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Minima Theatralia, incontro di “diverse diversità”

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Il celebre “Rocky Horror Picture Show” sarà presto affiancato da un “cugino” milanese con il quale avrà in comune la volontà di far cadere la diffidenza verso ciò che è “diverso”, abbracciandolo. È prevista infatti per giugno a Milano la prima di “The Mary Shelley Picture Show”, fulcro del progetto “Frankenstein: La Creatura Siamo Noi” di Minima Theatralia, compagnia che produce performance immersive unendo le tante anime del Nord di Milano. Andiamo a conoscerla Particolare dell’immagine scelta per la locandina del “The Mary Shelley Picture Show”

Il Rocky Horror Picture Show, celebre film cult tratto da un altrettanto famoso musical, sarà presto affiancato da un “cugino” milanese con il quale avrà in comune la volontà di far cadere la diffidenza verso ciò che è “diverso”, abbracciandolo. È prevista infatti per il 12 e 13 giugno, al Teatro Elfo Puccini della città meneghina, la prima di The Mary Shelley Picture Show, kolossal musical-teatrale fulcro del progetto Frankenstein: La Creatura Siamo Noi di Minima Theatralia, una compagnia che produce performance immersive unendo le tante anime del Nord di Milano. Attori professionisti dello spettacolo insieme a cittadini di diversa età, abilità, genere e provenienza animano il gruppo che per questa commistione di elementi, più che una compagnia teatrale, si può definire una comunità.

La convinzione che «il teatro sia uno strumento di incontro realmente rivoluzionario per le nostre vite e per le nostre solitudini» traspare dalle parole e dall’entusiasmo con cui ci parla di Minima Theatralia la direttrice artistica, la regista e attrice Marta M. Marangoni, alla quale chiediamo come è nata questa idea: «Minima Theatralia è una scommessa: incontro tra cittadinə e artistə, unione di arte e società, coesione sociale, diritto all’espressione, all’arte, alla creatività, alla bellezza, con particolare attenzione ai criteri di accessibilità ai soggetti fragili. Nasce nel 2008 come mio esperimento per applicare a un progetto concreto il mio percorso di studi in “Drammaturgia Performativa e Comunitaria” del CRT (Centro Ricerca Teatrale). Nel 2012, con un gruppo di socie e soci, abbiamo fondato l’Associazione di Promozione Sociale e da allora Minima Theatralia è cresciuta, ora ci sono una struttura, una sede, tantissimi progetti diversi!».

Le finalità culturali del teatro e dell’arte sposano dunque quelle psico-sociali e di benessere della collettività, questo è teatro sociale e di comunità. Ma cosa si intende con questa definizione? «Il Social Community Theatre – continua Marta – è un tipo di teatro che va oltre la semplice rappresentazione scenica, diventando un mezzo di espressione collettiva e inclusiva, una pratica performativa che promuove le relazioni e le risorse artistiche dei territori, la possibilità di prendersi cura di desideri e bisogni, di individui, gruppi e comunità, costruendo reti sociali. Attraverso questi percorsi, il teatro diventa uno strumento per la rigenerazione urbana, per affrontare temi di inclusione, per creare uno spazio di riflessione e di cambiamento, per promuovere coesione e inclusione sociale, cittadinanza attiva e solidarietà».

Ma cosa differenzia il teatro tradizionale da quello sociale? «A differenza della metodologia normalmente attuata in teatro – che parte da un testo esistente, crea un piano registico a tavolino e si avvale di maestranze specifiche per realizzare lo spettacolo – la peculiarità del Teatro Sociale e di Comunità è partire dalle competenze locali per far coesistere in maniera creativa processo e prodotto. Doppio obiettivo: sul fronte sociale rafforzare il sentimento di appartenenza al progetto dei partecipanti, dal punto di vista artistico allenare la capacità dei professionisti di intercettare gli elementi della comunità e comporre con essi la performance». Epopea dell’irrealtà di Niguarda, tutto esaurito nel 2024, ne è un esempio, una storia che ha coinvolto 80 tra attori professionisti e cittadini, un lavoro che ha messo in rete le Associazioni del Nord Milano, un progetto di welfare culturale che ha visto le persone anziane del Niguarda riunite per attaccare i bottoni dei costumi, bottoni raccolti sempre nel quartiere, porta a porta.

In una metropoli dove gli ultimi diventano invisibili, Minima Theatralia restituisce un’identità alle persone per aiutarle a superare il rischio di abbandono. È ormai una realtà radicata che «gode della fiducia di enti pubblici e privati per finanziare le proprie attività e distribuisce i propri spettacoli nelle principali stagioni di Milano: Teatro Elfo Puccini, Teatro Gerolamo, Teatro Franco Parenti, Teatro Manzoni, Teatro della Cooperativa. In quanto direttrice artistica – spiega Marta, -mi impegno a esercitare una leadership femminista e positiva, attenta a coordinare ed equilibrare tutte le partecipazioni. La direzione musicale è del maestro Fabio Wolf, insieme formiamo il duo teatral-musicale Duperdu». Con questo spirito «dimostriamo come la collaborazione tra alterità sia non solo possibile, ma anche fruttuosa. Questo impegno ci ha permesso di ricevere riconoscimenti importanti, come il Premio Pancirolli per il Teatro Sociale nel 2015; nel 2021, inoltre, siamo stati selezionati fra le 10 Buone Pratiche Italiane da Ateatro.it e siamo chiamati a partecipare a convegni e conferenze a livello nazionale, così da diffondere il nostro lavoro in altri contesti».

Ci sono anche attori e attrici con disabilità in Minima Theatralia? «Sì, naturalmente sì. Molte persone con disabilità motorie, come la nostra socia Erminia e il marito Michele, lei nata senza gambe e lui con una forma spastica, sviluppano una volontà ferrea nel superare le difficoltà quotidiane. Erminia e Michele si spostano con un furgone adattato alle loro disabilità, e nonostante le immense fatiche che affrontano, entrambi sono sempre presenti e pronti a partecipare, senza farsi frenare dalle piccole pigrizie che talvolta affliggono chi, come noi, non ha difficoltà fisiche. La loro determinazione e la voglia di esserci sono un esempio di capacità di adattamento straordinario per tutto il gruppo».

In generale, quali ostacoli incontrano le persone con disabilità motorie che vogliano partecipare a un lavoro teatrale? «Se dal punto di vista dello spettatore i teatri si sono ormai abbastanza adattati per accogliere persone in carrozzina, con un margine ampio di miglioramento, la situazione cambia quando si tratta di accogliere attori/attrici con disabilità. I camerini, i servizi e gli spazi dietro le quinte non sono pensati per adattarsi a determinati ingombri, come quello di una carrozzina. Il nostro lavoro consiste dunque nel continuare a sensibilizzare i teatri con la nostra significativa presenza».
E di contro, quali “ostacoli” deve superare la messa in scena di una performance per includere attori e attrici con disabilità? «Sicuramente l’aspetto legato al tempo: lavorare con persone con determinate condizioni fisiche richiede più tempo per gli spostamenti, la preparazione, il cambio costume. Sono ostacoli che vanno affrontati con grande attenzione e rispetto, per garantire che ogni attore, indipendentemente dalla sua condizione, possa partecipare pienamente al lavoro teatrale».

Come avviene il “reclutamento” dei cittadini-attori? «Non avviene attraverso un processo formale, ma piuttosto grazie alla presenza consolidata di Minima Theatralia nei quartieri. In particolare, il nostro laboratorio teatrale principale conta attualmente una trentina di partecipanti, ma se consideriamo anche tutti gli altri laboratori coinvolti nella realizzazione degli spettacoli, il numero totale arriva a circa 80 persone».

Minima Theatralia è un incontro di “diverse diversità”, e si perdoni il gioco di parole. A quali “categorie” (bruttissima parola non a caso messa tra virgolette) appartengono i cittadini-attori della compagnia? «Come giustamente sottolinei, la parola “categoria” è un termine che non ci appartiene. Il gruppo che formiamo è misto, anche se esistono laboratori dedicati ai diversi gruppi di partecipanti, come per esempio i signori e le signore anziane con decadimento cognitivo tipo Alzheimer e i loro caregiver. Il gruppo principale è composto da persone con abilità, provenienze, generi, religioni, possibilità ed età diverse. Italiani e stranieri, “abili” e disabili, giovani e anziani, tutti insieme per rappresentare qualcosa di grande!».
E riguardo alla rappresentazione delle disabilità sul palcoscenico cosa ci puoi dire? «L’intento non è quello di rappresentare le diversità attraverso una visione pietistica o, come la definisco io, la “pornografia della disabilità”. Al contrario, il nostro approccio è quello di raccontare storie personali, che vengono poi ricomposte e rielaborate dalla nostra drammaturga Francesca Sangalli nei testi originali degli spettacoli. Queste storie personali vengono intrecciate con la trama che vogliamo raccontare, mettendo in scena la bellezza e la complessità delle diversità senza cadere in stereotipi».

Frutto della rielaborazione di scritti e improvvisazioni, con innesti tra tematiche letterarie, biografie personali e storie di quartiere sarà anche The Mary Shelley Picture Show, spettacolo che ruota intorno alla figura di Frankenstein: «L’intento – anticipa Marangoni – è intrecciare la trama del celebre romanzo gotico con il dialogo (impossibile) tra Mary Shelley e la madre, Mary Wollstonecraft, morta di parto lasciando un volumetto femminista sull’educazione delle fanciulle che è stato seguito alla lettera dal padre (Godwin) educando la figlia Mary».
Frankenstein, una scelta non casuale: «La Creatura del Dr. Frankenstein è il diverso per eccellenza che provoca paura, ma è anche il risultato di tanti pezzi uniti in un intero che diventa straordinario, simbolo dell’integrazione delle differenze. Lo spettacolo prende in esame Frankenstein quale metafora dell’isolamento e della ricerca d’identità». Tematiche che si radicano profondamente nella convinzione che ogni persona meriti attenzione, cura e un’educazione che le permetta di sviluppare pienamente le proprie potenzialità e virtù.

All’atto pratico, la valorizzazione delle “diversità” passa anche attraverso l’abbattimento delle barriere architettoniche. Per questa ragione uno dei progetti più importanti di Minima Theatralia è la ristrutturazione della propria sede, attualmente ospitata in un seminterrato che necessita di un ascensore, un corrimano e un nuovo pavimento in PVC. Marta guarda avanti, a quello che si potrà fare con un ambiente completamente accessibile: «Una volta completati i lavori, nella nostra sede a Niguarda combatteremo la povertà educativa e la solitudine, con laboratori, spettacoli, incontri, raccolta di abiti usati per famiglie bisognose, fino ad arrivare alla realizzazione del nostro prossimo colossal ispirato a Frankenstein. Saranno in scena oltre 80 persone sul grande palco della Sala Shakespeare del Teatro Elfo Puccini, con la partecipazione video di Elio De Capitani e Cristina Crippa, fondatori del Teatro dell’Elfo. Siamo molto contenti di avere dal vivo, per il secondo anno consecutivo, anche la giornalista Rajae Bezzaz di Striscia la notizia».
Minima Theatralia è il cuore pulsante di una Milano che non ha timore di mischiare le differenze, così ci fa capire che siamo tutti pezzi unici che uniti costruiscono qualcosa di magnifico.

*Direttrice responsabile di Superando. Il presente servizio è già apparso in “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it», con il titolo “Sulla scena e nel territorio: la scommessa di Minima Theatralia, che difende ed esalta la bellezza delle diversità”, e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

Per fare una donazione e rendere accessibile la sede di Minima Theatralia, accedere a questo link.

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I disturbi visivi nella malattia di Parkinson

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“I disturbi visivi nella malattia di Parkinson”: sarà questo, il 13 febbraio, il tema del nuovo incontro online nell’àmbito di “Non siete soli”, ciclo di webinar a partecipazione gratuita e aperto a tutti, nato da un’idea della Confederazione Parkinson Italia e della Fondazione Fresco Parkinson Institute, rivolgendosi alle persone con la malattia di Parkinson, nonché ai loro familiari e ai caregiver

Sarà dedicato ai Disturbi visivi nella malattia di Parkinson il nuovo appuntamento del 13 febbraio, nell’àmbito di Non siete soli, il ciclo di incontri online a partecipazione gratuita e aperti a tutti, iniziativa nata a suo tempo da un’idea della Confederazione Parkinson Italia e della Fondazione Fresco Parkinson Institute, rivolgendosi alle persone con la malattia di Parkinson, nonché ai loro familiari e ai caregiver, con l’obiettivo di informare e migliorare la loro qualità di vita, accrescendone le competenze legate alla gestione degli aspetti clinici, psicologici e sociali della malattia.
Giovedì 13 ottobre, quindi, come sempre alle 17, si parlerà, come detto, di disturbi visivi, con la moderazione del geriatra e fisiatra Daniele Volpi e l’intervento di Luigi Mazzeo. (S.B.)

Per iscriversi al webinar del 13 febbraio e per ulteriori informazioni: segreteria@parkinson-italia.it; info@frescoparkinsoninstitute.it.

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Il progetto di vita della persona con disabilità: dal dire al fare

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Denominato “Dal dire al fare: una rete di servizi per le persone e le famiglie”, si terrà il 12 febbraio a Milano il primo di una serie di incontri previsti sul territorio del Milanese, nell’àmbito di “Insieme per progettare la vita – Centri e Reti per il progetto di vita della persona con disabilità”, progetto promosso dall’Associazione InCerchio

Dal dire al fare: una rete di servizi per le persone e le famiglie: sarà questo il titolo del primo di una serie di incontri previsti sul territorio del Milanese, nell’àmbito di Insieme per progettare la vita – Centri e Reti per il progetto di vita della persona con disabilità, progetto dell’Associazione InCerchio, finanziato dal Bando per gli Enti del Terzo Settore della Regione Lombardia.

Occasione utile per approfondire i temi centrali del progetto di vita delle persone con disabilità, l’evento, in programma per la mattinata del 12 febbraio presso la Fondazione Pasquinelli di Milano (Corso Magenta, 42, ore 10-13), si soffermerà in particolare sui temi dell’autonomia, dell’autodeterminazione e della protezione giuridica, della formazione e dell’inserimento lavorativo, nonché dell’abitare innovativo, articolandosi su due momenti principali: la presentazione delle esperienze e dei risultati raggiunti da Associazioni e Fondazioni coinvolte nel progetto; una tavola rotonda con esperti di settore, che offriranno una serie di spunti normativi, pedagogici, metodologici e organizzativi.
L’incontro sarà coordinato da Daniela Piglia, che dirige l’Associazione InCerchio. (S.B.)

Per approfondimenti e per il programma completo, fare riferimento a questo link. Per altre informazioni: info@associazioneincerchio.com.

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L’Unione Europea finanzi le organizzazioni di persone con disabilità colpite dai tagli USA!

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«L’Unione Europea finanzi urgentemente le organizzazioni per le persone con disabilità colpite dai tagli agli aiuti provenienti dagli Stati Uniti», e in particolare quelle dell’Europa orientale e del Caucaso meridionale, maggiormente colpite da queste politiche: è l’appello del Forum Europeo sulla Disabilità e dell’Associazione Europea dei Fornitori di Servizi per le Persone con Disabilità, che chiedono all’Unione Europea e ai donatori non governativi di intensificare i finanziamenti sia di emergenza che a lungo termine

«L’Unione Europea deve finanziare urgentemente le organizzazioni per le persone con disabilità colpite dai tagli agli aiuti provenienti dagli Stati Uniti», e in particolare quelle dell’Europa orientale e del Caucaso meridionale, le aree maggiormente colpite da queste politiche: è questo l’accorato appello lanciato da un gruppo di organizzazioni e servizi europei impegnati sul fronte della disabilità.
In particolare i soggetti promotori dell’iniziativa chiedono «all’Unione Europea e ai donatori non governativi di fornire finanziamenti di emergenza alle organizzazioni per la disabilità colpite dai tagli ai finanziamenti del governo degli Stati Uniti. L’appello, promosso dall’EDF (Forum Europeo sulla Disabilità) e dall’EASPD (Associazione Europea dei Fornitori di Servizi per le Persone con Disabilità) e firmato da quattro organizzazioni interessate, chiede all’Unione Europea e ai donatori di intensificare i finanziamenti sia di emergenza che a lungo termine».

«I firmatari sottolineano – con una nota – che queste organizzazioni stavano implementando programmi salvavita in Paesi come l’Ucraina, la Moldavia, la Georgia e l’Albania e che la perdita di finanziamenti metterà a rischio le organizzazioni e le persone con disabilità nei Balcani, nell’Europa orientale e nel Caucaso meridionale. L’entità della perdita è sconcertante: un’analisi parziale delle informazioni disponibili al pubblico indica finanziamenti pari a circa 5 milioni di dollari USA negli ultimi 3 anni».
Pertanto, prosegue la nota, «i firmatari condannano fermamente l’improvviso blocco dei fondi da parte dell’amministrazione statunitense che colpisce un ampio spettro di organizzazioni. La perdita di questi programmi lascerà centinaia di migliaia [di persone con disabilità] senza supporto e rappresenterà una minaccia per la sicurezza delle persone nell’area interessata».

La lettera delle organizzazioni invita dunque la Commissione Europea, i Governi Nazionali e i donatori a intervenire con urgenza sui seguenti aspetti:
° Intensificare la fornitura di finanziamenti di emergenza e a lungo termine alla società civile e ai gruppi per i diritti umani.
° Finanziare e sviluppare programmi inclusivi e intersezionali.
° Riconoscere il valore delle iniziative in tema di diversità, equità e inclusione e dei programmi di assistenza allo sviluppo e combattere attivamente la disinformazione.
° Garantire che l’inclusione delle persone con disabilità sia integrata in tutti gli aiuti umanitari e i meccanismi di finanziamento dell’Unione Europea.

Intervenendo sulla questione Gunta Anča, vicepresidente dell’EDF, ha dichiarato: «Questa caotica situazione mette a repentaglio la vita delle persone con disabilità nell’Europa orientale e nel Caucaso meridionale. L’Unione Europea deve farsi avanti per salvarne le vite e garantire che questa assenza di solidarietà non offra ad altri soggetti un’occasione per sfruttare la loro vulnerabilità».
Queste invece le parole di Thomas Bignal, segretario generale dell’EASPD: «I danni che questi tagli causeranno vanno ben oltre il semplice “finanziamento dei progetti”. Essi hanno un forte impatto sulla capacità operativa di queste organizzazioni della società civile di fornire un sostegno essenziale anche a medio e lungo termine. Si rompe il sistema di sostegno stesso». (Simona Lancioni)

Nel sito dell’EDF (a questo link) sono riportati i dettagli dei programmi interessati dalla sospensione dei finanziamenti statunitensi. Per ulteriori informazioni: André Felix (Ufficio Comunicazione EDF), andre.felix@edf-feph.org.
Il presente contributo è già apparso nel sito di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa) e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti dovuti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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Il progetto “Spiaggia Abile” della Regione Molise

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Con “Spiaggia Abile”, progetto che verrò presentato l’11 febbraio alla BIT di Milano, la Regione Molise punta a trasformare il proprio litorale in un modello di accoglienza senza barriere, rimuovendo le barriere fisiche e culturali che limitano l’accesso al mare delle persone con disabilità, nelle spiagge di Montenero di Bisaccia, Termoli, Campomarino e Petacciato

Si chiama Spiaggia Abile ed è un’iniziativa che punta a trasformare il litorale del Molise in un modello di accoglienza senza barriere. Nel dettaglio, l’obiettivo è la trasformazione delle spiagge di Montenero di Bisaccia, Termoli, Campomarino e Petacciato, rimuovendo le barriere fisiche e culturali che limitano l’accesso al mare delle persone con disabilità.
L’iniziativa verrà presentata nella mattinata dell’11 febbraio alla BIT di Milano (Borsa Internazionale del Turismo, Fiera Milano-Rho, ore 11), con la partecipazione di rappresentanti istituzionali ed esperti del settore, a partire dal presidente della Regione Molise Francesco Roberti.

Promosso con il sostegno della Presidenza del Consiglio, Spiaggia Abile verrà realizzato dalla Regione Molise in partenariato con l’Associazione A.Fa.S.E.V. di Isernia e in collaborazione con Village for all (V4A®), la nota rete specializzata in ospitalità accessibile e con l’Istituto Euricse, Fondazione di ricerca dell’Università di Trento). (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di ulteriore approfondimento. Per altre informazioni: Rossana Tosto (rossana.tosto@pirene.it).

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Cessazioni dal servizio del personale scolastico dal 1° settembre 2025. Trasmissione Avviso aperura funzioni per la presentazione telematica delle istanze di Pensione anticipata flessibile 2025 ed Opzione donna 2025.

Ultime da A. T. P. Cosenza -

Ministero dell’Istruzione Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria – Direzione Generale Ufficio V – Ambito Territoriale di Cosenza Via Romualdo Montagna, 13 – 87100 Cosenza e-mail: usp.cs@istruzione.it – Posta ...

Ben 41, e tutte perfettamente riuscite, le Settimane Bianche dell’Associazione Disabili Visivi!

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Pieno successo per la quarantunesima Settimana Bianca organizzata dall’ADV (Associazione Disabili Visivi), cui quest’anno hanno partecipato a Falcade (Belluno) oltre settanta persone, tra ciechi, ipovedenti e familiari, impegnate in varie attività sportive invernali, quali sci di discesa, sci di fondo e passeggiate su percorsi innevati Partecipanti alla recente Settimana Bianca dell’ADV, insieme alle rispettive guide

Si è conclusa con successo la quarantunesima Settimana Bianca organizzata dall’ADV (Associazione Disabili Visivi), che quest’anno ha visto oltre settanta partecipanti tra ciechi, ipovedenti e familiari, impegnati in varie attività sportive invernali, quali sci di discesa, sci di fondo e passeggiate su percorsi innevati.
Come ormai accade da dieci anni, è stata la località di Falcade, nelle Dolomiti bellunesi, ad accogliere il gruppo, che dal 2002 l’ha scoperta per le settimane estive di trekking, spostando dal 2016 nella stessa sona anche le attività invernali, dato che vi sono sia ottime piste di fondo che di discesa, nonché vicini comprensori come quello del San Pellegrino e del Lusia e, per i non sciatori, la possibilità di fare passeggiate con ramponi o con ciaspole.

Queste nostre attività sono possibili grazie a guide specializzate, appartenenti ai corpi militari e civili dello Stato, tra cui alcuni, anche se ormai in pensione, continuano a donarci il loro tempo e la loro professionalità. Arriviamo nel Veneto da tutta Italia, perfino dalla Sicilia e dalla Sardegna, perché troviamo qui le condizioni ideali, i migliori atleti e atlete, tra cui molti campioni nazionali, preparati nel farci fare uno sport non facile, con facilità e in totale sicurezza, ma senza sconti e con professionalità, normalità, amicizia, e anche tanto entusiasmo sia per le guide che per chi è guidato.

Ben quarantuno edizioni della Settimana Bianca, come detto inizialmente, per un’organizzazione sempre molto impegnativa, ma anche consolidata nel tempo, che è stata impostata e gestita da tanti anni oltreché dallo staff dell’ADV, soprattutto dal compianto presidente avvocato Giulio Nardone, purtroppo scomparso da quasi un anno, ma il cui lavoro e la cui determinazione hanno lasciato un segno quanto mai profondo. A noi resta ora il compito di “novellare” i protocolli d’intesa, di tenere vivi i rapporti, di incentivare nuove guide e nuovi soci, per portare avanti queste attività e questa manifestazione, che per numeri e modalità, è senz’altro tra le prime in Europa.
Fondamentale, dunque, è stato l’aiuto delle guide del gruppo dei Carabinieri Forestali del Veneto, dei Vigili del Fuoco di Belluno e Treviso, della Polizia di Stato di Moena, della Guardia di Finanza di Predazzo (Trento), degli Alpini della Settima  Brigata Julia e di tanti volontari civili ed ex militari in pensione, autorizzati dai rispettivi Comandi Regionali e Provinciali a svolgere il servizio presso di noi.

«I nostri militari, sciatori e non sciatori accompagnano nello sci di discesa, in quello di fondo e nell’escursionismo le persone non vedenti e ipovedenti dell’ADV, con la possibilità di fare, oltreché un’esperienza di approfondimento delle proprie competenze professionali, anche un’esperienza umanamente molto significativa. Il rapporto che c’è con l’Associazione e con ogni singolo associato va infatti ben al di là del mero rapporto istituzionale tra un ente e un’associazione, ma è un legame di profonda amicizia»: a dirlo, nel corso di un servizio di TeleBelluno (disponibile integralmente a questo link) è stato Riccardo Corbini, tenente colonnello del Gruppo Carabinieri Forestali di Belluno, cui va il mio ringraziamento personale, per l’impegno e la dedizione affinché tutto questo possa proseguire anche nei prossimi anni. Così come va il mio ringraziamento al brigadiere capo Alessandro Savi, che ha curato l’organizzazione, gli abbinamenti delle guide e che è egli stesso guida da molti anni. Ma in realtà il ringraziamento non può che andare a tutti i Corpi sopra citati, alle Istituzioni locali e agli amici che ci hanno affiancato a vario titolo, nonché al lavoro dello staff dell’ADV. Né possiamo dimenticare lo Sport Hotel Cristal di Falcade che, come sempre, con familiarità, pazienza e professionalità, ha contribuito all’ottima riuscita della vacanza, con il suo ottimo servizio, consentendoci di organizzare anche una serata di musica e ballo durante la settimana, per ringraziare tutte le guide e consolidare ulteriormente lo spirito di amicizia e di gruppo che contraddistingue queste attività della nostra Associazione.

*Presidente dell’ADV (Associazione Disabili Visivi), aderente alla FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie).

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L’AICE Valle d’Aosta sarà il punto di riferimento della Regione per le persone con epilessia e le loro famiglie

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È nata il 2 febbraio, proprio a pochi giorni dalla Giornata Internazionale dell’Epilessia del 10 febbraio, l’AICE Valle d’Aosta (Associazione Italiana Contro l’Epilessia), che punta principalmente a portare un cambiamento reale, dal pregiudizio all’inclusione, facendo emergere le problematiche legate all’epilessia e affrontando la lotta contro lo stigma sociale che troppo spesso accompagna chi ne è affetto Da destra: Manuele Amateis, Patrizia Marcoz, Stefania Magro e Francesca Rizzo, rispettivamente presidente, segretaria, consigliera e vicepresidente dell’AICE Valle d’Aosta

È bello poter annunciare, proprio a qualche giorno dalla Giornata Internazionale dell’Epilessia (International Epilepsy Day) del 10 febbraio (se ne legga già sulle nostre pagine), la nascita della Sezione regionale valdostana dell’AICE (Associazione Italiana Contro l’Epilessia), avvenuta il 2 febbraio scorso.
Manuele Amateis, presidente della nuova Associazione, ha dato avvio all’iniziativa affiancato da altri nove soci fondatori, mentre insieme a lui, nel Consiglio Direttivo, vi sono Francesca Rizzo e Stefania Magro, con Patrizia Marcoz quale segretaria. «Un gruppo unito – sottolinea Amateis – che ha l’obiettivo di portare un cambiamento reale, dal pregiudizio all’inclusione, facendo emergere le problematiche legate all’epilessia e affrontando la lotta contro lo stigma sociale che troppo spesso accompagna chi ne è affetto».
Il 10 febbraio, tra l’altro, sarà un’occasione quanto mai propizia di visibilità di fronte all’opinione pubblica, se è vero che grazie all’adesione della Regione Valle d’Aosta e del Comune di Aosta, il Castello di Aymavilles e il Palazzo Comunale del capoluogo si illumineranno di viola, il colore simbolo dell’epilessia. «Un gesto – è stato sottolineato che non si limiterà a un’illuminazione scenografica, ma che rappresenterà un faro di consapevolezza per una condizione che colpisce circa una persona su cento (circa 550.000 persone in Italia), spesso senza la giusta comprensione o attenzione».

«Abbiamo già intrapreso dialoghi fruttuosi con le Istituzioni locali – spiegano dalla nuova AICE Valle d’Aosta -, puntando a rimuovere i fattori discriminanti che ostacolano una piena inclusione delle persone con epilessia. La missione della nostra Associazione è chiara: informare, sensibilizzare e creare un ambiente in cui le persone con epilessia possano sentirsi parte integrante della società, senza paura di essere emarginate o fraintese. E questo passa per l’eliminazione di barriere sociali e culturali, per la formazione di operatori competenti e per l’adozione di politiche inclusive. Dal canto nostro intendiamo pórci come una rete di sostegno per le persone con epilessia e le loro famiglie, mettendo a disposizione informazioni utili, supporto pratico e formazione per gli operatori delle attività extrascolastiche. Una delle nostre azioni chiave sarà quella di promuovere la corretta somministrazione del farmaco salvavita in caso di crisi epilettiche, con una particolare attenzione alla formazione di chi lavora con bambini e ragazzi. Inoltre, ci impegnamo a lavorare per creare intese e protocolli che garantiscano la sicurezza e l’inclusione delle persone con epilessia in tutte le attività quotidiane».

«Ora – concludono dall’Associazione – siamo alla ricerca di soci, volontari e persone che vogliano farsi portavoce di questa causa. Chiunque sia interessato a dare il proprio contributo, infatti, e a fare la differenza, può entrare in contatto con noi, unendosi a un movimento che sta lavorando per costruire una società più inclusiva, che non lasci indietro chi affronta quotidianamente l’epilessia. La strada per la piena inclusione è lunga, ma insieme si può fare la differenza!». (S.B.)

Per ogni ulteriore informazione e approfondimento: aicevda@libero.it.

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Un lavoro per tutti

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“Un lavoro per tutti: un dialogo aperto su esperienze, sfide e speranze nel mondo del lavoro”: è il titolo dell’evento organizzato dalla Cooperativa Sociale comasca La Cometa (Accogliere per educare), in collaborazione con Confindustria Como, che si terrà il 13 febbraio, presso il Teatro Sociale della città lombarda

Un lavoro per tutti: un dialogo aperto su esperienze, sfide e speranze nel mondo del lavoro: è il titolo dell’incontro organizzato dalla Cooperativa Sociale La Cometa (Accogliere per educare), in collaborazione con Confindustria Como, che si terrà giovedì 13 febbraio presso il Teatro Sociale di Como (Piazza Verdi, 1, ore 18).
L’evento, moderato da Diego Minonzio, direttore della «Provincia di Como», sarà aperto da Francesco Pizzagalli, vicepresidente vicario di Confindustria Como e interverranno Sandro Veronesi, presidente di Oniverse, Julián Carrón, teologo e Marco Bentivogli, coordinatore nazionale di Base Italia.
Concluderà l’incontro Alessandra Locatelli, ministra per le Disabilità. (C.C.)

L’incontro sarà a ingresso libero, previa registrazione (tramite questo link). Per ulteriori informazioni: La Cometa (eventi@puntocometa.org).

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Pronti per realizzare percorsi di vita indipendente?

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È aperto fino al 15 febbraio, il bando per la selezione di 120 destinatari del progetto “Pronti per l’Indipendenza, rivolto a persone con disabilità tra i 18 e i 50 anni che parteciperanno a diverse attività (counseling, tutoraggio, informazione/formazione, partecipazione a sessioni di co-progettazione) per realizzare percorsi di vita indipendente

Esaurito il bando per la formazione dei referenti che dovranno attuare il progetto di vita delle persone con disabilità, nell’ambito dell’iniziativa Pronti per l’Indipendenza, finanziata dall’Avviso 2/2023 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e di cui è capofila la FISH (già Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, oggi Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), è invece ancora aperto fino al 15 febbraio, il bando per la selezione di 120 destinatari della medesima iniziativa (il bando stesso è disponibile a questo link).
In partenariato con la FISH, lo ricordiamo, vi sono l’AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla), la LEDHA (Lega delle Persone con Disabilità, componente lombarda della FISH), la FIADDA (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone sorde e Famiglie), CAPIT, l’AVI Umbria (Associazione Vita Indipendente), la FISH Calabria e la FIADDA Roma.

Il bando, dunque, è rivolto a persone con disabilità tra i 18 e i 50 anni (a parità di punteggio, sarà data priorità ai candidati di minore età), ugualmente ripartiti tra uomini e donne. Inoltre, dal momento che il progetto Pronti per l’Indipendenza ha carattere nazionale, si terrà conto anche di una ripartizione su base regionale di almeno sei beneficiari per Regione.
Le persone selezionate parteciperanno a diverse attività (counseling, tutoraggio, informazione/formazione, partecipazione a sessioni di co-progettazione) per realizzare percorsi di vita indipendente.

Su tale tema è anche disponibile, nel podcast Radio FISH, un’interessante intervista con Giuseppa Adamo, progettista della FISH (disponibile a questo link) e segnaliamo inoltre che la stessa FISH ha preparato anche un testo con le domande/risposte più frequenti (a questo link). (S.B.)

Come detto, la domanda deve essere inviata entro il 15 febbraio (ore 12) e bisogna farlo tramite PEC (presidenza.fishonlus@pec.it) o con consegna diretta presso la sede della FISH a Roma (Via Guidubaldo del Monte, 61).

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Disabilità e lavoro: la sfida possibile

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“Disabilità e lavoro: la sfida possibile. Sviluppare la collaborazione tra pubblico, privato ed enti del Terzo settore: modelli, proposte, testimonianze”: questo il titolo dell’incontro promosso dal Gruppo Azimut, in collaborazione con la Ministra per le Disabilità, che si terrà l’11 febbraio a Roma, presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio

È promosso dal Gruppo Azimut, in collaborazione con la Ministra per le Disabilità, l’incontro Disabilità e lavoro: la sfida possibile. Sviluppare la collaborazione tra pubblico, privato ed enti del Terzo settore: modelli, proposte, testimonianze, che si terrà nella mattinata dell’11 febbraio a Roma, presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio (Largo Chigi, 19, ore 11.30).
Con la conduzione di Marcello Foa, giornalista e docente universitario, vi interverranno la ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli; il presidente della Fondazione Italiana Accenture Fabio Benasso; l’amministratrice delegata della Fondazione Dynamo Camp Maria Serena Porcari; il presidente di Breakcotto Andrea Bonsignori; l’amministratore delegato di Azimut Capital Management Marco Fazi. (S.B.)

Sarà possibile accedere all’incontro solo previa registrazione, scrivendo a corporate.communications@azimut.it.

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“Non cerchiamo l’uniformità perfetta, ma il valore unico di ogni voce”

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Siamo sicuri che debbano essere i calzini a combaciare e non le emozioni trasmesse da una storia? Per la Giornata dei Calzini Spaiati di oggi, 7 febbraio, nata per ricordare l’importanza della diversità, proponiamo un’intervista a Germano Carella, attore, speaker, doppiatore non vedente, che con i suoi audiolibri e fumetti vocali ci fa vedere come «voci diverse si intrecciano, senza discriminazioni, perché non è l’omologazione a creare bellezza, ma l’unicità di ogni interprete» Germano Carella

Da grande, Germano, volevi fare il doppiatore, poi ti sei dato al teatro dopo il diploma all’Accademia di Arti Drammatiche “Pietro Scharoff” a Roma, adesso sei un programmatore per la Fondazione Ugo Bordoni e hai creato l’Associazione DramaBooks, per realizzare libri sceneggiati e fumetti accessibili. Te lo chiediamo subito: il fatto di essere cieco dalla nascita ti ha ostacolato nella realizzazione dei tuoi progetti e dei tuoi sogni?
«La cecità ha chiaramente posto degli ostacoli, di carattere “pratico”. Nel periodo in cui ho frequentato il corso di doppiaggio, la tecnologia dei display Braille non era ancora arrivata a produrre macchine piccole da poter indossare, quindi ero costretto ad imparare a memoria i testi per poter svolgere gli esercizi in sala. Però ho trovato sulla mia strada un bravo insegnante, Teo Bellia, un doppiatore famoso, che non si è fatto scoraggiare dal fatto che non ci vedessi.
Certo, in fase di produzione le cose si complicano, perché i tempi richiesti sono molto stretti e i direttori di doppiaggio non hanno il tempo di spiegarti volta per volta cosa sta succedendo in scena; e il doppiatore invece ha bisogno di saperlo, deve sapere esattamente cosa fa l’attore dicendo la battuta: qual è il suo sguardo, che fa col corpo ecc. A volte lo puoi evincere dalla voce, ma non è sempre possibile.
Anche in Accademia, ho senza dubbio avuto delle difficoltà, specialmente negli esercizi di improvvisazione, dove era richiesto solo il gesto, senza usare la parola. Ma grazie a Luigi Rendine, il mio secondo insegnante, abbiamo trovato il modo di fare gli esercizi. Mi chiedeva sempre di immaginare i gesti consueti che fai quando sei a casa tua: sono gli stessi gesti che devi fare qui. Come fai ad aprire una finestra? Come fai a scrivere al computer? Come lo fai il caffè? È stata un’esperienza oltremodo istruttiva, che mi piacerebbe mettere al servizio di altri.
Quindi la risposta breve è “sì, ma non così tanto”: trovo, purtroppo, ancora molto pregiudizio, ma non dipende dalla cecità, dipende di più dalle persone che ti capita di incontrare. Non è la disabilità visiva a limitarti, è la società che non riesce a trovare il modo di conviverci».

Cos’è DramaBooks e da quale esigenza è nata?
«DramaBooks è un’Associazione Culturale nata dall’esigenza di far lavorare attori con e senza disabilità in uno spazio condiviso e inclusivo. Dal momento che a me piacciono tantissimo i libri e le serie tv, ma amo anche i fumetti, ho voluto creare uno spazio dove tutte queste cose potessero essere realizzate.
Poter trasporre un libro, senza togliere nulla al libro stesso, mantenendone intatta la struttura cronologica e la storia, con tutti i suoi personaggi, ma trasformandolo in qualcosa che sta fra il radiodramma dei vecchi tempi e un film audiodescritto: il narratore diventa una voce fuori campo che descrive ciò che vede, tutto il resto è lasciato ai personaggi che recitano i dialoghi scritti dall’autore, dai suoni e dalle musiche».

DramaBooks si occupa anche di fumetti vocali, ci racconti cosa sono?
«Partiamo da un presupposto: la letteratura del fumetto è completamente preclusa alle persone cieche. Un fumetto è un film su carta, composto da vignette che sono scritte in sequenza e creano un mondo fatto di immagini stilizzate. Chi non vede, dunque, non può accedere ai fumetti, perché neanche i software di riconoscimento vocale riescono a leggere i caratteri scritti nelle vignette.
Le serie TV tratte dai fumetti non sono in realtà i veri fumetti, perché sono trasposizioni e molto spesso le storie vengono mescolate, destrutturate e in molti casi, cambiate. Dunque, l’idea è quella di creare un formato che, sebbene non si possa definire “fumetto” in senso stretto, deve essere qualcosa che ci si avvicina il più possibile. Infatti il nostro progetto si chiama Voicecomic, cioè fumetto vocale. Il testo dei dialoghi viene lasciato intatto e fatto recitare ai personaggi. Le vignette, invece, vengono trasposte in una sorta di audiodescrizione che in qualche modo racconta la sequenza scenica proposta dai disegni. Nei nostri obiettivi c’è anche un’app che dovrebbe permettere all’utente di leggere, se lo desidera, vignetta per vignetta. Stiamo esplorando con l’intelligenza artificiale l’idea di svilupparla, ma siamo ancora agli inizi. Ovviamente il Voicecomic è accompagnato, come per i libri, da suoni e musiche».

Qual è attualmente il progetto più importante dell’Associazione?
«Noi abbiamo un motto: ogni progetto, grande o piccolo, ha la sua importanza e vale come tutti gli altri. Abbiamo realizzato dieci poesie sceneggiate di Trilussa e sono andate così bene che ancora oggi vengono ascoltate. Tanto che stiamo pensando di recitarle tutte… e sono innumerevoli! Poi c’è sicuramente La parola ai giurati di Reginald Rose, da cui sono stati tratti anche dei film: è una storia realizzata con i miei studenti, un’opera in tre atti, scritta per il teatro, ma che si adatta benissimo anche ad una fruizione audio. E ancoar, ci sono i racconti “crime”, che hanno anch’essi la loro importanza, perché sono racconti brevi e sono stati ascoltati tantissime volte. Abbiamo in cantiere ben 4 fumetti, sulla carta li abbiamo sceneggiati e audiodescritti, aspettano solo di essere registrati: Corto Maltese, Dylan Dog e Asterix. Però, per poterli pubblicare, abbiamo bisogno di ottenere i permessi e i fondi per poterli realizzare».

Quali sono le principali difficoltà che incontra l’Associazione?
«Una delle principali difficoltà è reperire fondi: l’Associazione, infatti, vive esclusivamente di donazioni, abbiamo provato a partecipare a qualche bando, ma non abbiamo avuto fortuna. È anche difficile parlare con le case editrici. Le nostre opere sono su Audible ma non ci ricaviamo niente, se non qualche impressione per gli spot pubblicitari. Forse i nostri prodotti sono troppo di nicchia, ma sicuramente dovremmo avere più iscritti all’Associazione o finanziatori che credono nel nostro progetto. Abbiamo appena lanciato anche una raccolta fondi sulla piattaforma Gofundme».

Nel 2020, durante la pandemia, hai anche attivato un laboratorio di recitazione online, chiamato DramaLab nel quale insegni dizione e lettura espressiva a studenti con e senza disabilità visiva. Com’è la classe quest’anno? 
«Quest’anno ho due classi: una composta da dieci studenti, l’altra da otto. Sono tutti ciechi, ma ho avuto anche studenti senza disabilità visiva in passato, con i quali ho realizzato alcuni atti unici del teatro classico, De Filippo, Čechov, Williams etc. Quest’anno invece, i ragazzi si sono voluti cimentare nella stesura di una sceneggiatura scritta da loro».

Ma quindi cosa c’entra la Giornata dei Calzini Spaiati con DramaBooks?
«La Giornata dei Calzini Spaiati celebra la diversità e l’accettazione delle differenze, concetti che in DramaBooks viviamo ogni giorno. Nei nostri audiolibri sceneggiati e fumetti vocali, non cerchiamo l’uniformità perfetta, ma il valore unico di ogni voce. E questo valore non dipende da caratteristiche fisiche o da una presunta “normalità”, ma dalla capacità di trasmettere emozioni. DramaBooks è una realtà in cui lavorano attori con e senza disabilità, perché per noi ciò che conta non è il corpo, ma la voce e il modo in cui riesce a raccontare una storia, a emozionare, a far immaginare mondi e personaggi. È la voce che porta vita a un racconto, che rompe le barriere e rende accessibile la cultura a tutti.
I calzini spaiati ci insegnano che l’armonia non sta nell’uguaglianza, ma nella diversità. E così anche nelle nostre produzioni, voci diverse si intrecciano senza discriminazioni, perché non è l’omologazione a creare bellezza, ma l’unicità di ogni interprete. In fondo, non sono i calzini a dover combaciare, ma le emozioni che una storia riesce a trasmettere». (Carmela Cioffi)

A proposito della Giornata dei Calzini Spaiati, suggeriamo la lettura di un’intervista pubblicata lo scorso anno da «Famiglia Cristiana», all’insegnante di scuola primaria Sabrina Flapp, colei che nel 2012 ideò l’evento. «L’ho trovato un modo diverso, forse originale – aveva affermato tra l’altro -, per spiegare ai bambini quanto siamo tutti unici, diversi e speciali: insieme possiamo essere ancora più importanti, efficaci, positivi. Siamo tutti un pezzettino di puzzle del mondo e tutti possiamo aiutarci, fare la differenza. Come i calzini, che possiamo indossare anche se spaiati, così rispettando ogni compagno e amico possiamo rendere le nostre giornate “delle buone giornate”». Per partecipare alla Giornata basta semplicemente indossare dei calzini spaiati e farli vedere a tutti, passando dai social alle chat sul proprio smartphone.

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L’Intervento Domiciliare Educativo: riflessione sul servizio

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Avviare una riflessione sul servizio IDE (Intervento Educativo a Domicilio) rivolto a minori e a persone con disabilità: è l’obiettivo della tavola rotonda organizzata dalla Cooperativa Sociale trentina GSH per l’11 febbraio a Mezzolombardo (Trento)

Avviare una riflessione sul servizio IDE, ovvero l’Intervento Educativo a Domicilio rivolto a minori e a persone con disabilità: è l’obiettivo della tavola rotonda denomminata appunto L’Intervento Domiciliare Educativo: riflessione sul servizio, organizzata dalla Cooperativa Sociale trentina GSH per il prossimo 11 febbraio, presso la Sala Spaur del Comune di Mezzolombardo, in provincia di Trento.

L’evento, moderato da Dario Ianes, condirettore del Centro Studi Erickson, servirà a confrontarsi in merito ad alcune criticità e difficoltà, ma anche ad esporre le buone prassi derivanti da questo tipo di intervento, a partire da alcuni spunti di riflessione: perché questo servizio viene scelto rispetto ad altri? Quali obiettivi si vogliono perseguire? Chi sono i protagonisti, la struttura del servizio e il suo setting? Quali caratteristiche deve avere l’educatore?
Gli Interventi Domiciliari Educativi, va ricordato in conclusione, vengono attivati attraverso il Servizio Sociale territoriale. (C.C.)

Per maggiori informazioni: GSH (info@gsh.it).

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Rendere la Carta Europea della Disabilità una realtà

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Come sfruttare al meglio queste nuove opportunità a vantaggio delle persone con disabilità: lo si spiegherà il 27 febbraio, durante un importante incontro online promosso dall’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità (con la disponibilità anche delle didascalie in italiano), tutto dedicato alla nuova Carta Europea della Disabilità e al Contrassegno Europeo di Parcheggio

Come avevamo riferito nel mese di ottobre dello scorso anno, dopo l’approvazione anche da parte del Consiglio dell’Unione Europea, sono giunti alla dirittura finale la Carta Europea della Disabilità (European Disability Card) e il Contrassegno Europeo di Parcheggio (European Parking Card for People with Disabilities). La “palla”, come avevamo scritto in quell’occasione, è passata ora ai 27 Stati Membri dell’Unione Europea, giacché se è vero che le Carte dovrebbero diventare realtà al più tardi entro il 2028, «gli Stati stessi – come aveva sottolineato l’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità – potranno (e dovrebbero) iniziare ad emetterle e ad accettarle prima».

In attesa quindi dei nuovi sviluppi, l’EDF stesso ha promosso un importante incontro di formazione online, denominato Making the European Disability Card a reality (“Rendere la Carta Europea della Disabilità una realtà”), che si terrà nella mattinata del 27 febbraio (ore 10-11.30) e che sarà segnatamente rivolto ai membri del Forum, alle altre organizzazioni di persone con disabilità a livello nazionale e comunitario, ma anche alle singole persone con disabilità, nonché alle autorità di attuazione nazionali, regionali o locali.
La lingua parlata dell’incontro sarà l’inglese (con sottotitoli in inglese in tempo reale), ma l’interpretazione dei segni internazionali e le didascalie in tempo reale in altre lingue, tramite traduzione automatica, saranno pure fornite su richiesta (va indicato nel modulo di registrazione, disponibile a questo link).

«Nel 2024 – spiegano dall’EDF – abbiamo celebrato il grande successo dell’approvazione e dell’adozione di una Legge europea sulla Carta Europea della Disabilità e sul Contrassegno Europeo di Parcheggio, ma il nostro lavoro non si ferma qui. Durante l’incontro del 27 febbraio, dunque, cercheremo di rispondere a una serie di domande, vale a dire: cosa dice il testo finale della Legge sulla Carta Europea della Disabilità? Quali sono i vantaggi concreti che questi nuovi documenti possono apportare? Quali i prossimi passi da compiere affinché i vari Stati inizino ad emettere e ad accettare le Carte? – Come possiamo garantire che la Legge sia applicata in modo ambizioso in tutti i Paesi dell’Unione Europea? Il tutto, dunque, per esplorare insieme come sfruttare al meglio queste nuove opportunità a vantaggio delle persone con disabilità». (Stefano Borgato)

Ricordiamo ancora il link al quale è disponibile il modulo di registrazione all’incontro online del 27 febbraio (in cui vanno richieste le didascalie in tempo reale in italiano).

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Centro Papa Giovanni XXIII di Ancona: un corso di “Servizio ai tavoli” per persone con disabilità

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Un corso, promosso dalla Cooperativa Sociale di Ancona Centro Papa Giovanni  XXIII, che si propone di fornire competenze pratiche e teoriche per l’inserimento lavorativo nel settore della ristorazione, con particolare attenzione all’autonomia e alla valorizzazione delle capacità individuali 

Il Centro Papa Giovanni XXIII di Ancona, ente che si occupa di inclusione e formazione nel territorio anche tramite la propria area formazione, ha annunciato l’avvio del corso Servizio ai tavoli di cibi e bevande, opportunità formativa gratuita, destinata a dieci partecipanti con disabilità intellettiva medio-lieve.
L’iniziativa, della durata di 100 ore, si propone di fornire competenze pratiche e teoriche per l’inserimento lavorativo nel settore della ristorazione, con particolare attenzione all’autonomia e alla valorizzazione delle capacità individuali. Il tutto è stato reso possibile grazie al sostegno di Intesa Sanpaolo, nell’ambito del progetto Un ponte per il lavoro, che mira a creare percorsi di inclusione sociale e professionale. Le lezioni si terranno presso lo stesso Centro Papa Giovanni XXIII e saranno condotte da professionisti del settore.
Questa organizzazione marchigiana conferma dunque il proprio impegno nel promuovere percorsi di crescita e autonomia per le persone con disabilità, ribadendo il valore della formazione come strumento di inclusione e realizzazione personale e professionale. (C.C. e S.B.)

Per ulteriori informazioni: Ufficio Comunicazione Centro Papa Giovanni XXIII (Marco Trillini), m.trillini@centropapagiovanni.it.

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