile, ma un diritto umano. In tal senso, l’accessibilità è un’importante precondizione per l’accesso ai diritti.
Ha concluso soffermandosi sulla necessità di sviluppare politiche inclusive, di intervenire rispetto a tutte le forme intersettoriali di discriminazione e di contrastare ogni segregazione e istituzionalizzazione.
Per l’Africa è intervenuta Fatma Wangare dell’Ufficio Esecutivo del KAIH, l’Associazione Keniana per le Disabilità Intellettive, spiegando come nel corso di un incontro a Nairobi siano state evidenziate 3 priorità e 45 impegni per il proprio Continente, a partire dalla necessità di coinvolgere le organizzazioni di persone con disabilità nell’attuazione della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità da parte dei vari governi a livello nazionale, oltre al bisogno di raccogliere dati e statistiche per elaborare politiche adeguate, e di investire per sostenere i processi di inclusione e partecipazione, anche grazie alla cooperazione internazionale.
Successivamente, PT Lim, responsabile del Forum Asiatico sulla Disabilità, ha riferito dell’incontro promosso da quest’ultimo a Bangkok, ove si è chiesto un progresso sostanziale rispetto alle politiche di inclusione in tutti gli àmbiti, promuovendo appunto uno sviluppo inclusivo, come indicato negli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda ONU 2030, con una crescente attenzione alle persone con disabilità, guardando in particolare alle conseguenze dei cambiamenti climatici.
Tra le altre istanze espresse, la necessità di sviluppare una cooperazione regionale tra tutti i Donors (“donatori”), quella di accrescere il ruolo dei governi nazionali e dei fondi da investire per superare i gap sociali e tecnologici che ostacolano l’inclusione. E da ultima, ma non ultima, la denuncia della cancellazione, da parte dell’Amministrazione Trump, dell’agenzia statunitense USAID che ha pesantemente tagliato i fondi per la cooperazione e l’inclusione.
Per l’AOPB, l’Organizzazione Araba per le Persone con Disabilità, ha parlato il vicepresidente Moaffak Alkhfaji, che ha un documento prodotto appunto dai Paesi arabi, in cui si chiede un maggiore impegno per la protezione sociale, e in particolare per vita indipendente, così come per l’educazione inclusiva e per il lavoro, sostenendo l’empowerment delle persone con disabilità, nonché in favore di una reale tutela delle persone con disabilità sugli effetti del cambiamento climatico. In questa direzione si è chiesto che sia la Decade Araba per i Diritti Culturali 2018-2027 a diventare lo strumento di base per realizzare l’inclusione.
Infine, per l’Oceania, Luisa Manuofetoa, alta rappresentante istituzionale di Tonga, ha sottolineato con forza che sostenere l’inclusione «è una convenienza e un’opportunità», così come «promuovere la non discriminazione e le politiche inclusive sono un investimento per tutti». Fondamentale per altro, secondo Manuofetoa, è «avere un strategia inclusiva che guidi le politiche, costruendo il mainstreaming della disabilità nelle politiche più generali, in particolare nell’àmbito dell’educazione e del lavoro». «Si tratta dunque di elaborare una partnership globale di risorse economiche e umane – ha concluso -, per sostenere e valorizzare le diversità dell’umanità».
Dopo una breve pausa, quindi, è cominciata la vera e propria cerimonia di apertura con le dichiarazioni degli organizzatori, moderati dalla giornalista Katie Gallus e da Cara E Yar Khan, consulente speciale e Global Disability Innovation Hub.
Per primo è intervenuto Nawaf Kabbara, presidente dell’IDA, l’Alleanza Internazionale sulla Disabilità. «Questo Global Disability Summit – ha dichiarato – è un segnale importante per il mondo, perché rilancia il tema dell’inclusione e del sostegno allo sviluppo in un momento in cui viene messo in discussione. Predisporre fondi appropriati è un messaggio forte. Grazie, dunque, ai Paesi che lo hanno fatto, sostenendo questa iniziativa, impegnandosi nel campo dei diritti, del lavoro, all’educazione, dell’aiuto umanitario e nell’affrontare i cambiamenti climatici».
«Il Summit – ha aggiunto – è un passo importante per sostenere il cambiamento di politiche e programmi, perché con un adeguato impegno da parte degli Stati l’inclusione è possibile! I 192 Paesi che hanno ratificato la Convenzione ONU possono infatti definire piani di inclusione nazionali».
«Grazie alla Germania e alla Giordania – ha concluso – per avere sostenuto questo straordinario evento. Le migliaia di persone con disabilità presenti in sala chiedono il rispetto per tutte le diversità umane che devono beneficiare delle politiche di sviluppo e di miglioramento della loro qualità di vita, come tutti gli altri cittadini e cittadine».
Nel suo successivo intervento, il cancelliere della Germania Olaf Scholz ha voluto innanzitutto ricordare l’emendamento alla Costituzione tedesca che ha introdotto l’impegno per il rispetto dei diritti delle persone con disabilità, «un impegno democratico di tutto il Paese», come ha sottolineato.
Ha anche ricordato che «noi destiniamo il 15% delle risorse della cooperazione internazionale alle persone con disabilità, oltre a promuovere l’accessibilità per tutti, rimuovendo barriere e discriminazioni». Un inciso: effettivamente tutti i pulmann pubblici sono accessibili a Berlino.
«Continueremo dunque a sostenere i processi di inclusione delle persone con disabilità in tutto il mondo», ha concluso Scholz.
Dal canto suo, il re di Giordania Abdullah II bin Al Hussein, ha affermato che «grazie a un lavoro di partnership, il successo di questo evento a Berlino è un successo della comunità mondiale delle persone con disabilità». «Vivere in dignità – ha proseguito -, una vita felice, piena di speranze e prospettive positive è un diritto delle persone con disabilità. Per questo vanno valorizzate tutte le potenzialità di ogni essere umano».
«In Giordania – ha ricordato ancora -, dopo la ratifica della Convenzione ONU [31 marzo 2008, N.d.R.], abbiamo emendato la Costituzione per garantire i diritti delle persone con disabilità, il sostegno alla vita indipendente e all’educazione inclusiva, il tutto investendo in particolare sui giovani con disabilità che sono il nostro futuro».
«La collaborazione internazionale – ha concluso – è una grande opportunità, un contributo essenziale per costruire la pace e promuovere la giustizia. Pensando alle migliaia di bambini e bambine uccisi, con limitazioni funzionali o senza più i genitori nella Striscia di Gaza, senza servizi sanitari distrutti e aiuti umanitari, vediamo come il mondo stia dimenticando e calpestando i diritti umani. È importante, quindi, restaurare la speranza in un mondo rispettoso delle persone, ma non fermandosi alle parole, bensì puntando ad azioni concrete come quelle di questo Summit».
L’intervento conclusivo della cerimonia di apertura è stato quello di Amina J. Mohammed, vicesegretaria generale delle Nazioni Unite, che si è soffermata su temi quali la dignità umana e la partecipazione, la disabilità e i diritti umani, l’accesso allo sviluppo e alle tecnologie, la protezione durante le guerre e i disastri ambientali, l’accesso all’educazione, la necessità di superare le barriere in ogni àmbito della vita. «La definizione e la promozione del mainstreaming della disabilita e dell’inclusione in ogni settore non sono slogan, ma diritti! Questo Summit è un’opportunità per i nostri partner, perché è l’ora che gli impegni diventino realtà. Investire per le Istituzioni pubbliche è un dovere, così come aprire le porte a tutti e tutti: l’inclusione non è un’opzione e i diritti non sono negoziabili!».
La giornata è proseguita poi con varie sessioni dedicate al lavoro, alla salute, e all’accessibilità di cui torneremo a riferire. Tra gli altri interventi anche quello della ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli [a questo link un comunicato su tale intervento, diffuso dal Ministero per le Disabilità, N.d.R.].
*Presidente della RIDS (Rete Italiana disabilità e Sviluppo).
Nei giorni scorsi, sempre di Giampiero Griffo da Berlino, abbiamo pubblicato anche Oltre 2.000 persone con disabilità al Forum della Società Civile di Berlino (a questo link). Ricordiamo inoltre che tutte le informazioni sul Global Disability Summit di Berlino sono disponibili nel sito dedicato all’evento (a questo link), dove è garantito anche lo streaming degli eventi in diretta (in tedesco, inglese e arabo).
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