Nella mattinata del 10 dicembre, verrà esaminato presso la Corte Costituzionale il ricorso di Carlo Gentili, cittadino con la SLA (sclerosi laterale amiotrofica), contro il divieto di utilizzo della firma digitale per sottoscrivere liste elettorali. E se la Consulta riconoscesse la discriminazione, il divieto potrebbe essere superato almeno per le persone con disabilità grave.
«Questo tema – sottolineano dall’Associazione Luca Coscioni, che affianca Gentili nella sua battaglia – assume ancora più rilievo dal momento che, dallo scorso mese di luglio, è operativa la piattaforma pubblica per la sottoscrizione digitale di referendum e proposte di legge di iniziativa popolare, uno strumento che potrebbe essere esteso anche alla raccolta firme per liste elettorali e candidature. Carlo Gentili, immobilizzato a causa della SLA, aveva tentato di firmare digitalmente la lista elettorale Referendum e Democrazia per le elezioni regionali dello scorso anno, ma la normativa vigente esclude l’utilizzo della firma digitale per questa finalità, negando a molte persone con gravi disabilità la possibilità di partecipare attivamente alla vita politica».
Con il sostegno dunque dell’Associazione Coscioni, Gentili ha presentato ricorso e il Tribunale di Civitavecchia ha rimesso la questione alla Corte Costituzionale.
«La tecnologia – dichiara il ricorrente – può abbattere le barriere che la mia malattia ha posto tra me e la partecipazione democratica. Chiedo che venga garantito anche a me e a tanti altri il diritto di essere parte attiva nella vita politica del Paese».
L’udienza della Consulta affronterà la possibile violazione di alcuni articoli della Costituzione (2, Diritti inviolabili dell’uomo; 3, Principio di uguaglianza; 48, Diritto di voto; 49, Diritto all’associazionismo politico).
«Questa battaglia – concludono dall’Associazione Coscioni – non riguarda solo i diritti individuali, ma un tema più ampio: l’uso della tecnologia per ampliare la partecipazione democratica. In tal senso abbiamo già raccolto quasi 56.000 firme all’appello per chiedere al Governo di estendere la piattaforma online, già attiva per i referendum, anche alla sottoscrizione di liste elettorali». (S.B.)
Così canta Ornella Vanoni sulle note del brano di Umberto Bindi, La musica è finita (1967): «Ecco, la musica è finita/ Gli amici se ne vanno/ Che inutile serata […]».
Il parallelismo con il 3 Dicembre, Giornata internazionale delle persone con disabilità, è immediato, e sicuramente ora vi starete chiedendo il motivo. Ve lo spiego subito: potremmo paragonare questa giornata a una festa di compleanno, o a un Capodanno, che si ripetono ogni anno, insomma a una festa in cui tutti gli amici si riuniscono per celebrare qualcosa di importante. Lo stare insieme poi spinge a ricordare i bei momenti, a riflettere. Ma una volta spente le candeline, o alzato in alto i calici per brindare, cosa rimane? Gli amici di sempre dove vanno? E i loro bei discorsi e ricordi?
Mi sembra che il 3 dicembre sia un po’ questo: per l’occasione tutte e tutti ci riuniamo in vari spazi per le città, organizziamo eventi (e non solo!), ma poi con la fine di questa giornata i bei propositi spariscono.
Qualche sera fa, guardando la televisione, mi è capitato di vedere lo spot dedicato alla Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità: una campagna di comunicazione istituzionale, realizzata dal Dipartimento per le Disabilità della Presidenza del Consiglio.
Lo spot, attraverso immagini di persone con disabilità impegnate in diverse attività professionali e di carattere sociale, sensibilizza al valore della persona con l’intento di esaltare competenze, talenti e capacità.
Mi ha colpito un dettaglio: nella promo s’intravede la Spiaggia dei Valori di Punta Marina (Ravenna), della quale ho già parlato in alcuni miei articoli anche su queste pagine.
Mi è venuta in mente una metafora, a dir poco poetica: quella di una persona che passeggia tranquillamente su questa spiaggia, mentre il sole albeggia.
A un certo punto, questa persona inciampa su una conchiglia, e si ferma a raccoglierla, ammirandola in tutta la sua bellezza. Potremmo immaginare che il soggetto in questione finisca col mettersi in tasca la conchiglia. E invece no! Guardando l’orizzonte, la getta in mare, e lascia che le onde del mare la cullino verso l’alba.
Pensavo, dunque, che potremmo paragonare la persona a un/una educatore/trice, che si imbatte nella conchiglia, ossia a una persona con disabilità. Cosa fa quest’educatore/trice? Attraversa la spiaggia – che è il “limite” tra la persona con disabilità e l’orizzonte, ovvero il futuro – ma non solo: nel momento in cui la raccoglie, la osserva, la sostiene come farebbe un educatore nel momento in cui si relaziona per la prima volta ad una persona con disabilità, e poi, dopo averla ammirata, lascia che attraversi il mare, invece di metterla in tasca. L’educatore coglie risorse, abilità di questa persona supportandola nell’affrontare la “spiaggia” dei suoi limiti. Non tiene stretta a sé quella persona, ma lascia che questa vada e faccia il suo percorso verso “l’orizzonte”.
Come mai questa considerazione? Perché nello spot si evidenzia l’importanza del «valorizzare i talenti, investire sulle capacità, offrire possibilità». Tutto molto bello, ma nella campagna viene detta anche una cosa che mi ha lasciato perplesso: «Vedere in ogni persona le potenzialità, e non i limiti».
Personalmente sono molto d’accordo sulla prima parte dell’affermazione: è necessario guardare alle abilità di una persona, ma non si possono ignorare i suoi limiti. Non è possibile accompagnare una persona con disabilità, ed essa stessa non può conoscersi, se non si tiene conto di questi.
Anche i limiti, come le risorse e le capacità, fanno parte delle caratteristiche di una persona.
Lasciandovi con questa suggestione piena di spunti di riflessione, mi piacerebbe sapere se avete mai lasciato una conchiglia in mare, dopo una bella passeggiata sulla spiaggia, alla luce dell’alba.
Scrivete a claudio@accaparlante.it oppure sulle mie pagine Facebook e Instagram.
Pensiero ImprudenteYou must be logged into the site to view this content.
Il sito del Ministero dell’Istruzione e del Merito ha pubblicato il 10 settembre scorso il Decreto Ministeriale n. 185 concernente la ricostituzione dell’Osservatorio Scolastico sull’Inclusione che aveva ormai cessato di funzionare per normali termini di decadenza.
Non vi sono differenze sostanziali tra il Decreto precedente del 2017 e quello attuale. Si ribadisce infatti che l’Osservatorio si compone di due organi: il Comitato Tecnico Scientifico, che ha i compiti principali di consulenza e pareri al Governo, e la Consulta delle Associazioni, che ha compiti più di dialogo e interlocuzione per fornire proposte al Comitato Tecnico Scientifico. Le uniche differenze che si osservano riguardano in primo luogo la possibilità di invitare a partecipare alle riunioni del Comitato Tecnico Scientifico l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza e il Garante Nazionale dei Diritti delle Persone con Disabilità, istituito col Decreto Legislativo Decreto Legislativo 20/24.
Altra differenza è la possibilità di riunioni a distanza, norma che è frutto dell’esperienza maturata durante il periodo della pandemia. Conseguentemente, nell’ultimo Decreto non compare più la possibilità per i partecipanti del rimborso per le spese di viaggio. Inoltre, un’altra novità è l’esplicitazione all’articolo 6 della presenza dei Presidenti di FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità) alle riunioni della Consulta, cosa che mancava nel precedente Decreto; ciò dovrebbe essere stato la conseguenza di una svista, dal momento che i due Presidenti erano già previsti, come lo sono adesso, quali membri effettivi del Comitato Tecnico Scientifico.
Un’ultima differenza riguarda l’individuazione specifica delle Associazioni nazionali componenti la Consulta: esse debbono rispettare, come nel precedente Decreto, i due requisiti previsti all’articolo 4 di essere presenti in almeno cinque Regioni e di avere almeno 3.000 iscritti. In più, nel nuovo Decreto è specificato che le Associazioni Nazionali verranno «individuate da separato Decreto Ministeriale».
Risulta strano che alla pubblicazione di tale Decreto sia stata data scarsissima pubblicità sui mezzi di comunicazione ad eccezione di «OrizzonteScuola.it». Eppure, questo Decreto era molto atteso dalle Associazioni, poiché il precedente Osservatorio era rimasto inattivo per quasi tutto l’ultimo anno.
Il nuovo Osservatorio avrà un grandissimo lavoro da svolgere, dal momento che, a causa del succedersi di diversi governi dal 2015 ad oggi, non è stato ancora possibile dare concreta attuazione ai princìpi indicati nella Legge 107/15, che hanno avuto un’esplicitazione normativa tramite il Decreto Legislativo 66/17. Di quest’ultimo, infatti, manca ancora la concreta attuazione dell’articolo 3 sulla formulazione da parte del Ministero del Profilo Professionale Nazionale degli assistenti per l’autonomia e la comunicazione, nonché la questione dell’assistenza igienica agli alunni/alunne con disabilità, compito assegnato dall’articolo 3 ai collaboratori scolastici, che ancora in Sicilia, e in generale al Sud Italia, è abbondantemente disattesa. E ancora, manca l’attuazione dell’articolo 4 concernente l’individuazione degli indicatori-descrittori per valutare la qualità dell’inclusione realizzata nelle singole scuole e nelle singole classi, dell’articolo 5 concernente il nuovo sistema di certificazione degli alunni con disabilità e la formulazione del loro Profilo Dinamico Funzionale.
Nel dicembre 2022 sono state emanate le Linee Guida per la formulazione di tale nuovo Profilo Dinamico Funzionale e sono stati emanati pure i nuovi modelli di PEI (Piano Educativo Individualizzato), in allegato al Decreto Interministeriale 182/20, integrato con il Decreto Ministeriale 53/23. Tali nuovi modelli, però, non possono ancora pienamente essere utilizzati perché non è ancora disponibile la piattaforma su cui dovrebbero funzionare.
Inoltre, manca ancora l’attuazione dell’articolo 6 sul Progetto di Vita, del quale il PEI è parte integrante, dal momento che la dettagliata articolazione normativa di esso, contenuta nel Decreto Legislativo 62/24, è attualmente soggetta a sperimentazione ed entrerà definitivamente e obbligatoriamente in vigore solo nel 2026.
Proseguendo ulteriormente, va rilevata la mancanza all’appello anche dell’attuazione dell’articolo 9 concernente i GIT (Gruppi per l’Inclusione Territoriale) che, avviati, sono stati immediatamente sospesi. Questa è una lacuna normativa molto grave, perché i GIT sostituiscono i GLIP (Gruppi di Lavoro Interistituzionali Provinciali) di cui all’articolo 15 della Legge 104/92. Tali Gruppi, come adesso i GIT, avevano il compito fra l’altro di provvedere alla stipula degli Accordi di Programma per l’inclusione scolastica, previsti già dall’articolo 13, comma 1, lettera a della stessa Legge 104/92, che tanto hanno giovato, laddove stipulati, alla qualità dell’inclusione scolastica di quei territori.
Mancano infine anche l’attuazione dell’articolo 11 sull’istituzione delle «sezioni dei docenti per il sostegno didattico», dell’articolo 12 sui corsi di specializzazione biennale per l’inclusione scolastica nelle scuole dell’infanzia e primarie, dell’articolo 13 sull’obbligo di formazione in servizio dei docenti, dell’articolo 14 sulla continuità didattica, che era stata ripresa nell’articolo 8 del Decreto Legge 71/24, ma immediatamente rinviata all’anno successivo, e l’attuazione dell’articolo 16 sulla realizzazione dell’istruzione domiciliare.
Quasi tutte queste norme necessitano solo di Decreti Ministeriali per la loro attuazione, e quindi ci si augura che il nuovo Osservatorio possa fornire il prescritto parere al Ministero, che si spera riesca a sottoporre ad esso le bozze di tali Decreti fin dall’inizio del suo funzionamento.
Come si vede, per il nuovo Osservatorio di lavoro ce n’è tantissimo. È invece strano che siano trascorsi quasi tre mesi e che ancora l’Osservatorio stesso non venga convocato.
Si formulano dunque i migliori auguri di pronta convocazione e insediamento, per un rapido e proficuo lavoro.
*Il presente contributo è già apparso in «Tecnica della Scuola.it» e viene qui ripreso, con alcune modifiche dovute al diverso contenitore, per gentile concessione.
You must be logged into the site to view this content.
You must be logged into the site to view this content.
La Biblioteca della Salute Mentale e delle Scienze Umane Minguzzi-Gentili di Bologna, dove si terrà l’incontro del 10 dicembre
È in programma per il 10 dicembre a Bologna il settimo incontro del ciclo denominato Welfare nascente, finalizzato a sviluppare il tema I servizi e le politiche sociosanitarie per le persone con disabilità tra gli anni ’70 e ’90 del Novecento, iniziativa promossa dall’Istituzione Gian Franco Minguzzi, dall’IRESS (Istituto Emiliano-Romagnolo per i Servizi Sociali e Sanitari, la Formazione e la Ricerca Applicata) e dal Comune di Bologna, nell’àmbito del Progetto Memorie vive (se ne legga a questo link).
Per l’occasione verrà presentato il lavoro di ricerca che ha prodotto la guida ipertestuale Memorie vive. I servizi e le politiche sociosanitarie per le persone con disabilità, a cura di Francesca Pistone, Andrea Pancaldi, Francesco Crisafulli, Luca Lambertini e Bruna Zani.
L’evento sarà ospitato presso la Biblioteca Minguzzi-Gentili (Via Sant’Isaia, 90, Bologna, ore 16.30-18.30).
I lavori si apriranno con i saluti istituzionali di Sara Accorsi, consigliera delegata al Welfare e Contrasto alla Povertà, Politiche per l’Abitare della Città metropolitana di Bologna, e di Luca Rizzo Nervo, assessore al Welfare e alla Salute, Nuove Cittadinanze, Fragilità, Anziani, Disabilità del Comune di Bologna. L’evento sarà moderato da Bruna Zani, presidente dell’Istituzione Gian Franco Minguzzi, che introdurrà anche il Progetto Memorie vive.
Seguirà una presentazione della guida ipertestuale con gli interventi di Luca Lambertini, storico (Istituti e scuole speciali: The Day After), di Francesco Crisafulli, responsabile del Servizio Sociale per la Disabilità del Comune di Bologna (Le professioni che accompagnano il cambiamento), di Andrea Pancaldi, giornalista documentalista, esperto di servizi di informazione e documentazione nel campo dei Servizi Sociali, Disabilità e Terzo Settore (Il contributo dell’associazionismo e del volontariato) e di Francesca Pistone, collaboratrice della Istituzione Gian Franco Minguzzi (Le parole della disabilità).
In un successivo momento verrà dato spazio alla discussione, soffermandosi sul tema Tra continuità e discontinuità, con gli interventi di Elena Malaguti (ordinaria di Pedagogia Speciale del Dipartimento di Scienze dell’Educazione G.M. Bertin dell’Università di Bologna), Rossella Piccinini (sociologa dell’IRESS), Simona Chiodo (direttrice dell’Unità Operativa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’’Adolescenza, Attività Territoriale SC dell’Azienza USL di Bologna), e Susanna Dabbicco (in veste di testimonial). Saranno ammessi anche interventi dal pubblico. (Simona Lancioni)
You must be logged into the site to view this content.
È ancora possibile iscriversi fino al 15 dicembre al Corso di formazione per operatori impegnati sulla disabilità complessa, in presenza di minorazioni visive, promosso dal MAC (Movimento Apostolico Ciechi), in collaborazione con la Lega del Filo d’Oro.
L’iniziativa, a partecipazione gratuita, si articolerà su 60 ore complessive (35 online e 25 in presenza a Bologna), in programma su cinque sedute, dal 10 al 31 gennaio del nuovo anno. (S.B.)
7 italiani su 10 pensano che in Italia l’inclusione delle persone con disabilità sia ferma al palo: e sono sotto accusa sia la cittadinanza che lo Stato. Le politiche governative messe in atto non sono considerate efficaci da metà della popolazione italiana: è quanto emerso dal quarto rapporto dell’Osservatorio Cittadini e disabilità, indagine dell’SWG su come sta cambiando nel tempo la percezione dell’opinione pubblica sulla disabilità, lanciata in occasione del quarto Premio Giornalistico Bomprezzi-Capulli, iniziativa dedicata rispettivamente a Franco Bomprezzi, colui che fu giornalista e scrittore, direttore responsabile del nostro giornale Superando fino alla sua scomparsa nel dicembre del 2014, e a Maria Grazia Capulli, giornalista del Tg2, che fu tra l’altro ideatrice e conduttrice della rubrica Tutto il Bello che c’è. L’evento conclusivo si è tenuto nei giorni scorsi a Roma, con la collaborazione della Fondazione CRC, della Fondazione di Comunità Milano e di CBM Italia.
«A tre anni dal primo Osservatorio – spiegano dall’Associazione Premio Bomprezzi-Capulli – è il tema dell’inclusione quello su cui c’è il giudizio più negativo: la stragrande maggioranza degli italiani, infatti, ritiene che sia lo Stato (71%) che i cittadini (68%) facciano poco o nulla per garantire la partecipazione paritaria delle persone con disabilità. Con un’aggravante rispetto al 2021: cresce lo spostamento dalla voce “fare poco sforzo”” verso la voce “fare nulla” per l’inclusione, segnando così un’accusa severa sia verso le Istituzioni nazionali e locali che verso se stessi. Poco più del 30% degli italiani valutano come positive le politiche del Governo dal suo insediamento con il Ministero per le Disabilità. Attorno alla metà, invece, non ne giudica efficace l’azione. In tal senso, la legislazione, come ad esempio la Legge Delega sulla Disabilità 227/21 e i relativi Decreti Attuativi, e il lavoro svolto non sono stati sufficienti, o abbastanza conosciuti, per far registrare alle norme introdotte dal Ministero un riconoscimento, se non minoritario».
«Dopo tre anni – proseguono dall’Associazione -, continua a confermarsi scarsa l’attenzione sociale verso la disabilità secondo la stragrande maggioranza degli italiani. Fanalini di coda sono i temi della vita indipendente e del “Dopo di Noi”, percepiti come priorità residuali. Le voci dove si registra una crescita dal sondaggio 2021 sono il lavoro, le azioni di sensibilizzazione, i trasporti e le barriere architettoniche. È lo sport in cima alla classifica con un 47% di giudizio positivo, con le Paralimpiadi 2024 come fattore cruciale di conoscenza e rappresentazione delle persone con disabilità. Restano stabili negli anni l’àmbito della scuola con il 43%, poi con il 38% quello dell’assistenza sanitaria e sociale, la tutela giuridica e la riabilitazione. Per l’atteggiamento culturale della società cresce dal 2021 a oggi quello della “sensibilità” e “solidaristico”, ma fanno ancora da contraltare negativo la tendenza al pregiudizio (da 66 a 62) e all’indifferenza (61) e quella alla discriminazione (da 44 a 40), cresce invece l’idea che si risponda alle esigenze della disabilità con impreparazione (da 53 a 56). Un mondo che riguarda oltre il 15% degli italiani, che vede crescere il numero delle famiglie in situazione di povertà con una o più persone con disabilità e che vivono in una condizione di isolamento creata da muri relazionali, istituzionali e di contesto, come confermato da una recente ricerca qualitativa condotta da CBM Italia».
«Dal primo Osservatorio lanciato nel 2021 a oggi – commenta Simone Fanti, vicepresidente del Premio Bomprezzi-Capulli – registriamo una scarsa presa di coscienza della società italiana sui diritti delle persone con disabilità. Nonostante ci siano stati alcuni miglioramenti, sono gli italiani e le italiane a dirci che ci sono ancora tanti diritti negati, una presa di consapevolezza di vivere in una società non inclusiva. Il giudizio di poca incisività ed efficacia delle politiche governative è un segnale per la presidente del Consiglio Meloni: nonostante si siano tenuti l’Expo sulla disabilità e il primo G7 sul tema, l’opinione pubblica non percepisce un impegno significativo. Facciamo quindi un appello per potenziare il Ministero per le Disabilità, e per rendere disponibili nuove risorse per rispondere alle esigenze di chi vive ogni giorno in una condizione di disabilità».
E da ultimi, ma non certo ultimi i premi assegnati quest’anno da una giuria d’eccezione che ancora una volta si è arricchita di firme di primo piano del mondo dell’informazione, tra carta stampata e online, TV, radio nazionali e testate di settore.
Per quanto riguarda il Premio Bomprezzi al primo posto si sono classificati Paola Vecchia e Lorenzo Maria Grighi (Presa Diretta Raitre), al secondo Benedetta Cappelli, Fabio Colagrande e Amedeo Lomonaco (Radio Vaticana) e al terzo ex aequo Simone Matteis (La Stampa) e Pasquale Quaranta (la Repubblica).
A vincere il Premio Capulli è stato invece Salvo Catalano (Tagadà LA7), davanti ad Andrea Martino (TG2 Medicina 33) e a Federica Nannetti (Corriere della Sera Bologna), a pari merito con Romolo Napolitano (TV2000).
Due menzioni speciali attribuite su proposta della giuria sono andate infine a Iacopo Melio (menzione “Antonio Giuseppe Malafarina”, dedicata al compianto presidente onorario di giura, scomparso nel febbraio di quest’anno e già anch’egli direttore responsabile di Superando) e a Fabrizio Minnella di Fondazione CON IL SUD come comunicatore dell’anno.
«Per noi è un orgoglio – ha dichiarato Massimo Maggio, direttore di CBM Italia, in occasione della cerimonia conclusiva – sostenere il Premio Bomprezzi sin dalla nascita di esso, impegnandoci inseime da quattro anni per i diritti delle persone con disabilità, sempre guardando alla nostra guida, che è la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità. Da qui nasce anche la ricerca sociale che abbiamo condotto sul legame tra disabilità e povertà in Italia, e le cui evidenze confermano il nostro impegno nel sostenere il protagonismo delle persone con disabilità: le famiglie ci hanno confermato che il disagio sociale e culturale è opprimente tanto quanto quello economico, il nostro ruolo è quindi quello di promuovere sempre di più una cultura dell’inclusione. Il Premio Bomprezzi-Capulli è un’importante occasione per farlo».
«Il mondo dell’informazione e i mezzi di comunicazione – ha affermato dal canto suo Mauro Gola, presidente della Fondazione CRC – giocano un ruolo essenziale nella costruzione di una società sempre più inclusiva. Il Premio Bomprezzi-Capulli opera per sostenere e riconoscere il lavoro dei giornalisti impegnati a promuovere una cultura diffusa della disabilità e un’attenzione alle iniziative di inclusione sociale. Ambiti in cui la nostra Fondazione è particolarmente attiva e nei quali investe convintamente».
«La nostra Fondazione – ha concluso Carlo Marchetti, presidente della Fondazione di Comunità Milano – sostiene dal 2018 progetti solidali nell’area milanese e lavora da sempre sulle disabilità. Un faro in questo senso è stato Franco Bomprezzi, grande giornalista che ci ha lasciati il 18 dicembre 2014. A dieci anni dalla sua scomparsa, Milano non lo ha dimenticato. C’è tanta strada ancora da fare, ma la coscienza civica dei cittadini e delle cittadine rispetto all’accessibilità, al linguaggio inclusivo e all’empowerment delle persone con disabilità è cresciuta. Per queste ragioni anche quest’anno abbiamo voluto patrocinare il Premio Bomprezzi-Capulli che valorizza la missione di responsabilità sociale dei giornalisti e delle giornaliste».
Da ricordare, in conclusione, i numerosi media partner del Premio, tra i quali anche Superando ha il piacere di far parte: Avvenire, BenEssere, InVisibili, Il Fatto Quotidiano, la Repubblica Mondo Solidale, Oggi, Radio Capital, Il Gusto-La Stampa, Radio Lombardia, Radio Popolare, RaiNews24, Tg2 e Vita Non Profit. (S.B.)
Per ulteriori informazioni: segreteria@premiobomprezzi.it.You must be logged into the site to view this content.
You must be logged into the site to view this content.
You must be logged into the site to view this content.
L’inclusione scolastica degli studenti e delle studentesse con disabilità è una delle sfide più importanti per il sistema educativo contemporaneo. Creare ambienti di apprendimento dove ognuno possa esprimere il proprio potenziale è un obiettivo fondamentale.
Lo sport, con il suo linguaggio universale e il suo potere trasformativo, rappresenta uno strumento efficace per abbattere le barriere, promuovere il rispetto delle diversità e incentivare la partecipazione attiva di tutti. In questo contesto, la Fondazione Decathlon ha lanciato un progetto innovativo per integrare lo sport inclusivo nel percorso formativo delle scuole italiane, coinvolgendo docenti e studenti in un’esperienza educativa e sociale unica.
Formazione dei docenti: lo sport come veicolo di inclusione
Entro breve, dunque, la Fondazione Decathlon, in collaborazione con La Fabbrica Società Benefit e con il supporto di esperti del settore, metterà a disposizione due corsi di formazione gratuiti per i docenti delle scuole primarie e secondarie di primo grado. Come dichiarato nel comunicato stampa diffuso per l’occasione, i corsi sono «indicizzati sulla piattaforma ministeriale S.O.F.I.A. (Sistema Operativo per la Formazione e le Iniziative di Aggiornamento del personale della scuola) e rilasceranno un attestato ai sensi della Direttiva Ministeriale 170/16, valido per l’inserimento nel portfolio professionale del docente».
Attraverso un approccio multidisciplinare che coinvolge atleti paralimpici, medici e dirigenti scolastici, i corsi offriranno strumenti concreti per promuovere la partecipazione attiva degli studenti con disabilità. Un’iniziativa, quindi, che rappresenta un passo decisivo per superare stereotipi e pregiudizi ancora diffusi nell’ambiente scolastico, dove l’attività fisica non sempre è inclusiva per tutti.
I percorsi formativi: AUTLAB e Training Ability
Il primo corso, AUTLAB, sviluppato in collaborazione con la Fondazione Renato Piatti, è dedicato agli studenti nello spettro autistico e include sei moduli arricchiti da un settimo, finanziato dalla Fondazione Decathlon e focalizzato sullo sport. Questo modulo aggiuntivo intende fornire ai docenti le competenze per creare ambienti inclusivi, sia in classe sia in palestra.
Il secondo percorso, TRAINING ABILITY, introduce un concetto di multi-abilità che considera le diversità fisiche, sociali e culturali di tutti gli studenti. Con cinque moduli tematici, il corso propone attività motorie inclusive replicabili in classe e ispirate dalle esperienze di atleti paralimpici e professionisti.
L’obiettivo è chiaro: «Affrontare il tema della multi-abilità nel contesto scolastico» e offrire pari opportunità a tutti gli studenti e le studentesse.
Lo sport come diritto universale
«L’attività motoria e sportiva è un diritto fondamentale per tutti i bambini e le bambine, indipendentemente dalle loro abilità», sottolinea Stefania Sacchi, che dirige la Fondazione Decathlon Italia. Attraverso questo progetto, dunque, Decathlon intende abbattere le barriere che ancora oggi limitano l’accesso al gioco e allo sport per molti studenti.
Gli esperti coinvolti, tra cui atleti paralimpici e medici, condividono esperienze e pratiche di successo per ispirare i docenti a creare attività accessibili e coinvolgenti.
L’obiettivo è ambizioso, ma necessario: garantire che nessuno sia escluso dalla partecipazione attiva, favorendo la creazione di una comunità scolastica accogliente e solidale.
L’impegno per un futuro più inclusivo
Con oltre 150 progetti attivati in Italia, la Fondazione Decathlon è una realtà consolidata nel promuovere sport e inclusione sociale. «Questo ambizioso progetto – sottolinea ancora Sacchi – consolida il nostro impegno nel sostenere l’integrazione e la valorizzazione delle diversità».
L’investimento nella formazione dei docenti, infatti, non solo migliora l’inclusività delle scuole, ma contribuisce anche a formare cittadini consapevoli e rispettosi delle diversità. Grazie al coinvolgimento attivo di tutte le parti interessate, questo progetto rappresenta un modello virtuoso per costruire una società più equa, dove lo sport è accessibile a tutti e dove ogni studente può sentirsi parte di una squadra.
Si tratta di un’iniziativa che dimostra come l’inclusione non sia solo un traguardo da raggiungere, ma un processo continuo che richiede impegno, visione e collaborazione. E lo sport, con il suo potenziale di unire le persone, è un alleato fondamentale in questo percorso.
Il CAM (Centro di Ateneo per i Musei) dell’Università di Padova ha lavorato quest’anno al progetto denominato More Than Words – Raccontare i Musei di Ateneo in Comunicazione Aumentativa Alternativa, finanziato nell’ambito dei progetti di Terza Missione dell’Ateneo.
«L’iniziativa – spiegano i promotori – ha promosso l’accessibilità dei Musei universitari per le persone con disabilità, con particolare riferimento a quelle con disabilità cognitive e/o disturbi dello spettro autistico».
Ad accompagnare il personale universitario in questo percorso sono stati i Talents, protagonisti del processo di co-progettazione e co-realizzazione dei nuovi percorsi e dei supporti destinati alla visita di persone con disabilità cognitiva.
«Durante questo viaggio – proseguono dal CAM -, abbiamo potuto sperimentare come una modalità comunicativa nuova, ampliata e alternativa abbia migliorato le opportunità di comprendere e di godere del patrimonio anche da parte di soggetti con disabilità visive e bambini in età prescolare, stranieri e nuovi cittadini con limitate competenze linguistiche, anziani in declino cognitivo o con demenza senile o persone con DSA (disturbi specifici dell’apprendimento)».
Il progetto si è quindi esteso , andando a incontrare esigenze di pubblici molto diversi, proponendo strumenti e attività che potessero rispondere a tali esigenze, ciascuna nella sua specificità e ancora tutte assieme, per poter sperimentare la più estesa inclusione.
Nel pomeriggio del 9 dicembre, nella Sala dei Giganti e al Museo di Scienze Archeologiche e d’Arte di Padova (14.30-18), verranno degnamente festeggiati i risultati ottenuti, tramite una giornata di attività con postazioni interattive, workshop e incontri dialogici, che inviteranno a scoprire le iniziative di accessibilità portate avanti dal CAM. «E protagonisti dell’evento – viene spiegato – saranno proprio quei pubblici spesso definiti “fragili”, ma in realtà i veri “Giganti”, compagni di viaggio e guide straordinarie nel cammino dell’accessibilità percorso in questi mesi dai Musei dell’Università di Padova. Attraverso l’esperienza diretta delle strategie messe in campo e dei facilitatori prodotti, i partecipanti all’evento potranno quindi acquisire nuove competenze sui temi dell’accessibilità e della partecipazione sociale e individuare soluzioni a basso costo facilmente replicabili in diversi contesti». (S.B.)