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La sordocecità dev’essere classificata come una disabilità specifica

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«Il BIAP (Bureau International d’AudioPhonologie) e l’Organizzazione Mondiale della Sanità – rende noto il Comitato Sordocecità per la modifica della legge 107 /10 – valuteranno presto di  considerare la riclassificazione della sordocecità come disabilità distinta e specifica. E anche nel nostro Paese sono state presentate due Interrogazioni di tono analogo ai Ministri della Salute e per le Disabilità»

Il nostro Comitato [Comitato Sordocecità per la modifica della legge 107 /10], si è rivolto al BIAP (Bureau International d’AudioPhonologie), per chiedere di considerare la riclassificazione della sordocecità come disabilità distinta e specifica. In tal senso, la presidente del BIAP, Edilene Boéchat, ha affermato che nel prossimo mese di maggio il BIAP e l’Organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS) si riuniranno per valutare questa proposta concernente una gravissima pluriminorazione, che in Italia come in Europa colpisce lo 0,2% della popolazione (dati ISTAT e Lega del Filo d’Oro, 2022).
Successivamente infatti alla Dichiarazione scritta dei diritti delle persone sordocieche, approvata dal Parlamento Europeo il 1° aprile 2004, il Parlamento Italiano promulgò la Legge 107/10 (Misure per il riconoscimento dei diritti alle persone sordocieche), che tuttavia, pur richiamando la normativa europea, non dava seguito alla specificità di questa pluriminorazione, riconoscendo solo singolarmente la sordità e la cecità.
Le persone sordocieche che possiedono un minimo residuo di uno o entrambi i sensi in forma grave riescono in particolari condizioni a comunicare attraverso il supporto vicendevole dei due sensi stessi, ma la sordocecità dev’essere classificata come una disabilità specifica.
Nella recente normativa 227/21 (Legge Delega in materia di disabilità), si evidenzia una sola condizione di sordocecità (al limite della sordocecità assoluta), che non tiene conto delle diverse gravità. Manca dunque una puntuale classificazione. Eppure il Decreto Interministeriale del 26 settembre 2016 (Riparto delle risorse finanziarie del Fondo nazionale per le non autosufficienze, per l’anno 2016) aveva inserito i sordociechi in condizione di particolare gravità nell’elenco delle gravissime disabilità.
Le persone con pluriminorazione sensoriale che necessitano dell’uso di protesi acustiche devono poi fare i conti con gli elevati costi e chi non ha un reddito sufficiente si vede costretto a rinunciarvi.
Il deputato Marco Furfaro ha recentemente depositato due Interrogazioni al Ministro della Salute Schillaci e alla ministra per le Disabilità Locatelli, invitandoli ad indicare una precisa classificazione delle diverse gravità della sordocecità e a inserire nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) le costosissime protesi acustiche.
Auspichiamo pertanto una pronta presa di posizione del Governo per venire incontro a queste persone con una pluriminorazione.

*Presidente del Comitato Sordocecità per la modifica della legge 107 /10.

A questo link è disponibile un ampio documento redatto dal Comitato Sordocecità per la modifica della legge 107 /10, denominato Per la classificazione delle diverse forme di gravità nella sordocecità per una migliore inclusione sociale.

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L’Unione Europea dimostri la propria leadership sui diritti umani in questi tempi pericolosi!

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«Le conclusioni degli esperti dell’ONU seguono in gran parte ciò che anche noi avevamo chiesto all’Unione Europea. Ci auguriamo dunque che essa dimostri ora la propria leadership sui diritti umani in questi tempi pericolosi, agendo in base a quelle raccomandazioni»: così il presidente del Forum Europeo sulla Disabilità Vardakastanis commenta le “Osservazioni Conclusive” del Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, rispetto all’applicazione della Convenzione ONU nell’Unione Europea

Già nei giorni scorsi (se ne legga a questo link) l’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità aveva espresso una serie di valutazioni, in corrispondenza dell’esame sull’attuazione della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, da parte dell’Unione Europea, a cura del Comitato ONU preposto a tale compito.
Ora dunque che lo stesso Comitato ONU ha reso pubbliche le proprie Osservazioni Conclusive, l’EDF, in attesa di un esame accurato di esse, che consenta di produrre un proprio rapporto, esprime già alcuni commenti. «Le conclusioni degli esperti dell’ONU – dichiara ad esempio il presidente del Forum Yannis Vardakastanis – seguono in gran parte ciò che avevamo chiesto noi stessi di fare all’Unione Europea. Ci auguriamo dunque che essa dimostri ora la propria leadership sui diritti umani in questi tempi pericolosi, agendo in base a quelle raccomandazioni».

In sintesi, e in generale, il Comitato ONU ha chiesto all’Unione Europea di «condurre una revisione globale della propria legislazione, necessaria per garantire la compatibilità con la Convenzione ONU».” sui diritti delle persone con disabilità.
Più nel dettaglio, partendo dal precedente rapporto di dieci anni fa sull’Unione Europea, gli esperti delle Nazioni Unite hanno riconosciuto una serie di progressi, rilevando però «la necessità di ulteriori iniziative per garantire pari accesso e opportunità alle persone con disabilità, in particolare tramite una migliore allocazione dei Fondi Europei, una Strategia sui Diritti delle Persone con Disabilità aggiornata e un più stretto coinvolgimento delle organizzazioni rappresentative delle persone con disabilità».
Tra le altre raccomandazioni, poi, il Comitato ONU ha chiesto con forza «di generare il sostegno politico necessario ad approvare la Direttiva sulla Parità di Trattamento, di non procedere con la Proposta di regolamento sulla tutela degli adulti, di estendere la portata della Carta Europea della Disabilità, in modo tale da garantire la libertà di movimento, nonché di adottare un Piano d’Azione sulla Disabilità per le iniziative esterne dell’Unione».
Non da ultima, la richiesta che «le Istituzioni dell’Unione diano l’esempio, in termini di accessibilità e pari opportunità, anche come Pubblica Amministrazione, ovvero come datore di lavoro».

«Riconosciamo a nostra volta i progressi significativi compiuti negli ultimi dieci anni – sottolineano dall’EDF -, e in particolare rispetto alla legislazione sull’accessibilità, oltreché nell’adozione di “iniziative-faro”, quali le Direttive sulla Carta Europea della Disabilità e sul Contrassegno Europeo di Parcheggio. E tuttavia ci aspettiamo ora che l’Unione Europea e le Istituzioni di essa attuino le raccomandazioni contenute nel rapporto del Comitato ONU, attraverso una Strategia aggiornata e un “ambizioso” bilancio post-2027». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: André Felix (responsabile della Comunicazione dell’EDF), andre.felix@edf-feph.org (cui scrivere in inglese).

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Giovani con autismo dalla Sardegna a Roma, per partecipare alla “Run for Autism 2025”

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Il 6 aprile a Roma è in programma la “Run for Autism 2025”, evento promosso e organizzato dal Progetto Filippide, presentato come «l’unica gara su strada in Europa interamente dedicata alla conoscenza della problematica dell’autismo» e anche quest’anno arriverà nella Capitale una delegazione di atleti dell’Associazione Sportiva Dilettantistica Filippide Cagliari e Sud Sardegna

Il 6 aprile a Roma vi sarà la Run for Autism 2025 (5 chilometri Stracittadina e 10 chilometri competitiva e non competitiva), evento promosso e organizzato dal Progetto Filippide, che viene presentato come «l’unica gara su strada in Europa interamente dedicata alla conoscenza della problematica dell’autismo». E anche quest’anno arriverà nella Capitale una delegazione di atleti dell’Associazione Sportiva Dilettantistica Filippide Cagliari e Sud Sardegna.
«La partecipazione dei nostri giovani – dicono dall’Associazione – sarà non competitiva, ma siamo certi che la nostra presenza contribuirà a rafforzare il significato di un evento che guadagna l’importanza dal numero di coloro che ci partecipano, a testimonianza del fatto che si tratta di una celebrazione che ci permette di focalizzare l’attenzione sull’autismo, mostrando a tutti che le persone autistiche sono capaci di far fronte anche a delle sfide fisiche che metterebbero in difficoltà chiunque non sia un agonista o uno sportivo. È evidente, infatti, come messaggi di grande significato viaggino grazie anche a queste manifestazioni sportive, cui partecipiamo con grande piacere e per le quali i nostri ragazzi si allenano nel corso dell’anno, attraverso innumerevoli giornate organizzate per loro e per le rispettive famiglie. Crediamo profondamente nello sport, svolto anche in forma non agonistica, che permette di unire e legare un gruppo di persone favorendo la crescita personale e sociale, e al contempo produrre effetti positivi sulla propria salute fisica e mentale. Per noi, come Associazione sportiva, si tratta di uno strumento fondamentale attraverso il quale coinvolgere i ragazzi in sfide alla loro portata, che si rivelano complicate e dure, ma che ogni volta vengono superate con la dedizione e la tenacia, che non è una prerogativa esclusiva delle persone che non soffrono di disturbi dello spettro autistico, me una capacità di tutti, che può essere coltivata e aumentata».

«Attendiamo ogni anno l’appuntamento della Run for Autism – sottolinea Marcellina Spiga, presidente dell’Associazione Progetto Filippide Cagliari e Sud Sardegna -, perché tutte le volte che ci abbiamo partecipato è stata un’esperienza bellissima. I nostri atleti, anche in altre occasioni simili, ci vanno con gioia; lo vedo da come reagiscono e da come si comportano, perché partecipano con il sorriso sulle labbra e con un’energia che li spinge senza mai fermarsi. L’appuntamento del 6 aprile sarà una sfida cui sono abituati, perché la vivono periodicamente attraverso il programma che abbiamo predisposto per tutti loro. La vita associativa, infatti, li pone davanti ad attività cui partecipano con costanza e dedizione, che per loro e per noi familiari sono fondamentali per favorire l’apprendimento di aspetti a volte dati per scontati, ma che non lo sono affatto: si immagini, ad  esempio, le difficoltà vissute da una persona autistica nell’intrecciare amicizie o nell’assumersi un impegno, a volte scomodo, obbligandoli al rispetto di regole, e che garantisce quella routine che permette loro di crescere e imparare anche come la vita possa essere dura».

«Ovviamente – conclude Spiga -, tutti i passi e le attività che vengono svolte dai nostri giovani, persone autistiche che richiedono il massimo livello di supporto, sono supportati dai nostri operatori e dagli stessi familiari, ma queste manifestazioni sportive ci permettono di trovarci in un evento che ha una grossa risonanza mediatica e che focalizza l’attenzione dell’opinione pubblica sull’autismo, favorendo così l’abbattimento di quelle barriere e di quei pregiudizi che ancora oggi permeano l’immagine della persona autistica». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: filippide.cagliari@gmail.com.

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Diritto e sport per le persone con disabilità

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Come le più recenti normative nei rispettivi settori stanno trasformando l’approccio italiano allo sport e alla disabilità, favorendo una maggiore partecipazione e opportunità per le persone con disabilità: è l’assunto di base della pubblicazione “Diritto e sport per le persone con disabilità”, elaborata per il CNEL da Vincenzo Falabella, consigliere dello stesso CNEL in cui coordina l’Osservatorio Inclusione e Accessibilità, e da Maria Paola Monaco, docente universitaria di Diritto del Lavoro Immagini di varie discipline sportive praticate da persone con disabilità

Un’analisi del quadro normativo italiano in materia di sport e disabilità, con particolare attenzione alle riforme introdotte dal Decreto Legislativo 36/21 (Attuazione dell’articolo 5 della legge 8 agosto 2019, n. 86, recante riordino e riforma delle disposizioni in materia di enti sportivi professionistici e dilettantistici, nonché di lavoro sportivo) e dal Decreto Legislativo 62/24 (Definizione della condizione di disabilità, della valutazione di base, di accomodamento ragionevole, della valutazione multidimensionale per l’elaborazione e attuazione del progetto di vita individuale personalizzato e partecipato), attuativo della Legge Delega 227/21 in materia di disabilità: è questa la proposta della pubblicazione Diritto e sport per le persone con disabilità, uscita dal CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro), nell’àmbito della serie “Casi e materiali di discussione. Mercato del lavoro e contrattazione collettiva” (n. 30/2025) e disponibile a questo link.
Ad elaborare il documento sono stati Vincenzo Falabella, consigliere del CNEL al cui interno coordina l’Osservatorio Inclusione e Accessibilità, nonché presidente della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) e Maria Paola Monaco, docente associata di Diritto del Lavoro all’Università di Firenze.
Un documento, ha sottolineato Falabella, che evidenzia come le nuove normative «stiano trasformando l’approccio italiano allo sport e alla disabilità, favorendo una maggiore partecipazione e opportunità per le persone con disabilità».

La pubblicazione si apre con un inquadramento culturale e giuridico del concetto di sport come diritto universale e leva fondamentale per l’inclusione sociale, sottolineando in tal senso il superamento dell’approccio meramente riabilitativo a favore di una visione basata sulla piena partecipazione delle persone con disabilità alla vita collettiva.
Successivamente viene approfondito il sistema di classificazione degli sport paralimpici, sempre più orientato a criteri funzionali anziché meramente clinici, quale strumento per garantire pari opportunità nelle competizioni.
Un ampio spazio, quindi, viene riservato all’interpretazione giurisprudenziale delle regole sportive, con particolare riguardo ai casi di discriminazione diretta e indiretta, tra cui spiccano due recenti, significative pronunce della Corte Europea dei Diritti Umani (Sentenza 29907/16 del 25 gennaio 2022 di condanna della Serbia per discriminazione nei confronti di due scacchisti ciechi) e della Corte d’Appello di Torino (Sentenza 507/24 del 7 maggio 2024 nei confronti della Federazione Ciclistica Italiana), che hanno contribuito a rafforzare il principio di uguaglianza nello sport.

Un ulteriore spazio di riflessione riguarda il lavoro sportivo per gli atleti con disabilità, alla luce delle disposizioni contenute ne citato Decreto Legislativo 36/21, la cosiddetta “Riforma dello sport”: si analizzano infatti gli obblighi di parità di trattamento, il riconoscimento delle carriere negli sport militari e civili, e le implicazioni, ancora parzialmente inattuate, relative agli accomodamenti ragionevoli e all’accesso alle infrastrutture. Centrale è qui il tema delle protesi sportive, intese non più soltanto come ausili sanitari, ma come strumenti di lavoro, la cui erogazione pubblica apre a una nuova interpretazione del principio di uguaglianza sostanziale.

Nella parte conclusiva, infine, la pubblicazione propone una lettura integrata dei Decrti 36/21 e 62/24, evidenziandone le potenzialità quali leve per la realizzazione dei progetti di vita individuale, la promozione dell’autonomia e il consolidamento dello sport come elemento strutturale nei percorsi di inclusione sociale e lavorativa delle persone con disabilità, sport che in tale contesto si configura sempre più come terreno di sperimentazione giuridica e sociale, in grado di orientare le politiche pubbliche verso un’effettiva attuazione del principio di pari dignità. (S.B.)

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Salute mentale: mantenere alta l’attenzione sul Protocollo Aggiuntivo alla Convenzione di Oviedo

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Entro questo mese di aprile l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa dovrà esprimere il proprio parere sul Protocollo Aggiuntivo alla cosiddetta “Convenzione di Oviedo” (Convenzione sui Diritti Umani e la Biomedicina del Consiglio d’Europa), testo molto avversato dalle principali organizzazioni di persone con disabilità europee perché, se approvato, autorizzerebbe il trattamento forzato e la coercizione nell’assistenza sanitaria alle persone con disabilità psicosociale Un’opera scultorea raffigurante un soggetto umano realizzato con un groviglio di fili. Installazione temporanea, Livorno, 9 marzo 2025 (foto di Simona Lancioni)

Entro questo mese di aprile l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa dovrà esprimere il proprio parere sul Protocollo Aggiuntivo alla cosiddetta “Convenzione di Oviedo“, vale a dire la Convenzione sui Diritti Umani e la Biomedicina del Consiglio d’Europa del 1997.
Si tratta, come più volte scritto in questi anni sulle nostre pagine, di un Protocollo molto avversato dalle principali organizzazioni di persone con disabilità europee, perché, se approvato, si porrebbe in contrasto con molte disposizioni della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, e di fatto autorizzerebbe il trattamento forzato e la coercizione nell’assistenza sanitaria alle persone con disabilità psicosociale. In questo scenario, il Forum Europeo sulla Disabilità (l’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, ha espresso nello scorso mese di febbraio la propria preoccupazione per la ripresa dei lavori sul Protocollo dopo un periodo di sospensione (se ne legga a questo link).

Nel 2022, ricordiamo, le pressioni delle organizzazioni di persone con disabilità europee erano riuscite a ottenere che il Consiglio d’Europa sospendesse l’adozione del Protocollo Aggiuntivo alla Convenzione di Oviedo fino alla fine del 2024. Ora però, scaduto il termine di sospensione, il Consiglio d’Europa, contro il parere dell’EDF, come detto, ha deciso di riprendere i lavori sulla bozza del Protocollo Aggiuntivo e ha trasmesso la bozza stessa all’organismo consultivo del Consiglio d’Europa, l’Assemblea Parlamentare, per un parere che, appunto, dovrà essere espresso entro il mese corrente. Per sensibilizzare sul tema lo stesso EDF, insieme all’MHE (Mental Health Europe), aveva lanciato a suo tempo la campagna informativa denominata #Withdraw Oviedo (“Ritirare Oviedo”) che aveva riscosso numerose adesioni e che ora, con la ripresa dei lavori sul Protocollo, viene rilanciata.

L’approvazione del Protocollo segnerebbe, anche sotto il profilo culturale, un precedente gravissimo e in controtendenza rispetto all’orientamento delineato dalla citata Convenzione ONU che va nel senso di un ampliamento del riconoscimento dei diritti umani di tutte le persone con disabilità, a prescindere dal tipo di disabilità e dalla severità della condizione. Segnaliamo dunque con grande favore il servizio pubblicato il 27 marzo dall’«Espresso», intitolato Salute mentale: si rischia un’involuzione, della giornalista Jessica Mariana Masucci (disponibile a questo link). In esso si raccolgono le dichiarazioni sul tema di John Patrick Clarke, vicepresidente dell’EDF, di Kristijan Grđan, consulente senior per i diritti umani di Mental Health Europe e di Giampiero Griffo, membro del Consiglio dell’EDF e di DPI (Disabled Peoples’ International), nonché figura coinvolta nella stesura della stessa Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità.
È proprio quest’ultimo ad osservare come sia complesso valutare quale potrebbe essere l’impatto che l’approvazione del Protocollo Addizionale potrebbe avere sull’Italia, un Paese in cui i manicomi civili sono stati chiusi con la cosiddetta “Legge Basaglia” (Legge 180/78, Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori). «Noi finora abbiamo solo firmato, ma non ratificato la Convenzione di Oviedo – osserva in merito Griffo -: di conseguenza, non siamo vincolati nemmeno ai documenti aggiuntivi di essa. Resterebbe comunque teoricamente possibile per noi ratificare insieme Convenzione di Oviedo e Protocollo sulla salute mentale, se approvato. In ogni caso, anche senza implicazioni giuridiche, l’affermazione del Protocollo al Consiglio d’Europa sarebbe comunque un lasciapassare culturale a favore dell’internamento di chi ha disabilità e problemi di salute mentale. E questo dato si inserirebbe nel complesso di un Paese, il nostro, in cui i servizi pubblici per la salute mentale sono fiaccati da anni di scarso finanziamento e mancanza di personale».

In conclusione esprimiamo ancora una volta il nostro apprezzamento per il servizio giornalistico di Masucci e auspichiamo che anche altri media generalisti seguano il virtuoso esempio dell’«Espresso». (Simona Lancioni)

Il presente contributo è già apparso nel sito di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa) e viene qui ripreso, con alcuni riadattamenti dovuti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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Aggiornamenti sui progetti medico-scientifici riguardanti l’emiplegia alternante

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In presenza a Milano, ma fruibile anche online, si terrà il 5 e 6 aprile il “Meeting nazionale delle Famiglie AISEA”, organizzato dall’Associazione Italiana Sindrome di Emiplegia Alternante, per aggiornare le famiglie sugli sviluppi dei progetti medico-scientifici relativi all’emiplegia alternante, rara patologia che esordisce prima dei 18 mesi di vita, caratterizzata da sintomi neurologici parossistici e da sintomi neurologici stabili

Sarà in presenza a Milano (Sala Convegni dell’Hotel Starhotels Tourist, Viale Fulvio Testi, 300), il 5 e 6 aprile, ma fruibile anche online, il Meeting nazionale delle Famiglie AISEA, organizzato dall’Associazione Italiana Sindrome di Emiplegia Alternante, per aggiornare le famiglie sugli sviluppi dei progetti medico-scientifici relativi all’emiplegia alternante, rara patologia che esordisce prima dei 18 mesi di vita, caratterizzata da sintomi neurologici parossistici e da sintomi neurologici stabili.
Nel pomeriggio del 5 aprile, dunque, è in programma l’evento scientifico, che metterà a confronto con le famiglie medici e ricercatori, mentre nella mattinata del 6 aprile vi saranno l’Assemblea Ordinaria e quella Straordinaria dell’AISEA. (S.B.)

A questo link è disponibile il programma completo del meeting. Per ogni altra informazione: segreteria@aiseaonlus.org.

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Il linguaggio “Easy to Read”: un’opportunità per tutti

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Sarà condotto da Maria Cristina Schiratti, presidente dell’ANFFAS di Udine, l’incontro online a partecipazione gratuita denominato “Il linguaggio Easy to Read: un’opportunità per tutti”, promosso per il 7 aprile dalla Cooperativa Sociale Centro Papa Giovani XXIII di Ancona

Il linguaggio Easy to Read: un’opportunità per tutti: è il titolo dell’incontro online a partecipazione gratuita promosso per il pomeriggio del 7 aprile (ore 14-16.30) dalla Cooperativa Sociale Centro Papa Giovani XXIII di Ancona, nell’àmbito del progetto Il mio è un diritto, selezionato dall’Impresa Sociale Con i Bambini, in relazione al Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.
La collaborazione da parte dell’ANFFAS di Udine (Associazione Nazionale di Famiglie e Persone con Disabilità Intellettive e Disturbi del Neurosviluppo) con il Centro Papa Giovanni XXIII, per questo incontro dedicato al “linguaggio facile da leggere e da comprendere” (Easy to Read, appunto), si sostanzierà nella conduzione curata da Maria Cristina Schiratti, consigliera e segretaria generale di Inclusion Europe, presidente della stessa ANFFAS di Udine e consigliera nazionale dell’ANFFAS, con delega alle attività internazionali, nonché vicepresidente della FISH Friuli Venezia Giulia (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie). (S.B.)

Per informazioni (e iscrizioni): l.gambelli@centropapagiovanni.it (Laura Gambelli).

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L’inclusione è un investimento per tutti e i diritti delle persone con disabilità non sono negoziabili!

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Dopo il racconto del Forum delle Organizzazioni della Società Civile di Berlino, presentiamo in esclusiva, sempre grazie a Giampiero Griffo, nostro “inviato speciale” al Global Disability Summit nella capitale tedesca, quanto accaduto all’apertura del grande evento di questi giorni, alla presenza di circa 7.000 persone provenienti da tutto il mondo delle quali 2.500 con disabilità
Un’immagine della giornata apertura del Global Disability Summit di Berlino, durante l’intervento di Nawaf Kabbara, presidente dell’IDA, l’Alleanza Internazionale sulla Disabilità

Anche se la cerimonia di apertura del Global Disability Summit di Berlino era prevista per le 12 del 2 aprile, le attività sono state estremamente intense sin da alcune opre prima, con una serie di incontri in programma. Seguire tutto e allo stesso tempo svolgere “attività di corridoio” per incontrare persone, organizzazioni, costruire collaborazioni e possibili alleanze è un’impresa che impegna molto tempo ed energie. L’ideale è sempre avere chiaro un programma di incontri e di potenziali collaborazioni.
In ogni caso, la cerimonia di apertura, iniziata con circa mezz’ora di ritardo, ha potuto contare sulla partecipazione di circa 7.000 persone presenti in sala di cui 2.500 persone con disabilità. In una “pre-cerimonia”, per altro, sono state illustrate le richieste provenienti dagli incontri nei vari continenti in preparazione al Summit. Vediamole di seguito.

Nadia Hadad, componente del Comitato Esecutivo dell’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, ha informato che nel corso dell’incontro preparatorio in Europa, si è chiesto di riconoscere il valore delle persone con disabilità e della loro partecipazione, di combattere tutte le guerre come “produttrici di disabilità”, di coinvolgere le organizzazioni che rappresentano le persone con disabilità in ogni decisione riguardante i loro diritti, e ancora che l’inclusione non è un valore negoziabile, ma un diritto umano. In tal senso, l’accessibilità è un’importante precondizione per l’accesso ai diritti.
Ha concluso soffermandosi sulla necessità di sviluppare politiche inclusive, di intervenire rispetto a tutte le forme intersettoriali di discriminazione e di contrastare ogni segregazione e istituzionalizzazione.

Per l’Africa è intervenuta Fatma Wangare dell’Ufficio Esecutivo del KAIH, l’Associazione Keniana per le Disabilità Intellettive, spiegando come nel corso di un incontro a Nairobi siano state evidenziate 3 priorità e 45 impegni per il proprio Continente, a partire dalla necessità di coinvolgere le organizzazioni di persone con disabilità nell’attuazione della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità da parte dei vari governi a livello nazionale, oltre al bisogno di raccogliere dati e statistiche per elaborare politiche adeguate, e di investire per sostenere i processi di inclusione e partecipazione, anche grazie alla cooperazione internazionale.

Successivamente, PT Lim, responsabile del Forum Asiatico sulla Disabilità, ha riferito dell’incontro promosso da quest’ultimo a Bangkok, ove si è chiesto un progresso sostanziale rispetto alle politiche di inclusione in tutti gli àmbiti, promuovendo appunto uno sviluppo inclusivo, come indicato negli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda ONU 2030, con una crescente attenzione alle persone con disabilità, guardando in particolare alle conseguenze dei cambiamenti climatici.
Tra le altre istanze espresse, la necessità di sviluppare una cooperazione regionale tra tutti i Donors (“donatori”), quella di accrescere il ruolo dei governi nazionali e dei fondi da investire per superare i gap sociali e tecnologici che ostacolano l’inclusione. E da ultima, ma non ultima, la denuncia della cancellazione, da parte dell’Amministrazione Trump, dell’agenzia statunitense USAID che ha pesantemente tagliato i fondi per la cooperazione e l’inclusione.

Per l’AOPB, l’Organizzazione Araba per le Persone con Disabilità, ha parlato il vicepresidente Moaffak Alkhfaji, che ha un documento prodotto appunto dai Paesi arabi, in cui si chiede un maggiore impegno per la protezione sociale, e in particolare per vita indipendente, così come per l’educazione inclusiva e per il lavoro, sostenendo l’empowerment delle persone con disabilità, nonché in favore di una reale tutela delle persone con disabilità sugli effetti del cambiamento climatico. In questa direzione si è chiesto che sia la Decade Araba per i Diritti Culturali 2018-2027 a diventare lo strumento di base per realizzare l’inclusione.

Infine, per l’Oceania, Luisa Manuofetoa, alta rappresentante istituzionale di Tonga, ha sottolineato con forza che sostenere l’inclusione «è una convenienza e un’opportunità», così come «promuovere la non discriminazione e le politiche inclusive sono un investimento per tutti». Fondamentale per altro, secondo Manuofetoa, è «avere un strategia inclusiva che guidi le politiche, costruendo il mainstreaming della disabilità nelle politiche più generali, in particolare nell’àmbito dell’educazione e del lavoro». «Si tratta dunque di elaborare una partnership globale di risorse economiche e umane – ha concluso -, per sostenere e valorizzare le diversità dell’umanità».

Dopo una breve pausa, quindi, è cominciata la vera e propria cerimonia di apertura con le dichiarazioni degli organizzatori, moderati dalla giornalista Katie Gallus e da Cara E Yar Khan, consulente speciale e Global Disability Innovation Hub.
Per primo è intervenuto Nawaf Kabbara, presidente dell’IDA, l’Alleanza Internazionale sulla Disabilità. «Questo Global Disability Summit  – ha dichiarato – è un segnale importante per il mondo, perché rilancia il tema dell’inclusione e del sostegno allo sviluppo in un momento in cui viene messo in discussione. Predisporre fondi appropriati è un messaggio forte. Grazie, dunque, ai Paesi che lo hanno fatto, sostenendo questa iniziativa, impegnandosi nel campo dei diritti, del lavoro, all’educazione, dell’aiuto umanitario e nell’affrontare i cambiamenti climatici».
«Il Summit – ha aggiunto – è un passo importante per sostenere il cambiamento di politiche e programmi, perché con un adeguato impegno da parte degli Stati l’inclusione è possibile! I 192 Paesi che hanno ratificato la Convenzione ONU possono infatti definire piani di inclusione nazionali».
«Grazie alla Germania e alla Giordania – ha concluso – per avere sostenuto questo straordinario evento. Le migliaia di persone con disabilità presenti in sala chiedono il rispetto per tutte le diversità umane che devono beneficiare delle politiche di sviluppo e di miglioramento della loro qualità di vita, come tutti gli altri cittadini e cittadine».

Nel suo successivo intervento, il cancelliere della Germania Olaf Scholz ha voluto innanzitutto ricordare l’emendamento alla Costituzione tedesca che ha introdotto l’impegno per il rispetto dei diritti delle persone con disabilità, «un impegno democratico di tutto il Paese», come ha sottolineato.
Ha anche ricordato che «noi destiniamo il 15% delle risorse della cooperazione internazionale alle persone con disabilità, oltre a promuovere l’accessibilità per tutti, rimuovendo barriere e discriminazioni». Un inciso: effettivamente tutti i pulmann pubblici sono accessibili a Berlino.
«Continueremo dunque a sostenere i processi di inclusione delle persone con disabilità in tutto il mondo», ha concluso Scholz.

Dal canto suo, il re di Giordania Abdullah II bin Al Hussein, ha affermato che «grazie a un lavoro di partnership, il successo di questo evento a Berlino è un successo della comunità mondiale delle persone con disabilità». «Vivere in dignità – ha proseguito -, una vita felice, piena di speranze e prospettive positive è un diritto delle persone con disabilità. Per questo vanno valorizzate tutte le potenzialità di ogni essere umano».
«In Giordania – ha ricordato ancora -, dopo la ratifica della Convenzione ONU [31 marzo 2008, N.d.R.], abbiamo emendato la Costituzione per garantire i diritti delle persone con disabilità, il sostegno alla vita indipendente e all’educazione inclusiva, il tutto investendo in particolare sui giovani con disabilità che sono il nostro futuro».
«La collaborazione internazionale – ha concluso – è una grande opportunità, un contributo essenziale per costruire la pace e promuovere la giustizia. Pensando alle migliaia di bambini e bambine uccisi, con limitazioni funzionali o senza più i genitori nella Striscia di Gaza, senza servizi sanitari distrutti e aiuti umanitari, vediamo come il mondo stia dimenticando e calpestando i diritti umani. È importante, quindi, restaurare la speranza in un mondo rispettoso delle persone, ma non fermandosi alle parole, bensì puntando ad azioni concrete come quelle di questo Summit».

L’intervento conclusivo della cerimonia di apertura è stato quello di Amina J. Mohammed, vicesegretaria generale delle Nazioni Unite, che si è soffermata su temi quali la dignità umana e la partecipazione, la disabilità e i diritti umani, l’accesso allo sviluppo e alle tecnologie, la protezione durante le guerre e i disastri ambientali, l’accesso all’educazione, la necessità di superare le barriere in ogni àmbito della vita. «La definizione e la promozione del mainstreaming della disabilita e dell’inclusione in ogni settore non sono slogan, ma diritti! Questo Summit è un’opportunità per i nostri partner, perché è l’ora che gli impegni diventino realtà. Investire per le Istituzioni pubbliche è un dovere, così come aprire le porte a tutti e tutti: l’inclusione non è un’opzione e i diritti non sono negoziabili!».

La giornata è proseguita poi con varie sessioni dedicate al lavoro, alla salute, e all’accessibilità di cui torneremo a riferire. Tra gli altri interventi anche quello della ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli [a questo link un comunicato su tale intervento, diffuso dal Ministero per le Disabilità, N.d.R.].

*Presidente della RIDS (Rete Italiana disabilità e Sviluppo).

Nei giorni scorsi, sempre di Giampiero Griffo da Berlino, abbiamo pubblicato anche Oltre 2.000 persone con disabilità al Forum della Società Civile di Berlino (a questo link). Ricordiamo inoltre che tutte le informazioni sul Global Disability Summit di Berlino sono disponibili nel sito dedicato all’evento (a questo link), dove è garantito anche lo streaming degli eventi in diretta (in tedesco, inglese e arabo).

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In posizione di attesa, dopo la prima riunione del nuovo Osservatorio sull’Inclusione Scolastica

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Nell’esporre punto per punto i vari temi al centro della prima riunione del nuovo Osservatorio Permanente del Ministero per l’Inclusione Scolastica, Salvatore Nocera si augura che il Ministro dell’Istruzione e del Merito convochi urgentemente sia la Consulta delle Associazioni che il Comitato Tecnico Scientifico, ovvero i due organi distinti dell’Osservatorio, per far sì che quest’ultimo possa avviare il grande lavoro che lo attende Un’immagine della riunione del 1° aprile dell’Osservatorio Ministeriale sull’Inclusione Scolastica

Leggo su «Vita.it» un lungo resoconto di Sara De Carli sullo svolgimento della prima riunione, dopo circa due anni di inerzia, dell’Osservatorio Permanente del Ministero per l’Inclusione Scolastica. Si è trattato di una riunione piuttosto lunga e quindi il resoconto di «Vita.it» non ha potuto riferire di tutti gli interventi, alcuni dei quali mirati proprio sull’ordine del giorno, ossia l’attuazione degli articoli 6 e 7 del Decreto Legge 71/24*, convertito dalla Legge 106/24, sui corsi di specializzazione per il sostegno gestiti dall’INDIRE (Istituto Nazionale Documentazione Innovazione Ricerca Educativa), da solo o in convenzione con le università, e previsti con solo la metà della formazione che ricevono invece i docenti regolarmente specializzati per il sostegno.
Altri interventi hanno toccato temi nevralgici, come l’ancora deficitaria attuazione dei nuovi modelli dei PEI-Piani Educativo Individualizzati (Francesca Palmas dell’ABC-Associazione Bambini Cerebrolesi); la necessità di una seria specializzazione dei docenti di sostegno e degli assistenti per l’autonomia e la comunicazione (Roberto Speziale dell’ANFFAS- Associazione Nazionale di Famiglie e Persone con Disabilità Intellettive e Disturbi del Neurosviluppo); i problemi dell’inclusione degli alunni sordi oralisti (Antonio Cotura della FIADDA-Federazione Italiana per i Diritti delle Persone sorde e Famiglie), degli alunni sordi segnanti (ENS-Ente Nazionale Sordi) e degli alunni con disturbi specifici dell’apprendimento (AID-Associazione Italiana Dislessia); la necessità di continuità didattica (Vincenzo Falabella della FISH-Federazione Italiana per il Diritto delle Persone con Disabilità e Famiglie); il passaggio dalla scuola al lavoro (Giovanni Battista Pesce dell’AICE-Associazione Italiana Contro l’Epilessia); l’utilità di consulenze psicologiche nelle scuole (AIRIPA-Associazione Italiana per la Ricerca e l’Intervento nella Psicopatologia dell’Apprendimento); i problemi della carenza di insegnanti specializzati al Nord (Maurizio Benincasa della FIRST). E tuttavia, più importante, dato l’oggetto, è stato il dibattito sui citati articoli 6 e 7 del Decreto 71/24.

A tal proposito, dunque, il ministro Valditara ha inizialmente chiarito che il Decreto 71/24 ha voluuto essere una risposta alla grave carenza di insegnanti specializzati e ha fornito i dati sul numero degli alunni/alunne con disabilità (quasi 350.000), su quello dei docenti di sostegno (quasi 250.000) dei quali un terzo non specializzati e non di ruolo, soffermandosi anche sull’aumento del numero dei posti di sostegno in organico di diritto.
Il Ministro ha comunicato inoltre che sono stati aumentati a 40 i Crediti Formativi per i docenti di cui all’articolo 6 (per i quali ne erano prescritti inizialmente solo 30), e a 48 quelli per i docenti con titolo conseguito all’estero che non abbiano svolto alcuna attività di docenza.
Invitato dal Ministro a intervenire per primo, dato il proprio impegno nel mondo interassociativo, il presidente della FISH Falabella, nel ribadire l’importanza dell’Osservatorio, ne ha chiesto una riunione urgente, per l’approvazione del relativo Regolamento, in modo da poter avviare il grande lavoro che l’Osservatorio stesso dovrà svolgere riguardo agli atti attuativi del Decreto Legislativo 66/17 sull’inclusione e a quelli per la piena attuazione dei princìpi della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità.
È intervenuta quindi Catia Giaconi, presidente della SIPeS (Società Italiana di Pedagogia Speciale), chiedendo una modifica della norma che esonera dallo svolgimento del tirocinio diretto e indiretto i docenti, di cui all’articolo 6, che acquisiranno la specializzazione presso l’INDIRE con soli 40 Crediti Formativi, rispetto ai 60 prescritti per i corsi di specializzazione ordinari.
La SIPeS stessa ha chiesto anche che si svolga almeno il tirocinio indiretto anche per i docenti con titolo conseguito all’estero di cui all’articolo 7.
Ha preso poi la parola il sottoscritto [Salvatore Nocera], che richiamando l’impegno dichiarato dal Ministro in apertura dei lavori circa la sua volontà di chiedere la collaborazione dell’Osservatorio nella formulazione dei contenuti dei decreti in oggetto, ha chiesto che almeno 5 Crediti in più siano dedicati proprio allo svolgimento del tirocinio indiretto, poiché esso è ancora più importante di quello diretto, permettendo al tutor di correggere eventuali errori da parte del docente tirocinante e fornendogli consigli didattici non teorici, ma su casi di esperienza.

Non si è poi parlato per nulla del documento con sette quesiti diffuso nei giorni scorsi da un nutrito gruppo di docenti che critica i corsi gestiti dall’INDIRE [se ne legga anche sulle nostre pagine a questo link, N.d.R.]. Personalmente ho sottolineato che noi persone con disabilità abbiamo dovuto accettare obtorto collo le norme degli articoli 6 e 7, vista la volontà ministeriale della loro attuazione. Ho tuttavia difeso l’articolo 8 dello stesso Decreto sulla continuità didattica, dall’accusa di «avere privatizzato il procedimento amministrativo di nomina»; ritengo infatti che la richiesta delle famiglie alla conferma del supplente sia un normale atto introduttivo del procedimento discrezionale che può concludersi con la rinomina per un secondo anno dello stesso docente. Penso infatti che ciò sia perfettamente in linea con l’articolo 2 della Legge 241/90 sul procedimento amministrativo.

In conclusione, è da augurarsi che il Ministro voglia convocare immediatamente l’Osservatorio per l’approvazione del Regolamento interno, e che voglia accogliere la richiesta della SIPeS e di schi scrive sul tirocinio indiretto.
I lavori sono stati chiusi dalla sottosegretaria Frassinetti che ne ha preso la direzione dopo che avevano portato il loro saluto il nuovo Garante per la Tutela dei Diritti delle Persone con Disabilità e i dirigenti dei Dipartimenti più strettamente connessi con l’inclusione scolastica.
E tuttavia, a margine dei lavori stessi si è appreso che il Ministero ha inviato una lettera a tutti i membri del Comitato Tecnico Scientifico dell’Osservatorio, tramite la quale, senza convocare l’organo, si è chiesto con urgenza un “parere personale” sulla bozza dei due Decreti, dei quali non si conoscono però gli Allegata A e B concernenti rispettivamente il nuovo profilo dell’insegnante di sostegno e il contenuto del percorso formativo. Questa procedura, a mio sommesso avviso, sembrerebbe piuttosto inconsueta e irrituale, poiché il parere andrebbe richiesto all’organo regolarmente insediato come tale (cosa che non è ancora avvenuta) e non ai singoli componenti di esso.
Ecco dunque un motivo in più perché il Ministro voglia convocare urgentemente sia la Consulta delle Associazioni che il Comitato Tecnico Scientifico, ovvero i due organi distinti dell’Osservatorio, per far sì che si diano un regolamento interno senza il quale i lavori non avrebbero uno svolgimento ordinato e pienamente regolare.
Si confida pertanto che, data la manifestata disponibilità del Ministro a collaborare con l’Osservatorio, la convocazione dei due organi avvenga al più presto, data anche l’urgenza del parere che dovrà esprimere il Comitato Tecnico Scientifico.

*Gli articoli 6 e 7 del Decreto Legge 71/24 riguardano rispettivamente “Potenziamento dei percorsi di specializzazione per le attività di sostegno didattico agli alunni con disabilità” e “Percorsi di specializzazione per le attività di sostegno didattico agli alunni con disabilità per i possessori di titolo conseguito all’estero, in attesa di riconoscimento”.

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I talenti nel lavoro della ristorazione: opportunità e sfide per il lavoro inclusivo

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In occasione della tappa del 4 aprile a Ortona (Chieti) del tour della nave Amerigo Vespucci, è in programma nel pomeriggio, presso il “Villaggio Italia”, il panel “I talenti nel lavoro della ristorazione: opportunità e sfide per il lavoro inclusivo”, promosso dal Ministero per le Disabilità La nave Amerigo Vespucci

In occasione della tappa del 4 aprile a Ortona (Chieti) del Tour della Nave Amerigo Vespucci, è in programma presso il “Villaggio Italia” (ore 15) il panel denominato I talenti nel lavoro della ristorazione: opportunità e sfide per il lavoro inclusivo, promosso dal Ministero per le Disabilità.
Vi saranno presenti cinque food truck inclusivi e un desk dell’Associazione abruzzese Progetto Noemi, portavoce dei bisogni di famiglie con disabilità gravissime, oltre a due stand dove si alterneranno otto Associazioni che presenteranno le loro attività. «Sarà un’occasione di confronto importante – ha dichiarato la ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli – per raccontare alcuni dei progetti che nel nostro Paese fanno la differenza nella vita delle persone con disabilità, valorizzandone i talenti e le competenze». (S.B.)

A questo link i partecipanti all’incontro.

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“Charlotte, una di noi”, film che combatte il tabù sociale della malattia mentale

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Anche l’ABC (Associazione Bambini Cerebrolesi), l’UNASAM (Unione Nazionale delle Associazioni per la Salute Mentale) e il Forum Salute Mentale sostengono il ciclo di proiezioni del film “Charlotte, una di noi”, a partire da quella di Roma del 3 aprile, per dare visibilità a un’opera che tratta con grande sensibilità il tema della malattia mentale, cercando di contrastare il tabù sociale da essa rappresentato Una scena del film “Charlotte, una di noi”, diretto dallo svizzero Rolando Colla

Charlotte, una di noi è il nuovo film del regista e sceneggiatore svizzero Rolando Colla, già apprezzato per opere quali Giochi d’estate (selezione ufficiale della Svizzera per i Premi Oscar 2012) e Sette giorni. Selezionato al 36° Trieste Film Festival, ha visto la propria protagonista Linda Olsansky ottenere una menzione speciale.
Al centro di una serata il 28 marzo al Teatro di Larido, in provincia di Trento, il film sarà ora proiettato in alcune città italiane, a partire dal 3 aprile al Cinema delle Province di Roma (Via delle Province, 41, ore 20.30), in una serata promossa insieme all’ABC (Associazione Bambini Cerebrolesi), all’UNASAM (Unione Nazionale delle Associazioni per la Salute Mentale) e al Forum Salute Mentale, organizzazioni che sosterranno l’intero ciclo, oltreché con la collaborazione di Progetto Itaca Roma, ARESAM e del Centro Studi sulla Salute Mentale.
Per l’occasione, i presenti potranno dialogare con il regista e l’attrice protagonista.

Basato sulla sceneggiatura di Linda Olsansky e dello stesso Rolando Colla, Charlotte, una di noi presenta gli eventi occorsi durante il viaggio che la protagonista compie dal Trentino al Mittelland di Zurigo e ritorno.
Charlotte è una donna di 42 anni schizofrenica, che vive in Trentino in una casa isolata con il padre, ma in realtà vive in un mondo tutto suo. Quando il genitore viene ricoverato in ospedale, il fratello di Charlotte, Leo, torna in paese dopo dieci anni chiedendole di andare in Svizzera con lui. Per lei, che non ha mai viaggiato prima, è l’inizio di una vera e propria avventura.
«Questa pellicola – ha dichiarato Rolando Colla – offre uno spaccato di vita della protagonista. Il suo percorso verso la salvezza non è lineare e privo di crisi: anzi, il suo viaggio ci conduce attraverso il continuo e altalenante passaggio tra dolore profondo e gioia incontrollabile. Il potere emotivo dell’immaginario del film va oltre la figura di Charlotte, raggiungendo un livello esistenziale universale. La schizofrenia è ancora oggi un tabù, sul piano sociale: questo perché il tratto comportamentale di uno schizofrenico è spesso imprevedibile e travolgente, il che rende impossibile etichettarlo o comprenderlo. Attraverso la storia di Charlotte, gli autori del film cercano di contrastare questo tabù sociale e la generale mancanza di comprensione con i mezzi del cinema».

Dopo quindi la proiezione di Roma del 3 aprile, della quale si è detto, le successive si avranno l’8 aprile a Torino (Cineteatro Baretti, ore 21); il 9 aprile a Bologna (Cinema Arlecchino, ore 21.15); il 10 aprile a Poggibonsi, in provincia di Siena (Cinema Garibaldi, ore 21); l’11 aprile a Firenze (Cinema Astra, ore 21); il 12 aprile a Milano (Cinema Anteo, ore 10.30); ancora il 12 aprile a Torino (Cineteatro Baretti, ore 18). (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Ufficio stampa Lo Scrittoio (pressoffice@scrittoio.net).

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