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Donne con sclerosi multipla e disabilità: vittime invisibili della discriminazione multipla

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«Continueremo a lavorare con impegno affinché ogni donna con sclerosi multipla e in generale con disabilità possa vedere riconosciuti i propri diritti, promuovendo un cambiamento attraverso la consapevolezza, la rete di supporto e il coinvolgimento della società, per costruire un futuro in cui nessuna donna sia più discriminata o subisca violenza»: lo hanno detto dall’AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla), in occasione della Giornata Internazionale della Donna dell’8 marzo Realizzazione grafica elaborata in occasione di “Cambia il finale”, progetto dell’AISM

«Essere donna, ancora oggi, può significare affrontare discriminazioni. Se a questo si aggiunge una disabilità, il rischio di essere vittime di ingiustizie si moltiplica. Le donne con sclerosi multipla e disabilità vivono quotidianamente una discriminazione multipla spesso non riconosciuta come tale e di cui si parla troppo poco. E inoltre, la mancanza di dati disaggregati su genere e disabilità rende difficile quantificare la portata del problema, lasciando molte vittime senza strumenti di tutela adeguati»: lo dicono dall’AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla), in una nota diffusa in occasione della Giornata Internazionale della Donna dell’8 marzo, riportando anche una serie di dati sulle discriminazioni riferiti all’ISTAT (2022), al proprio Barometro 2023 e alle indagini condotte dalla FISH, la Federazione per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie (2020). Secondo tali dati, dunque:
°2.033 donne con disabilità si sono rivolte ai Centri Antiviolenza nel 2022 (11,2% del totale) (ISTAT 2022).
° Il 10% delle donne con disabilità subisce stupri o tentati stupri, più del doppio rispetto alle donne senza disabilità (4,7%) (FISH 2020).
° Il 31,4% delle donne con limitazioni funzionali ha subito violenza psicologica dal partner, rispetto al 25% delle donne senza disabilità (ISTAT 2022).
° Il 64% delle donne con disabilità non ha autonomia economica in famiglia (ISTAT 2022).
° Il 62,3% ha subito almeno una forma di violenza, con una predominanza di violenza psicologica (51,4%), sessuale (34,6%), fisica (14,4%) ed economica (7,2%) (FISH 2020).
° Nell’87% dei casi, la violenza è stata inflitta da una persona nota alla vittima: nel 40% dei casi un operatore sanitario, nel 60% il compagno o caregiver (FISH 2020).

«Eppure – sottolineano dall’AISM – molte donne con disabilità non denunciano. Vergogna, paura, isolamento e dipendenza economica impediscono loro di ribellarsi a una condizione di abuso. Inoltre, spesso non riconoscono nemmeno la violenza che subiscono come tale, aggravando il fenomeno. (Relazione della Commissione Parlamentare sul Femminicidio e la Violenza di Genere). Di fronte a questa emergenza, dunque, abbiamo fatto della lotta alla discriminazione una priorità della nostra Agenda 2025, sviluppando progetti concreti per sostenere le donne con sclerosi multipla e disabilità».
A tal proposito, vanno citati Rete RED (Rete Empowerment Donne), è una rete di sole donne, con e senza sclerosi multipla, che opera nella rete di accoglienza AISM per favorire l’emersione dei fenomeni di discriminazione e violenza che possono arrivare allo sportello. Il Progetto LED (Lavoro Empowerment Diritti), che promuove l’inclusione lavorativa delle donne con disabilità attraverso percorsi di autonomia, formazione e mentoring per promuovere la consapevolezza e contrastare la discriminazione soprattutto nel mondo del lavoro. Cambia il finale, un programma già attivo in diverse Regioni e che si sta espandendo in tutta Italia, con l’obiettivo di contrastare la discriminazione e la violenza di genere attraverso formazione, informazione e collaborazione con i servizi territoriali. Progetto IDEA, che tra i propri prodotti ha anche la citata Rete Red, iniziativa che ha raccolto testimonianze e sviluppato strategie di empowerment per le donne con sclerosi multipla, ora applicate nei progetti attivi dell’AISM.

«La vera libertà per una donna con disabilità in uscita dalla violenza – afferma Marcella Mazzoli, direttrice della Gestione Sviluppo Territoriale dell’AISM – passa attraverso la consapevolezza: sapere di avere diritti, riconoscere le discriminazioni subite e disporre di strumenti concreti per superarle. La nostra Associazione lavora appunto per dare voce e forza alle donne con sclerosi multipla, affinché possano riappropriarsi della propria autonomia e costruire un futuro libero da discriminazioni e violenze. Tuttavia, il cambiamento richiede il coinvolgimento di tutta la società: è fondamentale creare reti territoriali attive, garantire un flusso efficace di informazioni tra istituzioni, associazioni e servizi sociali e attuare protocolli d’intesa per tutelare concretamente le donne più vulnerabili. La nostra cultura sociale, infatti, tende ancora a nascondere le forme più sottili di discriminazione e violenza. Creare una rete di accoglienza vuol dire offrire alle donne strumenti e opportunità per cambiare il finale della loro storia».

«L’8 marzo – concludono dall’AISM – non è solo una giornata di celebrazione, ma un’occasione per ribadire l’urgenza di un impegno concreto: senza dati chiari, senza una rete territoriale attiva e senza la collaborazione di tutte le forze coinvolte, le donne con sclerosi multipla continueranno a essere discriminate in famiglia, sul lavoro, nella società. Dal canto nostro, continueremo a lavorare affinché ogni donna con sclerosi multipla possa vedere riconosciuti i propri diritti, promuovendo un cambiamento attraverso la consapevolezza, la rete di supporto e il coinvolgimento della società, per costruire un futuro in cui nessuna donna sia più discriminata o subisca violenza». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: Ufficio Stampa e Comunicazione AISM (Barbara Erba), barbaraerba@gmail.com.

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Con “Artemisia” sono molto aumentate le richieste di aiuto delle donne con disabilità vittime di violenza

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A Milano e nei Comuni dell’hinterland interessati da “Artemisia“, progetto di cui anche il nostro giornale si è più volte occupato, il numero di donne con disabilità vittime di violenza rivoltesi a un Centro Antiviolenza è aumentato del 43% tra il 2023 e il 2024, un dato nettamente superiore rispetto a quanto atteso dalle Associazioni che hanno promosso l’iniziativa, a testimoniare che sul territorio esiste un bisogno effettivo ed emergente, cui è stata data una prima risposta Artemisia Gentileschi, “Autoritratto come allegoria della Pittura” (particolare), (1638-39), Royal Collection Trust, Londra (Foto: Bridgeman/Aci). Alla pittrice secentesca si ispira il nome del progetto promosso in Lombardia

Nella città di Milano e nei Comuni dell’hinterland interessati dal progetto Artemisia, il numero di donne con disabilità vittime di violenza che si sono rivolte a un Centro Antiviolenza è aumentato del 43% tra il 2023 e il 2024, un dato nettamente superiore rispetto a quanto atteso dalle Associazioni che hanno promosso lo stesso progetto Artemisia, a testimoniare che sul territorio esiste un bisogno effettivo ed emergente, cui è stata data una prima risposta.

Avviato il 3 dicembre 2022 e tuttora in corso, il progetto Artemisia – abbreviazione per “Attraverso Reti TErritoriali eMersione di SItuAzioni di violenza”, ma chiamato così anche in onore di Artemisia Gentileschi (nata nel 1593 e deceduta tra il 1652 e il 1656), la nota pittrice che subì una violenza sessuale a cui reagì facendo processare e condannare il colpevole) – è stato promosso dalle Fondazioni Somaschi, ASPHI e Centro per la Famiglia Card. Carlo Maria Martini, insieme alla LEDHA (la Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità che costituisce la componente lombarda della FISH-Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) e al CEAS (Centro Ambrosiano di Solidarietà).
Tra il 2023 e il 2024, l’iniziativa, di cui già in diverse occasioni ci siamo occupati sulle nostre pagine, ha condotto attività di formazione e sensibilizzazione rivolte sia alle Reti Territoriali Antiviolenza di Milano, Melzo, Rho, Rozzano, San Donato Milanese, Legnano e Cinisello Balsamo – per migliorarne le competenze sui temi relativi alla disabilità – sia alle Associazioni di persone con disabilità, per sensibilizzarle sulle questioni di genere.
«Questa attività – spiegano dalla LEDHA – ha avuto un impatto immediato, come riscontrato già nel 2024 dalle Associazioni che gestiscono i Centri Antiviolenza. Il numero di donne con disabilità vittime di violenza da essi prese in carico è passato infatti dalle 41 del 2023 (su 691, pari al 5,9% del totale) alle 59 del 2024 (su 782, pari al 7,5% del totale). A queste vanno aggiunte altre 17 donne seguite dal Consultorio Familiare della Fondazione Centro per la Famiglia Card. Carlo Maria Martini».

«Quando abbiamo iniziato a lavorare a questo progetto – commenta Laura Abet, avvocata e responsabile del Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi della LEDHA – eravamo consapevoli del fatto che la violenza ai danni delle ragazze e delle donne con disabilità è un fenomeno invisibilizzato. Da qui la necessità di farlo emergere. Ebbene, questi numeri sono molto più alti di quanto ci aspettavamo, segno che il progetto risponde a un bisogno diffuso».

L’aumento delle prese in carico delle donne con disabilità da parte dei Centri Antiviolenza è anche legato a un miglioramento dell’accessibilità di questi servizi. Troppo spesso, infatti, gli stessi Centri Antiviolenza e le Case Rifugio presentano ostacoli che rendono difficile – se non impossibile – l’accesso alle donne con disabilità motoria. Per chi ha una disabilità cognitiva o sensoriale, invece, l’ostacolo principale è rappresentato dalla difficoltà ad accedere alle informazioni.
Anche per questo motivo, come avevamo riferito a suo tempo, Artemisia ha redatto delle Linee di Indirizzo rivolte alle Associazioni e agli Enti che gestiscono Centri Antiviolenza e Case Rifugio, con informazioni utili a rendere accessibili e fruibili i servizi alle donne e ragazze con disabilità. Il documento fornisce, ad esempio, indicazioni sugli accorgimenti da adottare per superare le barriere architettoniche e per garantire l’accesso alle informazioni, ai siti internet e ai canali di comunicazione tra le potenziali vittime e le operatrici del Centro Antiviolenza, ciò che consente a chi ha una disabilità sensoriale o cognitiva di utilizzarli in autonomia.
E infine, all’interno delle Linee di Indirizzo è stato inserito un questionario di autovalutazione, utilizzabile dalle operatrici dei singoli Centri Antiviolenza per verificare l’accessibilità della struttura, registrando la presenza o meno di barriere architettoniche, segnaletica interna e bagni accessibili. Uno strumento che rappresenta un punto di partenza per valutare gli interventi necessari per migliorare l’accessibilità.

Da ricordare in conclusione che i risultati ottenuti nei due anni di attività di Artemisia saranno al centro del convegno denominato Nessuna esclusa”, in programma il 20 maggio prossimo a Palazzo Marino di Milano. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: ufficiostampa@ledha.it.

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Sarà tutta accessibile a Torino la rappresentazione dello spettacolo “Toccando il vuoto”

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Quinto appuntamento della stagione, dall’11 al 16 marzo, al Teatro Gobetti di Torino, con il percorso ideato dal Teatro Stabile di Torino-Teatro Nazionale, per consentire anche alle persone con disabilità sensoriale di assistere agli spettacoli mediante nuove tecnologie e materiali di approfondimento. In scena “Toccando il vuoto” del drammaturgo scozzese David Greig, con Lodo Guenzi in veste di protagonista e la regia di Silvio Peroni I protagonisti dello spettacolo”Toccando il vuoto”

Quinto appuntamento della stagione per il percorso da noi regolarmente seguito, ideato già da alcuni anni dal Teatro Stabile di Torino-Teatro Nazionale e sviluppato in collaborazione con il partner tecnologico PANTHEA e con l’Associazione +Cultura Accessibile, per consentire anche alle persone con disabilità visiva e sensoriale di assistere agli spettacoli mediante nuove tecnologie e materiali di approfondimento.
Accadrà da martedì 11 a domenica 16 marzo, al Teatro Gobetti di Torino, con la rappresentazione di Toccando il vuoto (Una fantasia alpinistica basata sul memoir di Joe Simpson) del drammaturgo scozzese David Greig, con Lodo Guenzi in veste di protagonista e la regia di Silvio Peroni.
Tratta da una storia vera, la pièce è ambientata nel 1985, durante la scalata nelle Ande Peruviane, dove gli alpinisti Joe Simpson e Simon Yates restarono vittime di un incidente durante la fase di discesa che provocò la caduta di Joe in un dirupo. Simon, per non rischiare di precipitare insieme al compagno, fucostretto a tagliare la corda da arrampicata. Una storia che si snoda tra passato e presente, passione, sensi di colpa, amicizia e resilienza.

Come sempre, dunque, per questo tipo di rappresentazioni torinesi, lo spettacolo sarà corredato da sovratitoli in italiano e in italiano semplificato con descrizione dei suoni, attraverso l’uso di dispositivi forniti direttamente dal Teatro, ovvero smart-glasses (occhiali smart) o smartphone. All’inizio di ogni recita, inoltre, è prevista la trasmissione in sala di una breve audiointroduzione e verrà resa disponibile l’audiodescrizione in cuffia per tutta la durata dello spettacolo, fruibile attraverso smartphone, sempre messi a disposizione dal teatro.
E ancora, nel pomeriggio di venerdì 14 (ore 18), è previsto l’ormai tradizionale appuntamento gratuito con il tour descrittivo e tattile sul palcoscenico (previa prenotazione, entro il 13 marzo, scrivendo a accessibilita@teatrostabiletorino.it).
Da ricordare, poi, che in una specifica sezione del sito internet del Teatro Stabile (a questo link), predisposta per la lettura da parte di applicazioni screen reader e con un plug-in facilitante, oltreché sulla app del Teatro stesso, sono disponibili alcuni materiali consultabili prima della fruizione dello spettacolo, ossia un video di approfondimento con audio, sottotitoli in italiano e in LIS (Lingua dei Segni Italiana), la scheda di presentazione dello spettacolo e un’ulteriore scheda con la trama semplificata.
Da segnalare infine che le persone con disabilità avranno diritto al biglietto ridotto e, in caso di necessità, l’accompagnatore potrà entrare gratuitamente. (S.B.)

A questo link è disponibile un approfondimento sullo spettacolo Toccando il vuoto. Per ogni ulteriore informazione: accessibilita@teatrostabiletorino.it (Annalisa Greco).

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Blindsight Project: assistenza a tutto tondo per “contagiare” all’inclusione e alla democrazia

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«Da questa mia chiacchierata con Laura Raffaeli – scrive Savio Tanzi – ho capito che Blindsight Project, l’Associazione da lei fondata, merita prima di tutto un’attenzione a tutto tondo, perché a tutto tondo è l’azione che si prefigge nell’assistenza alle persone con disabilità sensoriale e lo fa con un approccio personalissimo, tutto da scoprire, con il fine ultimo di “contagiare” all’inclusione e alla democrazia» Laura Raffaeli e Simona Zanella, presidente e vicepresidente di Blindsight Project, con i rispettivi cani guida

Nei miei precedenti contributi pubblicati da Superando, ho parlato di audiodescrizione filmica e ho intervistato figure importanti che ne hanno tracciato inevitabilmente il progresso, come la mia ex docente Laura Giordani, nonché dialoghista AIDAC (Associazione Italiana Dialoghisti Adattatori Cinetelevisivie audiodescrittrice) e Mario Loreti, che da fruitore delle audiodescrizioni ora è fonico e anche speaker di talento. Oggi voglio rendere conto di un’interessantissima chiacchierata che ho avuto il piacere di fare con un’altra grande personalità, anche lei penna affermata di questa rivista: si tratta di Laura Raffaeli, fondatrice dell’Associazione Blindsight Project.
Il sottoscritto, traduttore audiovisivo e audiodescrittore appassionato di cinema, inizialmente aveva pensato di intervistarla per parlare di audiodescrizione filmica e artistico-museale, due ausili sui quali Blindsight Project ha apportato un importante contributo. Ciò nonostante, più ascoltavo, più capivo che Blindsight Project merita prima di tutto un’attenzione a tutto tondo, perché a tutto tondo è l’azione che si prefigge nell’assistenza alle persone con disabilità sensoriale: lo fa con un approccio personalissimo, tutto da scoprire.
Da anni, ad affiancare Laura Raffaeli nella sua attività di volontariato e associazione di categoria, c’è la vicepresidente Simona Zanella, anche lei cieca acquisita, responsabile della Campagna Nazionale per i Cani Guida.

Blindsight Project – mi racconta Laura Raffaeli – nasce nel 2006, pochi anni dopo un evento che le cambia la vita. In seguito a un incidente stradale, ha perso completamente il senso della vista e parzialmente quello dell’udito. Lei, che all’epoca non sapeva nulla della cecità, di come sia la vita di chi è cieco in Italia e di quale sia il nostro contesto nazionale in materia di accessibilità, si ritrova a fare i conti con la sua nuova condizione. Capisce subito di non essere l’unica: lo stesso senso di smarrimento e abbandono a livello statale e sociale lo avvertivano anche gli altri. Da lì, l’idea di fondare l’Associazione, non solo con l’obiettivo di supportare le persone con disabilità sensoriale, dando loro la forza di reagire, ma anche e soprattutto per informare e sensibilizzare le persone vedenti e udenti su cosa siano realmente le disabilità sensoriali, e anche per combattere il cosiddetto “abilismo”, così tragicamente diffuso tra chi non ha disabilità. Per esempio, cosa fare, o non fare, quando si incontra un cane guida; come usare le giuste parole – rifuggendo dalle negazioni non vedente e non udente, abolite anche dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità– o aprire quelle “porte blindate” che spesso impediscono a una persona con disabilità sensoriale di avere una vita sociale o ambire a ricoprire figure professionali di un certo livello.
Blindsight Project nasce quindi sì per assistere gli appartenenti a una determinata categoria sociale, ma ha anche come spirito motore quello di predisporre il mondo che ci circonda – e, ovviamente, chi lo abita – all’accoglienza e all’inclusione.

Negli anni, tutto è stato ideato e realizzato con l’obiettivo principale di assistere chi ha bisogno: in questo senso, un’altra importante attività della quale Blindsight Project si fa carico è la gestione di un Ufficio Legale per ogni discriminazione subita, in particolar modo per le donne cieche o sorde vittime di violenza, perché non sempre esse vengono messe nelle condizioni di essere assistite in un contesto rispettoso delle proprie esigenze. A tal proposito, da anni l’Associazione ha ratificato il Manifesto delle Donne e delle Ragazze con disabilità del Forum Europeo sulla Disabilità. Proprio per questo suo intento, Laura Raffaeli confessa di non aver mai avuto paura che qualcuno potesse “rubare” o “copiare” un’idea o un’attività realizzata presso Blindsight Project, perché il fine ultimo è sempre stato quello di “contagiare” all’inclusione e alla democrazia, diffondendo una mentalità e – diremmo oggi – normalizzando questa o quell’attività atta a includere tutti e tutte, non solo per il beneficio immediato di chi ne fruisce, ma anche per dimostrare agli scettici o ai pigri di cuore che farlo è possibile, che non si tratta di un’utopia, e che spesso non servono nemmeno molti fondi.

Tutto ciò è stato messo in campo con numerosi eventi che si sono succeduti negli anni e agendo in più settori della vita quotidiana: quello dell’assistenza sociale, della beneficenza, dell’istruzione, della formazione, della tutela dei diritti civili e dello sport, della ricerca sugli ausili informatici e dell’accessibilità a internet, dell’autonomia nella mobilità e del tempo libero, ponendosi come obiettivo ultimo la piena integrazione nel mondo cosiddetto “normodotato” – spettacolo, arte e cultura compresi. Infatti, sottolinea Laura Raffaeli, «rendere accessibili il cinema e le arti in generale non è una semplice azione volta all’intrattenimento: è soprattutto cultura e inclusione, perché è ciò di cui la persona con disabilità sensoriale percepisce maggiormente la mancanza, con gli inevitabili risvolti psicologici e sociali che ne conseguono, soprattutto tra i giovani».
Quando le chiedo quali siano i traguardi di cui va più fiera in ambito di audiodescrizione filmica, non ha dubbi: ricorda con gioia la realizzazione del primo festival del cinema accessibile in Europa: il Rome Fiction Fest del 2009, a cui hanno fatto séguito dal 2010 anche numerose edizioni della Festa del Cinema di Roma. Inoltre Blindsight Project portò per la prima volta in un festival MovieReading – l’app italiana gratuita per audiodescrizioni e sottotitoli – e fu un altro successo. Da lì, i traguardi sono fioccati uno dopo l’altro: dal primo spettacolo teatrale italiano accessibile nel 2010 ma anche la raccolta firme per modificare la Legge sul Cinema 220/16. Per questo importante obiettivo, infatti, l’Associazione depositò in Senato una serie di modifiche proposte insieme a poche altre organizzazioni, successivamente approvate e inserite nella Legge. Tra le altre, l’obbligo di rendere accessibile un’opera audiovisiva se realizzata con i fondi pubblici. A tal proposito, Blindsight Project lanciò anni fa delle proprie Linee Guida sull’audiodescrizione filmica.

Oggi, ammette Laura Raffaeli, «non mi batto più per la quantità, ma per la qualità delle audiodescrizioni, perché questo ausilio si sta diffondendo, spesso, però, a discapito della qualità e della sensibilità verso i fruitori. Siamo pieni di audiodescrittori, ma pochi sono davvero formati». Con rammarico, denuncia poi che «i contenuti audiodescritti risultano essere tuttavia molto pochi se paragonati all’offerta generale, e che in RAI le persone cieche italiane pagano come tutti, nonostante il canone sia obbligatorio per questa rete televisiva. Lo stesso accade in altre reti il cui abbonamento è facoltativo: a volte, qui, non esiste proprio accessibilità».

L’audiodescrizione, tuttavia, non riguarda esclusivamente cinema o teatro, bensì anche i musei e tutta l’arte in generale. Blindsight Project, infatti, è stata una vera e propria pioniera dell’audiodescrizione artistico-museale. Raffaeli ha coniato a tal proposito il termine ADAM (AD Artistico-Museale), coerentemente a quanto si fa con l’abbreviazione AD per l’audiodescrizione.
Un po’ come nell’AD filmica, l’ADAM descrive alle persone cieche e ipovedenti: lo fa con dei tour virtuali audiodescritti e con un metodo unico, grazie ai quali chiunque può “vedere” le opere in autonomia, in qualsiasi momento e luogo, superando ostacoli di mobilità e barriere sensoriali. «La vera sfida” – afferma la Presidente di Blindsight Project – sta nel fatto che, a differenza dei vincoli di tempo posti dai dialoghi nell’AD filmica, nell’audiodescrizione artistico-museale si ha l’illusione di avere tanto tempo da riempire, ma non è così, anche perché c’è sempre la scadenza per la consegna al committente». Questo presuppone innanzitutto la conoscenza della disabilità per cui si va a realizzare un ausilio, ma anche l’adozione di specifiche Linee Guida che possono essere apprese presso Blindsight Project. In linea di massima, bisogna trovare l’equilibrio giusto tra la descrizione, l’informazione e il cenno storico, senza confondere il fruitore.
Proprio in seno all’AD artistico-museale, il progetto di cui Laura Raffaeli – mi conferma con entusiasmo – va più fiera è l’iniziativa Talking Italy© – L’Italia Parlante, che ha iniziato a “dare la voce” al vastissimo e prezioso patrimonio artistico di cui godiamo. E così, a partire da giugno 2022, ha reso accessibile l’intero Parco dei Mostri di Bomarzo, così come Villa d’Este e altri luoghi e musei.
Ma non solo parchi, musei e ville storiche: anche mostre fotografiche la più importante delle quali è stata finora Ballata sensuale, un’esposizione con foto dello storico Archivio Alinari e un video, entrambi resi accessibili, sul tema delle problematiche sessuali legate alle terapie oncologiche.
Tutta l’attività legata a questa iniziativa non serve solo all’obiettivo immediato di rendere accessibile l’arte e i patrimoni artistici, ma è servita anche per l’obiettivo più lungimirante di creare un metodo per descrivere, il “metodo Blindsight”, affinato e studiato negli anni soprattutto da chi non vede. Ci si è poi preoccupati di rendere tutto questo facilmente fruibile online, in primis da chi usa uno screenreader. Perché non basta fare bene un’audiodescrizione, è fondamentale che essa poi sia fruibile.

L’auspicio è che, anche grazie a organizzazioni come Blindsight Project, ogni aspetto della vita quotidiana – e quindi anche sociale e culturale – delle persone con disabilità sensoriali possa presto vedere colmato ogni scarto con quella dei propri amici e parenti cosiddetti “normodotati”. Inoltre, parlare di quanto sia importante l’accessibilità alla cultura non fa altro che ribadirne il ruolo essenziale che riveste per ognuno di noi. Laura Raffaeli, nel parlarmi delle conseguenze di tale inaccessibilità, mi descrive la sensazione di una “botta al cuore” ricevuta ogni volta che ci si rende conto che non è stato possibile fruire di qualcosa allo stesso modo dei vedenti. Con questo articolo, dunque, non solo la ringrazio per avermi letteralmente “aperto un mondo”, ma cerco anche – con umiltà – di unirmi al coro di quanti rivendicano un miglioramento sociale sempre più rapido e pervasivo.

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Sarà tutta accessibile la rappresentazione a Torino dello spettacolo “Toccando il vuoto”

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Quinto appuntamento della stagione, dall’11 al 16 marzo, al Teatro Gobetti di Torino, con il percorso ideato dal Teatro Stabile di Torino-Teatro Nazionale, per consentire anche alle persone con disabilità sensoriale di assistere agli spettacoli mediante nuove tecnologie e materiali di approfondimento. In scena “Toccando il vuoto” del drammaturgo scozzese David Greig, con Lodo Guenzi in veste di protagonista e la regia di Silvio Peroni I protagonisti dello spettacolo “Toccando il vuoto”

Quinto appuntamento della stagione per il percorso da noi regolarmente seguito, ideato già da alcuni anni dal Teatro Stabile di Torino-Teatro Nazionale e sviluppato in collaborazione con il partner tecnologico PANTHEA e con l’Associazione +Cultura Accessibile, per consentire anche alle persone con disabilità visiva e sensoriale di assistere agli spettacoli mediante nuove tecnologie e materiali di approfondimento.
Da martedì 11 a domenica 16 marzo, è in programma dunque, al Teatro Gobetti di Torino, la rappresentazione di Toccando il vuoto (Una fantasia alpinistica basata sul memoir di Joe Simpson) del drammaturgo scozzese David Greig, con Lodo Guenzi in veste di protagonista e la regia di Silvio Peroni.
Tratta da una storia vera, la pièce è ambientata nel 1985, durante una scalata nelle Ande Peruviane, dove gli alpinisti Joe Simpson e Simon Yates restarono vittime di un incidente durante la fase di discesa che provocò la caduta di Joe in un dirupo. Simon, per non rischiare di precipitare insieme al suo compagno, fu costretto a tagliare la corda da arrampicata.
Una storia che si snoda tra passato e presente, passione, sensi di colpa, amicizia e resilienza.

Come sempre, quindi, per questo tipo di rappresentazioni torinesi, lo spettacolo sarà corredato da sovratitoli in italiano e in italiano semplificato con descrizione dei suoni, attraverso l’uso di dispositivi forniti direttamente dal Teatro, ovvero smart-glasses (occhiali smart) o smartphone. All’inizio di ogni recita, inoltre, è prevista la trasmissione in sala di una breve audiointroduzione e verrà resa disponibile l’audiodescrizione in cuffia per tutta la durata dello spettacolo, fruibile attraverso smartphone, sempre messi a disposizione dal teatro.
E ancora, nel pomeriggio di venerdì 14 (ore 18), è previsto l’ormai tradizionale appuntamento gratuito con il tour descrittivo e tattile sul palcoscenico (previa prenotazione, entro il 13 marzo, scrivendo a accessibilita@teatrostabiletorino.it).
Da ricordare, poi, che in una specifica sezione del sito internet del Teatro Stabile (a questo link), predisposta per la lettura da parte di applicazioni screen reader e con un plug-in facilitante, oltreché sulla app del Teatro stesso, saranno disponibili alcuni materiali consultabili prima della fruizione dello spettacolo, ossia un video di approfondimento con audio, sottotitoli in italiano e in LIS (Lingua dei Segni Italiana), la scheda di presentazione dello spettacolo e un’ulteriore scheda con la trama semplificata.
Da segnalare infine che le persone con disabilità avranno diritto al biglietto ridotto e, in caso di necessità, l’accompagnatore potrà entrare gratuitamente. (S.B.)

A questo link è disponibile un approfondimento sullo spettacolo Toccando il vuoto. Per ogni ulteriore informazione: accessibilita@teatrostabiletorino.it (Annalisa Greco).

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Carnevale di Viareggio, boom di contatti per le audiodescrizioni

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Grande successo delle audiodescrizioni dei carri del Carnevale di Viareggio. Elena Martinelli (Fondazione Alfredo Catarsini 1899): «È il nostro omaggio alla città!». Tutti e nove i carri di prima categoria e i quattro di seconda sono stati infatti apprezzati anche dalle persone con disabilità visiva attraverso le audiodescrizioni dei carri allegorici e ai codici QR posizionati sulle strutture semoventi Un utente con disabilità visiva si avvale del codice QR su un carro allegorico

Quest’anno anche le persone con disabilità visiva hanno potuto vivere il Carnevale di Viareggio, grazie al progetto l’Arte accessibile per tutti, sviluppato dalla Fondazione Alfredo Catarsini 1899, che prevede la reinterpretazione dell’immagine e le descrizioni adattate dei carri allegorici, audioregistrate e corredate dal saluto degli stessi carristi (lo avevamo annunciato qui). Sono stati ben 2.150 gli accessi al sito web della Fondazione, con un incremento di oltre il 1500% solo nell’ultima settimana.

«Un progetto partito lentamente – afferma Elena Martinelli, presidente della Fondazione Alfredo Catarsini 1899 -, con un tempo limitato a disposizione per essere messo a punto, ma che grazie alla novità, al passaparola e alla collaborazione di tanti protagonisti della manifestazione, si è rivelato un servizio utile per tutti ed è proprio questo il valore aggiunto di questa impresa. Perché se si ascoltano le audioregistrazioni durante il corso mascherato, ne veniamo arricchiti; se non stiamo vedendo la sfilata ci incuriosiscono e, infine, se siamo ciechi o ipovedenti, questo è il modo per poter almeno percepire la bellezza dei carri allegorici e sentirsi parte di un grande spettacolo».

Tutti e nove i carri di prima categoria e i quattro di seconda sono stati dunque apprezzati anche dalle persone con disabilità visiva attraverso le audiodescrizioni dei carri allegorici e ai codici QR posizionati sulle strutture semoventi, per dare modo di essere scansionati dagli smartphone. Da segnalare che le audioregistrazioni sono scaricabili anche dalla rivista ufficiale del Carnevale e dai siti web della Fondazione Catarsini e della Fondazione Carnevale di Viareggio, sempre tramite codice QR.
Oltre alle parole che descrivono l’allegoria – sia nell’insieme, sia nei dettagli – l’audioregistrazione è arricchita da notizie dettate dagli stessi carristi, i protagonisti del Carnevale; al termine di ogni registrazione è ascoltabile la voce dello stesso autore del carro, che invita tutti a far festa e a vivere con intensità e compartecipazione questo momento così importante dell’anno. (C.C.)

Per ulteriori informazioni: info@fondazionecatarsini.com (Marco Ferri).

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Una piattaforma digitale per rispondere alle necessità in modo mirato per ogni persona

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Sei una persona con disabilità, ti servono informazioni per trovare un lavoro, hai bisogno di conoscere le prestazioni sociosanitarie nella zona in cui vivi e i contributi a cui hai diritto, vuoi fare un viaggio o partecipare ad eventi culturali accessibili e altro ancora. Quanto sarebbe pratico disporre di un’unica piattaforma digitale per rispondere a ogni necessità in maniera mirata, su misura per ogni persona: è quanto si propone la startup In&Valid e ne abbiamo parlato con l’ideatore Daniele Pace

Sei una persona con disabilità. Ti servono informazioni per accedere ad un lavoro, hai bisogno di sapere quali sono le prestazioni sociosanitarie nella zona in cui vivi e i contributi a cui hai diritto, hai voglia di fare un viaggio oppure partecipare ad eventi culturali accessibili. Ti metti davanti al PC e inizi una ricerca su Internet, ritrovandoti a leggere una moltitudine di siti web che a loro volta rimandano ad altri link. Alla fine “il naufragar non è per niente dolce in questo mare”, e ci perdonerà Leopardi per aver parafrasato un suo verso celeberrimo. Sarebbe molto più pratico avere a disposizione un’unica piattaforma digitale per rispondere a tutte le necessità in maniera mirata, su misura per ogni persona. È esattamente quanto si propone In&Valid, una startup con una missione chiara: creare un nuovo sistema di servizi per le persone con disabilità e i loro caregiver.
Si parla di una dimensione importante della società: secondo una ricerca dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute, infatti, nelle Regioni Italiane quasi 13 milioni di cittadini e cittadine del nostro Paese hanno una disabilità. Il dato rappresenta circa il 22% della popolazione, cui si aggiungono oltre 7 milioni di caregiver familiari che si occupano dell’assistenza, un ruolo fondamentale ma spesso sottovalutato.
Le sfide quotidiane di queste persone sono fatte di barriere fisiche, sociali e culturali che ben conosce Daniele Pace, imprenditore digitale e ideatore di In&Valid, che convive con una malattia genetica degenerativa, la fibrosi cistica. La sua storia è stata il propulsore che lo ha spinto a ridefinire l’accesso alle informazioni che possono essere utili per semplificare la vita delle persone con disabilità, offrendo servizi personalizzati in àmbito assistenziale, sociale, psicologico e lavorativo, con l’obiettivo di promuovere l’inclusione sociale. Lo abbiamo incontrato per farci spiegare l’innovazione che sta dietro a In&Valid.

Innanzitutto perché la scelta di questo nome?
«Il nome “In&Valid” ridefinisce il concetto di “invalido” inteso come “inadatto”, “incapace” o “inabile”. La In da noi rappresenta invece l’inclusione, mentre con il termine Valid celebriamo e valorizziamo il potenziale unico di ogni persona».

In&Valid si presenta come una piattaforma. Cosa si intende?
«Quando parliamo di piattaforma, intendiamo un unico spazio digitale dove chiunque abbia una disabilità o sia un caregiver può trovare informazioni, servizi e supporto senza dover navigare tra mille siti, fare telefonate infinite o perdersi nella burocrazia Italiana. L’idea di base è molto semplice: rendere accessibile quello che già esiste, ma che quasi sempre è frammentato, difficile da trovare o troppo complicato da capire. Se esiste un’agevolazione che potrebbe esserti utile o alla quale puoi avere diritto, In&Valid te la segnala. Se può aver senso per te un percorso di supporto psicologico o c’è un’opportunità lavorativa nella tua zona, la piattaforma te lo mostra. È quindi molto più di un sito informativo: è uno strumento tecnologico concreto per semplificare la vita a oltre 13 milioni di persone che ogni giorno si trovano a dover affrontare ostacoli di questo tipo».

Come ti è venuta questa idea?
«Nasce dalla mia esperienza personale, anche io sono un “In&Valid”. Avendo vissuto in prima persona le difficoltà di chi ha una disabilità, so cosa vuol dire perdere ore per trovare un’informazione o per capire se si ha diritto a un’agevolazione. Poi la vita mi ha portato a lavorare con la tecnologia e a un certo punto mi sono chiesto: “Possiamo semplificare e migliorare tutto questo?”».

Nel concreto, una persona che vuole accedere alla piattaforma cosa deve fare e cosa può trovare?
“Basta registrarsi su www.inevalid.it per avere subito accesso a iniziative e servizi che possono esserti utili. Ad esempio, sei un ragazzo appassionato di sport, cinema e tecnologia? In&Valid non ti mostra solo le agevolazioni generali, ma sarà in grado di suggerirti quelle che hanno davvero senso per te: iniziative sportive accessibili nella tua zona, sconti per il cinema o magari dei corsi di formazione nelle materie che più ti interessano. E se può esserti utile, già da questa fase di lancio, c’è un team di psicologi esperti che può costruire con te un percorso di crescita personale, magari finalizzato all’inserimento nel mondo del lavoro. L’idea è che tu non debba più cercare, ma sia la piattaforma a proporti quello che può davvero migliorare la tua vita».

In&Valid sfrutta anche l’intelligenza artificiale. In che modo?
«Al momento l’intelligenza artificiale non è ancora una funzione core della piattaforma, ma lo diventerà presto. Stiamo già lavorando con lo scopo di utilizzarla per creare percorsi personalizzati, basati sui dati di ciascuna persona: interessi, attitudini, esigenze specifiche. Immagina un sistema che, invece di mostrarti una lista generica di informazioni, mette insieme per te e in automatico un percorso su misura: quali opportunità ti spettano, quali servizi ti possono aiutare, cosa potresti fare per migliorare la tua autonomia e il tuo livello di inclusione sociale. Inoltre, l’intelligenza artificiale sarà fondamentale per facilitare l’accesso a informazioni sparse sul web, fare traduzioni automatiche, garantire accessibilità personalizzata per chi ha esigenze specifiche.
In sintesi, l’idea è di “sfruttare” questa tecnologia di ultima generazione come acceleratore di opportunità per le persone».

In base alla tua esperienza, quali vantaggi e quali pericoli esistono nell’intelligenza artificiale applicata alla vita delle persone con disabilità?
«Sarò anche di parte, ma io credo davvero che con queste tecnologie di ultima generazione siamo davanti ad un cambio epocale che avrà un impatto enorme sulle vite delle persone. E in questo scenario, già oggi, il problema più grande dell’intelligenza artificiale si manifesta quando viene usata o sviluppata male: se non viene correttamente messa a “supporto” delle persone, essa finisce infatti per escludere invece di aiutare. Per questo in In&Valid siamo convinti che l’intelligenza artificiale possa essere un ottimo “aiutante” delle persone, ma questo senza mai sostituirle. Non dobbiamo costruire una tecnologia che decida al posto delle persone, ma una tecnologia che aiuti a crescere, a orientare, a prendere scelte migliori. Per usare una metafora: l’intelligenza artificiale non deve essere un pilota automatico, ma un co-pilota che ti affianca nel tuo percorso, rendendolo più semplice e più efficace».

In&Valid offre soltanto informazioni oppure può fare da tramite, ad esempio, con le Pubbliche Amministrazioni per il disbrigo di pratiche burocratiche?
«Assolutamente sì: uno dei principali valori che genera In&Valid sta proprio nella possibilità di accedere direttamente ai servizi. Questo è quello che rende la piattaforma pratica e unica nel suo genere. In particolare, per tutti gli iter burocratici e le prestazioni pubbliche, abbiamo una partnership con un importante patronato che ci garantisce copertura su tutto il territorio nazionale. Questo significa che non solo puoi informarti su una pratica, ma puoi anche iniziare la richiesta direttamente dalla piattaforma, con il supporto di professionisti esperti. E in alcuni casi lo puoi fare senza doverti spostare da casa, perché il servizio è attivo in ogni Provincia d’Italia e anche online per alcune pratiche minori».

Quali sono i partner della piattaforma?
«Abbiamo già delle collaborazioni molto importanti. Il patronato INCA, ad esempio, garantirà un servizio di grande valore per tutto ciò che riguarda le prestazioni pubbliche. Abbiamo anche un’équipe di psicologi che con un approccio innovativo si occuperà di supporto, counseling e accompagnamento personalizzato. E stiamo valutando con attenzione i partner per la formazione e l’accesso al lavoro: è importante trovare i soggetti giusti, quelli che condividono lo spirito e la qualità di questa iniziativa. Perché se vogliamo davvero rivoluzionare questo settore non basta “fare qualcosa”, bisogna farlo bene e con un impatto reale».

In conclusione, va detto che In&Valid è progettata per essere scalabile, adattandosi facilmente a contesti normativi e culturali differenti, con l’ambizione di espandersi presto anche oltre i confini nazionali. Lasciamo a Daniele il racconto delle prossime novità: «La piattaforma sta partendo proprio in questi giorni, quindi approfitto con piacere di questa bella intervista per lanciare un appello: registratevi! Che siate persone con disabilità o caregiver, l’iscrizione è totalmente gratuita e permette di rimanere aggiornati su tutte le iniziative, attuali e future. E vedrete che saranno tante… Per di più, nel 2025 organizzeremo in tutta Italia degli eventi con la community e con i nostri ambasciatori, quindi ci sarà l’occasione per conoscerci dal vivo e più saremo, più avremo le basi per costruire qualcosa di grande tutti insieme!».

*Direttrice responsabile di Superando. Il presente servizio è già apparso in “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it», con il titolo “Accesso diretto ai servizi e assistenza in ogni campo (con l’aiuto dell’AI): la nuova soluzione digitale che promuove l’inclusione”, e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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Un caffè ad occhi bendati, contro i pregiudizi e con tanta autoironia

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Ripartirà il 10 marzo a Torino una nuova stagione di “Blind Coffee”, iniziativa realizzata dall’UICI Piemonte in collaborazione con il Museo Lavazza e consistente in un caffè “insolito”, da assaggiare a occhi bendati, e in un ciclo di incontri con ospiti diversi tra loro, ma tutti accomunati da un interesse per il mondo della disabilità. Non però un ciclo di conferenze, ma un’esperienza immersiva e interattiva, in cui ciascuno possa ribaltare qualche luogo comune, all’insegna anche dell’autoironia Persone coinvolte nella precedente edizione di “Blind Coffee”

«Pregiudizi e stereotipi nascono quasi sempre dalla poca conoscenza reciproca: ecco perché ci è sembrato bello proporre questo spazio di incontro, nel quale la disabilità non è che uno degli aspetti della vita, da raccontare con delicatezza ma anche in modo naturale, tra amici, davanti a un buon caffè. Ringraziamo dunque il Museo Lavazza per la preziosa collaborazione e invitiamo tutti i cittadini e le cittadine, torinesi e non, a vivere con noi questa esperienza»: così Franco Lepore, presidente dell’UICI Piemonte (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) e Mara La Verde, ideatrice del format Blind Coffee, presentano questa iniziativa, realizzata in collaborazione con il Museo Lavazza di Torino e consistente in un caffè “insolito”, da assaggiare a occhi bendati, e in un ciclo di incontri con ospiti estremamente diversi tra loro (imprenditori, giornalisti, sportivi, artisti), tutti, però, accomunati da un interesse per il mondo della disabilità, perché c’è chi la vive sulla propria pelle, chi l’ha incrociata o chi magari ne è incuriosito. E tuttavia, Blind Coffee non si riduce a un ciclo di conferenze, ma vuole condurre il pubblico in un’esperienza immersiva e interattiva, in cui ciascuno possa essere protagonista nel ribaltare qualche luogo comune. E in tale quadro l’autoironia è uno degli elementi chiave.

«Così come nella precedente edizione di successo del 2023-2024 – spiegano dall’UICI Piemonte – ogni puntata di Blind Coffee inizia con un’esplorazione multisensoriale al Museo Lavazza: un viaggio ideale, nello spazio e nel tempo, alla scoperta del caffè, tra storia, ricerca, cultura d’impresa e rito quotidiano. Poi incomincia il talk, condotto da Mara La Verde del nostro Comitato Giovani, consulente sulla disabilità e ideatrice del format. Gli ospiti che dialogano con lei (diversi a ogni puntata) si raccontano in modo spontaneo e diretto, come in una pausa caffè. È un momento insieme profondo e leggero, in cui nessuno sale in cattedra, ma ciascuno può imparare dagli altri, scoprendo sfumature del vivere che forse non aveva mai preso in considerazione. La terza parte dell’incontro, infine, è la Blind Coffee Experience del Museo Lavazza, una degustazione a occhi bendati in cui torna protagonista il caffè, proposto però in preparazioni raffinate e a volte sorprendenti, capaci di declinare con grande creatività una tradizione tutta italiana. Ogni partecipante è invitato a indovinare gli ingredienti delle varie preparazioni, basandosi solo sulle facoltà olfattive e gustative, che (grazie alla privazione temporanea della vista) vengono messe in risalto».

La nuova stagione di Blind Coffee, dunque, prenderà il via il 10 marzo (ore 18) con Paolo De Beni, atleta e co-fondatore dell’Associazione Bionic People, che guiderà i partecipanti attraverso i valori dello sport e dell’inclusione, facendo assaporare lo spirito dei Giochi Mondiali Invernali di Special Olympics, in programma proprio a Torino dall’8 al 15 marzo, come abbiamo ampiamente riferito in altra parte del giornale.
Si proseguirà, sempre alle 18, il 17 marzo, insieme a Serena Bongiovanni, comica e artista della stand-up comedy, che rifletterà sul valore della risata e su come si possano affrontare con leggerezza anche gli argomenti più scomodi.
Gli incontri proseguiranno quindi poi nei mesi primaverili (la partecipazione è gratuita, ma è necessario iscriversi, tramite la piattaforma Ticketlandia. Tutti i dettagli verranno pubblicati, di volta in volta, sul sito dell’UICI Piemonte). (S.B.)

Per ulteriori informazioni: comunicazione@uicpiemonte.it (Lorenzo Montanaro).

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Con “Artemisia” sono molto aumentate le richieste di aiuto delle donne con disabilità vittime di violenza

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A Milano e nei Comuni dell’hinterland interessati da Artemisia, progetto di cui anche il nostro giornale si è più volte occupato, il numero di donne con disabilità vittime di violenza rivoltesi a un Centro Antiviolenza è aumentato del 43% tra il 2023 e il 2024, un dato nettamente superiore rispetto a quanto atteso dalle Associazioni che hanno promosso l’iniziativa, a testimoniare che sul territorio esiste un bisogno effettivo ed emergente, cui è stata data una prima risposta Artemisia Gentileschi, “Autoritratto come allegoria della Pittura” (particolare), (1638-39), Royal Collection Trust, Londra (Foto: Bridgeman/Aci). Alla pittrice secentesca si ispira il nome del progetto promosso in Lombardia

Nella città di Milano e nei Comuni dell’hinterland interessati da Artemisia, progetto di cui anche Superando si è in più occasioni occupato, il numero di donne con disabilità vittime di violenza rivoltesi a un Centro Antiviolenza è aumentato del 43% tra il 2023 e il 2024, un dato nettamente superiore rispetto a quanto atteso dalle Associazioni che hanno promosso l’iniziativa, a testimoniare che sul territorio esiste un bisogno effettivo ed emergente, cui è stata data una prima risposta.

Avviato il 3 dicembre 2022, il progetto Artemisia – acronimo che sta per le parole “Attraverso Reti Territoriali Emersione di Situazioni di Violenza”, ma che è stato anche così nominato in onore di Artemisia Gentileschi (nata nel 1593 e deceduta tra il 1652 e il 1656), la nota pittrice che subì una violenza sessuale a cui reagì facendo processare e condannare il colpevole – è stato promosso dalle Fondazioni Somaschi, ASPHI e Centro per la famiglia Card. Carlo Maria Martini, insieme alla LEDHA (la Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità che costituisce la componente lombarda della FISH-Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) e al CEAS (Centro Ambrosiano di Solidarietà).
Tra il 2023 e il 2024, i partner hanno organizzato attività di formazione e sensibilizzazione rivolte sia alle Reti Territoriali Antiviolenza di Milano, Melzo, Rho, Rozzano, San Donato Milanese, Legnano e Cinisello Balsamo – per migliorare le loro competenze sui temi relativi alla disabilità – sia alle Associazioni di persone con disabilità, per sensibilizzarle sulle questioni di genere.
«Tale attività – spiegano dalla LEDHA – ha avuto un impatto immediato, come riscontrato già nel 2024 dalle realtà che gestiscono i Centri Antiviolenza. Il numero di donne con disabilità vittime di violenza prese in carico dai Centri Antiviolenza stessi è passato dalle 41 del 2023 (su 691, pari al 5,9% del totale) alle 59 del 2024 (su 782, pari al 7,5% del totale). Ad esse vanno aggiunte altre 17 donne seguite dal Consultorio Familiare della Fondazione Centro per la famiglia Card. Carlo Maria Martini.

«Quando abbiamo iniziato a lavorare a questo progetto – commenta Laura Abet, avvocata e responsabile del Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi della LEDHA – eravamo consapevoli del fatto che la violenza ai danni delle ragazze e delle donne con disabilità è un fenomeno invisibilizzato. Da qui la necessità di farlo emergere. Ebbene, questi numeri sono molto più alti di quanto ci aspettavamo, segno che il progetto risponde a un bisogno diffuso».

«L’aumento delle prese in carico delle donne con disabilità da parte dei Centri Antiviolenza – sottolineano ancora dalla LEDHA – è legato anche a un miglioramento dell’accessibilità di questi servizi. Troppo spesso, infatti, i Centri Antiviolenza e le Case Rifugio presentano ostacoli che rendono difficile – se non impossibile – l’accesso alle donne con disabilità motoria. Per chi ha una disabilità cognitiva o sensoriale, invece, l’ostacolo principale è rappresentato dalla difficoltà ad accedere alle informazioni». È anche per questo motivo che con Artemisia sono state redatte delle Linee di indirizzo rivolte alle Associazioni e agli Enti che gestiscono Centri Antiviolenza e Case Rifugio, documento contenente indicazioni utili a rendere appunto accessibili e fruibili i servizi alle donne e ragazze con disabilità. Vi vengono fornite, ad esempio, indicazioni sugli accorgimenti da adottare per superare le barriere architettoniche e per garantire l’accesso alle informazioni, ai siti internet e ai canali di comunicazione tra le potenziali vittime e le operatrici del Centro Antiviolenza, ciò che consente a chi ha una disabilità sensoriale o cognitiva di utilizzarli in autonomia.
E infine, all’interno delle stesse Linee di indirizzo è stato inserito anche un questionario di autovalutazione, utilizzabile dalle operatrici dei singoli Centri Antiviolenza, per verificare l’accessibilità della struttura, registrando la presenza o meno di barriere architettoniche, segnaletica interna e bagni accessibili.
Uno strumento, quindi, che rappresenta un punto di partenza per valutare gli interventi necessari a migliorare l’accessibilità.

Da ricordare in conclusione che i risultati ottenuti nei due anni di attività di Artemisia saranno al centro del convegno denominato Nessuna esclusa, in programma il 20 maggio prossimo a Milano, presso Palazzo Marino. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: ufficiostampa@ledha.it.

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Il mare a misura di tutti con I Timonieri Sbandati

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Avvicinare le persone con disabilità al mondo della vela perché tutti e tutte possono salire a bordo: è da sempre il messaggio dell’Associazione I Timonieri Sbandati che quest’anno porterà il proprio progetto “Marina4All (M4A)” anche alla fiera “SeaTec” di Marina di Carrara, evento dedicato alla tecnologia, alla componentistica e al design nel settore nautico, in programma il 13 e 14 marzo prossimi

Avvicinare le persone con disabilità al mondo della vela perché tutti e tutte possono salire a bordo. È da sempre il messaggio dell’Associazione I Timonieri Sbandati che quest’anno porterà il proprio progetto Marina4All (M4A) anche alla fiera Seatec di Marina di Carrara, l’evento dedicato alla tecnologia, alla componentistica e al design nel settore nautico, in programma il 13 e 14 marzo prossimi. Marina4all è in sostanza una piattaforma galleggiante attrezzata per facilitare l’imbarco e lo sbarco di tutti i fruitori, persone con disabilità comprese.

Il velista con disabilità Marco Rossato percorre una piattaforma accessibile

Progetto nato nel 2023 con una collaborazione fra I Timonieri Sbandati e le Società INGEMAR e MADEIT4A, Marina4all sta definendo i nuovi parametri di comfort e accessibilità delle aree portuali e dei lidi marini. Si parla infatti di piattaforme fisse o galleggianti, pensate appunto per garantire comfort, sicurezza, accesso e facile transito sia alle persone con disabilità sia agli anziani, fino alle persone con limitazioni temporanee.

Le piattaforme Marina4all che saranno presentate quest’anno a Seatec, oltre a particolari accorgimenti tecnici, ai dislivelli minimi e all’attenzione agli spazi di manovra, sono predisposte per i sistemi di protezione e di sostegno ausiliari (sollevatori per persone e altri presìdi) e aiuto alla presa delle cime di ormeggio. Comprendono inoltre aree di sperimentazione dedicate alle persone con disabilità visiva, ossia percorsi tattili, cromaticità contrastanti e segnaletiche in Braille.

Il “timoniere sbandato” Marco Rossato sarà presente a Seatec il 13 e il 14 marzo, nell’area dedicata a Marina4All, che ospiterà una serie di incontri dedicati al tema dell’accessibilità, sostenibilità, ambiente e sicurezza in ambienti come porti e lidi marini. (C.C.)

Per ogni ulteriore informazione: info@itimonierisbandati.it.

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Blindsight Project: assistenza a tutto  tondo per “contagiare” all’inclusione e alla democrazia

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«Da questa mia chiacchierata con Laura Raffaeli – scrive Savio Tanzi – ho capito che Blindsight Project, l’Associazione da lei fondata, merita prima di tutto un’attenzione a tutto tondo, perché a tutto tondo è l’azione che si prefigge nell’assistenza alle persone con disabilità sensoriale e lo fa con un approccio personalissimo, tutto da scoprire, con il fine ultimo di “contagiare” all’inclusione e alla democrazia» Laura Raffaeli e Simona Zanella, presidente e vicepresidente di Blindsight Project, con i rispettivi cani guida

Nei miei precedenti contributi per Superando, ho parlato di audiodescrizione filmica e ho intervistato figure importanti che ne hanno tracciato inevitabilmente il progresso, come la mia ex docente Laura Giordani, nonché dialoghista AIDAC (Associazione Italiana Dialoghisti Adattatori Cinetelevisivi) e audiodescrittrice, e Mario Loreti, che da fruitore delle audiodescrizioni ora è fonico e anche speaker di talento. Oggi voglio rendere conto di un’interessantissima chiacchierata che ho avuto il piacere di fare con un’altra grande personalità, anche lei penna affermata di Superando: si tratta di Laura Raffaeli, fondatrice dell’Associazione Blindsight Project.
Il sottoscritto, traduttore audiovisivo e audiodescrittore appassionato di cinema, inizialmente aveva pensato di intervistarla per parlare di audiodescrizione filmica e artistico-museale, due ausili rispetto ai quali Blindsight Project ha apportato un importante contributo. Ciò nonostante, più ascoltavo, più capivo che Blindsight Project merita prima di tutto un’attenzione a tutto tondo, perché a tutto tondo è l’azione che si prefigge nell’assistenza alle persone con disabilità sensoriale: lo fa con un approccio personalissimo, tutto da scoprire. Da anni, ad affiancarla nella sua attività di volontariato e associazione di categoria, c’è la vicepresidente Simona Zanella, anche lei cieca acquisita, responsabile dell’importante Campagna Nazionale per i Cani Guida.

Blindsight Project – mi racconta Laura Raffaeli – nasce nel 2006, pochi anni dopo un evento che le cambia la vita. In seguito a un incidente stradale, infatti, ha perso completamente il senso della vista e parzialmente quello dell’udito. Lei, che all’epoca non sapeva nulla della cecità, di com’è la vita di chi è cieco in Italia e di qual è il nostro contesto nazionale in materia di accessibilità, si ritrova a fare i conti con la sua nuova condizione. Capisce subito di non essere l’unica: lo stesso senso di smarrimento e abbandono a livello statale e sociale lo avvertivano anche gli altri. Da lì, l’idea di fondare l’Associazione, non solo con l’obiettivo di supportare le persone con disabilità sensoriale, per dar loro la forza di reagire, ma anche e soprattutto per informare e sensibilizzare le persone vedenti e udenti su cosa siano realmente le disabilità sensoriali, anche per combattere il cosiddetto “abilismo”, così tragicamente diffuso tra chi non ha disabilità. Per esempio, cosa fare, o non fare, quando si incontra un cane guida; come usare le giuste parole – rifuggendo dalle negazioni non vedente e non udente, abolite anche dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità – o aprire quelle “porte blindate” che spesso impediscono a una persona con disabilità sensoriale di avere una vita sociale o ambire a ricoprire figure professionali di un certo livello.
Blindsight Project nasce quindi sì per assistere gli appartenenti a una determinata categoria sociale, ma ha anche come spirito motore quello di predisporre il mondo che ci circonda – e, ovviamente, chi lo abita – all’accoglienza e all’inclusione.

Negli anni, tutto è stato ideato e realizzato con il fine ultimo di assistere chi ha bisogno: in questo senso, un’altra importantissima attività della quale l’Associazione si fa carico è la gestione di un Ufficio Legale per ogni discriminazione subita, in particolar modo per le donne cieche o sorde vittime di violenza, perché non sempre queste vengono messe nelle condizioni di essere assistite in un contesto rispettoso delle proprie esigenze.
A tal proposito, da anni Blindsight Project ha ratificato il Manifesto delle Donne e delle Ragazze con disabilità del Forum Europero sulla Disabilità. Proprio per questo suo intento, Laura Raffaeli confessa di non aver emai avuto paura che qualcuno potesse “rubare” o “copiare” un’idea o un’attività realizzata presso Blindsight Project, perché il fine ultimo è sempre stato quello di “contagiare” all’inclusione e alla democrazia, diffondendo una mentalità e – diremmo oggi – normalizzando questa o quell’attività atta a includere tutti, non solo per il beneficio immediato di chi ne fruisce, ma anche per dimostrare agli scettici o ai pigri di cuore che farlo è possibile, che non si tratta di un’utopia, e che spesso non servono nemmeno molti fondi.

Tutto ciò è stato messo in campo con numerosi eventi che si sono succeduti negli anni e agendo in più settori della vita quotidiana: quello dell’assistenza sociale, della solidarietà, dell’istruzione, della formazione, della tutela dei diritti civili e dello sport, della ricerca sugli ausili informatici e di accessibilità a internet, dell’autonomia nella mobilità e del tempo libero, ponendosi come obiettivo ultimo la piena integrazione nel mondo cosiddetto “normodotato” – spettacolo, arte e cultura compresi. Infatti, sottolinea Laura Raffaeli, «rendere accessibili il cinema e le arti in generale non è una semplice azione volta all’intrattenimento: è soprattutto cultura e inclusione, perché è ciò di cui la persona con disabilità sensoriale percepisce maggiormente la mancanza, con gli inevitabili risvolti psicologici e sociali che ne conseguono, soprattutto tra i giovani».

Il logo di Blindsight Project

Quando poi le chiedo quali siano i traguardi di cui va più fiera in ambito di audiodescrizione filmica, Raffaeli non ha dubbi: ricorda con gioia la realizzazione del primo festival del cinema accessibile in Europa: il Rome Fiction Fest del 2009 – e a cui hanno fatto séguito dal 2010 anche numerose edizioni della Festa del Cinema di Roma. Inoltre, Blindsight Project portò per la prima volta in un festival  MovieReading – l’app italiana gratuita per audiodescrizioni e sottotitoli – e fu un altro successo. Da lì, i traguardi sono fioccati uno dopo l’altro: dal primo spettacolo teatrale italiano accessibile nel 2010, ma anche una raccolta firme per modificare la Legge sul cinema 220/16. A seguito di questo importante obiettivo, sono state depositate in Senato delle modifiche proposte insieme a poche altre Associazioni, successivamente approvate e inserite nella Legge. Tra le altre modifiche approvate, l’obbligo di rendere accessibile un’opera audiovisiva se realizzata con i fondi pubblici. A tal proposito, Blindsight Project lanciò anni fa anche delle proprie linee guida sull’audiodescrizione filmica.
Oggi, ammette Laura Raffaeli, «non mi batto più per la quantità, ma per la qualità delle audiodescrizioni, perché questo ausilio si sta diffondendo, ma spesso a discapito della qualità e della sensibilità verso i fruitori. Siamo pieni di audiodescrittori, ma pochi sono davvero formati».
Con rammarico, denuncia poi che «i contenuti audiodescritti risultano essere tuttavia molto pochi se paragonati all’offerta generale, e che in RAI le persone cieche italiane pagano come tutti, nonostante il canone sia obbligatorio per questa rete televisiva. Lo stesso accade in altre reti il cui abbonamento è facoltativo: a volte, qui, non esiste proprio accessibilità».

L’audiodescrizione, tuttavia, non riguarda esclusivamente cinema o teatro, bensì anche i musei e tutta l’arte in generale. A tal proposito Blindsight Project è stata una pioniera dell’audiodescrizione artistico-museale e la stessa Raffaeli ha coniato il termine ADAM (AD artistico-museale), coerentemente a quanto si fa con l’abbreviazione AD per l’audiodescrizione.
Un po’ come nell’AD filmica, l’ADAM descrive alle persone cieche e ipovedenti: lo fa con dei tour virtuali audiodescritti e con un metodo unico, grazie ai quali chiunque può “vedere” le opere in autonomia, in qualsiasi momento e luogo, superando ostacoli di mobilità e barriere sensoriali. «La vera sfida – afferma la presidente di Blindsight Project – sta nel fatto che, a differenza dei vincoli di tempo posti dai dialoghi nell’AD filmica, nell’audiodescrizione artistico-museale si ha l’illusione di avere tanto tempo da riempire, ma non è così, anche perché c’è sempre la scadenza per la consegna al committente». Questo presuppone innanzitutto la conoscenza della disabilità per cui si va a realizzare un ausilio, ma anche l’adozione di specifiche linee guida che possono essere apprese presso Blindsight Project. In linea di massima, bisogna trovare l’equilibrio giusto tra la descrizione, l’informazione e il cenno storico, senza confondere il fruitore.

Proprio in seno all’AD artistico-museale, il progetto di cui Laura Raffaeli – mi conferma con entusiasmo – va più fiera è l’iniziativa Talking Italy© – L’Italia Parlante, che ha incominciato a “dare la voce” al vastissimo e prezioso patrimonio artistico di cui godiamo. E così, a partire da giugno 2022, ha reso accessibile l’intero Parco dei Mostri di Bomarzo, così come Villa d’Este e altri luoghi e musei. Ma non solo parchi, musei e ville storiche: anche mostre fotografiche. La più importante finora è stata Ballata sensuale, una mostra con foto dello storico Archivio Alinari e un video, entrambi resi accessibili, sul tema delle problematiche sessuali legate alle terapie oncologiche.
Tutta l’attività legata a questa iniziativa non serve solo all’obiettivo immediato di rendere accessibile l’arte e i patrimoni artistici, ma è servita anche per l’obiettivo più lungimirante di creare un metodo per descrivere, il “metodo Blindsight”, affinato e studiato negli anni soprattutto da chi non vede. Ci si è poi preoccupati di rendere tutto questo facilmente fruibile online, in primis da chi usa uno screenreader. Perché non basta fare bene un’audiodescrizione, è fondamentale che questa poi sia fruibile.

In conclusione, l’auspicio è che, anche grazie a organizzazioni come Blindsight Project, ogni aspetto della vita quotidiana – e quindi anche sociale e culturale – delle persone con disabilità sensoriale possa presto vedere colmato ogni scarto con quella dei propri amici e parenti cosiddetti “normodotati”. Inoltre, parlare di quant’è importante l’accessibilità alla cultura non fa altro che ribadirne il ruolo essenziale che riveste per ognuno di noi. Laura Raffaeli, nel descrivermi le conseguenze di tale inaccessibilità, mi dà la sensazione di una “botta al cuore” ricevuta ogni volta che ci si rende conto che non è stato possibile fruire di qualcosa allo stesso modo dei vedenti. Con questo mio articolo, quindi, non solo la ringrazio per avermi letteralmente “aperto un mondo”, ma cerco anche – con umiltà – di unirmi al coro di quanti rivendicano un miglioramento sociale sempre più rapido e pervasivo.

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San Marino, al “Festival della Magia” c’è Magica Gilly, illusionista con sindrome di Down

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Sarà un “magic show” in favore dell’inclusione e contro i pregiudizi: c’è un gran fermento per il ritorno del “Festival Internazionale della Magia” di San Marino, che si svolgerà dal 14 al 16 marzo. Madrina di questa edizione sarà “Magica Gilly”, vero nome Giliana Flore, illusionista con sindrome di Down

Sarà un “magic show” in favore dell’inclusione e contro i pregiudizi: c’è un gran fermento per il ritorno del Festival Internazionale della Magia di San Marino, giunto alla sua ventiseiesima edizione e che si svolgerà dal 14 al 16 marzo, presso il Palazzo dei Congressi Kursaal.

Oltre ai più grandi campioni del panorama internazionale, ci sarà sul palcoscenico la giovanissima Magica Gilly, vero nome Giliana Flore, la prima illusionista con sindrome di Down, che dopo avere incantato il pubblico spagnolo al festival Extremagia, ed essere nota alle platee di tutto il mondo, ma anche sui social, torna nella sua città per una performance speciale, con lo scopo di abbattere ogni barriera e far comprendere che non esistono differenze nella magia come nella vita e che anzi questa arte da lei amatissima può rivelarsi uno strumento chiave per contrastare il bullismo e favorire l’inclusione.

Ereditata la passione per la magia dal papà Mago Gabriel, direttore artistico della kermesse, la ventisettenne sarà madrina di questa edizione, patrocinata dalla Segreteria di Stato per il Turismo e quella di Istruzione e Cultura della Repubblica di San Marino.
Sul palco del prestigioso spazio culturale di oltre 800 posti, saliranno alcuni tra i più grandi artisti di fama mondiale per trasportare il pubblico in un viaggio fatto di mistero e suspense. (C.C.)

Per maggiori informazioni: Federica Rinaudo (federicarinaudopress@libero.it).

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Donne con sclerosi multipla e disabilità: vittime invisibili della discriminazione multipla

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«Continueremo a lavorare con impegno affinché ogni donna con sclerosi multipla e in generale con disabilità possa vedere riconosciuti i propri diritti, promuovendo un cambiamento attraverso la consapevolezza, la rete di supporto e il coinvolgimento della società, per costruire un futuro in cui nessuna donna sia più discriminata o subisca violenza: lo dicono dall’AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla), alla vigilia della Giornata Internazionale della Donna dell’8 marzo Una realizzazione grafica elaborata a suo tempo dall’AISM per il proprio programma denominato “Cambia il finale”

«Essere donna – si legge in una nota diffusa dall’AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla), alla vigilia della Giornata Internazionale della Donna dell’8 marzo – può significare ancora oggi affrontare discriminazioni. Se a questo si aggiunge una disabilità, il rischio di essere vittime di ingiustizie si moltiplica. Le donne con sclerosi multipla e disabilità vivono quotidianamente una discriminazione multipla spesso non riconosciuta come tale e di cui si parla troppo poco. La mancanza di dati disaggregati su genere e disabilità rende inoltre difficile quantificare la portata del problema, lasciando molte vittime senza strumenti di tutela adeguati».

La stessa AISM cita poi una serie di dati, rifacendosi a quanto prodotto dall’ISTAT, ma anche al proprio Barometro della Sclerosi Multipla e Patologie Correlate del 2023 e alle indagini sul tema condotte negli anni scorsi dalla Federazione FISH cui la stessa AISM aderisce: «2.033 donne con disabilità si sono rivolte ai Centri Antiviolenza nel 2022 (ISTAT 2022); il 10% delle donne con disabilità subisce stupri o tentati stupri, più del doppio rispetto alle donne senza disabilità (FISH 2020); il 31,4% delle donne con limitazioni funzionali ha subìto violenza psicologica dal partner, rispetto al 25% delle donne senza disabilità (ISTAT 2022); il 64% delle donne con disabilità non ha autonomia economica in famiglia (ISTAT 2022); il 62,3% ha subìto almeno una forma di violenza, con una predominanza di violenza psicologica (51,4%), sessuale (34,6%), fisica (14,4%) ed economica (7,2%) (FISH 2020); nell’87% dei casi, la violenza è stata inflitta da una persona nota alla vittima: nel 40% dei casi un operatore sanitario, nel 60% il compagno o caregiver (FISH 2020)».
«Eppure – dicono dall’AISM -, molte donne con disabilità non denunciano. Vergogna, paura, isolamento e dipendenza economica impediscono loro di ribellarsi a una condizione di abuso. Inoltre, spesso non riconoscono nemmeno la violenza che subiscono come tale, aggravando il fenomeno (Relazione della Commissione Parlamentare sul Femminicidio e la Violenza di Genere)».

Di fronte dunque a quella che viene giustamente ritenuta come una vera e propria emergenza, l’AISM ha fatto della lotta alla discriminazione una priorità della propria Agenda 2025, sviluppando progetti concreti per sostenere le donne con sclerosi multipla e disabilità. «La vera libertà per una donna con disabilità in uscita dalla violenza – dichiara a tal proposito Marcella Mazzoli, direttrice della Gestione Sviluppo Territoriale dell’Associazione – passa attraverso la consapevolezza: sapere di avere diritti, riconoscere le discriminazioni subite e disporre di strumenti concreti per superarle. E tuttavia il cambiamento richiede il coinvolgimento di tutta la società: è fondamentale, cioè, creare reti territoriali attive, garantire un flusso efficace di informazioni tra istituzioni, associazioni e servizi sociali e attuare protocolli d’intesa per tutelare concretamente le donne più vulnerabili. La nostra cultura sociale, infatti, tende ancora a nascondere le forme più sottili di discriminazione e violenza. Creare una rete di accoglienza vuol dire offrire alle donne strumenti e opportunità per cambiare il finale della loro storia».

«In un 8 marzo che non è solo una giornata di celebrazione – ricordano dall’AISM -, ma un’occasione per ribadire l’urgenza di un impegno concreto, torniamo ad affermare che senza dati chiari, senza una rete territoriale attiva e senza la collaborazione di tutte le forze coinvolte, le donne con sclerosi multipla continueranno a essere discriminate in famiglia, sul lavoro, nella società».
Per combattere concretamente la discriminazione multipla, l’Associazione ha promosso nel tempo una serie di progetti, vale a dire la Rete RED (Rete Empowerment Donne), rete di sole donne, con e senza sclerosi multipla, che opera nella rete di accoglienza dell’Associazione, per favorire l’emersione dei fenomeni di discriminazione e violenza che possono arrivare allo sportello; il progetto LED (Lavoro Empowerment Diritti), per promuove l’inclusione lavorativa delle donne con disabilità attraverso percorsi di autonomia, formazione e mentoring, accrescendone la consapevolezza e contrastando la discriminazione soprattutto nel mondo del lavoro; il programma Cambia il finale, che mira a contrastare la discriminazione e la violenza di genere attraverso formazione, informazione e collaborazione con i servizi territoriali, iniziativa già attiva in varie Regioni e che si sta espandendo in tutta Italia; il progetto IDEA (del quale, tra l’altro, uno dei prodotti è la citata rete RED), iniziativa che ha raccolto testimonianze e sviluppato strategie di empowerment per le donne con sclerosi multipla, ora applicate nei progetti attivi dell’Associazione.

«Continueremo a lavorare con impegno – concludono dall’AISM – affinché ogni donna con sclerosi multipla e in generale con disabilità possa vedere riconosciuti i propri diritti, promuovendo un cambiamento attraverso la consapevolezza, la rete di supporto e il coinvolgimento della società, per costruire un futuro in cui nessuna donna sia più discriminata o subisca violenza». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: Ufficio Stampa e Comunicazione AISM (Barbara Erba), barbaraerba@gmail.com.

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Sei organizzazioni non profit beneficiarie del “Fondo per la Comunità di Airbnb”

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L’”Airbnb Community Fund” sosterrà sei organizzazioni non profit in Italia nell’ambito dell’emancipazione economica, della sostenibilità ambientale e della lotta contro abusi e sfruttamento. Alla sua quarta edizione il Fondo distribuirà un totale di oltre 8 milioni e mezzo di dollari a più di 160 organizzazioni in oltre 30 Paesi

Sei organizzazioni non profit italiane sono state recentemente selezionate tra le beneficiarie dell’Airbnb Community Fund (“Fondo per la Comunità di Airbnb”), che quest’anno sosterrà oltre 160 organizzazioni in più di 30 Paesi su sei continenti.

Lanciato nel 2020, l’Airbnb Community Fund è un programma da 100 milioni di dollari pensato per sostenere direttamente le comunità locali. «Ogni anno, Airbnb dona a organizzazioni che supportano e rafforzano le comunità in tutto il mondo, includendo contributi realizzati in collaborazione con gli host locali in molte di queste realtà», sottolineano dalla nota piattaforma online nella quale i proprietari di immobili possono inserire i loro alloggi.
Come negli anni precedenti, gli host hanno contribuito ad assegnare la maggior parte delle sovvenzioni, proponendo e votando le organizzazioni cui destinare i fondi.
Le sovvenzioni dell’Airbnb Community Fund di quest’anno sono state destinate a organizzazioni impegnate in tre àmbiti precisi: emancipazione economicasostenibilità ambientale e lotta contro abusi e sfruttamento.

Le organizzazioni in Italia che riceveranno donazioni sono: La Grande Casa (Milano), che supporta donne, minori, giovani, migranti e persone vulnerabili, promuovendone l’integrazione sociale e professionale; la Cooperativa Sociale Vite Vere Down DADI (Padova), che fornisce servizi socio-educativi a persone con sindrome di Down e altre disabilità intellettive; la Cooperativa Sociale Incontro (Mandello del Lario, in provincia di Lecco), che supporta persone con disabilità fisiche o mentali nella ricerca di un impiego; la Fondazione Asilo Mariuccia (Milano), che sostiene donne con figli e minori non accompagnati, vittime di violenza; Giacimenti Urbani (Milano), che  promuove l’economia circolare, la riduzione degli sprechi di risorse, il consumo di energie rinnovabili e l’efficienza energetica; D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza (Roma), che gestisce una rete di case rifugio e centri antiviolenza e organizza iniziative e progetti di ricerca sulla violenza maschile nei confronti delle donne. (C.C.)

Per saperne di più sull’Airbnb Community Fund e sui beneficiari di quest’anno, accedere a questo link. Per ulteriori informazioni: Ester Procopio (procopio@compcom.it).

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