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Nota 1269 del 29 gennaio 2025 – Pubblicazione decreti direttoriali approvazione variazioni dotazione organica AFAM aa 2024-2025
Diventare adulti con la distrofia muscolare di Duchenne: un questionario
L’Associazione Parent Project sta collaborando con l’Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano alla realizzazione di un progetto sul tema della transizione dall’età pediatrica all’età adulta nelle persone con distrofia muscolare di Duchenne, allo scopo di identificare cosa facilita e cosa ostacola questa fase, attraverso l’opinione di tutte le persone coinvolte nel percorso, vale a dire pazienti, genitori o caregiver.
Per fornire dunque il proprio contributo al buon esito di tale progetto, sarà sufficiente compilare un agile questionario online (disponibile a questo link) e seguire le indicazioni che indirizzeranno al questionario specifico dedicato ai genitori/caregiver o a quello formulato per le persone con Duchenne tra i 15 e 25 anni (nel di minorenni, vanno compilati i documenti di consenso sia da parte dei genitori che dei pazienti stessi). (S.B.)
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Le modifiche al Codice della Strada e le persone con disabilità
Nelle ultime settimane abbiamo già avuto modo di occuparci in più occasioni della Legge 177/24 di modifica del Codice della Strada e lo abbiamo fatto a proposito dei cambiamenti apportati all’articolo 187 che, come sottolineato dall’AICE (Associazione Italiana Contro l’Epilessia) e dalla FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), nel chiedere esplicitamente uno specifico emendamento, rischiano di creare gravi problemi alle persone con disabilità le cui patologie richiedano di assumere determinati farmaci ricompresi nella categoria delle sostanze psicotrope.
Di questo, ma anche di tutte le altre parti che con le modifiche al Codice della Strada implicano conseguenze per le persone con disabilità e le loro famiglie, si è occupato il Centro Studi Giuridici e Sociali dell’ANFFAS Nazionale (Associazione Nazionale di Famiglie e Persone con Disabilità Intellettive e Disturbi del Neurosviluppo), elaborando un ampio approfondimento di cui suggeriamo senz’altro la consultazione (a questo link).
Partendo proprio dal punto di cui si è detto inizialmente, l’ANFFAS ricorda, come già avevamo segnalato sulle nostre pagine, il recente intervento, a livello di organi d’informazione, del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. «E tuttavia – scrivono dall’Associazione – al fine di evitare errate interpretazioni, si rende assolutamente necessario che le affermazioni del Ministro vengano riportate su un preciso atto normativo o su una circolare esplicativa. Nelle more consigliamo a chiunque si trovi ad assumere terapie farmacologiche come sopra descritte, a verificare con il proprio medico se le terapie assunte possano comportare eventuali alterazioni e, in caso negativo, a portare sempre con sé la relativa prescrizione».
Altro punto trattato dall’ANFFAS è quello riguardante la gratuità della sosta da parte delle persone con disabilità titolari di contrassegno, tema su cui è intervenuta una modifica dell’articolo 188 (comma 3-bis) del Codice della Strada. Ora dunque, «a differenza di quanto previsto precedentemente, fermo restando il diritto a sostare negli stalli ad esse riservati, possono parcheggiare gratuitamente ovunque, senza dover più procedere alla verifica dell’indisponibilità degli stalli loro riservati».
La Legge 177/24, inoltre, ha anche inasprito le sanzioni previste per le fattispecie di sosta e fermata negli spazi riservati ai veicoli per persone con disabilità.
E ancora, sono state previste nuove misure per facilitare l’attraversamento pedonale da parte delle persone con disabilità visiva. Se infatti l’articolo 41, comma 5, primo periodo del Codice della Strada prevedeva genericamente che «gli attraversamenti pedonali semaforizzati possano essere dotati di segnalazioni acustiche per non vedenti», tale formulazione è stata sostituita prevedendo che «gli attraversamenti pedonali semaforizzati possano essere dotati di segnalazioni acustiche di indicazione dello stato di accensione delle luci, nonché di guide tattili a pavimento idonee all’individuazione dei pali di sostegno delle lanterne semaforiche».
Oltre agli aspetti di cui si è detto, infine, l’ANFFAS evidenzia «un elemento di assoluta rilevanza al quale le Federazioni e le Associazioni di rappresentanza e lo stesso Ministero per le Disabilità dovranno porre attenzione», vale a dire che «l’articolo 35 della Legge 177/24 prevede che il Governo, nel rispetto di determinati principi e criteri direttivi ed introducendo le necessarie disposizioni di carattere transitorio, è delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge stessa (ossia a decorrere dal 14 dicembre 2024), uno o più Decreti Legislativi recanti disposizioni per rivedere e riordinare la legislazione vigente concernente la disciplina della motorizzazione e della circolazione stradale». E tra i princìpi e i criteri direttivi cui il Governo dovrà attenersi nell’emanazione di tali Decreti Legislativi, ne rientrano anche alcuni riguardanti direttamente le persone con disabilità. Per questo, secondo l’ANFFAS, «ci dovrà essere massima attenzione nel monitorare e partecipare a tale iter legislativo».
Si tratta, nello specifico, «dell’armonizzazione delle disposizioni del Codice con la disciplina in materia di disabilità e revisione della disciplina della circolazione delle macchine per uso di persone con disabilità, tenuto conto dell’evoluzione delle norme tecniche di settore, nell’ottica di rimuovere gli ostacoli alla libertà di circolazione stradale degli utenti della strada con disabilità promuovendo, nel contempo, la massima tutela dei medesimi». Si fa poi riferimento «alla revisione della disciplina generale delle modalità di sosta dei veicoli adibiti al servizio di persone con disabilità ovvero di donne in stato di gravidanza o di genitori con bambini di età inferiore a due anni anche finalizzata alla riserva di adeguate aree dedicate». E infine «del riordino e semplificazione della disciplina relativa alla conferma di validità della patente di guida per conducenti con disabilità, diabetici e persone con patologie neurologiche». (S.B.)
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Reclamo ex art. 669 terdecies c.p.c. al Tribunale civile di Palmi RG 102/2025 proposto da Florio Rossella c/MIM- decreto Tribunale Palmi del 23/01/2025
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Decreto ministeriale 12 del 28 gennaio 2025 – Procedure scioglimento riserve e inserimento titoli specializzazione sostegno e di didattica differenziata
AVVISO D.D.G. n. 1327 del 29.05.2024 Procedura concorsuale straordinaria riservata agli insegnanti di religione cattolica nella scuola dell’infanzia e primaria AVVISO CAMBIO DATA COLLOQUIO ORALE
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“Italia e Inclusione: la persona al centro”: la tappa di Jeddah per il tour della Amerigo Vespucci
In occasione della tappa di Jeddah (Gedda) in Arabia Saudita, del tour mondiale della nave Amerigo Vespucci, che ha visto il celebre veliero della Marina Militare partire nel 2023, con la conclusione prevista nel prossimo mese di giugno, la ministra per le Disabilità Locatelli interverrà il 29 gennaio all’evento denominato Italia e Inclusione: la persona al centro al cui panel, moderato da Serafino Corti, coordinatore del Comitato Tecnico-Scientifico dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità, interverranno Carlo Baldocci, ambasciatore d’Italia a Riad; Isabella Rauti, sottosegretaria alla Difesa; Vincenzo Falabella, presidente della FISH (già Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, oggi Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) e consigliere del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro); Nazaro Pagano, presidente della FAND (Federazione Italiana delle Associazioni Nazionali di Persone con Disabilità).
Parteciperanno inoltre, per la Cooperativa spezzina Luna Blu, il presidente Alberto Brunetti e Pietro Benelli; Davide Zubani, presidente dell’Associazione Si può fare; Katia Mignogna (presidente), Cristian Vida (amministratore), Marco Calderone e Gabriella Tavasani per la Cooperativa friulana Arte e Libro; Matteo Parsani, professore associato di Matematica presso l’Università KAUST di Jeddah; Andrea Stella, presidente della Fondazione Lo Spirito di Stella e ideatore dell’omonimo catamarano accessibile che sta effettuando il tour mondiale insieme all’Amerigo Vespucci.
«Abbiamo inserito il tema dell’inclusione e della disabilità tra gli argomenti trattati nel corso delle tappe che l’Amerigo Vespucci sta facendo intorno al mondo – ha spiegato Locatelli -, e lavoreremo con impegno per migliorare lo scambio delle buone pratiche tra i Paesi, il mondo del Terzo Settore e il mondo privato, certi che l’Italia possa portare all’attenzione un modello in grado di mettere al centro la persona e di valorizzarne i talenti e le competenze». (S.B.)
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A proposito di istituzionalizzazione e di “violenza addizionale”
Anziani legati, insultati e senza cibo. Le frasi choc degli infermieri di una RSA nel viterbese, titolava così, il 22 gennaio scorso, l’Agenzia AGI (il testo, a firma di Edoardo Izzo, è fruibile a questo link), e si tratta solo dell’ultimo di una serie infinita di vicende che mostrano l’orrore che l’istituzionalizzazione è capace di produrre.
Nel testo si parla di maltrattamenti e di un episodio di violenza sessuale ai danni di una ospite all’interno di una casa di riposo per persone anziane a Latera, in provincia di Viterbo, mentre ulteriori elementi – situazioni di malnutrizione, somministrazione di farmaci ansiolitici e frequenti episodi di contenzione fisica – sono al vaglio degli inquirenti. «L’indagine, iniziata nella primavera del 2024, è partita dalle confidenze di alcuni ex operatori della struttura, i quali si sono rivolti alla stazione [dei] carabinieri di Capodimonte raccontando una serie di abusi perpetrati ai danni degli anziani a opera di loro colleghi – riferisce Izzo –. Sotto il coordinamento del procuratore di Viterbo, Paolo Auriemma, e con la direzione del PM, Flavio Serracchiani, sono state installate telecamere all’interno della struttura e disposte intercettazioni ambientali. Dagli accertamenti, spiega una nota delle Forze dell’Ordine, è emerso “un quadro allarmante, preoccupante, pericoloso, contrassegnato da una gestione inumana dell’anziano, soggetto notoriamente vulnerabile, esposto ad attacchi gravemente lesivi del suo equilibrio psicofisico, già compromesso dall’età e dal naturale decadimento fisico e cognitivo”» (la formattazione riportata nel testo non corrisponde a quella originale).
La vicenda ha portato a disporre tre ordinanze di custodia cautelare in carcere e tre ordinanze di sospensione dall’esercizio delle funzioni per sei operatori socio-sanitari della struttura accusati di maltrattamenti e violenza sessuale.
Le dinamiche illustrate sono tristemente simili a quelle che si riscontrano in altre vicende che la cronaca ci restituisce con una certa frequenza, pertanto, più che soffermarsi sui dettagli di questa bruttissima storia, potrebbe risultare utile riflettere sulla prevenzione dell’istituzionalizzazione e delle altre forme di violenza che si possono concretizzare all’interno delle strutture che ospitano persone anziane e/o con disabilità.
L’istituzionalizzazione, con le sue modalità segreganti, costituisce di per sé una forma di violenza nei confronti delle persone con disabilità di qualunque età. Essa è incompatibile con il complesso delle norme nazionali e internazionali del diritto antidiscriminatorio, al cui interno figura anche, tra le altre, la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (ratificata dal nostro Paese con la Legge 18/09). Che si tratti di una forma di violenza lo ha ribadito, nel settembre 2022, anche il Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, l’organo preposto a monitorare l’applicazione della Convenzione, nelle sue Linee guida sulla deistituzionalizzazione, anche in caso di emergenza” (disponibili, in lingua italiana, a questo link; a tal proposito si segnala anche l’approfondimento pubblicato su queste stesse pagine).
Dunque la prima risposta da mettere in campo, oltre a quella di predisporre un piano di deistituzionalizzazione per le persone che attualmente vivono in istituti variamente denominati, dovrebbe essere quella di vietare che ulteriori persone vengano istituzionalizzate. In merito a quest’ultimo aspetto va rilevato che, sebbene l’Italia stia predisponendo misure atte a tale scopo – si pensi, ad esempio, alle disposizioni sull’attuazione del progetto di vita individuale personalizzato e partecipato previste dal Decreto Legislativo 62/24 –, il nostro welfare ha ancora un’impostazione prevalentemente familistica e quando, per diversi motivi, la famiglia o il/la caregiver non ci sono o non sono (più) in grado di prestare assistenza alla persona che ne ha necessità, la risposta pubblica continua ad essere segregante.
È quanto emerge anche da una recente intervista rilasciata da Ciro Tarantino, professore di Sociologia del Diritto presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, nonché curatore dell’opera collettiva Il soggiorno obbligato. La disabilità fra dispositivi di incapacitazione e strategie di emancipazione (il Mulino, 2024, liberamente fruibile online a questo link, mentre a quest’altro link è disponibile una sua presentazione).
In Che cosa giustifica ancora il “soggiorno obbligato” delle persone con disabilità? – questo il titolo dell’intervista curata da Carmela Cioffi per il presente giornale (disponibile a questo link), Tarantino, tra le altre cose, fa riferimento ad alcune «ambiguità che il Decreto Legislativo 62/2024 lascia proprio in tema di libertà personale e di prevenzione e contrasto dell’istituzionalizzazione», ed aggiunge un’ulteriore considerazione: «Il problema è che non mi pare che il mondo dell’associazionismo – nel suo complesso e con le dovute eccezioni – in questo momento dimostri una specifica sensibilità per queste tematiche. Mi sembra, piuttosto, che siamo in un momento in cui il tema viene silenziosamente rimosso dall’agenda politica, senza la forza e il coraggio di esplicitare le ragioni di questo accantonamento subdolo».
Se dunque in Italia si fa ancora ricorso all’istituzionalizzazione, oltre a chiedere all’associazionismo e alle Istituzioni che il tema venga urgentemente reinserito nell’agenda politica, si pone anche il problema di prevenire le forme di violenza addizionale, quelle che vanno a sommarsi alla segregazione e che sono state riscontrate anche nella casa di riposo di Latera.
Alcuni degli elementi che rendono possibili queste violenze addizionali sono rappresentati dal fatto che talvolta alle persone ospitate nelle strutture non è data la possibilità di comunicare con l’esterno, e che, davanti agli episodi di violenza, gli operatori o le operatrici tendono ad essere conniventi. Non è un caso che anche l’indagine di Latera abbia presso avvio dalle «confidenze di alcuni ex operatori», la qual cosa sembra indicare che finché hanno lavorato nella struttura costoro non hanno intrapreso azioni di contrasto alla violenza (sia nel senso di intervenire personalmente, sia nel senso di rivolgersi alle Forze dell’Ordine).
Dunque, per rimuovere questi ostacoli, sarebbe opportuno che, oltre all’attività di vigilanza attribuita all’Autorità Garante Nazionale dei diritti delle persone con disabilità, recentemente istituita, venisse disposto a livello normativo che non possano essere limitati o impediti alla persona con disabilità ospitata in una struttura il diritto di ricevere visite negli orari stabiliti, né le comunicazioni con l’esterno, né le verifiche da parte di Associazioni di persone con disabilità o comunque impegnate nella promozione e tutela dei diritti umani. Mentre per contrastare gli atteggiamenti di connivenza sarebbe opportuno prevedere interventi formativi obbligatori rivolti a tutto il personale di dette strutture sui temi della prevenzione e del contrasto alla violenza, con particolare attenzione al genere (ciò perché tutta la letteratura scientifica disponibile mostra che le donne sono più esposte alla violenza rispetto agli uomini).
C’è poi un ulteriore aspetto degno di attenzione. Poiché questi episodi di violenza addizionale non di rado vengono documentati attraverso la disposizione di intercettazioni ambientali e l’installazione di telecamere all’interno delle strutture (come abbiamo visto anche nel caso in esame), vi è chi ritiene che tali dotazioni debbano essere disposte in modo permanente a scopo preventivo.
In merito a questo aspetto possiamo osservare che mentre disporre tali misure in presenza di elementi oggettivi che configurano indizi di reato rientra nell’àmbito di uno Stato di diritto, la possibilità di disporle anche in assenza di indizi di reato si configurerebbe come un intervento arbitrario. Detto in modo più chiaro, a parere di chi scrive, questa proposta presenta delle criticità sia sotto un profilo giuridico, sia su un versante che potremmo definire di razionalità rispetto allo scopo.
Poiché il tema è molto ampio, in questo spazio evidenziamo brevemente solo alcuni aspetti che appaiono più rilevanti.
Sotto il profilo giuridico, disporre intercettazioni ambientali e sistemi di videosorveglianza permanenti esproprierebbe la persona con disabilità ospitata in una struttura della possibilità di decidere in autonomia se vuole o meno limitare o rinunciare alla propria privacy, la qual cosa contrasta con il principio di autodeterminazione, che costituisce uno dei pilastri portanti della citata Convenzione ONU, e con l’articolo 22 (Rispetto della vita privata) della stessa.
Va poi osservato che se la misura non è stata scelta dalla stessa persona con disabilità che vi è sottoposta, ma è stata introdotta attraverso un automatismo che agisce anche in assenza di indizi di reato, si sta operando con modalità sostitutive della persona, adottando un atteggiamento paternalistico verso la stessa, la qual cosa è vietata dall’articolo 12 (Uguale riconoscimento dinanzi alla legge) della Convenzione ONU.
A ciò si aggiunga che la misura proposta allo scopo di sorvegliare il personale delle strutture avrebbe un impatto sproporzionato sulla persona che vi risiede, giacché il personale dovrebbe rinunciare alla propria privacy “solo” nel contesto lavorativo (ma non al di fuori di esso), mentre la persona con disabilità vi dovrebbe rinunciare in modo continuativo (giorno e notte).
Possiamo inoltre supporre che ulteriori osservazioni potrebbero essere fatte anche sotto il profilo della tutela dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, ma è difficile comprendere in che termini tali aspetti siano stati trattati.
E tuttavia, prima di chiederci se questa proposta sia compatibile con le norme del nostro ordinamento giuridico, forse dovremmo chiederci se essa sia razionale rispetto allo scopo, ossia se sia idonea a raggiungere l’obiettivo di prevenire la violenza addizionale. Le domande sono: siamo sicuri/e che trattare con diffidenza anche gli operatori e le operatrici che non hanno mai agito violenza aiuti a prevenirla, e che da tale atteggiamento non possa invece scaturire un clima di sospetto e risentimento generalizzato con ricadute deleterie sulla qualità del lavoro, e dunque sull’assistenza prestata persone ospitate nelle strutture? Non sarebbe più razionale rispetto allo scopo intervenire con percorsi educativi volti a coinvolgere il personale in attività di contrasto alla violenza?
Le vicende di cronaca relative ad episodi di violenza come quelli riferiti dall’AGI suscitano nell’opinione pubblica emozioni di dolore, tristezza, paura e rabbia. Contrariamente a quanto molti pensano, se queste emozioni sono vissute con consapevolezza non possono considerarsi “negative” poiché assolvono alla funzione di spingere le persone all’attivazione. Soprattutto la rabbia, che solitamente scaturisce dalla percezione di una situazione di ingiustizia, è un grado di sprigionare una forte energia. Il problema è che questa energia andrebbe canalizzata perché se indirizzata indistintamente verso chiunque rivesta un determinato ruolo o possieda una determinata caratteristica (ad esempio, tutto il personale di qualunque struttura, nel caso della vicenda citata in questo testo, ma anche tutti gli uomini, nei casi di femminicidio), ciò non solo non aiuterebbe a prevenire la violenza, ma, criminalizzando un intero gruppo di soggetti, finirebbe per creare conflitti anche dove potrebbero esserci alleanze.
Le reazioni lucide e responsabili di Gino ed Elena Cecchettin, rispettivamente padre e sorella di Giulia Cecchettin, al barbaro femminicidio di quest’ultima, avvenuto nel Padovano l’11 novembre 2023, quando Giulia aveva solo 22 anni, per mano dell’ex fidanzato Filippo Turetta, mostrano in modo esemplare come, anche davanti a vicende di violenza particolarmente efferata, le energie emotive possano essere orientate verso la non-violenza.
Non si tratta, ovviamente, di essere tolleranti – ci mancherebbe –: se ricorrono i presupposti, le autorità inquirenti devono avere le mani libere per agire celermente con tutti gli strumenti a disposizione, e chi commette crimini così ripugnanti va adeguatamente punito. Dobbiamo anzi batterci con più convinzione perché quando le persone ospitate nelle strutture riferiscono episodi di violenza vengano disposte tutte le verifiche del caso. Lo sottolineiamo perché abbiamo seguito una vicenda in cui una donna con disabilità psicosociale ha dichiarato di aver subìto violenze sessuali da parte di due altri ospiti delle strutture in cui ha soggiornato, ma le sue dichiarazioni sono state completamente ignorate: si tratta di un fatto gravissimo. Ma posto questo, chiunque abbia avuto modo di occuparsi di contrasto alla violenza [da oltre dieci anni il Centro Informare un’h, di cui l’Autrice del presente contributo è responsabile, è particolarmente attivo nel contrasto alla violenza nei confronti delle donne con disabilità: a tal proposito si veda l’apposita sezione tematica, N.d.R.], può confermare che il primo e più efficace strumento di prevenzione è l’intervento educativo finalizzato all’accrescimento della conoscenza e della consapevolezza del fenomeno, nonché alla costruzione di contesti di fiducia e relazioni autentiche.
*Responsabile di Informare un’h – Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa), nel cui sito il presente contributo di riflessione è già apparso e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, insieme alla medesima immagine ivi utilizzata, per gentile concessione.
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Decreto Ministeriale 13 del 28 gennaio 2025 - Allegati
Decreto Ministeriale 13 del 28 gennaio 2025 - Discipline seconda prova scritta esame di Stato secondo ciclo as 2024-2025
“L’emozione ha una voce”: quella di Mario Loreti
Only when it is dark enough can you see the stars
(Solo quando è abbastanza buio puoi vedere le stelle)
Martin Luther King
Ciascuno di noi, se guarda indietro nella propria esistenza, può individuare degli incontri o “chiacchierate” che più di altri gli hanno lasciato un segno indelebile nella memoria, per la loro carica di specialità e ispirazione. Oggi vorrei qui raccontare dell’ultima in ordine di tempo che ho vissuto io e che credo ispirerà anche voi.
Ho avuto il piacere di intervistare Mario Loreti, speaker cieco che ha prestato e continua a prestare la voce per tante pubblicità, spot e audiodescrizioni filmiche. Un’informale chiacchierata nella quale darsi del tu è stato naturale, soprattutto per l’ironia e la modestia che lo contraddistinguono. Insieme, abbiamo ripercorso la sua carriera lavorativa finora: com’è cominciata, come sta andando e come promette di andare nell’incertezza del futuro.
Lo speaker radiofonico, pubblicitario o di audiodescrizioni non è esattamente il primo mestiere che potrebbe saltare in mente a un bambino. Infatti, alla domanda «Che cosa volevi fare da grande?», Mario non riusciva a individuare qualcosa nello specifico, se non la sua grande passione per l’aviazione, che ancora lo accompagna. Rispondeva dunque che forse sarebbe diventato pilota, progetto che – mi ha raccontato con ironia – ha dovuto scartare per l’incolumità sua e dei passeggeri.
L’illuminazione vera e propria è arrivata con un Canta Tu, un regalo del padre. Un bel giorno, in vacanza al mare, gli disse che con un apposito cursore avrebbe potuto abbassare la musica e parlarci sopra come si fa alla radio. Da lì, l’idea di augurare un buon compleanno alla sorella, ai microfoni di Radio In 101. La spigliatezza di un Mario undicenne non passò inosservata agli occhi e alle orecchie del conduttore radiofonico, che così gli affidò un programma per bambini al telefono: tra i piccoli telespettatori, Mario non sapeva che c’era anche la sua futura ragazza.
La passione sfrenata per la radio si deve anche a un microfono per cantare, regalatogli dalla nonna: lui lo usò invece per registrare pubblicità e spianarsi la strada allo speakeraggio.
Tra le doti che lo hanno aiutato Mario Loreti nel suo percorso, c’è anche l’orecchio assoluto, ossia quella rara capacità di identificare note e frequenze all’istante – permettendogli di fatto di equalizzare in tempo reale e risolvere quei piccoli problemi di suono che potrebbero verificarsi in una sessione di registrazione.
Nel 2005 comincia ufficialmente il suo percorso professionale, con la fondazione di Radio Web Stereo. Dopo alcuni anni di esperienza e collaborazione con vari colleghi, uno di questi gli suggerì di presentarsi ad alcuni provini. Come accade spesso in questi casi, i primi non andarono a segno, ma poi il talento è stato premiato, la fortuna è arrivata e con essa anche il primo spot: fu per pubblicizzare un corso di conduzione radiofonica in Puglia. Così, un’assegnazione dopo l’altra, la carriera di Mario Loreti è decollata senza dover neanche mettere mano alla cloche di un aereo.
Ma veniamo alla parte più tecnica e – a mio avviso – affascinante della sua realtà professionale: come lavora “tecnicamente” uno speaker che non ci vede? Come “legge” le battute da recitare? Di fatto, non lo fa. Quando lavora da casa, si avvale di un piccolo studio, avendo investito le sue prime entrate in una strumentazione di qualità: una cabina insonorizzata con pannelli fonoassorbenti (che impediscono alla voce di infrangersi sulle pareti), un processore audio, un mixer, un microfono, un computer super silenzioso e una scheda audio che permetta di registrare con una qualità pari a quella degli studi tradizionali. L’insieme di questi strumenti, grazie all’uso di una sintesi vocale che legge lentamente il testo restando indietro di una frase rispetto a lui, gli permette di avere il tempo di comprendere il contesto e recitare con la giusta intonazione. Nel caso delle audiodescrizioni il copione contiene anche l’ultima parola del dialogo del film, per far comprendere a Mario il punto dopo il quale inserirsi con la voce.
La premiazione di Mario Loreti al recente Festival del Doppiaggio “Voci nell’Ombra”Il metodo è applicabile ovviamente anche negli studi di doppiaggio: Mario ci ha tenuto infatti a sottolinearmi il grande privilegio che è lavorare in gruppo, in uno studio di registrazione, in sinergia con il direttore e i fonici di doppiaggio e mix. Lavorare da casa snellirà i tempi e le figure richieste, dal momento che sarà lo speaker a “dirigersi”, “registrarsi” e “missarsi”, ma la relazione umana, come sempre, è il valore aggiunto che rende un’esperienza degna di essere vissuta.
E abbiamo parlato tanto di umanità come valore aggiunto anche quando ho dovuto, ahimè, chiedergli se pensa e teme che un giorno l’intelligenza artificiale riuscirà davvero a erodere figure professionali. «Fermarla è impossibile – dice -, ma quanto riuscirà a erodere figure professionali dipenderà sicuramente dall’uomo». Non teme dunque particolarmente le potenzialità di questa invenzione che certamente può far paura, ma che rimane pur sempre uno strumento basato su un calcolo probabilistico, fatto di dati che gli forniamo. Oltretutto, lo scarto con la voce, l’intenzionalità e l’emotività umana rimarranno sempre e ben presenti. Ciò che, malauguratamente, potrebbe davvero portarci alla fine, sarebbe un eventuale passo indietro nella sensibilità dell’uomo: se tra dieci o vent’anni, l’orecchio umano si sarà abituato a intonazioni asettiche e avrà messo da parte il gusto, allora sarà davvero ora di dire addio alla qualità e all’audiodescrizione come forma d’arte. Diventerà l’ennesima sintesi vocale che tedierà i fruitori ciechi e ipovedenti nella loro routine, e a quel punto anche l’arte sarà morta.
Abbiamo terminato la chiacchierata parlando di un bel traguardo: la consegna del Premio Speciale Accessibilità per il Festival del Doppiaggio Voci nell’Ombra, lo scorso 1° dicembre, per aver prestato la voce al testo di Laura Giordani dell’audiodescrizione del film Netflix Sei nell’anima (2024), che ci fa scoprire l’incredibile esperienza di vita della regina del rock italiano, Gianna Nannini [di tale audiodescrizione ha scritto già ampiamente, sulle nostre pagine, Laura Giordani, a questo link, N.d.R.].
Nel ricordare la consegna di questo importante riconoscimento, Mario Loreti ha raccontato di avere vissuto emozioni contrastanti. In sala, mentre speakerava l’audiodescrizione, era convinto di star facendo il peggior turno della sua vita in termini di qualità professionale: la sera prima non era stato bene e aveva anche preso in considerazione l’idea di assentarsi. A posteriori, scoprire che quella lavorazione gli è valsa un premio così prestigioso l’ha riempito di gioia e soddisfazione, soprattutto per i complimenti ricevuti a proposito dell’emotività con cui alcune clip sono state recitate.
Mario Loreti, che speakera audiodescrizioni filmiche per professione da relativamente poco tempo, si dice onorato ed emozionato per la grande opportunità che sta vivendo: quella di avere voce in capitolo su un prodotto destinato anche a lui. Ringrazia di cuore quanti, nel settore del doppiaggio e dell’accessibilità, gli stanno offrendo l’occasione di lavorare su questo e altri progetti perché, collaborando con gli addetti ai lavori, è fiero di poter apportare con la sua sensibilità e la sua esperienza di vita quel plus che impreziosisce l’audiodescrizione – che è prima di tutto un ausilio per persone con disabilità visiva.
Solo la risorsa umana può lasciare davvero il segno, perché conosce e capisce ciò che è richiesto in un determinato settore, apportando il proprio valore aggiunto. Mario è la prova vivente che se si insiste con passione, intelligenza e cuore, ognuno può raggiungere i propri sogni: è una testimonianza di ispirazione per tutti noi. È anche grazie alla sua voce se oggi migliaia di fruitori possono apprezzare opere audiovisive nella loro interezza e impreziosite da quel che di più umano e prezioso abbiamo: l’emozione.
Adriano Celentano cantava che “l’emozione non ha voce”: ascoltando quella di Mario Loreti potrebbe ricredersi. Fatelo anche voi!
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Domenico e tanti altri: storie di sci senza barriere
Anche se le feste sono ormai un ricordo, vorrei raccontare una storia che rievoca la magia del Natale. Torniamo per qualche istante agli inizi di dicembre. Domenico è un ragazzo campano di 17 anni e, come molti suoi coetanei, aspetta la neve sulle montagne per poter andare a sciare.
Per lui un regalo “speciale”, perché, nonostante abbia la spina bifida, Domenico desidera sciare. Da alcuni anni, il ragazzo riesce a realizzare questo suo desiderio, malgrado le sue limitazioni fisiche, frequentando la Freerider Sport Events, Associazione specializzata nell’insegnamento dello sci ai giovani con disabilità. Anche quest’anno il sogno di Domenico si è avverato: ai primi di gennaio, con la mamma, dopo un lungo e non semplice viaggio, ha raggiunto gli amici della Freerider Sport Events, per fare insieme con loro le piste di Sestola, località sciistica del Modenese.
Scopo di Freerider Sport Events è proprio esaudire i sogni dei bambini e dei giovani, ispirandosi a un motto del romanziere Marcel Proust: «Se sognare un po’ è pericoloso, il rimedio non è sognare di meno, ma sognare di più, sognare tutto il tempo». L’Associazione riesce a portare avanti questa sua particolare missione, grazie anche alla collaborazione con l’ASBI (Associazione Spina Bifida Italia), iniziata anni fa, con la quale organizza dei camp, sia invernali, sia estivi, all’insegna dello sport. Lo stesso Domenico ne è un frequentatore.
Nicola Busata, direttore tecnico dell’Associazione, racconta che Freerider Sport Events nasce dal desiderio, o meglio da una sfida, di un gruppo di amici di permettere a un carissimo amico rimasto in sedia a rotelle in seguito a un incidente di tornare a sciare. Questa forte motivazione progressivamente si è trasformata in una vera missione: insegnare ai bambini, anche a quelli che pensano di non poter scivolare sulla neve, di trovare il loro equilibrio, seduti su monosci e guidati da maestri e volontari esperti. «Questa esperienza per i più piccoli è più di un corso di sci – dice Busata –: è un’occasione nella quale poter riscoprire la propria autonomia, imparare a fidarsi degli altri, ma soprattutto di se stessi. Ogni passo che compiono sulla neve è il risultato di un lavoro paziente di tecnologie che si evolvono continuamente, sperimentando soluzioni sempre più semplici».
La stagione in corso è la loro diciannovesima, inaugurata in dicembre a Madonna di Campiglio (Trento), evento che ha avuto come madrina la ministra per le Disabilità Locatelli, in collegamento da Roma; nella stessa sede, inoltre, si è tenuto un Technical Meeting, ossia un corso per l’insegnamento sia dello sci da in piedi, sia da seduto.
La prima uscita è stata appunto quella di Sestola, che si è tenuta dal 4 al 6 gennaio, cui hanno partecipato Domenico e altri 16 bambini/ragazzi dell’ASBI. Il successivo appuntamento è stato sull’Abetone (Pistoia) dal 17 al 19 gennaio e i prossimi a Folgaria (Trento) dal 3 al 9 febbraio, a Roccaraso (l’Aquila) dal 13 al 15 febbraio, a Bormio (Sondrio) dal 14 al 16 marzo, a Canazei dal 21 al 23 marzo, a Madonna di Campiglio dal 28 al 30 marzo e in Alta Badia (Bolzano) dal 4 al 6 aprile.
*Il presente contributo è già apparso in “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it», con il titolo “Domenico e lo sci senza barriere di Freerider”, e viene qui ripreso, con alcuni riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.
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Piano regionale di dimensionamento della rete scolastica e programmazione dell’offerta formativa – anno scolastico 2025/26
L’esperienza di Bibione dimostra che l’accessibilità è il futuro del turismo
Bibione, nella Città Metropolitana di Venezia, si conferma la prima destinazione turistica accessibile d’Italia: lo certificano i numeri della Guida digitale accessibile all’ospitalità, che Village for all (V4A®) la nota rete specializzata in ospitalità accessibile, realizza ogni anno per illustrare tutta l’offerta e le esperienze della località.
L’adesione della nota località balneare veneta al progetto Destination4All, percorso messo a punto da Village for all, dimostra come l’accessibilità non è solo un atto di inclusione, ma una scelta strategica che porta benefìci concreti all’intera località. Nel 2024, l’investimento di Bibione in un’offerta di ospitalità accessibile ha determinato infatti un significativo incremento dei ricavi e un’estensione della stagione balneare, grazie alla crescente domanda da parte dei viaggiatori con disabilità e dei loro accompagnatori.
Secondo i dati di Destination4All, 287 euro a notte è la media dell’investimento per il pernottamento, con le strutture ricettive che registrano il maggior numero di prenotazioni durante i mesi tradizionalmente meno affollati di giugno e settembre. Insieme a maggio, questi periodi risultano i più interessanti anche per volume di spesa da parte degli ospiti. In deciso incremento anche le richieste di postazioni spiaggia accessibili che nel 2024 hanno rappresentato il 12,8%. Oltre 5.000 quelle vendute nella passata stagione, per un totale di 648 presenze, di cui il 91% proveniente dai mesi di luglio e agosto.
Dal 2018, del resto, Bibione ha avviato un percorso volto a rendere accessibile l’intera offerta turistica, coinvolgendo strutture ricettive, infrastrutture, trasporti, servizi ed esperienze. Dallo scorso anno, quindi, Village for all ha istituito un Osservatorio dell’Ospitalità Accessibile, in collaborazione con Bibione Live, il Consorzio di promozione turistica della loocalità balneare, per monitorare l’andamento del progetto Destination4All e coinvolgere tutte le aziende partecipanti.
Roberto Vitali, co-fondatore e amministratore delegato di Village for all, afferma: «Il progetto Destination4All dimostra che l’accessibilità non è solo un diritto, ma una strategia vincente per le destinazioni turistiche. Siamo orgogliosi di collaborare con Bibione per sviluppare un modello replicabile in altre località lungimiranti, come Peccioli (Pisa) e Cortina d’Ampezzo (Belluno), portando benefìci concreti sia agli operatori che ai visitatori. L’accessibilità è il futuro del turismo». (C.C.)
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Procedure concorsuali per titoli ed esami per l’accesso al ruolo degli insegnanti di religione cattolica nelle scuole dell’infanzia e della primaria e secondarie di primo e secondo grado ai sensi del Decreto Ministeriale n. 103 del 29 maggio 2024 e del...
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Procedure concorsuali per titoli ed esami per l’accesso al ruolo degli insegnanti di religione cattolica nelle scuole dell’infanzia e della primaria e secondarie di primo e secondo grado ai sensi del Decreto Ministeriale n. 103 del 29 maggio 2024 e del...
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Ricorso al TAR Calabria RG 1984/2024 proposto da Ponte Maria c/ MIM- motivi aggiunti- Ordinanza TAR Calabria Sezione Seconda n. 77/2025
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Un percorso formativo gratuito per l’assistenza a persone con malattie neuromuscolari
Tra le varie attività del progetto Match Point – iniziativa di cui ci siamo già ampiamente occupati in più occasioni lo scorso anno, finanziata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e promossa dalla Direzione Nazionale UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), dall’Associazione Parent Project e dalle Sezioni UILDM di Bologna, Milano e Pisa – vi è anche un percorso formativo gratuito rivolto a OSS (Operatori Socio Sanitari), ASA (Ausiliari Socio-Assistenziali) e ad altri operatori del mondo socio-assistenziale (OSSS-Operatori Socio Sanitari Specializzati o complementari, OTA-Operatori Tecnici addetti all’Assistenza, OSA-Operatori Socio Assistenziali ecc).
Tale formazione consentirà ai partecipanti di acquisire competenze specifiche nella gestione e nell’assistenza delle persone con malattie neuromuscolari. (S.B.)
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Umanizzazione delle cure: la risonanza magnetica come un viaggio a bordo di un sottomarino
Inaugurata in questi giorni all’Istituto Scientifico Eugenio Medea-La Nostra Famiglia di Bosisio Parini (Lecco), grazie alle donazioni di Smurfit Westrock Foundation, Associazione Eva Maria e dell’ILGA (Italian Ladies Golf Association), l’opera Un tuffo nel blu, creata dall’artista Silvio Irilli – che da tredici anni, con il progetto Ospedali dipinti, veste di colori e sorrisi i reparti, soprattutto di pediatria degli ospedali italiani – ha consentito di trasformare gli ambienti dedicati alla risonanza magnetica in un vero “mondo da favola”, permettendo ai piccoli pazienti e alle loro famiglie di affrontare quel tipo di esame come una sorta di viaggio verso un mondo incantato a bordo di un sottomarino.
«Si tratta – dicono dal Medea-La Nostra Famiglia – di un ulteriore importante tassello di quel percorso di umanizzazione delle cure che passa anche attraverso la bellezza degli spazi, in linea con la nostra missione, essere cioè dalla parte del bambino, sempre e in tutto».
«La sensazione – spiega Silvio Irilli – è quella di tante vetrate che affacciano sui fondali marini e un aspetto che ho voluto valorizzare riguarda la sala di ambulatorio, dove i bambini vengono preparati prima della risonanza. Quando saranno sdraiati sul lettino, durante la preparazione per l’esame o al risveglio dalla anestesia, potranno ammirare sul soffitto e sulle pareti circostanti delfini e tartarughe, nuovi amici che li accompagneranno e incoraggeranno in un viaggio coinvolgente e immersivo».
«I nuovi ambienti – aggiungono dal Medea-La Nostra Famiglia – aiuteranno i bambini a vincere le paure e a sognare, anche durante l’esame. La risonanza magnetica è infatti uno strumento fondamentale per la valutazione del sistema nervoso centrale, cioè del cervello e del midollo spinale, ma sottoporsi ad un esame di risonanza è un’esperienza che può essere fonte di stress e preoccupazione, a causa della necessità di stare fermi per un periodo talvolta lungo in uno spazio ridotto. A maggior ragione se i pazienti sono bambini o bambine con malattie neurologiche.
«Ogni anno – ricorda Nivedita Agarwal, responsabile dell’Unità Operativa di Neuroradiologia del Medea – sono quasi 600 i bambini che afferiscono al nostro servizio. Si tratta di bambini con malattie complesse, come le paralisi cerebrali infantili, i danni da grave prematurità, le malattie rare genetiche, i traumi cranici, i tumori cerebrali, le dislessie, il ritardo psicomotorio e l’autismo. Ebbene, per tutti loro volevamo rendere meno problematico o addirittura piacevole l’esame e per questo ci siamo rivolti ad Ospedali Dipinti. L’opera di Silvio Irilli e la generosità dei donatori regaleranno stupore e meraviglia: per i bambini non c’è dono più bello».
Per migliorare inoltre l’esperienza sensoriale, in sala anestesia ci saranno anche i suoni dei fondali marini e al termine dell’esame tutte le bambine e i bambini riceveranno il “Certificato di coraggio e merito”, con il logo di Capitan Delfino, personaggio creato da Irilli. «Avere assistito alla risonanza magnetica di un bambino – commenta l’artista – e vederlo uscire dalla sala con il sorriso e con la mamma che gli faceva le foto con i delfini è stato un momento molto toccante. Credo sia il più bel ringraziamento a coloro che hanno creduto in questo progetto di umanizzazione del reparto». (S.B.)
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