Superando

2025: un anno denso di sfide e di opportunità

«Il 2025 – scrive il presidente della Federazione FISH Falabella – sarà un anno cruciale in cui saremmo chiamati ad affrontare questioni fondamentali sulle quali cui tutti noi dovremo essere protagonisti, unendo le forze per costruire un sistema Italia che sappia essere all’altezza delle aspirazioni e dei diritti delle persone con disabilità e delle loro famiglie che rappresentiamo. Un sistema che viviamo e che dobbiamo vivere con dignità»

Il 2024 si è concluso nel migliore dei modi, rappresentando un momento di straordinario valore per la nostra Federazione FISH e per il movimento che con orgoglio rappresentiamo. Ora, con il 2025 si apre un nuovo capitolo della nostra storia, carico di sfide e di opportunità. Un anno che ci invita a riflettere sul cammino percorso e a proseguire con determinazione nel nostro impegno collettivo.

Abbiamo celebrato il trentesimo anniversario della nostra Federazione, un traguardo che testimonia tre decenni di impegno instancabile e di lotte per i diritti delle persone con disabilità e delle loro famiglie. In parallelo, i vent’anni della presente testata «Superando», di cui la FISH è editrice, hanno evidenziato la capacità della nostra comunità di essere un punto di riferimento culturale e informativo di eccellenza.Gli Stati Generali, svoltisi in diverse Regioni italiane, hanno reso evidente il grande valore politico e culturale dei nostri territori, consolidando un confronto attivo e proficuo che indirizzerà la Federazione verso politiche sempre più mirate e incisive.

Il 2024 ha visto anche un importante ampliamento della nostra base associativa: nuove realtà si sono unite alla Federazione, riconoscendola come un punto di riferimento imprescindibile. Questo ci rende consapevoli della crescente responsabilità che portiamo e ci sprona a rafforzare il nostro senso di appartenenza e la nostra coesione.
È in quest’ottica che abbiamo ritenuto necessario e opportuno implementare e ampliare i servizi che la Federazione offre a tutti i cittadini e le cittadine, consolidando il nostro ruolo come interlocutore privilegiato e concreto per chiunque necessiti del nostro supporto.

Degno di nota è stato anche il cambio del nostro nome, che da Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap è diventato Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie. Questo passaggio rappresenta non solo una scelta formale, ma anche un rinnovato impegno verso una visione inclusiva e orientata ai diritti e alle pari opportunità.
Continueremo dunque a impegnarci con la forza dei fatti e con la solidità, la lealtà e la trasparenza del nostro lavoro. Ogni azione intrapresa e ogni risultato ottenuto dimostrano che il nostro impegno non si piega di fronte alle difficoltà, ma anzi si rafforza grazie al contributo di tutta la nostra rete associativa.

Guardando al 2025, si apre per noi un anno denso di sfide e di opportunità. Per affrontarle, ogni organo sociale della nostra Federazione dovrà dare il proprio contributo con partecipazione attiva: dal Consiglio alla Giunta e ai Gruppi di Lavoro, tutti dovranno diventare luoghi privilegiati per accrescere la democrazia partecipativa all’interno della Federazione stessa. Come ha saggiamente ricordato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo discorso di fine anno, «la speranza non è attesa inoperosa, siamo noi. Il nostro impegno, la nostra libertà». Parole, queste, che risuonano come un monito e un invito a mettere in comune le nostre esperienze, le nostre competenze, il nostro sapere e il nostro entusiasmo per il bene della Federazione e, soprattutto, delle persone con disabilità e delle loro famiglie.

Il 2025 sarà un anno cruciale. Siamo chiamati ad affrontare questioni fondamentali come la sperimentazione della Legge Delega 227/21 in materia di disabilità, la norma sui caregiver familiari, il Codice Unico sulla Disabilità, l’abrogazione dell’istituto dell’interdizione. Questi saranno i campi su cui tutti noi dovremo essere protagonisti, unendo le forze per costruire un sistema Italia che sappia essere all’altezza delle aspirazioni e dei diritti di chi rappresentiamo. Un sistema che viviamo e che dobbiamo vivere con dignità.

*Presidente nazionale della FISH (già Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, oggi Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie.

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Legge di Bilancio, politiche sociali e disabilità

Segnaliamo gli approfondimenti sulla Legge di Bilancio per il 2025 proposti da Cantiere Terzo Settore e dal Centro Studi Giuridici HandyLex, guardando in particolare alle politiche sociali, al Terzo Settore e alla disabilità. Riportiamo inoltre anche il giudizio sulla manovra espresso dal Forum Nazionale del Terzo Settore

Una buona analisi dei vari provvedimenti concernenti le politiche sociali e il Terzo Settore, contenuti nella Legge di Bilancio per il 2025 (Legge 207/24) si può trovare nel portale Cantiere Terzo Settore (a questo link), mentre per le parti della medesima Legge di Bilancio riguardanti soprattutto le famiglie e le persone con disabilità, rimandiamo all’approfondimento pubblicato dal Centro Studi Giuridici HandyLex (a questo link).

Tra i giudizi espressi sulla norma, registriamo qui quello proveniente dal Forum Nazionale del Terzo Settore, secondo la cui portavoce Vanessa Pallucchi, «quasi nessuna delle nostre proposte è stata accolta e a pagarne le conseguenze saranno non solo i soggetti della solidarietà, penalizzati anche dalla nuova norma che impone un tetto agli investimenti sociali, ma anche i più fragili, già colpiti dalle emergenze sociali. In un momento così difficile, con la crescita di povertà e disuguaglianze, ci saremmo aspettati maggiore attenzione al welfare e vere politiche di sostegno per quelle realtà, quali sono gli Enti di Terzo Settore, che combattono il disagio, costruiscono coesione sociale e realizzano un’economia sana».
Tra le note positive, secondo Pallucchi, «l’aumento dei fondi per il Servizio Civile Universale e la costituzione di alcuni nuovi fondi per il sociale, come quello per la disabilità, per il contrasto al reclutamento illegale della manodopera straniera e per il sostegno alle attività educative formali e non formali. Si tratta però di iniziative frammentate che mancano di una visione e di un investimento di medio-lungo periodo sull’intero sistema di welfare».
«Tiriamo infine un sospiro di sollievo – conclude la portavoce del Forum – per quanto riguarda la questione dell’IVA al Terzo Settore: infatti, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del “Decreto Milleproroghe”, è diventata effettiva la tanto attesa proroga dell’attuale regime di esclusione. Confidiamo così di poter giungere a una soluzione definitiva e soddisfacente nei prossimi mesi».

«Una buona notizia per le famiglie delle vittime di gravi infortuni sul lavoro» viene infine sottolineata da Emilio Deandri, presidente dell’ANMIL (Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del lavoro), in riferimento all’incremento stabilito dalla Legge di Bilancio per il relativo Fondo di sostegno, istituito presso il Ministero del Lavoro, come già richiesto in diverse occasioni dall’ANMIL stessa. (S.B.)

Ricordiamo ancora i link (questo e questo) ai quali sono disponibili gli approfondimenti sulla Legge di Bilancio per il 2025 proposti rispettivamente dal Cantiere Terzo Settore e dal Centro Studi Giuridici HandyLex. A questo e a questo link, invece, sono disponibili i testi integrali dei comunicati stampa diffusi dal Forum Nazionale del Terzo Settore e dall’ANMIL.

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Come costruire città accessibili a tutti e a tutte?

Andare oltre la logica del singolo intervento di miglioramento dell’accessibilità ed avviare processi integrati in grado di eliminare barriere fisiche, percettive, sensoriali, intellettive, sociali, economiche e culturali che limitano l’accesso delle persone al funzionamento urbano. È il filo rosso delle ultime iniziative del progetto Città accessibili a tutti dell’INU (Istituto Nazionale di Urbanistica)

Andare oltre la logica del singolo intervento di miglioramento dell’accessibilità per riuscire ad avviare processi integrati in grado di eliminare barriere fisiche, percettive, sensoriali, intellettive, sociali, economiche e culturali che limitano l’accesso delle persone al funzionamento urbano.
È questo il filo rosso delle ultime iniziative del progetto Città accessibili a tutti dell’INU (Istituto Nazionale di Urbanistica), a partire dalla cerimonia all’interno della manifestazione Urbanpromo del novembre scorso, per l’assegnazione di diversi premi (per tesi di laurea triennali e magistrali e per ricerche-studi) promossi da INU-URBIT, con il supporto di Mirabilia Network e la Camera di Commercio di Genova, oltreché con la collaborazione del Ministero per le Disabilità, del Ministero della Cultura, del CNR, di CERPA Italia (Centro Europeo di Ricerca e Promozione dell’Accessibilità) e di Urbanistica Informazioni.
«Dobbiamo impegnarci per garantire un accesso equo alla conoscenza come bene comune ma anche come motore di benessere, capace di influenzare e accrescere la qualità della vita di ognuno e contribuire alla riduzione delle disuguaglianze. I costi e i dispositivi della diffusione della conoscenza, in particolare quelli tecnologicamente evoluti, non ne consentono l’universalità, incidendo sulla presenza di ingiustizia sociale», ha sottolineato per l’occasione Carolina Giaimo, direttrice di Urbanistica Informazioni.

Nel corso dell’evento dello scorso novembre, Daniela Orlandi, esperta del Ministero per le Disabilità, ha passato in rassegna alcune iniziative del Ministero stesso, volte a promuovere e garantire l’applicazione dei principi dell’Universal Design (“Progettazione Universale”), come i  tavoli tecnici per l’accessibilità ai Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026, per l’analisi di Piani per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche (PEBA), per migliorare l’accessibilità e la fruibilità degli eventi e spettacoli dal vivo da parte delle persone con disabilità, e infine sulla mobilità e accessibilità del sistema dei trasporti.

I luoghi della cultura, in particolare archivi, biblioteche, musei, monumenti aree e parchi archeologici, come agenti del cambiamento sociale ed economico sono stati al centro dell’intervento di Gabriella Cetorelli del Segretariato generale – Servizio II Ufficio UNESCO Ministero della Cultura. La cura dell’abitante e dell’abitare «ha cognizione della differenza dei corpi, della loro vulnerabilità e dell’interdipendenza sociale e ambientale, presuppone progetti che si originano dalla partecipazione e si orientano verso l’interdipendenza, valorizzando la relazione e la condivisione e superando la divisione fra privato e pubblico», ha ricordato poi Piera Nobili, presidente di CERPA Italia.

E ancora, Alessandro Bruni, co-cordinatore Community INU Città accessibili a tutti e presidente dell’INU Umbria, ha raccontato il lavoro della Community negli ultimi cinque anni. Dopo la proposta di Linee Guida per politiche integrate multiscalari per il governo delle frammentazioni urbane e territoriali, ci sono state molte adesioni tra Enti, Università, Regioni, Comuni, formalizzate mediante protocolli di intesa; la pubblicazione della piattaforma raccoglie attualmente oltre 200 esperienze italiane.
Riguardo poi al bando del premio annuale Città accessibili a tutti” per tesi di laurea e ricerche-studi, esso è stato istituito da INU-Urbit nel 2020, mentre l’anno successio è stata avviata la sperimentazione Patto per l’urbanistica città accessibili a tutti con il coinvolgimento di otto città (Ancona, Catania, Genova, Livorno, Mantova, Reggio Emilia, Spello e Udine), la cui prima fase si è conclusa nel 2022, dando conto delle strategie e delle politiche adottate dalle città aderenti. La seconda fase della sperimentazione è in corso di definizione.

Tra le tesi premiate in novembre a Urbanpromo: Casa di comunità in Milano Gallaratese district; MARE Musei per l’Alzheimer Reggio Emilia; Walking Through. Valorizzazione dei percorsi e percorsi di valorizzazione a Campagna (SA); Faenza: dall’alluvione all’abitare sostenibile; Accessibilità fisica e accessibilità virtuale, il caso di studio Monte Sant’Angelo (FG).
Tra gli studi premiati, invece, da segnalare Ricerca per la redazione del Piano per l’accessibilità di Lecce“. (Carmela Cioffi)

A questo link è disponibile un’ampia scheda con la sintesi dei vari interventi proposti durante l’incontro del novembre scorso a Urbanpromo, curato da Iginio Rossi, coordinatore della Community INU Città accessibili a tutti. Per ulteriori informazioni: Iginio Rossi (iginio.rossi49@gmail.com).

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La mia vita, la mia scelta!

ULOBA, la più grande Associazione per la Vita Indipendente delle persone con disabilità della Norvegia, ha pubblicato un rapporto di ricerca con gli esiti di un progetto volto ad elaborare un “modello di supporto alle decisioni” che consenta ai cittadini e alle cittadine con disabilità che hanno questo tipo di esigenza di avere un servizio adeguato alle loro necessità. Lo scopo è anche quello di promuovere nel proprio Paese l’elaborazione e l’approvazione di una legge specifica sulla materia La persona con disabilità raffigurata nella copertina del rapporto di ricerca pubblicato dall’Associazione norvegese ULOBA

ULOBA è la più grande Associazione per la Vita Indipendente delle persone con disabilità della Norvegia, che si popone come facilitatrice dell’assistenza personale gestita dagli stessi cittadini e cittadine con disabilità. «Siamo una forza trainante per garantire a noi persone con disabilità la vita quotidiana che desideriamo», spiegano sul proprio sito.

L’ULOBA ha recentemente pubblicato La mia vita, la mia scelta! Empowerment attraverso un processo decisionale assistito (la cui versione in inglese è disponibile a questo link, mentre quella in italiano, prodotta in modo automatico con Deepl, e dunque non verificata, è disponibile a quest’altro link). Si tratta di un rapporto di ricerca che documenta gli esiti di un progetto finalizzato ad elaborare un modello di supporto alle decisioni (o modello decisionale supportato) che consenta ai cittadini e alle cittadine con disabilità norvegesi con questo tipo di esigenza di avere un servizio adeguato alle loro necessità.
Questo modello, che è ancora in fase di definizione, prevede che chi presta supporto non si sostituisca alla persona con disabilità, ma la aiuti a comprendere gli aspetti della propria vita su cui deve decidere e promuova il suo diritto all’autodeterminazione.

La Norvegia ha ratificato il 3 giugno 2013 la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, e la predisposizione di un servizio di supporto alle decisioni è una disposizione contenuta nella stessa Convenzione (all’articolo 12, in tema di Uguale riconoscimento dinanzi alla legge).
Per elaborare il modello di cui si parla, il Paese scandinavo ha fatto riferimento al modello canadese applicato nella Columbia Britannica e lo ha testato coinvolgendo dieci persone con disabilità, per capire se e in che modo potesse essere adattato al contesto norvegese.
Al progetto hanno partecipato sia minori sia adulti di tutta la Norvegia, alcuni sottoposti a istituti di tutela giuridica (simili all’interdizione italiana), altri no. Le persone con disabilità che hanno partecipato sono state affiancate da un gruppo di altri soggetti denominato “consiglio”, che in genere ha coinvolto più di due persone, in molti casi cinque, non necessariamente familiari (poteva trattarsi anche di amici o assistenti). Ai/alle componenti del “consiglio” era richiesto di conoscere bene la persona con disabilità ed avere con lei un rapporto di fiducia. Essi ed esse, inoltre, dovevano conoscere la persona con disabilità abbastanza bene da capire ciò che diceva, indipendentemente dal metodo scelto per comunicare (sia che, ad esempio, usasse la Lingua dei Segni, o la Comunicazione Aumentativa Alternativa–CAA). Questi soggetti hanno svolto la funzione di supporto gratuitamente e con il vincolo della riservatezza.
L’esperienza ha dimostrato che è auspicabile intraprendere questo percorso già da bambini, perché se la persona con disabilità non è abituata a prendere decisioni da sola, potrebbe avere più difficoltà a farlo al compimento della maggiore età.

ULOBA vorrebbe che più persone con disabilità avessero l’opportunità di sperimentare il modello, ma attualmente in Norvegia non c’è ancora una legge che preveda questo. Dunque il progetto si configura anche come una tappa per promuovere l’elaborazione e l’approvazione di una legge specifica su questa materia. E ancora, l’Associazione auspica che vengano sviluppati più modelli di supporto, in modo che le persone che ne hanno bisogno possono scegliere quello più adatto a loro. In ogni caso, spiegano da ULOBA, si tratta di modelli che non devono essere imposti alle persone, come accade attualmente con la tutela. Alle persone dovrebbe essere garantita la libertà di scelta, compresa la libertà di scegliere quale forma di supporto decisionale formalizzato si desidera, se lo si desidera.

Se consideriamo che l’Italia, pur avendo anch’essa ratificato sin dal 2009 la Convenzione ONU, è stata tra le altre cose richiamata nel 2016 dal Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, proprio per non avere abolito i sistemi decisionali sostitutivi, constatare che invece altri Paesi stanno lavorando in tal senso, offre certamente interessanti spunti di confronto e riflessione. (Simona Lancioni)

Ringraziamo l’AVI Toscana (Associazione per la Vita Indipendente della Toscana) per la segnalazione.

Il presente contributo è già apparso nel sito di Informare un’H-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli, Peccioli (Pisa) e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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Quella norma del nuovo Codice della Strada che discrimina

«Il recente testo di modifica dell’articolo 187 del Codice della Strada – scrive Giovanni Battista Pesce, presidente dell’AICE (Associazione Italiana Contro l’Epilessia), rivolgendosi direttamente al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e ai Parlamentari componenti le Commissioni di Senato e Camera competenti per i trasporti e la salute – determina un grave impatto su quanti, come le persone con epilessia o altra patologia, assumono a scopo e in dosi terapeutiche sostanze stupefacenti e psicotrope, pur essendo riconosciuti o riconoscibili idonei alla guida dei veicoli a motore con patenti, appunto con limitazioni, per la loro condizione patologica»

Al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e ai Parlamentari componenti le Commissioni di Senato e Camera competenti per i trasporti e la salute: nella piena condivisione di determinare la massima tutela dell’intera Comunità verso quanti usano ed abusano per scopi “ludici” di sostanze stupefacenti e psicotrope, conducendo veicoli a motore sotto gli effetti di dette sostanze, la nostra Associazione [AICE-Associazione Italiana Contro l’Epilessia] intende evidenziare come il testo di modifica dell’articolo 187 del Codice della Strada [Legge 177/24, “Interventi in materia di sicurezza stradale e delega al Governo per la revisione del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285”, N.d.R.] determini un grave impatto su quanti, come le persone con epilessia o altra patologia, assumano a scopo e in dosi terapeutiche tali sostanze, pur essendo riconosciuti o riconoscibili idonei alla guida dei veicoli a motore con patenti, appunto con limitazioni, per la loro condizione patologica.

Decine di migliaia di persone con epilessia e ancor di più con altre patologie – pronti ad essere smentiti se per errata lettura del testo di legge -, non possono più pertanto condurre veicoli a motore per cui erano stati autorizzati, pur con limiti per detta condizione, sulla base di precise certificazioni di specialisti del Servizio Sanitario Nazionale e grazie, proprio alle terapie loro prescritte (Decreto Legislativo 59/11). A quanti in simile condizione patologica e terapeutica verrà dunque d’ora in poi impedito il possibile certificato d’idoneità alla guida con ricadute devastanti per il singolo, la sua famiglia e la stessa Comunità. È questa una discriminazione per la stessa terapia che li rendeva idonei alla guida e senza alcuna rilevanza statistica di essere soggetti causa d’incidenti fuori dalle frequenze medie o “di moda”.

Qualora si condividesse il nostro rilievo e se ne verificasse il reale discrimine, con lo spirito propositivo che da sempre caratterizza la nostra e tutte le Associazioni aderenti alla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), si crede , nella piena condivisione dello spirito che ha determinato la modifica dell’articolo di cui si tratta, che si possa rimuovere l’imprevisto riflesso discriminante per quanti assumano le suddette sostanze a scopo terapeutico, per altro “sì da renderli idonei alla guida stessa dei veicoli a motore”, adottando l’inserimento, laddove verrà rietnuto opportuno, del seguente emendamento: «…fatte salve le persone che assumano dette sostanze per scopo terapeutico a fronte di precisa prescrizione medica e nei dosaggi previsti dalla stessa».
Al momento, la nostra Associazione ha dato indicazione alle persone con epilessia, idonee alla guida e in terapia con dette sostanze (per altro non curative, ma sedanti solo i sintomi della patologia), di condurre il veicolo sempre in possesso di copia della certificazione medico specialistica.

Grati dunque per l’attenzione, cogliamo l’occasione per rinnovare richiesta di sostegno, facendo sì che in questa Legislatura venga approvata la Legge che dia piena cittadinanza alle persone con epilessia, in trattazione sul Disegno di Legge n. 898 e collegati in Senato.

*Presidente dell’AICE (Associazione Italiana Contro l’Epilessia), assaice@gmail.com.

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Con due dita della mano sinistra

«Il mio Natale 2024 – scrive Stefania Delendati – e tutto ciò che lo ha preceduto dall’inizio di novembre, è stato il mio spartiacque. Mi muovo in punta di due dita cercando di trarre qualcosa di utile. Se poi questa utilità porterà qualcosa di buono, se saprà insegnarmi qualcosa per affrontare l’avvenire con ritrovata serenità, ben venga. È l’augurio che faccio anche a chi mi legge» Particolare della “Creazione di Adamo”, affresco di Michelangelo Buonarroti, facente parte della decorazione della volta della Cappella Sistina, nei Musei Vaticani a Roma

Indice e medio della mano sinistra. Queste due dita riassumono il mio inaspettato Natale 2024, tra poco capirete meglio.
Quando si parla di questo particolare periodo dell’anno è facile cadere nella retorica buonista, in quelle considerazioni scontate che ci fanno sentire meglio, mettono in pace la coscienza, fanno tacere gli interrogativi.
Se torno indietro con la memoria, ricordo il Natale della mia infanzia, a casa dei nonni, la famiglia riunita, la stufa a legna accesa, il presepe, gli gnocchi di patate della vigilia e la frutta secca. I regali no, perché da noi arrivavano a Santa Lucia, il 13 dicembre, e più avanti alla Befana con qualche golosità, compreso il carbone dolce per la bimba che era stata un po’ birichina.

Il tempo è passato, è venuto a mancare il nonno, ma la nonna ha mantenuto la tradizione di volerci tutti a casa sua. Poi se n’è andata anche lei e come spesso succede nelle famiglie, la persona più anziana che faceva da collante ha portato via con sé l’abitudine di sedersi intorno a un tavolo, di sentirsi parte di un tutto.
Si dirà che era un Natale scontato, proprio quello che volevo evitare in questo articolo, ma nella sua semplice collaudata consuetudine, era vero e sentito. Da allora si è fatto più “solitario”, i miei genitori e io, occasionalmente i parenti che abitano nel paese vicino, qualche visita degli amici.
A volte penso che se non avessi una disabilità, forse le cose sarebbero andate in modo diverso. Non potersi muovere come si vorrebbe limita i rapporti sociali, non tutti hanno la pazienza e la voglia di andare incontro a determinate situazioni, c’è sempre qualcosa che viene prima nella classifica delle priorità. Per me, come immagino anche per chi mi legge, piano piano con alcune persone i contatti si sono ridotti a un messaggio, magari inviato in serie, non personalizzato, tanto è il pensiero che conta.
Non sto giudicando nessuno, alla fine l’ho fatto anch’io. Le festività sono trascorse così, sempre uguali con poche varianti, fino a quest’anno.

Quest’anno è arrivata la variante che non t’aspetti, quella che non avresti mai immaginato per la durezza delle sue conseguenze, per l’incertezza dell’esito e per il modo in cui si è abbattuta su una vita, la mia, costruita anno dopo anno intorno ad equilibri tenuti insieme da un filo sottile e fragile che ha saputo intrecciare nuove trame man mano che la malattia genetica che mi accompagna dalla nascita ha tolto al mio corpo forza e movimenti, un filo che in un istante è stato tagliato da una forbice malefica.
Mi hanno sempre detto che sono “forte e coraggiosa”, invece non sono né l’una né l’altra cosa, ho sempre dovuto adeguarmi, con fatica, tanta, fare di necessità virtù. In maniera moderna si parla di resilienza, la realtà si chiama adattamento perché altra scelta non esiste.
Soltanto chi affronta situazioni simili alla mia può capire fino in fondo ciò di cui sto parlando, lo possono capire coloro che stanno vicino a queste persone, oppure può comprendere chi è dotato di particolare empatia, dote sempre più rara in un mondo che va troppo in fretta per soffermarsi ad ascoltare davvero l’altro, a mettersi nei suoi panni.
In questo Natale che mi ha portato tante incognite e fatto crollare non poche certezze, mi sono rimaste fedeli quelle due dita della mano sinistra, l’indice e il medio, che se prima erano tra le poche appendici dei miei arti superiori ancora funzionanti, adesso sono tutto ciò che mi rimane per stare aggrappata alla vita e al mondo che mi circonda.

Beata tecnologia, la usiamo male quando spendiamo gli auguri in serie, quando le lasciamo prendere il sopravvento, ma senza di lei oggi non sarei qui a scrivere. Con l’indice e il medio sinistri muovo il joystick della mia carrozzina elettronica, schiaccio il tasto lì accanto per selezionare i comandi. Mica facile come sembra, bisogna imparare il meccanismo, farlo proprio dopo tanti errori che stancano la mano quanto la mente. E bisogna dosare le forze, non esagerare e non pretendere troppo, perché l’indice e il medio non reggono gli sforzi, hanno bisogno di riposo. Nello stesso tempo, non possono riposare troppo, l’immobilità li condannerebbe.

Ritorna il discorso degli equilibri, l’adattamento che sta nel ripensarli alla luce di una vita scombussolata. Sto imparando il valore della pazienza, ma anche il valore di alcune rarissime persone come il tecnico della suddetta carrozzina che, appena saputo del mio “infortunio”, si è precipitato a casa mia per aiutarmi a trovare il metodo più adatto per continuare a fare il mio lavoro. Con più lentezza, più stanchezza, tanta rabbia anche, non lo nego, è umano. Un caro amico, uno di quelli che mi capisce davvero, mi ha detto che ci sono eventi nella vita che segnano uno spartiacque, un prima e un dopo che non si somigliano per niente.
Ecco, questo Natale 2024 e tutto ciò che lo ha preceduto dall’inizio di novembre, è stato il mio spartiacque. Altri lo hanno preceduto, mai però mi hanno tolto così tanto per un tempo così lungo, lasciandomi tanta paura e incertezza per il futuro.
«Comunque vada, sarà un successo», si dice, e si dice anche che «i limiti sono fatti per essere superati». Non so se finirà con un successo, me lo auguro, ce la metto tutta. L’indice e il medio alzati, dopotutto, sono segno di vittoria, chissà che non sia un segnale del destino… Di certo, molto più pragmaticamente, so che alla fine di questa esperienza non sarò più la stessa, cambiata per forza di cose e non è detto in meglio.

La docente e ricercatrice Antonia Chiara Scardicchio afferma che «il limite non si “vince”: altrimenti è un gioco di forza. Non è la forza, ma il senso a farsi cura. Il limite non si “supera”: la differenza la fa il passaggio dalla sua sterilità alla sua possibile fertilità. Ed è un passaggio che non è una gara».
Un senso non l’ho ancora trovato, non sono così saggia, e stento a credere a quanti affermano che ogni prova ci è data perché, anche se non lo sappiamo, ne abbiamo bisogno. Beati coloro che in questa considerazione riescono a trovare conforto, anche in questo caso la saggezza non mi è accanto.
Non ho obiettivi a lungo termine, il mio orizzonte è domani. Mi muovo in punta di due dita cercando di trarre qualcosa di utile. Se poi questa utilità, o fertilità per dirla come Antonia Chiara Scardicchio, porterà qualcosa di buono, se saprà insegnarmi qualcosa per affrontare l’avvenire con ritrovata serenità, ben venga. È l’augurio che faccio anche a tutti Voi.

*Direttrice responsabile di «Superando». Il presente contributo è già apparso in “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it», con il titolo “Il mio Natale in punta di (due) dita”, e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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L’inclusione e il rispetto non sono opzioni, ma valori imprescindibili

“No scontrino, no bagno!”: si può sintetizzare così quanto accaduto nel pieno delle festività natalizie in un bar storico del centro di Matera, dove a un giovane con sindrome di Down è stato negato l’utilizzo dei servizi igienici. «Vorremmo un’attenzione maggiore da parte degli esercizi commerciali – commenta il presidente dell’AIPD Salbini – verso le persone con disabilità, anziane e, in generale, verso tutti coloro che abbiano necessità particolari. E assicurare l’uso dei servizi deve essere la prima di queste attenzioni»

A denunciare la mancanza di empatia e di comprensione da parte del gestore di un bar storico al centro di Matera, nel pieno delle festività natalizie, è stata Silvia Nigro, madre di una persona con sindrome di Down e a commentare la vicenda è stato Gianfranco Salbini, presidente nazionale dell’AIPD (Associazione Italiana Persone Down), che ha dichiarato di «voler esprimere tutta la mia indignazione per quanto accaduto, ricordando che, pur non essendo in linea di principio i bagni dei locali privati accessibili a chi non sia cliente, negare l’utilizzo dei servizi igienici a un giovane con sindrome di Down, nonostante le chiare spiegazioni della madre sulle sue necessità, è segno di disattenzione e mancanza di empatia che non può essere giustificato in alcun modo, un comportamento che evidenzia un grave deficit di sensibilità e inclusione e che non dovrebbe trovare spazio nella nostra società, ancor meno in una città come Matera, simbolo di cultura e accoglienza».

«Gli esercizi commerciali – ha aggiunto Salbini – dovrebbero essere consapevoli e orgogliosi della propria funzione di presidio sociale nei confronti di chiunque abbia una difficoltà. Purtroppo spesso non è così. Per questo invito tutti i gestori di bar, locali e ristoranti a mostrare una maggiore sensibilità e attenzione nei confronti delle persone con disabilità e delle loro esigenze specifiche. Allo stesso tempo, sottolineo la necessità di un impegno concreto da parte delle Amministrazioni Comunali per garantire un’adeguata presenza di bagni pubblici, così da evitare situazioni come questa, che ledono la dignità delle persone e generano conflitti inutili».

«L’inclusione e il rispetto – ha concluso il Presidente dell’AIPD – non sono opzioni, ma valori imprescindibili per una società che si definisce civile». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: ufficiostampaaipd@gmail.com.

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“Finalmente da Soli!”: l’AIPD e il Gruppo FS compagni di viaggio

Avviato nel periodo delle festività fino al 12 gennaio, ma ripreso anche nel periodo pasquale dal 15 al 23 aprile prossimi, il progetto Finalmente da Soli! vede il Gruppo FS (Ferrovie dello Stato) a fianco dell’AIPD (Associazione Italiana Persone Down), per favorire una sempre maggiore autonomia delle persone con sindrome di Down

«Per conquistare l’autonomia, servono innanzitutto buoni compagni di viaggio. Siamo quindi sicuri che questo viaggio insieme a FS ci porterà lontano, avvicinandoci alla destinazione che da sempre la nostra Associazione ha scelto: la conquista di un’autonomia possibile per tutte le persone con sindrome di Down e una piena partecipazione sociale»: lo ha dichiarato Daniele Castignani, che per l’AIPD (Associazione Italiana Persone Down) ha presentato e coordinato il progetto di sinergia con il Gruppo FS (Ferrovie dello Stato), denominato Finalmente da Soli! e avviato nel periodo delle festività fino al 12 gennaio prossimo, ma che verrà ripreso anche nel periodo pasquale dal 15 al 23 aprile.
In tal senso, grazie all’impegno di 180 volontari dell’AIPD, alcuni dei quali persone con sindrome di Down, e delle Società del Gruppo FS, si potrà aderire alla campagna a bordo dei principali treni Alta Velocità e Intercity di Trenitalia, nonché presso le biglietterie self-service della stessa Trenitalia, nei Freccia Lounge e Freccia Club delle principali stazioni italiane e sulla pagina online dedicata dall’AIPD al progetto. I fondi raccolti supporteranno il progetto Casa AIPD, a sostegno dell’autonomia delle persone con sindrome di Down, e contribuiranno ai lavori di ristrutturazione e all’acquisto di attrezzature per la nuova sede polifunzionale dell’AIPD Nazionale, presso la Stazione di Roma Trastevere. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: ufficiostampaaipd@gmail.com.

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LEA: il “balletto” del “Decreto Tariffe”

Il 30 dicembre scorso il TAR del Lazio aveva accolto il ricorso di numerosi laboratori, sospendendo in via cautelativa il cosiddetto “Decreto Tariffe”, contenente i tariffari per le prestazioni di specialistica ambulatoriale e la protesica. Lo stesso TAR del Lazio, tuttavia, il giorno dopo ha accolto un’Istanza di revoca del Decreto di sospensione, presentata dall’Avvocatura dello Stato, nella quale si evidenziava come lo stop al “Decreto Tariffe” avrebbe comportato un danno alla salute dei/delle pazienti. Le questioni sollevate dal TAR saranno discusse collegialmente alla Camera di Consiglio fissata per il 28 gennaio prossimo

Dopo anni di una gestazione a dir poco travagliata, nello scorso mese di novembre la Conferenza Stato-Regioni aveva dato il via libera al cosiddetto Decreto Tariffe, approvando finalmente i due tariffari per le prestazioni di specialistica ambulatoriale e la protesica, e dunque aggiornando i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) (se ne legga anche sulle nostre pagine).
La versione del testo normativo approvato aveva accolto la richiesta delle Regioni di posticipare l’entrata in vigore del Decreto al 30 dicembre 2024, sennonché, proprio il giorno in cui la norma sarebbe dovuta entrare in vigore, il TAR del Lazio (Tribunale Amministrativo Regionale) ha accolto il ricorso di numerosi laboratori, sospendendo in via cautelativa lo stesso “Decreto Tariffe”, ritenendo che questo, essendo stato «adottato dopo oltre 20 anni dai precedenti Nomenclatori», delinea «l’insussistenza dell’urgenza».
Nello stesso provvedimento il TAR ha stabilito la trattazione collegiale della quesitone alla Camera di Consiglio fissata per il 28 gennaio 2025 (a questo link la notizia divulgata dalla testata «Quotidiano Sanità» il 30 dicembre 2024, a quest’altro link il Decreto di sospensione del TAR del Lazio).

A quel punto lo stop imposto dal TAR del Lazio ha rischiato di mandare in tilt le Regioni che, avendo appena adeguato Nomenclatori con i nuovi codici delle prestazioni, difficilmente sarebbero riuscite a ripristinare i sistemi con le vecchie tariffe, nonché a sospendere le prestazioni che nei vecchi Nomenclatori non erano presenti. «Per far capire l’entità del problema, solo oggi sono state fatte circa 200.000 prenotazioni per visite ed esami», aveva osservato Giovanni Rodriquez sul «Quotidiano Sanità».

In questa situazione di caos, l’Avvocatura dello Stato ha presentato al TAR del Lazio un’Istanza di revoca del Decreto di sospensione, argomentando l’estrema difficoltà «di attivare il sistema tariffario del giugno 2023, con i relativi nomenclatori e cataloghi regionali, il che presuppone una necessaria pianificazione e valutazione di impatti organizzativi, tecnologici ed economici, con il coinvolgimento di tutti i fornitori di applicativi» che determinerebbe «un blocco del sistema di prescrizione, prenotazione ed erogazione, con conseguente disservizio all’utenza e ritardi nell’erogazione delle prestazioni e, in ultima analisi, con un impatto sulla salute dei pazienti» (in grassetto e sottolineato nel testo originale).
Proprio prendendo atto della «dichiarata gravità delle conseguenze» della sospensione del “Decreto Tariffe”, il 31 dicembre il TAR del Lazio ha deliberato di accogliere l’Istanza di revoca dell’Avvocatura dello Stato, e ha confermato la fissazione alla Camera di Consiglio del 28 gennaio prossimo (a questo link il Decreto di accoglimento del TAR del Lazio, a quest’altro link la news di aggiornamento sulla testata «Quotidiano Sanità»).

Per il momento, dunque, il pericolo di blocco del sistema è stato scongiurato, ma sarà necessario attendere il 28 gennaio per conoscere se, ed eventualmente, quali modifiche verranno apportate ai nuovi tariffari. (Simona Lancioni)

Il presente contributo è già apparso nel sito di Informare un’H-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli, Peccioli (Pisa) e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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Luca sempre qui, sempre lì

Domani, 8 gennaio, saranno 27 anni dalla morte di Luca De Nigris nel cui nome è nata a Bologna, per iniziativa dei genitori Maria Vaccari e Fulvio De Nigris, la Casa dei Risvegli a lui stesso dedicata, il centro pubblico innovativo dell’Azienda USL di Bologna rivolto a persone con esiti di coma e alle loro famiglie. Per l’occasione cediamo la parola proprio a Fulvio De Nigris Particolare di un disegno dedicato a Fulvio e Luca De Nigris

Domani, 8 gennaio, saranno passati 27 anni dalla morte di Luca De Nigris nel cui nome è nata a Bologna, per iniziativa dei genitori Maria Vaccari e Fulvio De Nigris, la Casa dei Risvegli a lui stesso dedicata, il centro pubblico innovativo dell’Azienda USL di Bologna rivolto a persone con esiti di coma e alle loro famiglie.
Ricordando che nel pomeriggio di domani, 8 gennaio (ore 18.30), monsignor Rino Magnani celebrerà una messa in ricordo di Luca nella basilica bolognese di Santa Maria Maggiore (Via Galliera, 10), diamo spazio qui di seguito alle parole di Fulvio De Nigris.

8 gennaio. È questo il periodo in cui tutto riaffiora. Il mare che sembrava si fosse calmato, cominciò a risalire con onde sempre più grandi. Ed eccolo là, Luca. Sempre lì. Sempre qui. In quel tempo di ventisette anni fa, quando non si svegliò. E il silenzio che lasciò non era un vuoto, ma un insegnamento. Ci insegnò che l’assenza ha una sua presenza. Una lingua muta che parla ovunque a chiunque aspetti un risveglio che a volte arriva, a volte no.
Il mondo ha una logica crudele che non si capisce, si vive e basta. Da allora, molte cose sono state fatte in suo nome. E tante ancora si fanno e si faranno. E come un fuoco che arde e lo tiene vivo più che mai. Ma ci sono giorni, come l’8 gennaio, in cui quel fuoco si affievolisce, e resta una luce tremolante, un’immagine che riaffiora. Luca, adolescente. Quindici anni. Una risata piena, occhi accesi. Una vita spalancata davanti, pronta a essere vissuta. I progetti, i sogni, il futuro che sembrava già lì come un dono impacchettato con cura. Ma quel futuro non si è mai aperto. Luca non è diventato grande. Non ha realizzato i suoi sogni.
E noi? Noi genitori, io, Maria, gli amici di Luca abbiamo vissuto anche per lui. Come tanti che hanno perso qualcuno a loro molto caro, ci siamo fatti carico anche di lui: vivere per chi non può più farlo. È qualcosa che consola ma non guarisce.
Le ferite restano, ma la Casa dei Risvegli dedicata a Luca è un fatto, è un sollievo. Ci sono speranze, oggi come allora, che intrecciano la sua storia con quella di tante altre anime fragili come lui. È una trama delicata, ma tiene insieme i pezzi.
Il tempo è passato, sì, ma con lui e senza di lui e va riempito con il nostro messaggio oggi ancora più forte e da sostenere: quello rivolto alle persone come Luca che ogni anno vanno in coma e aspettano con le loro famiglie che qualcosa accada.
È il tempo dell’attesa. Ed è in quel tempo che, in qualche modo, lo ritrovo ancora.
Sempre qui. Sempre lì.

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Il diritto incomprimibile al trasporto scolastico (e in generale allo studio)

Una recente Sentenza del Consiglio di Stato sulla gratuità del trasporto scolastico per gli alunni e le alunne con disabilità, e più in generale favorevole al diritto incomprimibile allo studio di tali alunni, si è mossa in direzione sostanzialmente opposta a una precedente Sentenza dello stesso Consiglio di Stato e l’auspicio è quindi che essa blocchi il ripetersi di orientamenti riferiti a quella stessa precedente Sentenza contraria

Il Consiglio di Stato, con la Sentenza n. 9323 del 20 novembre scorso, ha annullato una precedente decisione del TAR Calabria che aveva rigettato la richiesta, al Comune, del rimborso del trasporto scolastico. La mamma di un alunno con disabilità aveva infatti richiesto l’inclusione del figlio nella lista degli ammessi al trasporto scolastico gratuito garantito dal Comune di Reggio Calabria con l’erogazione di un contributo in denaro. La domanda era stata accolta con l’inclusione del nominativo dell’alunno nell’elenco. La famiglia aveva quindi anticipato la somma, ottenendo il trasporto in attesa dell’erogazione materiale della stessa.
E tuttavia, all’atto del pagamento il Comune aveva eccepito che il padre convivente aveva un debito con il Comune stesso e quindi, essendo la famiglia debitrice, non poteva avvalersi del credito di circa 1.400. La madre ha presentato prima ricorso al Tribunale Civile, che si è però dichiarato incompetente, trattandosi di erogazione di un pubblico servizio, materia riservata alla giurisdizione esclusiva del TAR. Riassunto il ricorso avanti al TAR, quest’ultimo lo ha dichiarato inammissibile per decadenza dei termini. La famiglia ha quindi proposto appello in Consiglio di Stato il quale, dopo un’ampia disamina preliminare di carattere procedurale, per affermare la competenza del giudice amministrativo e la legittimità del ricorso, ha annullato la precedente Sentenza del TAR, dando ragione all’alunno e riaffermando che il diritto al trasporto scolastico è per legge gratuito, costituzionalmente protetto sin già dalla famosa Sentenza della Corte Costituzionale 215/87.
Il Comune è stato pertanto condannato al rimborso delle spese di trasporto sostenute, più gli interessi legali, nonché alla rifusione delle spese legali superiori a 7.000 euro.

Molto significativa è la motivazione con la quale il Consiglio di Stato ha rigettato l’eccezione del Comune che aveva opposto in compensazione al credito dell’alunno la ben maggiore somma del debito del padre nei confronti del Comune. Ne riportiamo un passaggio fondamentale: «11.2. Non è possibile infatti eccepire in compensazione, a fronte di un credito vantato dall’avente diritto per consentire l’esercizio di un diritto fondamentale come quello inerente al trasporto scolastico dell’allievo disabile, l’esistenza di un debito da parte di questi o, come nel caso di specie, di un suo parente per cause del tutto estranee all’esercizio del diritto, in quanto il doveroso bilanciamento tra i due valori in gioco esige che il Comune, una volta riconosciuti come nel caso di specie, i presupposti per l’attribuzione dell’assegno, eroghi la somma per consentire alla famiglia di poter garantire al minore disabile il trasporto scolastico, si ripete, gratuito ex lege, essendo evidente che, se dovesse operare l’eccezione di compensazione, il diritto del minore all’istruzione, per mezzo del necessario trasporto sino a scuola, sarebbe paralizzato finché, in ipotesi, il debitore – in questo caso, peraltro, un soggetto terzo – non paghi il proprio debito nei confronti dell’amministrazione».
Qui viene dunque chiarissimamente ribadito che il termine gratuito, contenuto nell’articolo 28, comma 1 della Legge 118/71, è coperto da garanzia costituzionale, ulteriormente riaffermata dalla Consulta in più Sentenze, tra cui la recente decisione 275/16, secondo la quale il Comune non può sottrarsi ad erogare le proprie prestazioni del diritto allo studio degli alunni con disabilità, adducendo problemi economici neppure di bilancio.

Questa Sentenza del Consiglio di Stato è particolarmente importante, poiché afferma che il diritto al trasporto gratuito deve essere effettivamente esercitabile ed esercitato dall’interessato senza poter essere neutralizzato da contrapposti diritti economici del Comune. E a tal proposito la Sezione giudicante non poteva ignorare la recentissima sentenza di un’altra Sezione dello stesso Consiglio di Stato (n. 7089/2024) nella quale si era ritenuto legittimo per il Comune non adempiere all’erogazione dei propri servizi previsti da legge agli alunni con disabilità a causa di motivi di bilancio. Si riporta a tal proposito il passaggio della motivazione dell’attuale decisione del Consiglio di Stato: «11.6. Questo Collegio è ben consapevole che secondo un orientamento l’esercizio dei diritti fondamentali deve misurarsi, se non addirittura cedere in presenza della limitatezza delle risorse finanziarie degli enti pubblici (v., di recente, Cons. St., sez. III, 12 agosto 2024, n. 7089), ma ritiene preferibile aderire a quelle tesi secondo cui uno Stato sociale di diritto, a fronte del “grido di dolore” (così, ad esempio e testualmente, Cons. St., sez. III, 10 giugno 2016, n. 2501), proveniente da moltissime situazioni concrete, deve assicurare le esigenze dei soggetti più bisognosi e, a parità di bisogno, di quelli meno abbienti, in quanto la teorica dei diritti fondamentali finanziariamente condizionati non può legittimare la mortificazione dei diritti fondamentali senza che la scelta dell’ente e, persino, del legislatore sia sorretta da una valida e superiore causa di giustificazione, attinente alla tutela del bene comune per finalità solidaristiche. 11.7. Quest’ultimo orientamento è stato fatto proprio da quella condivisibile giurisprudenza che ha affermato il dovere delle competenti amministrazioni di porre in essere ogni adempimento per attribuire agli alunni disabili i diritti riconosciuti dal legislatore in modo che gli alunni e le loro famiglie non debbano proporre ricorsi giurisdizionali per ottenere ciò che è loro dovuto (Cons. St., sez. III, 6 dicembre 2023, n. 10560, Cons. St., sez. VI, 10 luglio 2017, n. 3393, Cons. St., sez. VI, 3 maggio 2017, n. 2023, Cons. St., sez. VI, 10 febbraio 2015, n. 7049) e, applicando tali principi al caso di specie, ne deriva che l’esistenza di un debito per imposte comunali non può evidentemente, e in assenza di ben più solide motivazioni, paralizzare l’esercizio del diritto fondamentale».
Si noti la copiosa citazione di precedenti Sentenze della Corte Costituzionale e infine pure il riferimento alla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, ratificata dall’Italia con la Legge 18/09, quasi a voler blindare il proprio discorde orientamento dalla decisione dello stesso organo di qualche mese prima.

In conclusione, dunque, ci si augura che questa Sentenza del Consiglio di Stato, favorevole al diritto incomprimibile allo studio degli alunni e delle alunne con disabilità, blocchi il ripetersi di orientamenti che si rifacciano alla precedente Sentenza contraria. Se malgrado ciò l’orientamento disatteso dovesse ripetersi, certamente il ricorso a una decisione dell’Adunanza Generale del Consiglio di Stato non sarebbe più rinviabile.

*Il presente contributo è già apparso nella testata «La Tecnica della Scuola» e viene qui ripreso, con alcuni riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2025 e bilancio pluriennale per il triennio 2025-2027 (Legge di Bilancio 2025)

Anche questo anno, l’analisi della Legge di Bilancio, rappresenta un’ occasione per valutare ciò che il Governo ha inteso inserire riguardo, in particolare, le famiglie e le persone con disabilità.

Essa è composta da due sezioni, sei allegati, due tabelle, un quadro generale riassuntivo e lo stato di revisione.

Le due sezioni sono suddivise, la prima nell’art. 1, composto da 908 commi, e la seconda dagli art. da 2 a 21 che riguarda gli Stati di previsione dei vari ministeri. L’analisi è relativa solo alla prima sezione.

Indice

Toggle INTERVENTI FISCALI (ART. 1 COMMI 2-13)

Dal periodo d’imposta 2025, sul reddito imponibile si applicano le seguenti aliquote IRPEF, progressive per scaglioni di reddito ed in particolare fino a 28.000 euro:23%, oltre 28.000 euro e fino a 50.000 euro 35%, oltre 50.000 euro 43%

E’ prevista una somma a titolo di trattamento integrativo, pari a 1.200 euro, a favore dei contribuenti con reddito complessivo non superiore a 15.000 euro qualora l’imposta lorda determinata sui redditi di lavoro dipendente con esclusione di quelli di pensione e alcuni assimilati , sia di importo superiore a quello della detrazione per lavoro diminuita dell’importo di 75 euro rapportato al periodo di lavoro nell’anno.

Inoltre, ai titolari di reddito di lavoro dipendente, esclusi i pensionati, che hanno un reddito complessivo non superiore a 20.000 euro è riconosciuta una somma, che non concorre alla formazione del reddito, determinata applicando al reddito di lavoro dipendente del contribuente la percentuale corrispondente al 7,1%, se il reddito di lavoro dipendente non è superiore a 8.500 euro; 5,3%, se il reddito di lavoro dipendente è superiore a 8.500 euro ma non a 15.000 euro; 4,8%, se il reddito di lavoro dipendente è superiore a 15.000 euro.

Per individuare la percentuale applicabile, il reddito di lavoro dipendente va rapportato all’intero anno.

Invece se i titolari di reddito di lavoro dipendente (esclusi i pensionati) hanno un reddito complessivo superiore a 20.000 euro spetta un’ulteriore detrazione dall’imposta lorda, rapportata al periodo di lavoro, di importo pari a 1.000 euro, se l’ammontare del reddito complessivo è superiore a 20.000 euro ma non a 32.000 euro; al prodotto tra 1.000 euro e l’importo corrispondente al rapporto tra 40.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 8.000 euro, se l’ammontare del reddito complessivo è superiore a 32.000 euro ma non a 40.000 euro.

Le somme e la detrazione sono riconosciute in via automatica dai sostituti all’atto dell’erogazione delle retribuzioni verificando, in sede di conguaglio, la spettanza delle stesse.
Qualora in tale sede gli importi si rivelino non spettanti, i sostituti d’imposta provvedono al recupero del relativo importo.

Nel caso in cui il predetto importo sia superiore a 60 euro, il recupero dello stesso è effettuato in dieci rate di pari ammontare a partire dalla prima retribuzione alla quale si applicano gli effetti del conguaglio.

I sostituti d’imposta compensano il credito maturato per effetto dell’erogazione della somma di cui sopra mediante l’istituto della compensazione.

Ai fini della determinazione del reddito complessivo e del reddito di lavoro dipendente ai fini dei calcoli per erogare la somma e le detrazioni, rileva anche la quota esente del reddito agevolato ai fini degli incentivi per il rientro in Italia di ricercatori residenti all’estero e per i lavoratori impatriati.

Il medesimo reddito complessivo è assunto al netto del reddito dell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale e di quello delle relative pertinenze.

Vengono introdotti, con riferimento ai percettori di redditi medio-alti, alcuni limiti per la fruizione delle detrazioni dall’imposta sul reddito, parametrati in relazione al reddito percepito nonché al numero di figli presenti nel nucleo familiare.

In particolare, per i soggetti con reddito complessivo superiore a 75.000 euro gli oneri e le spese per i quali è prevista una detrazione dall’imposta lorda, sia dal TUIR sia da altre disposizioni normative, considerati complessivamente, sono ammessi in detrazione fino a un ammontare calcolato moltiplicando un importo base determinato in corrispondenza del reddito complessivo del contribuente per appositi coefficienti in corrispondenza del numero di figli, compresi i figli nati fuori del matrimonio riconosciuti, adottivi, affidati o affiliati, presenti nel nucleo familiare del contribuente, fiscalmente a carico.

L’importo base è pari a 14.000 euro, se il reddito complessivo del contribuente è superiore a 75.000 euro; 8.000 euro, se il reddito complessivo del contribuente è superiore a 100.000 euro.

Il coefficiente da utilizzare è pari a 0,50, se nel nucleo familiare non sono presenti figli fiscalmente a carico; 0,70, se nel nucleo familiare è presente un figlio a carico; 0,85, se nel nucleo familiare sono presenti due figli a carico; 1, se nel nucleo familiare sono presenti più di due figli a carico, o almeno un figlio fiscalmente a carico in condizione di disabilità accertata ai sensi dell’art. 3 della L. 104/2022.

Sono escluse dal computo dell’ammontare complessivo degli oneri e delle spese, effettuato ai fini dell’applicazione del limite di 75.000 euro le spese sanitarie detraibili, le somme detraibili investite nelle start-up innovative, le somme detraibili investite nelle PMI innovative
Ai fini del computo dell’ammontare complessivo degli oneri e delle spese detraibili, per le spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica degli edifici, ovvero di altre disposizioni normative, la cui detrazione è ripartita in più annualità, rilevano le rate di spesa riferite a ciascun anno.

Sono comunque esclusi dal computo gli oneri detraibili sostenuti in dipendenza di prestiti o mutui contratti fino al 31 dicembre 2024 e precisamente gli interessi passivi e relativi oneri accessori, nonché le quote di rivalutazione dipendenti da clausole di indicizzazione, pagati a soggetti residenti nel territorio dello Stato o di uno Stato membro della Comunità europea ovvero a stabili organizzazioni nel territorio dello Stato di soggetti non residenti in dipendenza di prestiti o mutui agrari di ogni specie, nei limiti dei redditi dei terreni dichiarati, gli  interessi passivi, e relativi oneri accessori, nonché le quote di rivalutazione dipendenti da clausole di indicizzazione pagati a soggetti residenti nel territorio dello Stato o di uno Stato membro della Comunità europea ovvero a stabili organizzazioni nel territorio dello Stato di soggetti non residenti in dipendenza di mutui garantiti da ipoteca su immobili contratti per l’acquisto dell’unità immobiliare da adibire ad abitazione principale entro un anno dall’acquisto stesso, per un importo non superiore a 4.000 euro, gli interessi passivi e relativi oneri accessori, nonché delle quote di rivalutazione dipendenti da clausole di indicizzazione pagati a soggetti residenti nel territorio dello Stato o di uno Stato membro delle Comunità europee, ovvero a stabili organizzazioni nel territorio dello Stato di soggetti non residenti, in dipendenza di mutui contratti e garantiti da ipoteca, per la costruzione dell’unità immobiliare da adibire ad abitazione principale.

Sono inoltre escluse, ai fini del computo, le rate delle spese edilizie detraibili ai sensi dell’art. 16-bis TUIR ovvero di altre disposizioni normative sostenute fino al 31 dicembre 2024, nonché i premi di assicurazione detraibili , sostenuti in dipendenza di contratti stipulati fino al 31 dicembre 2024.

Si prevede che la detrazione per figli a carico di 950 euro si applichi esclusivamente con riferimento ai figli di età inferiore a 30 anni, salvo che nel caso di condizione di disabilità accertata.
Viene limitata ai soli ascendenti la detrazione riconosciuta per i familiari conviventi diversi dai figli.
Viene, inoltre, esclusa la spettanza della detrazione per i contribuenti che non sono cittadini italiani o di uno Stato membro dell’Unione europea o di uno Stato aderente all’accordo sullo Spazio economico europeo in relazione ai loro familiari residenti all’estero.

FORMAZIONE, LAVORO E POLITICHE FAMILIARI ( ART. 1 COMMI 197-221)

Per il conseguimento degli obiettivi e dei target del Programma GOL (Garanzia occupabilità lavoratori) previsto dal Pnrr nell’ambito della Riforma delle politiche attive del lavoro e della formazione, viene prevista la possibilità per le Regioni di destinare le risorse loro assegnate nell’ambito di tale programma anche al finanziamento delle iniziative di formazione attivate dalle imprese a favore dei lavoratori rientranti nelle categorie individuate dal programma.

Sono stati modificati i requisiti relativi alla condizione economica e reddituale per il riconoscimento dell’Assegno di inclusione e del Supporto per la formazione e il lavoro, nonché i relativi importi e lo stanziamento di ulteriori risorse per il finanziamento dell’apprendistato per la qualifica e il diploma professionale e dei percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento.

In particolare, in relazione all’assegno di inclusione (AdI) viene elevato da 9.360 a 10.140 euro il valore massimo dell’ISEE e da 6.000 a 6.500 euro la soglia del reddito familiare del nucleo familiare del richiedente.

Questa soglia reddituale è elevata da 7.560 a 8.190 euro se il nucleo familiare è composto da persone tutte di età pari o superiore a 67 anni ovvero da queste e da altri familiari tutti in condizioni di disabilità grave o di non autosufficienza; viene incrementata, in ogni caso, la suddetta soglia reddituale a 10.140 euro nei casi in cui il nucleo familiare risieda in abitazione in locazione, come da dichiarazione sostitutiva unica (DSU) ai fini ISEE; viene aumentato da 6.000 a 6.500 euro annui l’importo massimo della parte dell’assegno costituita da un’integrazione al reddito familiare.

Quest’importo è incrementato da 7.560 a 8.190 euro se il nucleo familiare è composto da persone tutte di età pari o superiore a 67 anni ovvero da queste e da altri familiari tutti in condizioni di disabilità grave o di non autosufficienza; viene elevato da 3.360 a 3.640 euro annui l’importo massimo della parte dell’Assegno costituita da un’integrazione, per i nuclei familiari residenti in abitazione in locazione, pari all’ammontare del canone annuo previsto nel contratto di locazione che viene incrementato da 1.800 a 1.950 euro se il nucleo familiare è composto da persone tutte di età pari o superiore a 67 anni ovvero da queste e da altri familiari tutti in condizioni di disabilità grave o di non autosufficienza.

In relazione, al Supporto per la formazione e il lavoro (SFL), invece, con le modifiche apportate  si aumenta da 6.000 a 10.140 euro il valore massimo dell’ISEE relativo al nucleo familiare del richiedente e la soglia del reddito familiare del medesimo nucleo e si incrementa da 350 a 500 euro mensili l’importo del beneficio; inoltre si dispone che la durata del beneficio, pari ad un massimo di 12 mensilità, è prorogabile per una durata massima di ulteriori 12 mesi, previo aggiornamento del patto di servizio personalizzato, qualora alla scadenza dei primi 12 mesi di fruizione risulti la partecipazione del beneficiario a un corso di formazione. Il beneficio economico è erogato nei limiti della durata del corso.

E’ stato istituito il Bonus per le nuove nascite al fine di incentivare la natalità.

Il contributo, una tantum, è pari a 1.000 euro ed è riconosciuto per ogni figlio nato o adottato dal 1° gennaio 2025 a condizione che il nucleo familiare di appartenenza del genitore richiedente il beneficio sia in una condizione economica corrispondente a un valore dell’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE), non superiore a 40.000 euro annui.

Nella determinazione ISEE utile ai fini del trattamento non rilevano le erogazioni relative all’assegno unico e universale di cui al D. Lgs. 230/2021.

Il bonus è corrisposto: per i figli di cittadini italiani o di uno Stato membro dell’Unione europea, o suoi familiari titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente; per i figli di cittadini di uno Stato non appartenente all’Unione europea che siano in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo; titolari di permesso unico di lavoro autorizzato a svolgere un’attività lavorativa per un periodo superiore a sei mesi; titolari di permesso di soggiorno per motivi di ricerca autorizzati a soggiornare in Italia per un periodo superiore a sei mesi e residenti in Italia.

Il bonus è corrisposto, a domanda, dall’INPS, non concorre alla formazione del reddito complessivo IRPEF ed è erogato nel mese successivo al mese di nascita o adozione.

Novità invece per il bonus asili nido.

In primo luogo, si dispone che, nella determinazione dell’ISEE utile ai fini dell’attribuzione del buono non rilevino le erogazioni relative all’Assegno unico e universale, di cui al D.Lgs 230/2021.

Viene poi eliminata la condizione della presenza di almeno un figlio di età inferiore ai 10 anni per il riconoscimento dell’importo massimo del bonus, pari a 3.600 euro all’anno.

Per via della modifica, in relazione ai nati dopo il 31 dicembre 2023, il contributo è pari agli importi massimi di 3.600 euro all’anno, per le famiglie con ISEE minorenni fino a 40.000 euro (a prescindere dalla presenza di un figlio con età inferiore a 10 anni), 1.500 euro all’anno, per le famiglie con ISEE minorenni superiore a 40.000 euro e nelle ipotesi di assenza di ISEE minorenni, ISEE recante omissioni e/o difformità dei dati del patrimonio mobiliare e/o dei dati reddituali auto dichiarati, ISEE discordante.

Vengono inoltre modificate le regole per il congedo parentale.

In particolare, con un primo intervento, per le lavoratrici e i lavoratori dipendenti che hanno cessato il congedo di maternità o paternità a partire dal 1° gennaio 2024, l’indennità del congedo parentale viene elevata all’80% della retribuzione per 3 mesi entro il sesto anno di vita del bambino.
I successivi periodi di congedi parentale, da fruire entro i 12 anni di età, rimangono invece indennizzati al 30%, fino al nono mese per poi azzerarsi.

L’indennità si mantiene al 30% nel decimo e nell’eventuale undicesimo mese solo se il genitore interessato ha un reddito individuale inferiore a 2,5 volte al trattamento minimo della pensione INPS.

Viene riconosciuto, a decorrere dall’anno 2025, un parziale esonero contributivo della quota dei contributi previdenziali per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti, a carico del lavoratore, in favore delle lavoratrici dipendenti, escluse quelle domestiche, nonché delle lavoratrici autonome titolari di reddito di lavoro autonomo o di impresa (sia in contabilità semplificata sia ordinaria) o di partecipazione, che non hanno optato per il regime forfetario per le madri di due o più figli e che abbiano una retribuzione o un reddito imponibile ai fini previdenziali non superiore a 40.000 euro su base annua.

L’esonero è riconosciuto fino al mese del compimento del decimo anno di età del figlio più piccolo ovvero, a decorrere dall’anno 2027, se madri di tre o più figli, fino al mese del compimento del diciottesimo anno di età del figlio più piccolo; non spetta, per gli anni 2025 e 2026, alle lavoratrici beneficiarie dell’esonero di cui all’articolo 1, comma 180, della legge di Bilancio 2024 (L. 213/2023).
Per le lavoratrici autonome iscritte all’assicurazione generale obbligatoria gestita dall’INPS nonché alla gestione separata, l’esonero contributivo sarà parametrato al valore del livello minimo di reddito previsto dall’articolo 1, comma 3, della legge n. 233/199.

Per sostenere le donne vittime di violenza, viene aumentato lo stanziamento del Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità, di 3 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2025 per rafforzare l’orientamento e la formazione al lavoro delle donne vittime di violenza e di favorire l’effettiva indipendenza economica e l’emancipazione delle stesse e di di 1 milione di euro annui dall’anno 2025, al fine di incrementare la misura del reddito di libertà per garantire l’effettiva indipendenza economica e l’emancipazione delle donne vittime di violenza.

CANI GUIDA (ART. 1 COMMI 222-230)

La legge estende la disciplina di cui alla legge n. 37 del 1974 ai cani di assistenza che accompagnano persone aventi:

  • disabilità che presentino compromissioni fisiche, mentali, intellettive o sensoriali,
  • specifiche patologie,anche non associate al riconoscimento della condizione di disabilità,

Tali categorie di persone saranno individuate con decreto interministeriale.

La legge n. 37 del 1974, prevede, per i cani guida delle persone non vedenti, la gratuità del trasporto sui mezzi di trasporto pubblico e la libertà di accesso agli esercizi aperti al pubblico.

Ai sensi della stessa, i soggetti responsabili della gestione del trasporto pubblico e i titolari di pubblici esercizi sono puniti con una sanzione amministrativa pecuniaria, da 500 a 2.500 euro, in caso di mancato rispetto delle norme in oggetto.

Per “cani di assistenza” devono intendersi i cani addestrati per il supporto delle suddette persone con disabilità o con patologie, ivi compresi i cani guida per le persone cieche o ipovedenti.
Si prevede l’adozione, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge di bilancio, di un decreto del Ministro della salute e del Ministro per le disabilità, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze.
Il decreto dovrà inserire ed individuare:

  • la definizione delle compromissioni e delle patologie della persona in relazione alle quali i cani di assistenza possono essere addestrati e tesserati, con la conseguente applicazione delle disposizioni di cui alla legge n. 37 del 1974; nell’ambito delle compromissioni e delle patologie in oggetto sono espressamente inclusi le compromissioni della vista e dell’udito, le disabilità motorie, il diabete, l’epilessia e i disturbi del neurosviluppo; il decreto dovrà inoltre definire gli eventuali criteri di esclusione;
  • la definizione delle procedure per il riconoscimento dei soggetti abilitati alla formazione dei cani di assistenza e delle modalità di istituzione di un registro dei medesimi soggetti, nonché l’individuazione dei requisiti di questi ultimi, anche con riferimento alla qualificazione delle figure operanti in tale settore di attività;
  • l’individuazione dei percorsi di addestramento dei cani di assistenza e delle misure atte a garantirne la salute e il benessere;
  • la definizione delle caratteristiche del tesserino identificativo dei cani di assistenza, rilasciato, dai soggetti formatori nelle more e al termine dell’addestramento nonché delle modalità operative per la registrazione dei cani di assistenza nel Sistema di identificazione nazionale degli animali da compagnia- SINAC;
  • l’individuazione degli enti con funzioni di controllo e di monitoraggio, deputati al riconoscimento dei soggetti formatori dei cani di assistenza, alla tenuta del registro summenzionato e alla valutazione periodica dei medesimi soggetti formatori, nonché la definizione delle misure da attuare in caso di valutazione negativa o di riscontrata non conformità del servizio offerto.

Importante porre l’attenzione sul fatto che ai cani guida delle persone non vedenti, formati prima della data di entrata in vigore del decreto interministeriale, continueranno ad applicarsi le disposizioni della citata legge n. 37 del 1974, indipendentemente dall’eventuale tesseramento dell’animale.

Si stabilisce che le disposizioni della legge n. 37 del 1974 si applicano anche nelle circostanze in cui i cani siano impegnati nelle attività di addestramento, svolte dalle figure operanti presso i suddetti soggetti formatori.

La spesa detraibile per cani guida sarà aumentata da 1.000 a 1.100 euro, dall’imposta lorda, sostenuta dai non vedenti per il mantenimento dei cani guida.

DISABILITA’ ED ASSISTENZA SOCIO SANITARIA (ART. 1 COMMI 231-263)

Per l’attuazione della riforma della disabilità, attuata con la Legge delega 227/21, nonché tramite i decreti legislativi attuativi (da ultimo il DLGS 62/2024), la legge di bilancio ha previsto l’autorizzazione all’Inps a conferire incarichi, anche su base convenzionale con altre pubbliche amministrazioni, per prestazioni professionali a medici e figure professionali appartenenti alle aree psicologiche e sociali nel limite di spesa di 16 milioni di euro per l’anno 2025.

Per tali finalità, si è incrementato di 4 milioni di euro per l’anno 2025 l’autorizzazione di spesa relativa alle spese di funzionamento e si è prevista una riduzione pari a 20 milioni di euro per l’anno 2025 dell’autorizzazione di spesa prevista per le assunzioni di tali figure nella riforma in materia di disabilità.

La norma contiene anche la modifica delle norme procedurali per la definizione dei criteri di utilizzo e per il riparto del Fondo unico per l’inclusione delle persone con disabilità

Essi si attueranno tramite l’emanazione e attuazione di uno o più decreti dell’Autorità politica delegata in materia di disabilità di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze e con gli altri ministeri competenti in materia.

Inoltre, è stata prevista la modifica alla normativa istitutiva del Fondo per il riconoscimento del valore sociale ed economico dell’attività di cura non professionale svolta dal caregiver familiare, prevedendo che le risorse di tale Fondo, fino all’adozione dei provvedimenti legislativi per il riconoscimento dell’attività non professionale del prestatore di cure familiare alla cui copertura esso è destinato, siano destinate alle stesse finalità del Fondo per le non autosufficienze, al fine di garantire in particolare l’erogazione dei servizi socio-assistenziali rivolti alle persone anziane non autosufficienti, con specifico riferimento all’’assistenza domiciliare sociale e assistenza sociale integrata con i servizi sanitari rivolta a persone anziane non autosufficienti o a persone anziane con ridotta autonomia o a rischio di emarginazione; i servizi sociali di sollievo per le persone anziane non autosufficienti e le loro famiglie; i servizi sociali di supporto per le persone anziane non autosufficienti e le loro famiglie. Il fondo era stato finanziato con 30 milioni per ciascuno degli anni 2021, 2022 e 2023.
La nuova legge di bilancio finanzia nuovamente il fondo: 62,5 milioni per il 202557,5 per il 202661,25 per il 2027.

La disposizione in esame non incrementa le risorse del Fondo.

Inoltre è stata prevista l’istituzione di un fondo, con una dotazione per l’anno 2025, pari a 1,5 milioni di euro, per l’erogazione di contributi a sostegno di enti, organismi e associazioni operanti in favore delle persone con disabilità

Al fine di favorire la realizzazione di progetti di integrazione delle persone con disabilità attraverso lo sport, è stato previsto l’incremento di 200.000 euro annui, a decorrere dall’anno 2025, del fondo destinato alle attività del progetto Filippide, affiliato alla Fisdir e riconosciuto dal Comitato Italiano Paralimpico, che svolge attività di allenamento e preparazione a competizioni sportive, con persone con autismo e sindromi rare ad esso correlate.

La legge di bilancio contiene un incremento, pari a 300.000 euro annui a decorrere dal 2025, dello stanziamento annuo per la realizzazione di progetti di integrazione attraverso lo sport delle persone con disabilità, al programma internazionale di allenamento sportivo e competizioni  atletiche per le persone, ragazzi ed adulti, con disabilita’ intellettiva, “Special Olympics Italia”.

SCUOLA ( ART. 1 COMMI 565-578)

La manovra ha incrementato la dotazione dell’organico dell’autonomia di 1.866 posti di sostegno a decorrere dall’anno scolastico 2025-2026 e di 134 posti di sostegno a decorrere dall’anno scolastico 2026-2027, allo scopo di garantire la continuità didattica per gli alunni con disabilità.

E’ stato istituito nello stato di previsione del Ministero dell’istruzione e del merito con una dotazione pari a un importo di 122 milioni di euro per l’anno 2025, 189 milioni di euro per l’anno 2026 e 75 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2027.

E’ stata incrementata la dotazione delle misure per la promozione dei campus della filiera formativa tecnologico-professionale, ( prevedendo che tali risorse siano utilizzate non solo per la progettazione, ma anche per la realizzazione degli interventi infrastrutturali correlati agli accordi istitutivi dei campus.

Tali misure, istituite con l’art. 25 bis del D.L. 23 settembre 2022 n. 144 poi modificato nella L. 175/2022, prevedono che  ai fini dell’assegnazione delle risorse, le candidature devono prevedere la partecipazione degli ITS Academy, delle università o delle istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica, e di altri soggetti privati finanziatori, e devono indicare la disponibilità dell’area ove realizzare i medesimi interventi.

La valutazione delle candidature sia effettuata da parte di una commissione paritetica costituita dal Ministero dell’istruzione e del merito.

Di nuova istituzione ed in via sperimentale, il Fondo per il servizio di sostegno psicologico in favore degli studenti, agirà attraverso presìdi territoriali di esperti psicologi a supporto delle istituzioni scolastiche, finalizzati:

  • all’assistenza psicologica, psicoterapeutica e di counseling;
  • al contrasto della povertà educativa e dell’abbandono scolastico;
  • al supporto alle attività di orientamento;
  • alla prevenzione del disagio psicologico, alle difficoltà relazionali emergenti;
  • all’avviamento di percorsi di educazione all’affettività;
  • all’acquisizione delle competenze trasversali personali per la vita;
  • al riconoscimento dell’attività prestata dagli stessi esperti psicologi.

La Legge di Bilancio autorizza il Ministero dell’istruzione e del merito a bandire un concorso pubblico per titoli ed esami, per l’assunzione a tempo indeterminato, a decorrere dal 2025, di 101 unità di personale non dirigenziale da inquadrare nell’Area dei funzionari del contratto collettivo nazionale di lavoro 2019-2021 – Comparto funzioni centrali, da destinare agli Uffici scolastici regionali.

E’ stato previsto un incremento pari a 50 milioni di euro per l’anno 2025 e a 10 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2026, del contributo in favore delle scuole paritarie che accolgono alunni con disabilità.

La copertura individuata è a valere sul Fondo per gli interventi strutturali di politica economica.

Viene disposta l’estensione in via strutturale, della Carta del docente ai docenti con contratto di supplenza annuale su posto vacante e disponibile, e ne ridetermina l’importo, stabilendo che, in luogo dei precedenti 500 euro in somma fissa, lo stesso sarà determinato annualmente, con decreto ministeriale, fino a un tetto massimo di 500 euro.

Il Fondo per le politiche relative ai diritti ed alle pari opportunità è stato incrementato di 2 milioni di euro a decorrere dall’anno 2025 per realizzare le iniziative previste nell’ambito della Settimana nazionale delle discipline scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche (STEM).

Il Fondo è stato ulteriormente incrementato di 500.000 euro per l’anno 2025 per promuovere nei piani triennali dell’offerta formativa (PTOF), interventi educativi e corsi di informazione e prevenzione rivolti a studenti delle scuole secondarie di primo e di secondo grado, relativamente alle tematiche della salute sessuale e dell’educazione sessuale e affettiva

E’ stato previsto un incremento di 500.000 euro, a decorrere dal 2025, dei fondi destinati al funzionamento amministrativo e alle attività didattiche delle Istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica, per potenziare i servizi e le iniziative in favore degli studenti con disabilità, degli studenti con invalidità superiore al 66 per cento e degli studenti con certificazione di disturbo specifico dell’apprendimento. 

Si ricorda che il sistema italiano dell’Alta Formazione Artistica, Musicale e coreutica, è stato costituito, ai sensi della legge n. 508 del 1999, dalle Accademie di belle arti, dall’Accademia nazionale di arte drammatica, dall’Accademia nazionale di danza, dagli Istituti superiori per le industrie artistiche (ISIA), dai Conservatori di musica e dagli Istituti musicali pareggiati.

ALTRE DISPOSIZIONI DISAGIO SOCIALE ED ECONOMICO

E’ stato aumentato di 50 milioni di euro con decorrenza dal 2025 il Fondo per la distribuzione di derrate alimentari alle persone indigenti, nonché il Fondo per l’acquisto di beni alimentari di prima necessità (Carta “Dedicata a te”), di 500 milioni di euro, da ripartire secondo le modalità individuate da uno specifico decreto interministeriale e che, pur trattandosi di una misura di carattere sociale, continua a essere di titolarità del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali.

E’ stato inoltre rifinanziato il  Fondo destinato agli inquilini morosi incolpevoli nella misura di 10 milioni di euro per l’anno 2025 e di 20 milioni di euro per l’anno 2026.

Le risorse presenti all’interno del Fondo vengono assegnate, prioritariamente, alle regioni che abbiano emanato norme per la riduzione del disagio abitativo e che prevedano percorsi di accompagnamento sociale per i soggetti sottoposti a sfratto, anche attraverso organismi comunali. A tal fine, le prefetture-uffici territoriali del Governo adottano misure di graduazione programmata dell’intervento della forza pubblica nell’esecuzione dei provvedimenti di sfratto.

PENSIONI

In materia pensionistica, la legge di Bilancio 2025 conferma l’incentivo al posticipo del pensionamento di cui all’articolo 1, comma 286, della legge di Bilancio 2023 (L. 197/2022), innovandolo tuttavia in due aspetti: amplia la sua portata includendo oltre ai soggetti che hanno maturato i requisiti per accedere a “Quota 103” anche quelli che hanno maturato i requisiti contributivi di 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne entro il 31 dicembre 2025; prevede l’esclusione dall’imponibile fiscale della somma corrispondente alla quota di contribuzione corrisposta interamente al lavoratore. In particolare, ai sensi del comma 161, i lavoratori dipendenti che maturano, entro il 31 dicembre 2025, i requisiti minimi previsti all’articolo 14.1 del D.L. 4/2019 per “Quota 103” e all’art. 24, comma 10, del D.L. N. 201/2011 (42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne), possono rinunciare all’accredito contributivo della quota dei contributi a proprio carico relativi all’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti dei lavoratori dipendenti e alle forme sostitutive ed esclusive della medesima.

In conseguenza dell’esercizio della predetta facoltà viene meno ogni obbligo di versamento contributivo da parte del datore di lavoro a tali forme assicurative della quota a carico del lavoratore, a decorrere dalla prima scadenza utile per il pensionamento prevista dalla normativa vigente e successiva alla data dell’esercizio della predetta facoltà.
Con la medesima decorrenza, la somma corrispondente alla quota di contribuzione a carico del lavoratore che il datore di lavoro avrebbe dovuto versare all’ente previdenziale, qualora non fosse stata esercitata la predetta facoltà, è corrisposta interamente al lavoratore. Tale quota di contribuzione è esente fiscalmente.

Viene consentito agli iscritti all’assicurazione generale obbligatoria, alle forme sostitutive ed esclusive della medesima e alla Gestione separata di cui all’art. 2, comma 26, della L. 335/1995, con riferimento ai quali il primo accredito contributivo decorre successivamente al 1° gennaio 2025, di incrementare il montante contributivo individuale maturato versando all’INPS una maggiorazione della quota di aliquota contributiva pensionistica a proprio carico non superiore a due punti percentuali.

La quota del trattamento pensionistico derivante dall’incremento del montante contributivo conseguente da tale maggiorazione contributiva non concorre al computo ai fini della maturazione degli importi soglia di cui all’art. 24, commi 7 e 11, del D.L. n. 201/2011 (diritto alla pensione di vecchiaia e alla pensione anticipata), ed è corrisposta, a domanda, al soggetto pensionato successivamente alla maturazione dei requisiti anagrafici per l’accesso alla pensione di vecchiaia di cui al comma 6 del predetto articolo 24. I contributi versati dal lavoratore riferiti alla suddetta maggiorazione contributiva sono deducibili, ai sensi dall’art. 10 del TUIR, dal reddito complessivo per il 50% dell’importo totale versato.

Viene abrogato, a decorrere dal 1° gennaio 2025, l’art. 2-ter del D.L. n. 30/1974, che consente l’utilizzo dei contributi accreditati nell’assicurazione generale obbligatoria ai pensionati delle gestioni speciali dei lavoratori autonomi.

Con la disposizione si intende superare l’unica ipotesi residuale (oltre alla trasformazione dell’assegno ordinario di invalidità in pensione di vecchiaia) di possibile cambio titolo della pensione.
Per i pensionati potenzialmente interessati al cambio di titolo della pensione, l’abrogazione della norma determina la permanenza nella Gestione previdenziale di liquidazione della pensione e, conseguentemente:del sistema di calcolo applicato al momento del pensionamento;
dei parametri adottati in sede di liquidazione in quanto a retribuzioni e, per la quota contributiva, al coefficiente di trasformazione alla base del calcolo della pensione.

Viene confermata tutto il 2025 la misura “Opzione donna”, con i medesimi requisiti anagrafici previsti per il 2024.

Nel dettaglio, possono accedere al trattamento pensionistico anticipato le lavoratrici che entro il 31 dicembre 2024 hanno maturato un’anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni e un’età anagrafica di almeno 61 anni, ridotta di un anno per ogni figlio nel limite massimo di 2 anni, e che si trovano in una delle seguenti condizioni:a) assistono, alla data di presentazione della domanda di pensione e da almeno sei mesi, il coniuge o la parte dell’unione civile o un parente di primo grado convivente in condizione di disabilità con necessità di sostegno elevato ai sensi dell’art. 3, comma 3, della L. 104/1992, o un parente o un affine di secondo grado convivente qualora i genitori, il coniuge o l’unito civilmente della persona in condizione di disabilita con necessità di sostegno elevato abbiano compiuto i 70 anni di età oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti oppure siano deceduti o mancanti; b) hanno una riduzione della capacità lavorativa, accertata dalle competenti Commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile, superiore o uguale al 74%; c) sono lavoratrici dipendenti o licenziate da imprese per le quali è attivo un tavolo di confronto per la gestione della crisi aziendale presso la struttura per la crisi d’impresa di cui all’art. 1, comma 852, della L. 296/2006. In questo caso, la riduzione di 2 anni del requisito anagrafico di 61 anni trova applicazione a prescindere dal numero di figli.

Viene estesa la possibilità di accedere al pensionamento anticipato “Quota 103” anche a coloro che maturano i requisiti previsti nel corso del 2025.

In particolare, al trattamento pensionistico anticipato può accedere chi, nell’anno 2025, ha un’età anagrafica di almeno 62 anni e un’anzianità contributiva di almeno 41 anni.

Il diritto conseguito entro il 31 dicembre 2025 può essere esercitato anche successivamente alla predetta data.

Per i soggetti che maturano i requisiti nell’anno 2025 il trattamento di pensione anticipata è determinato secondo le regole di calcolo del sistema contributivo previste dal D.lgs. n. 180/2997 e in ogni è riconosciuto per un valore lordo mensile massimo non superiore a 4 volte il trattamento minimo previsto a legislazione vigente, per le mensilità di anticipo del pensionamento rispetto al momento in cui tale diritto maturerebbe a seguito del raggiungimento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico ai sensi dell’art. 24, comma 6, del D.L. 201/2011.
Coloro che matureranno i requisiti nel 2025, conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico trascorsi:7 mesi, per i lavoratori del settore privato; 9 mesi, per i dipendenti pubblici.

Viene prorogata fino al 31 dicembre 2025 l’applicazione dell’APE sociale.
In particolare, nel 2025, possono accedere all’APE sociale i soggetti con un’età anagrafica minima di 63 anni e 5 mesi, che non siano già titolari di pensione diretta e siano in possesso, alternativamente, di uno dei seguenti requisiti: a) si trovano in stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale nell’ambito della procedura di cui all’art. 7 della L. 604/1996, ovvero per scadenza del termine del rapporto di lavoro a tempo determinato a condizione che abbiano avuto, nei 36 mesi precedenti la cessazione del rapporto, periodi di lavoro dipendente per almeno 18 mesi hanno concluso integralmente la prestazione per la disoccupazione loro spettante e sono in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 30 anni; b) assistono, al momento della richiesta e da almeno 6 mesi, il coniuge o un parente di primo grado convivente in condizione di disabilità con necessità di sostegno elevato ai sensi dell’art. 3, comma 3, della L. 104/1992, ovvero un parente o un affine di secondo grado convivente qualora i genitori o il coniuge della persona in condizione di disabilità con necessità di sostegno elevato, abbiano compiuto i 70 anni di età oppure siano anch’essi abbiano patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti, e sono in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 30 anni; c) hanno una riduzione della capacità lavorativa, accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile, superiore o uguale al 74% e sono in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 30 anni; d) sono lavoratori dipendenti, al momento della decorrenza dell’APE sociale, che svolgono specifiche attività lavorative “gravose” (indicate nell’Allegato C alla legge 232/2016) da almeno 7 anni negli ultimi 10 ovvero almeno 6 anni negli ultimi 7, e sono in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 36 anni.

Per gli operai edili, per i ceramisti e per i conduttori di impianti per la formatura di articoli in ceramica e terracotta il requisito dell’anzianità contributiva è di almeno 32 anni (anziché 36 anni).
Per le donne i requisiti di anzianità contributiva previsti sono ridotti di 12 mesi per ciascun figlio, nel limite massimo di 2 anni (

Il beneficio non è cumulabile con i redditi da lavoro dipendente o autonomo, ad eccezione di quelli derivanti da lavoro autonomo occasionale, nel limite di 5.000 euro lordi annui.

Viene previsto un incremento transitorio, per le mensilità relative agli anni 2025 e 2026, dei trattamenti pensionistici pari o inferiore al trattamento pensionistico minimo in misura pari: al 2,2% per il 2025; all’1,3% per il 2026.

Il comma 178, invece incrementa di 8 euro, per l’anno 2025, l’importo mensile delle maggiorazioni sociali previste per i trattamenti minimi, le pensioni e gli assegni sociali, di cui all’alinea dell’art. 38, comma 1, della L. 448/2001; aumenta, per il 2025, di 104 euro annui il limite reddituale massimo oltre il quale si decade dal beneficio.

Viene elevato da 12 a 16 mesi il limite massimo della riduzione del requisito anagrafico previsto per la pensione di vecchiaia per le lavoratrici madri con quattro o più figli, ferma restando la riduzione del medesimo requisito di 4 mesi per ciascun figlio.
Il beneficio concerne esclusivamente le lavoratrici madri rientranti nel sistema contributivo integrale.

Vi sono anche delle misure in materia di previdenza complementare

Viene introdotta la possibilità, a decorrere dal 1° gennaio 2025, per i soggetti con riferimento ai quali il primo accredito contributivo decorre successivamente al 1° gennaio 1996 (soggetti interamente contributivi), di computare, su richiesta dell’assicurato, al fine del raggiungimento con il sistema contributivo integrale degli importi soglia mensile dell’assegno sociale stabiliti per l’accesso alla pensione di vecchiaia o anticipata, unitamente all’ammontare mensile della prima rata di pensione di base, anche il valore di una o più prestazioni di rendita di forme pensionistiche di previdenza complementare, in caso di opzione per la prestazione in forma di rendita.
Per i lavoratori che utilizzano tale possibilità: ai fini del conseguimento del pensionamento anticipato, il requisito contributivo attualmente previsto di 20 anni di contribuzione effettiva è incrementato di 5 anni a decorrere dal 1° gennaio 2025 e di ulteriori 5 anni decorrere dal 1° gennaio 2030: pertanto, per accedere al pensionamento anticipato, per tali soggetti, dal 2025, sono necessari 25 anni di contributi e 30 anni dal 2030; la pensione anticipata conseguita non è cumulabile, a far data dal primo giorno di decorrenza della pensione e fino alla maturazione dei requisiti per l’accesso alla pensione di vecchiaia, con i redditi da lavoro dipendente o autonomo.

AMMORTIZZATORI SOCIALI

In materia di ammortizzatori sociali, la legge di Bilancio 2025 introduce un nuovo requisito per il riconoscimento della NASpI.

Dal 1° gennaio 2025, ai fini del diritto dell’indennità, deve intercorrere un lasso di tempo minimo tra le dimissioni volontarie da un rapporto di lavoro a tempo indeterminato e la cessazione involontaria del contratto successivo che dà diritto alla NASpI.

Più precisamente, con riferimento agli eventi di disoccupazione verificatisi dal 1° gennaio 2025, i lavoratori che si sono dimessi e vengono assunti, nell’arco dei 12 mesi successivi, da un altro datore di lavoro e successivamente da questi licenziati, non potranno percepire l’indennità se il nuovo rapporto di lavoro non è durato almeno 13 settimane.

Viene inoltre disposta la proroga e il finanziamento di alcune misure di sostegno al reddito, quali: l’indennità per i lavoratori dei call-center; il trattamento straordinario di integrazione salariale per le imprese che operano in aree di crisi industriale complessa, che cessano l’attività o in caso di riorganizzazione o crisi aziendale; viene inoltre riconosciuto, in via eccezionale, un ulteriore periodo di Cassa integrazione salariale straordinaria, fino al 31 dicembre 2025, in favore delle imprese di interesse strategico nazionale con almeno 1.000 lavoratori dipendenti, che hanno in corso piani di riorganizzazione aziendale non ancora completati per la complessità degli stessi.

Il trattamento è autorizzato, dietro presentazione di apposita domanda all’INPS: con decreto del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali; in deroga agli artt. 4 e 22 Del D.Lgs. 148/2015; in continuità con le tutele già autorizzate; nel limite di spesa di 63,3 milioni di euro per l’anno 2025.
A tale ulteriore periodo non si applicano le procedure e i termini di cui agli art. 24 e 25 del D.Lgs. 148/1975 riguardanti, rispettivamente, la consultazione sindacale e la domanda di concessione.
Infine, si prevede che le risorse assegnate alle Regioni nell’ambito del programma GOL possono essere destinate anche a finanziare le iniziative di formazione attivate dalle imprese a favore dei lavoratori rientranti nelle categorie individuate dal PNRR, Riforma M5C1 R1.1, in conformità al regime degli aiuti di Stato.

FONDO PER IL CONTRASTO DELLA POVERTA’ ALIMENTARE A SCUOLA

E’ stato istituito il Fondo per il contrasto della povertà alimentare a scuola, da ripartire tra i comuni per l’erogazione di contributi in favore dei nuclei familiari che, a causa di condizioni oggettive di impoverimento, durante l’anno scolastico non riescano a provvedere al pagamento delle rette previste per la fruizione del servizio di ristorazione scolastica nelle scuole primarie.

BONUS PSICOLOGICO

La legge di Bilancio 2025 rifinanzia il cosiddetto “bonus psicologico” (o “bonus psicologo”), il contributo di sostegno alle spese per sessioni di psicoterapia introdotto dal Dl. n. 228/2021 (articolo 1-quater, comma 3).

La disposizione, mantenendo fermo il limite di 8 milioni per l’anno 2024, incrementa le risorse a 9,5 milioni per il 2025, 8,5 milioni per il 2026, 9 milioni per l’anno 2027, riportando gli oneri a 8 milioni di euro annui a decorrere dal 2028.

BONUS ELETTRODOMESTICI

Viene previsto per il 2025, un contributo economico per incentivare l’acquisto di elettrodomestici ad alta efficienza energetica (classe non inferiore alla B) prodotti in Europa, favorendo il risparmio energetico, il riciclo degli apparecchi obsoleti e il sostegno all’industria.

Il contributo è destinato agli utenti finali e copre fino al 30% del costo di un singolo elettrodomestico, con un limite di 100 euro per ogni unità. il limite è elevato a 200 euro per le famiglie con un ISEE inferiore a 25.000 euro. In ogni caso, ogni nucleo familiare può beneficiare del contributo per un solo elettrodomestico.

Per finanziare il contributo viene istituito un fondo pari a 50 milioni di euro per il 2025 presso il Ministero delle imprese e del Made in Italy.

FRINGE BENEFIT

Si eleva da 258,23 a 1.000 euro (2.000 per dipendenti con figli fiscalmente a carico), per i periodi d’imposta relativi alle annualità 2025, 2026 e 2027, del limite di esenzione, dal computo del reddito imponibile (e dalla tassazione sostitutiva agevolata) del lavoratore dipendente, del valore dei beni ceduti e dei servizi prestati al lavoratore, delle somme erogate o rimborsate dal datore di lavoro per il pagamento delle utenze domestiche del servizio idrico integrato, dell’energia elettrica e del gas naturale, nonché delle spese per l’affitto o il mutuo della prima casa.

Inoltre, viene riconosciuto, per il periodo dal 1° gennaio 2025 al 30 settembre 2025, ai lavoratori degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande e ai lavoratori del comparto del turismo, APE sociale donna).

inclusi gli stabilimenti termali, un trattamento integrativo speciale, che non concorre alla formazione del reddito, pari al 15% delle retribuzioni lorde corrisposte in relazione al lavoro notturno e alle prestazioni di lavoro straordinario effettuate nei giorni festivi. Tale integrazione è applicata a favore dei lavoratori dipendenti del settore privato titolari di reddito da lavoro dipendente di importo non superiore a 40 mila euro nel periodo d’imposta 2024.

BONUS AFFITTI

Viene introdotta una misura di sostegno a favore di lavoratori che accettano di trasferire la propria residenza ad oltre 100 chilometri dal luogo di lavoro.

Il beneficio consiste nell’esenzione fiscale, fino a 5.000 euro annui, delle somme erogate o rimborsate dai datori di lavoro per il pagamento dei canoni di locazione e delle spese di manutenzione dei fabbricati locati dai dipendenti assunti a tempo indeterminato dal 1° gennaio 2025 al 31 dicembre 2025, a formare il reddito ai fini fiscali entro il limite complessivo di 5.000 euro annui.

Ai fini del beneficio, il lavoratore deve aver percepito, nell’anno precedente l’assunzione, un reddito da lavoro dipendente non superiore a 35.000 euro, deve aver trasferito la residenza ad una distanza superiore ai 100 chilometri calcolati tra la precedente e la nuova sede di lavoro.

A tal fine, il lavoratore deve fornire una dichiarazione, ai sensi dell’art. 46 del DPR n. 445/2000, che attesti la residenza nei sei mesi precedenti l’assunzione.

Tale esclusione è valida per i primi due anni dalla data di assunzione, non rileva ai fini contributivi; e viene calcolata ai fini dell’ISEE per l’accesso a prestazioni assistenziali e previdenziali.

BONUS GIOVANI, DONNE E ZES

Vengono rifinanziate le misure previste dal DL 60/2024.

In particolare, per il bonus giovani, il limite di spesa è incrementato in misura pari a 0,7 milioni di euro per l’anno 2024, a 16,3 milioni di euro per l’anno 2025, a 15,9 milioni di euro per l’anno 2026 e a 5,6 milioni di euro per l’anno 2027.

La misura riconosce ai datori di lavoro privati che, dal 1° settembre 2024 e fino al 31 dicembre 2025, assumono personale non dirigenziale under 35 (mai occupato a tempo indeterminato) con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, per un periodo massimo di 24 mesi, l’esonero dal versamento del 100% dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro privati (con esclusione dei premi e contributi INAIL), nel limite massimo di importo pari a 500 euro su base mensile per ciascun lavoratore. Nel caso di assunzioni presso una sede o unità produttiva ubicata nelle regioni Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna l’esonero è riconosciuto per un massimo di importo pari a 650 euro su base mensile per ciascun lavoratore. L’esonero non si applica ai rapporti di lavoro domestico e di apprendistato (mentre spetta in caso di precedente assunzione con apprendistato non proseguito in ordinario rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato;

Per il bonus donne, il limite di spesa è incrementato in misura pari a 0,4 milioni di euro per l’anno 2024, a 14,4 milioni di euro per l’anno 2025, a 17,5 milioni di euro per l’anno 2026 e a 9,1 milioni di euro per l’anno 2027.

La misura riconosce l’esonero, per un periodo massimo di 24 mesi, del 100% dal versamento dei contributi previdenziali dovuti dal datore di lavoro privato nel limite massimo di 650 euro su base mensile (con esclusione dei premi e contributi INAIL), per ciascuna dipendente donna, assunta a tempo indeterminato dal 1° settembre 2024 e fino al 31 dicembre 2025, che rientri nelle seguenti categorie: donne di qualsiasi età, prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi, residenti nelle regioni della Zona Economica Speciale unica per il Mezzogiorno; donne di qualsiasi età prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi, ovunque residenti.

L’esonero non si applica ai rapporti di lavoro domestico e di apprendistato
Per il
bonus ZES (Zona Economica Speciale unica per il Mezzogiorno), il limite di spesa, è incrementato in misura pari a 2,1 milioni di euro per l’anno 2024, a 68,9 milioni di euro per l’anno 2025, a 73,5 milioni di euro per l’anno 2026 e a 28,7 milioni di euro per l’anno 2027.

La misura prevede l’esonero, per un periodo massimo di 24 mesi, del 100% dal versamento dei contributi previdenziali dovuti dal datore di lavoro privato nel limite massimo di 650 euro su base mensile (con esclusione dei premi e contributi INAIL), per ciascun dipendente assunto quale lavoratore subordinato non dirigente, a tempo indeterminato, dal 1° settembre 2024 e fino al 31 dicembre 2025. L’esonero è garantito esclusivamente ai datori di lavoro privati che occupano fino a 10 dipendenti nel mese di assunzione del dipendente per il quale è richiesto l’esonero.

Inoltre, il dipendente deve aver compiuto 35 anni di età; essere disoccupato da almeno 24 mesi; essere assunto presso una sede o un’unità produttiva ubicata nella ZES.

SPORT E LIVELLI ESSENZIALI DI ASSISTENZA

E’ stato istituito il fondo “Dote per la famiglia” con una dotazione di 30 milioni di euro per l’anno 2025 per la corresponsione di contributi per le prestazioni sportive e ricreative erogate in favore dei minori tra i 6 e i 14 anni di età, in periodi extra scolastici, da parte delle associazioni e società sportive dilettantistiche, iscritte al Registro nazionale delle attività sportive dilettantistiche (Rasd), e degli enti del Terzo settore, iscritti al registro unico nazionale del Terzo settore (Runts).

Il riconoscimento dei contributi è previsto con riferimento alle prestazioni in favore di nuclei familiari rientranti in un determinato limite di valore di Isee che deve essere pari od inferiore ai 15 mila euro annui.

Previsto un vincolo di una quota del fabbisogno sanitario nazionale standard, pari a 50 milioni di euro annui a decorrere dal 2025, per consentire l’aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza (LEA)

PROGETTI STUDENTI ATLETI DI ALTO LIVELLO

E’ realizzato dalle istituzioni scolastiche, nell’ambito della propria autonomia, al fine di permettere agli studenti atleti iscritti alla scuola secondaria di secondo grado, di conciliare l’impegno agonistico con quello scolastico.

Le istituzioni scolastiche possono riconoscere allo studente atleta le competenze acquisite mediante la pratica sportiva agonistica nell’ambito di un percorso per le competenze trasversali e per l’orientamento (PCTO) sulla base di uno specifico progetto formativo condiviso tra l’istituzione scolastica di appartenenza e la Federazione sportiva.

La durata dei PCTO è pari a quella prevista dai corrispondenti percorsi della scuola secondaria di secondo grado, che costituiscono requisito di accesso all’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione.

L’istituzione scolastica adegua il percorso formativo dello studente atleta e le prove di verifica dell’apprendimento al calendario agonistico federale delle gare e al calendario degli allenamenti.

SOSTEGNO ALL’ASSOCIAZIONISMO

Viene istituito, nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, per il successivo trasferimento al bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei ministri, un fondo con una dotazione di 1,5 milioni di euro per l’anno 2025, da destinare all’erogazione di contributi a sostegno di entiorganismi e associazioni la cui finalità è la promozione dei diritti delle persone con disabilità e la loro piena ed effettiva partecipazione e inclusione sociale.
La norma non specifica criteri e modalità per l’assegnazione dei contributi, né rimanda ad un successivo decreto di riparto o assegnazione.
Al contempo il comma successivo assegna alla FISH – Federazione italiana per il superamento dell’handicap un contributo di 500.000 euro per l’anno 2025 

SOSTEGNO AGLI ORATORI

Viene istituito nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze del Fondo per il sostegno e la valorizzazione della funzione degli oratori finalizzato a incentivare la funzione sociale, civile ed educativa promossa nelle comunità locali dalle parrocchie, dagli istituti religiosi e dalle associazioni del Terzo settore mediante le attività di oratorio.

Si prevede che il Fondo abbia una dotazione di 0,5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027.

 

Approfondimento a cura del Centro Studi Giuridici HandyLex

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Buone Feste a Lettori e Lettrici!

Tanti Auguri a tutti i Lettori e le Lettrici e arrivederci al 7 gennaio “Female Santas do it better” (“Babbo Natale lo fanno meglio le donne”): foto di Michaela Hintermayr, nell’àmbito del concorso fotografico 2023 sulla disabilità, promosso dall’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità

È stato un fine anno pieno di momenti importanti per il nostro giornale: dal compleanno dei vent’anni, festeggiato il 15 dicembre e coincidente con il primo articolo pubblicato esattamente il 15 dicembre 2004, il tutto con un “vestito nuovo” per il nostro sito, cercando di avvicinarci ancor meglio ai nostri Lettori e Lettrici, che sin dall’inizio sono stati la nostra forza e lo stimolo per andare avanti con impegno immutato.
Ora è giunto il momento di tirare un po’ il fiato e soprattutto di porgere i nostri più Cari Auguri di Buone Feste a tutti e a tutte. Lo facciamo insieme a un’immagine decisamente simpatica e “anticonvenzionale”, ovvero con una foto realizzata da Michaela Hintermayr, nell’àmbito del concorso fotografico 2023 promosso dall’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità (tema: Storie e voci di donne e ragazze con disabilità), dal titolo Female Santas do it better, ossia “Babbo Natale lo fanno meglio le donne”!

Ancora Tanti Auguri e arrivederci al 7 gennaio del nuovo anno, per la ripresa delle nostre pubblicazioni.

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Continui il monitoraggio degli istituti ove vivono persone con disabilità!

Parlano chiaro le recenti indicazioni della Sottocommissione ONU della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti: il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, attualmente presieduto da Riccardo Turrini Vita, dovrà riprendere il monitoraggio dei luoghi sanitari e sociali che ospitano persone con disabilità, anziani e minori, inserendoli nella propria Relazione annuale al Parlamento. Vediamo come e perché
(©Alamy)

Tra le altre ottime attività, un contributo importante fornito da Mauro Palma, precedente presidente dell’Ufficio del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, è stato quello di allargare il campo del rispetto dei diritti umani, non solo alle carceri, tradizionale campo di azione, ma anche a istituti a carattere sociale e sanitario, come quello dell’accoglienza delle persone con disabilità e degli anziani, oltre a quello dei migranti ospitati in luoghi in attesa di accettazione delle loro richieste di asilo.
Va qui ricordato che nel 2016 il Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, che monitora l’applicazione della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, ha chiesto all’Italia, in occasione delle Osservazioni Conclusive al relativo rapporto presentato dal nostro Paese e nell’àmbito dell’articolo 15 della Convenzione stessa (Diritto di non essere sottoposto a tortura, a pene o a trattamenti crudeli, inumani o degradanti) che il «MNP [Meccanismo Nazionale di Prevenzione] visiti immediatamente gli istituti psichiatrici o altre strutture residenziali per persone con disabilità, specialmente quelle con disabilità intellettive o psicosociali, e riferisca sulla loro condizione» (punto 42 delle Osservazioni Conclusive).
Proprio perché il Garante è il meccanismo di monitoraggio italiano, Mauro Palma attivò pertanto un’azione di visita di quegli istituti e di rapportistica nazionale nelle sue Relazioni al Parlamento. In tal modo è stato posto in evidenza il numero di persone che sono spesso segregate in istituti a carattere sanitario e sociale (RSA e RSD, ossia residenze sociali per anziani e persone con disabilità e case famiglia), dove le libertà individuali e i diritti umani vengono spesso ignorati.
Le recenti vicende di violenza di operatori verso le persone con disabilità in questi luoghi hanno rilanciato la frequente inadeguatezza della soluzione degli istituti, come è avvenuto ad esempio nel CEM di Roma, gestito dalla Croce Rossa.
Abbiamo così saputo – attraverso un’apposita anagrafe elaborata dallo staff del Garante, spesso in contrasto con i dati ISTAT – che in Italia (2019) erano 284.781 le persone con disabilità istituzionalizzate in 12.458 strutture (2018) (81,6% anziani non autosufficienti), 78.926 (27,7%) in strutture con oltre 100 posti letto.
Ebbene, delle 284.781 persone con disabilità in istituto, 3.131 erano minori con disabilità e disturbi mentali dell’età evolutiva; 49.025 adulti con disabilità e patologia psichiatrica; 232.625 anziani non autosufficienti (nell’81,6% dei casi, come già sottolineato, si trattava di anziani non autosufficienti con livello di assistenza sanitaria medio-alto).
Nel 98,3% dei casi, sottolineava poi il rapporto del Garante del 2022, erano ospiti di strutture che non riproducevano le condizioni di vita familiari e avrebbero dunque potuto risultare come potenzialmente segreganti. Allo stesso modo, il 93,2% dei 32.648 posti letto rivolti alle persone con disabilità risultavano collocati in strutture che non riproducevano l’ambiente della casa familiare.

Il tema è stato drammaticamente rilanciato durante la pandemia, dove una ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità ha evidenziato che nei primi tre mesi della pandemia da Covid, negli istituti per anziani è morto il 42,2% dei ricoverati a causa del coronavirus. Lo stesso direttore regionale europeo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Hans Henri P. Kluge, ha denunciato che la metà dei morti da coronavirus in Europa si è avuta proprio nelle residenze di lunga degenza. Né ad oggi si conoscono ancora i dati durante la pandemia relativi agli istituti che accoglievano persone con disabilità.
Non è un caso che sia l’Ufficio del Garante nel suo rapporto alternativo al rapporto italiano sulla Convenzione ONU contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (CAT), sia il rapporto alternativo elaborato dal FID (Forum Italiano sulla Disabilità) abbiano denunciato i trattamenti crudeli, inumani e degradanti cui erano state sottoposte durante la pandemia le persone ospitate nelle residenze di lunga degenza (anziani, minori e persone con disabilità).

È proprio dalle considerazioni che il welfare sostanzialmente “di protezione”, che oggi interviene in quasi tutti i Paesi economicamente sviluppati, non ha protetto affatto le persone con disabilità e le loro famiglie, che si è aperta una discussione da cui è stata definita la Legge Delega 227/21 in materia di disabilità, prevista dal PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) e voluta dalla precedente ministra per le Disabilità Erika Stefani, una norma che sta riformando il nostro welfare in direzione dell’applicazione della Convenzione ONU nel nostro Paese.
Il 4 luglio scorso la Sottocommissione ONU della citata Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti ha emanato il 1° Commento Generale sull’articolo 4 del Protocollo Opzionale (Posti di privazione della libertà), ratificato dall’Italia il 3 aprile 2013.
Il Protocollo Opzionale definisce come «privazione della libertà» «ogni forma di detenzione o reclusione o il collocamento di una persona in un luogo pubblico o privato, ambiente detentivo dal quale la persona non è autorizzata a uscire a piacimento per ordine di un organo giudiziario, autorità amministrativa o altra». Questa definizione riconosce specificamente che tale privazione della libertà può verificarsi «sia in contesti pubblici che privati».
Partendo dunque da questi elementi, il documento ha definito i luoghi dove il meccanismo nazionale di monitoraggio, cioè il Garante dei diritti delle persone private della libertà, deve visitare per verificare il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Tali luoghi – cui la sotto commissione ha dato un’interpretazione la più estensiva possibile – sono «prigioni, ospedali, scuole e istituzioni impegnate nella cura di bambini, persone anziane o persone con disabilità, includendo persone con disabilità intellettive o psicosociali, servizi militari e altre istituzioni e contesti».
«La Sottocommissione – si legge ancora – rileva che si presume che molte persone con disabilità siano incapaci di vivere in modo indipendente, o che il sostegno per vivere in modo indipendente non sia disponibile o sia vincolato a specifiche modalità di vita. Sebbene possa non esistere alcun ordinamento giuridico o amministrativo che confini tali persone in una determinata struttura, la mancanza di sostegno le costringe a rimanervi in situazioni di vita che le privano della libertà e possono sottoporle a pratiche dannose. Questa forma di privazione della libertà specifica per disabilità può verificarsi nelle case familiari e in accordi istituzionali, compresi istituti di assistenza sociale, istituti psichiatrici, ospedali a lunga degenza, case di cura, reparti sicuri per la demenza, collegi speciali, bambini istituti di assistenza sociale, case famiglia, centri di riabilitazione, strutture psichiatriche forensi, ostelli per albini, lebbrosari, comunità religiose, case famiglia per bambini e campi di preghiera».

Anche il Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, in relazione agli articoli 14 e 15 della Convenzione ha riscontrato che «la pratica di collocare le persone con disabilità in strutture residenziali con decisioni senza consenso specifico o con il consenso di un sostituto del decisore porta alla privazione arbitraria della libertà». Pertanto «è importante che i meccanismi di prevenzione nazionali e la Sottocommissione ne accertino la presenza di soluzioni ragionevoli di sistemazione e sostegno per le persone con disabilità. Se non sono disponibili soluzioni e supporto ragionevoli, il luogo, la struttura o l’ambiente dovrebbero essere considerati come luogo di privazione della libertà». E lo stesso vale per quei lughi dove la persona non è libera di uscirne quando vuole.
Altre indicazioni riguardano i minori e gli anziani. Su questi ultimi il gruppo di esperti della Sottocommissione ha espresso la necessità che gli Stati Parte della Convenzione CAT considerino «tre situazioni specifiche in cui le persone anziane possono essere private della libertà e per le quali lo Stato detiene direttamente o indirettamente una responsabilità basata sui suoi obblighi ai sensi del diritto internazionale sui diritti umani: (a) quando hanno commesso crimini o illeciti legali; (b) quando sono stati detenuti a causa della loro stato migratorio; (c) quando sono sotto il controllo e la supervisione di alcuni istituti o accordi di assistenza, compresi quelli forniti attraverso la tutela legale da parte dei familiari».
Nel documento si prende atto che «un approccio globale alla definizione del termine “luoghi di privazione di libertà” è stata adottata anche dai meccanismi regionali per i diritti umani», che la Sottocommissione auspica possano tenerne conto nella definizione di altri nuovi luoghi di privazione delle libertà.

Infine, «con il presente Commento Generale, la Sottocommissione si esprime in maniera autoritativa sull’effettiva attuazione del Protocollo Opzionale, per chiarire gli obblighi degli Stati Parte e i mandati della Sottocommissione e i meccanismi di prevenzione nazionale di cui all’articolo 4 del Protocollo Facoltativo».
Risulta dunque del tutto chiaro, da questa indicazione, che il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, presieduto da Riccardo Turrini Vita, dovrà riprendere il monitoraggio dei luoghi sanitari e sociali che ospitano persone con disabilità, anziani e minori, inserendoli nella propria Relazione annuale al Parlamento.

*Membro del Consiglio Mondiale di DPI (Disabled Peoples’ International).

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I danni del Long Covid: una battaglia continua e frustrante

Insieme a pochi altri organi d’informazione – purtroppo – siamo stati ben lieti, nei mesi scorsi, di dare visibilità alla battaglia delle persone con Long Covid, sindrome caratterizzata da sintomi che possono durare anche anni, con un generale peggioramento della qualità della vita, per quella che si caratterizza come una vera e propria nuova forma di disabilità. Oggi diamo spazio alla storia di Erika Olaya Andrade, riprendendo, per gentile concessione, quanto recentemente pubblicato da Mattia Abbate in «la Repubblica Milano online» Erika Olaya Andrade (al centro), durante il convegno del 3 dicembre scorso a Milano, intitolato “Long Covid cos’è e cosa causa”

«Ciao, mi chiamo Erika, sono colombiana e voglio raccontarti la mia storia, quella di una battaglia continua contro il Covid-19 con tutto quello che ha portato con sé. Prima della pandemia lavoravo per una multinazionale tedesca che ha attivato lo smart working in ritardo e non c’erano misure di sicurezza adeguate. Così mi sono ammalata e il virus mi ha colpito duramente: sono stata positiva per quattro mesi. Durante quel periodo mi hanno licenziata. Ora mi ritrovo con problemi respiratori, neurologici, una memoria che non funziona più come prima e un sistema immunitario completamente a pezzi. Stare in isolamento per quattro mesi è stato come essere in prigione. Non solo mi ha distrutto mentalmente, ma ha anche lasciato segni sul mio corpo. Dolore cronico, fatica continua e nessuna possibilità di recuperare la forza nei muscoli. Non riesco a curarmi come dovrei e la burocrazia è un incubo, soprattutto senza soldi.
Ora dovrei fare causa all’INAIL perché l’ex datore di lavoro ha denunciato la mia situazione solo dopo 9 mesi e il sindacato che seguiva la pratica non ha mai fatto una perizia medico legale. Essere straniera peggiora tutto: vengo trattata come se stessi cercando di approfittarmi del sistema. Ho svolto un test ematico in una clinica francese con diagnosi di retro virus Herv (sequenze retrovirali lasciate da antiche infezioni nelle cellule). Sono riuscita a fare il test perché era all’interno di una sperimentazione. Ho svolto la cura al Gemelli di Roma in via sperimentale, ma mi ha provocato molti problemi, peggiorando la mia situazione. Ho ottenuto l’invalidità civile all’85%, ma senza riconoscimento dell’aggravamento, godere dell’accessibilità ai servizi tra medici reticenti e disinformazione, sembra una missione impossibile. L’ozonoterapia, l’unica terapia che mi ha davvero aiutato e alla quale ho potuto accedere grazie alla Fondazione A.M.O.R., è per me inaccessibile economicamente.
Riesco ad avere i farmaci grazie all’aiuto dell’Associazione Opera San Fedele. Purtroppo per andare dove svolgo le terapie dovrei utilizzare i mezzi pubblici, ma quando fa molto freddo non posso aspettare a lungo alla fermata. L’unico modo sarebbe prendere un taxi o altro, ma senza lavoro è complicatissimo. Nel frattempo cerco di aiutare gli altri. Mi sto impegnando per sensibilizzare sul Long Covid nei bambini e sogno di scrivere un libro, per questo il 3 dicembre ho partecipato a un evento a Milano per far conoscere questa realtà. Ringrazio il dottor Buonsenso per il suo sostegno alla mia causa in qualità di esperto di Long Covid. Il Covid non è solo una malattia respiratoria: gli effetti non se ne andranno tanto presto. Servono più attenzione e supporto per chi, come me, lotta ogni giorno.
Ericka Olaya Andrade».

A distanza di quasi cinque anni dall’inizio della pandemia, dunque, siamo ancora costretti a contare i danni: oltre alle numerose morti, coloro che sono sopravvissuti alla prima ondata talvolta manifestano pesanti ripercussioni sulla salute. Questa è la storia di Erika, diventata disabile a causa delle complicazioni del virus e per cui non ci sono cure al momento. Più precisamente ci sarebbero terapie efficaci che però funzionano bene per alcune persone, ma non per tutti e spesso hanno costi elevati. Inoltre il mancato riconoscimento della patologia e, quindi, dell’aggravamento dell’invalidità non consente ad Erika di avere accesso a servizi e contributi importanti, per esempio il contributo per la vita indipendente con cui poter assumere un assistente.
Come può fare una persona che non ha altre fonti di reddito a potersi garantire le cure di cui ha bisogno senza alcun contributo? Sarà costretta a restare in casa senza fare nulla e veder progredire la sua malattia.
Erika non è più in grado di utilizzare correttamente le mani e, nei momenti di grande affaticamento e di stress, la situazione peggiora e diventa complicato svolgere anche le azioni quotidiane più semplici. Il tema del mancato riconoscimento di patologie invalidanti perché meno frequenti di altre o perché meno studiate, è purtroppo all’ordine del giorno. Queste persone soffrono tanto e devono poter trovare almeno un valido supporto nel Servizio Sanitario Nazionale che, oltre ad avere tempi biblici, non sempre ha risposte adeguate.

Erika Olaya Andrade con un cartello contenente un appello per le persone con Long Covid

La soluzione? Il privato, ma chiaramente non tutti hanno la disponibilità economica necessaria. Con patologie gravi la continuità del trattamento è fondamentale e posso assicurare che anche con la mia malattia, la distrofia muscolare di Duchenne, riconosciuta e conclamata, a volte ho incontrato resistenza da parte di alcuni medici nel somministrare alcuni trattamenti. Per esempio sostenevano che, crescendo, la fisioterapia non fosse più necessaria per me, ma dopo la richiesta perentoria di mettere per iscritto la loro affermazione, magicamente iniziavo la fisioterapia. Quando non la facevo, infatti, faticavo a guidare la carrozzina elettronica, perdevo quei piccolissimi movimenti che invece fanno una grande differenza per poter utilizzare la carrozzina e tutte le funzioni collegate e di conseguenza importanti autonomie.

Ogni patologia anche conosciuta ha le sue caratteristiche, ma l’esperienza personale della malattia varia da persona a persona, figuriamoci per le patologie rare dove non ci sono tanti dati oggettivi e il rischio è che il malato venga abbandonato al proprio destino finché non avrà più le forze per andare avanti. Il 3 dicembre sono stato presente al convegno Long Covid cos’è e cosa causa, alla Chiesa Rossa a Milano e vi ho raccontato le mie paure, le preoccupazioni durante la prima ondata del virus perché con la mia malattia dovevo stare molto attento alla situazione respiratoria.Non dobbiamo dimenticarci tutto quello che ha provocato il Covid perché purtroppo ci sono tante persone, anche dei bambini, nella stessa situazione di Erika.
Si deve lavorare ogni giorno per garantire il diritto alla cura per tutti, nessuno escluso, altrimenti staremo compiendo una discriminazione e staremo violando un diritto fondamentale dell’essere umano.

*Il presente contributo di Mattia Abbate è già apparso in «la Repubblica Milano online», nell’àmbito della sua rubrica “Ci vuole abilità” e viene qui ripreso, con diverso titolo e con minime modifiche al differente contenitore, per gentile concessione.

Mattia Abbate, che firma in «la Repubblica Milano online» la rubrica Ci vuole abilità, ha la distrofia muscolare di Duchenne. Per la rubrica stessa è stato nominato Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
A questo link vi è il profilo Instagram di Erika Olaya Andrade che ha anche avviato una raccolta fondi per cure mediche tramite questo link.

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Un 2024 da record per la Fondazione Telethon

A poche ore dalla chiusura della tradizionale maratona televisiva, la Fondazione Telethon traccia un bilancio di questo 2024 ed è un bilancio da record, con oltre 69 milioni di euro raccolti durante il corso dell’anno, grazie al contributo di tutti coloro che, da gennaio a dicembre hanno voluto sostenere la ricerca sulle malattie genetiche rare Insieme a Ilaria Villa, direttrice generale della Fondazione Telethon, vi è la piccola Mavi, bimba con la SMA (atrofia muscolare spinale), protagonista del cortometraggio “Una giornata pazzesca“, diretto da Francesca Archibugi, dove realizza il sogno di incontrare e intervistare il presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Oltre 69 milioni di euro raccolti durante il corso dell’anno: è il bilancio da record della Fondazione Telethon per questo 2024, ottenuto grazie al contributo di tutti coloro che, da gennaio a dicembre hanno voluto sostenere la ricerca sulle malattie genetiche rare. Tra di loro, gli oltre 170.000 donatori che hanno attivato una donazione continuativa, aderendo al programma Io adotto il futuro, tutte le persone che hanno donato attraverso il bollettino postale, il sito internet e lo shop solidale, le tante aziende partner, i numerosi volontari impegnati tramite le due campagne di piazza in primavera e a Natale, con i Cuori di biscotto e i Cuori di cioccolato, ma anche tutti coloro che hanno deciso di donare il 5 per mille alla Fondazione Telethon e chi ha contribuito alla raccolta con lasciti testamentari. Infine, storia di questi giorni, le donazioni pervenute tramite il numero solidale 45510 (ancora attivo fino al 31 dicembre), promosso grazie alla collaborazione con la RAI, nel corso della maratona televisiva appena conclusasi.

«Anche quest’anno – commenta Luca di Montezemolo, presidente della Fondazione Telethon – la generosità degli italiani si è rivelata straordinaria. Ma non possiamo fermarci: migliaia di famiglie in tutto il mondo sperano infatti nella ricerca e nella terapia genica per trovare una cura a malattie terribili. È una sfida difficilissima che affrontiamo però con passione ed entusiasmo, perché ci danno un’immensa forza il sorriso ritrovato di un bambino e l’aiuto dei tanti che ci credono. Come noi».

«È una fortuna – dichiara dal canto suo Ilaria Villa, direttrice generale della Fondazione Telethon – poter essere testimone dell’immenso lavoro dei ricercatori che fanno riferimento alla nostra Fondazione, un lavoro reso possibile grazie all’impegno di tutti i sostenitori. Ed è un onore anche testimoniare il coraggio delle persone con malattie genetiche rare e delle famiglie, che affrontano ogni giorno le difficoltà della malattia con grande speranza e fiducia nella scienza. Non posso che esprimere il mio più grande ringraziamento ai volontari e ai donatori, il loro supporto ci permette di continuare a lavorare per la nostra missione e di affrontare con forza anche le sfide che il nuovo anno ci riserverà».

Dalla sua nascita, va ricordato in conclusione, la Fondazione Telethon ha investito in ricerca 698 milioni di euro e finanziato oltre 3.000 progetti, con 1.771 ricercatori coinvolti e 637 malattie studiate. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: Thomas Balanzoni (thomas.balanzoni@havaspr.com)

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Diritto all’istruzione: il contributo delle Università

«Questo documento si inserisce a pieno titolo nell’attuale fase di profondo cambiamento della normativa nazionale sulla condizione delle persone con disabilità, quale contributo della comunità accademica nell’attuare la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità e, in particolare, il diritto all’istruzione fino ai massimi gradi»: lo dicono dalla CNUDD, la Conferenza Nazionale Universitaria dei Delegati all’Inclusione degli Studenti con Disabilità e con DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento), a proposito delle proprie nuove Linee Guida, che verranno pubblicamente presentate il 9 gennaio a Roma

Nel pomeriggio del 9 gennaio prossimo, presso l’Aula Volpi dell’Università Roma Tre (Via del Castro Pretorio, 20, Roma, ore 15), verranno pubblicamente presentate le nuove Linee Guida predisposte dalla CNUDD, la Conferenza Nazionale Universitaria dei Delegati all’Inclusione degli Studenti con Disabilità e con DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento).
«Tale documento – viene spiegato – si inserisce a pieno titolo nell’attuale fase di profondo cambiamento della normativa nazionale sulla condizione delle persone con disabilità, quale contributo della comunità accademica nell’attuare la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità e, in particolare, il diritto all’istruzione fino ai massimi gradi».

Aperto dai saluti del rettore di Roma Tre Massimiliano Fiorucci e della delegata del Rettore per la Disabilità dell’Ateneo Barbara De Angelis, l’incontro del 9 gennaio sarà introdotto e moderato dal presidente della CNUDD Alberto Arenghi.
A discutere le nuove Linee Guida saranno Anna Maria Bernini, ministra dell’Università e della Ricerca; Roberto di Lenarda, delegato per la Disabilità della CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiana), nonché rettore dell’Università di Trieste; Alessandra Locatelli, ministra per le Disabilità; Paolo Mancarella dell’Università di Pisa, già presidente della CNUDD; Marisa Pavone dell’Università di Torino, già presidente della CNUDD. (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficio.comunicazione@uniroma3.it (Alessia del Noce).

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“Con-vivere con l’autismo”: le autonomie sociali, quelle domestiche e lo sport

Si chiama Con-vivere con l’autismo un progetto realizzato in Toscana dall’Associazione Autismo Pisa, Valdera e Valdicecina, grazie ai fondi dell’8 per mille assegnati alla Chiesa Valdese. Scopo dell’iniziativa, che si concluderà il 31 dicembre prossimo, è stato quello di supportare varie persone con autismo a costruire un insieme di abilità sociali, emotive e di autonomia tali da permettere a ognuno e ognuna di sviluppare i propri talenti e costruire un progetto di vita coerente, armonioso e soddisfacente Foto di gruppo di alcuni componenti dell’Associazione Autismo Pisa, Valdera e Valdicecina

Con-vivere con l’autismo è il nome di un bel progetto realizzato in Toscana dall’Associazione Autismo Pisa, Valdera e Valdicecina grazie ai fondi dell’8 per mille assegnati alla Chiesa Valdese per il 2024, uno stanziamento finalizzato alla promozione di progetti di assistenza sociale e sanitaria, di interventi educativi, culturali e di integrazione, di programmi di sostegno allo sviluppo e di risposta alle emergenze umanitarie, ambientali e climatiche, purché svolti senza fini di lucro.

Lo scopo del progetto è stato quello di aiutare diverse persone con autismo a costruire un insieme di abilità sociali, emotive, di autonomia, tali da permettere a ognuno e ognuna di sviluppare i propri talenti e costruire un progetto di vita coerente, armonioso e soddisfacente.
Le attività si sono svolte a partire dal gennaio 2024 sotto la supervisione della dottoressa Loredana Lembo e si sono concretizzate in due laboratori e in alcuni interventi di formazione e sostegno rivolti alle famiglie.

Il primo laboratorio, denominato AMA: autono-mi fra amici, è stato incentrato sulle autonomie sociali e domestiche, e si è svolto da gennaio a giugno in un appartamento messo a disposizione dall’Associazione Dinsi Une Man, a luglio presso il Bagno della Croce Rossa a Pisa e l’Oasi Mangwana e, da settembre, nello spazio inclusivo di Via Belli, 20 nel quartiere dei Passi a Pisa, concesso gratuitamente dall’Amministrazione Comunale. Le persone coinvolte in questo laboratorio hanno potuto provare ad imparare a cucinare, a prendersi cura della casa, a svolgere giochi ed esplorare la città insieme.

Parallelamente, il laboratorio Sport Insieme!, realizzato in collaborazione con ABC Sport e Dream Volley, è stato attivato per contrastare la sedentarietà, nonché migliorare la salute e le abilità fisiche e sociali di ragazzi e ragazze, adolescenti e adulti. Svolgere attività fisica insieme, imparare le regole di semplici sport di gruppo è fondamentale, infatti, per migliorare il benessere psicofisico delle persone con disabilità che, divertendosi insieme, consolidano anche le abilità sociali e relazionali.

Entrambi i laboratori, raccontano dall’Associazione, hanno ricevuto ottimi riscontri e continueranno (con importanti novità) anche dopo la fine di Con-vivere con l’autismo, prevista per il 31 dicembre prossimo.
Si è trattato di una «bellissima esperienza», concludono dall’Associazione, che ringrazia la Chiesa Valdese per aver dato loro l’opportunità di aggiungere un nuovo tassello al progetto di vita dei/delle giovani coinvolti. (Simona Lancioni)

Il presente contributo è già apparso nel sito di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa) e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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“Pensiero Imprudente”: ciao Riccardo!

«Oltre a nutrire per lui sentimenti di profonda stima e gratitudine – scrive Claudio Imprudente -, per me Riccardo Bonacina è sempre stato uno dei massimi pionieri di un percorso culturale rivoluzionario sulla disabilità e l’inclusione sociale» Riccardo Bonacina, fondatore di «Vita», recentemente scomparso

Mentre sceglievo dei “reperti storici” per realizzare il video promozionale del mio ultimo libro, Scritti Imprudenti. Idee e riflessioni intorno alla disabilità (edizioni la meridiana, 2024), mi sono imbattuto in una intervista che il mio caro amico e collega Riccardo Bonacina – fondatore e per tanti anni direttore della piattaforma del Terzo Settore e dell’innovazione sociale, VITA non profit – mi ha rivolto nel corso della trasmissione televisiva Il coraggio di vivere, andata in onda su Rai 2 nel 1993.
Ma chi l’avrebbe mai detto, che dopo aver riguardato questo bel video, ci avresti lasciato nei giorni seguenti?

Come ben sapete, in quegli anni era piuttosto inusuale che una persona con disabilità apparisse in diretta sul piccolo schermo, e che per di più condividesse dei contenuti culturali ben lontani dalla visione pietistica sulle persone con disabilità, molto radicata in quel periodo.
Bonacina, ponendomi alcune domande – Cos’è la fortuna per te? / Cos’è la diversità? / Quando l’assistenza e la carità sono un’offesa? / Cos’è il coraggio? – ci ha “messo la faccia”, prendendosi una grossa responsabilità che sicuramente ha aiutato a scardinare molti pregiudizi e stereotipi sulla diversità.
Infatti, come rievocato in un post sulla pagina Facebook dell’Associazione Centro Documentazione Handicap – Cooperativa Accaparlante: «Riccardo ha sempre perseguito un’informazione priva di sensazionalismi, uno sguardo critico e generativo, dimostrandoci che si può e si deve raccontare la realtà prima delle teorie e delle opinioni».

Per tornare alle prime domande: allora rispondevo che la fortuna per me non era legata al camminare, ma al vivere la propria condizione di deficit.
Riascoltando la mia risposta mi sono meravigliato di come siano attuali questi concetti. Ancora adesso sono convinto che la fortuna non sia essere autosufficienti, non sia fare le cose da soli, perché tutte e tutti abbiamo bisogno di relazioni.
Dunque, a mio parere, tutta l’ideologia dell’autonomia è solo un’utopia. Credo che per quegli anni fosse una vera rivoluzione culturale e politica.

Come cantava Giorgio Gaber in una delle sue canzoni più famose, La Libertà (1972): «La libertà non è star sopra un albero / Non è neanche avere un’opinione / La libertà non è uno spazio libero / Libertà è partecipazione».
Inoltre, alla seconda domanda – Che cos’è la diversità? – rispondevo così: «Un valore per l’uomo, perché tutti siamo diversi: l’uguaglianza è un’utopia».
Per le altre domande vi invito a guardare quella storica puntata del Coraggio di vivere.

Purtroppo i concetti trattati in quella trasmissione adesso vengono presi in considerazione marginalmente, eppure se vogliamo contribuire ad una umanità più accogliente e inclusiva, bisogna continuare a premere l’acceleratore per far girare il motore, come ha fatto Riccardo.
Oltre a nutrire per lui sentimenti di profonda stima e gratitudine, per me Bonacina è sempre stato uno dei massimi pionieri di un percorso culturale rivoluzionario sulla disabilità e l’inclusione sociale.
Perciò, ho voluto salutarlo con queste semplici parole: «[…] Ricordo bene, e con grande affetto, tutte le volte in cui, agli esordi di entrambi, mi hai invitato in televisione, quando la disabilità non era visibile come adesso e tu, come sempre, hai avuto un pensiero in più. Grazie di tutto e fai un buon viaggio».

E con questo ricordo, vi auguro un buon Natale e un felice anno nuovo.
Scrivete a claudio@accaparlante.it oppure sulle mie pagine Facebook e Instagram.

Pensiero Imprudente
Dalla fine del 2022 Claudio Imprudente è divenuto una “firma” costante del nostro giornale, con questa suo spazio fisso che abbiamo concordato assieme di chiamare Pensiero Imprudente, grazie alla quale sta impreziosendo le nostre pagine, condividendo con Lettori e Lettrici il proprio sguardo sull’attualità.
Persona già assai nota a chi si occupa di disabilità e di tutto quanto ruota attorno a tale tema, Claudio Imprudente è giornalista, scrittore ed educatore, presidente onorario del CDH di Bologna (Centro Documentazione Handicap) e tra i fondatori della Comunità di Famiglie per l’Accoglienza Maranà-tha. All’interno del CDH ha ideato, insieme a un’équipe di educatori e formatori specializzati, il Progetto Calamaio, che da tantissimi anni propone percorsi formativi sulla diversità e l’handicap al mondo della scuola e del lavoro. Attraverso di esso ha realizzato, dal 1986 a oggi, più di diecimila incontri con gli studenti e le studentesse delle scuole italiane. In qualità di formatore, poi, è stato invitato a numerosi convegni e ha partecipato a trasmissioni televisive e radiofoniche.
Già direttore di una testata “storica” come «Hp-Accaparlante», ha pubblicato libri per adulti e ragazzi, dalle fiabe ai saggi, tra cui Una vita imprudente. Percorsi di un diversabile in un contesto di fiducia e il più recente Da geranio a educatore. Frammenti di un percorso possibile, entrambi editi da Erickson. Ha collaborato e collabora con varie riviste e testate, come il «Messaggero di Sant’Antonio», per cui cura da anni la rubrica “DiversaMente”. Il 18 Maggio 2011 è stato insignito della laurea ad honorem dall’Università di Bologna, in Formazione e Cooperazione.

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Disabilità, Inclusione, Cooperazione: a Ostuni c’è stato impegno, consapevolezza e gioco

Nell’ottobre scorso a Ostuni (Brindisi), in parallelo con l’ottavo Festival della Cooperazione Internazionale, vi è stata la seconda formazione del progetto DICoo1 – Disabilità, Inclusione, Cooperazione, prima scuola di formazione professionale mediterranea per la cooperazione inclusiva con persone con e senza disabilità. Questo è il racconto di quell’sperienza da parte di chi vi ha partecipato I ringraziamenti alla fine della rappresentazione teatrale a Ostuni

Il 17 ottobre dello scorso anno era terminata a Tunisi la prima formazione in presenza del progetto DICoo1 – Disabilità, Inclusione, Cooperazione, prima scuola di formazione professionale mediterranea per la cooperazione inclusiva con persone con e senza disabilità, finanziato dall’Agenzia Italiana per la Gioventù attraverso il programma Erasmus plus dell’Unione Europea [se ne legga già ampiamente anche sulle nostre pagine, N.d.R.]. Si tratta di un progetto promosso dalla RIDS (Rete Italiana Disabilità e Sviluppo: se ne legga in calce), in partenariato con le organizzazioni SOIH Croazia, l’Associazione Casa Lahnina Marocco e l’AIFO Tunisia il cui obiettivo è la formazione di 24 persone con disabilità o impegnate in Associazioni di persone con disabilità, come esperte junior nel campo della cooperazione internazionale e dell’emergenza.

A Tunisi, dopo avere parlato dei concetti base della cooperazione inclusiva, ci eravamo soffermati sulla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità e confrontati sulla gestione di progetti di emergenza e di protagonismo delle Associazioni di persone con disabilità.
Negli ultimi giorni, prima di lasciarci, avevamo steso a terra un lenzuolo bianco su cui ognuno di noi, con dei colori, aveva disegnato qualcosa; alla fine, quando tutti avevamo finito, l’abbiamo tagliato e ognuno ne ha portato a casa un pezzo, ripromettendosi che, quando ci saremmo rincontrati, l’avremmo portato con noi per ricomporre il puzzle.
Una volta tornati a casa, dopo avere organizzato qualche evento di disseminazione in cui abbiamo raccontato quella fantastica esperienza, il nostro lavoro è continuato online, facendo delle ricerche per capire come vivono le persone con disabilità e quali sono gli ostacoli che incontrano nella vita quotidiana. Per ognuno dei Paesi coinvolti, un partner locale ci ha seguiti dandoci consigli e suggerimenti su come preparare documentazione e materiali.
Nello specifico, abbiamo fatto ricerche su salute, lavoro, educazione e doppia discriminazione delle persone con disabilità; per ogni delegazione, ogni persona si è occupata di un campo specifico; oltre a studiare documenti e articoli trovati per lo più su internet, per avere un quadro ancora più completo, abbiamo intervistato persone con disabilità e operatori che con loro lavorano tutti i giorni.
Essendomi occupato di educazione inclusiva, la raccolta di storie di vita di persone con disabilità mi ha aiutato a capire che, sebbene l’Italia abbia uno dei sistemi educativi migliori d’Europa, vedere attuati i propri diritti dipende molto dalle famiglie di appartenenza e dalle persone che si incontrano lungo il cammino.
Infine, abbiamo sintetizzato il nostro lavoro creando dei PowerPoint da presentare durante l’ottava edizione del Festival della Cooperazione Internazionale di Ostuni (Brindisi) con cui questa seconda formazione in presenza del progetto DICoo ha colto la sfida e l’opportunità di entrare in sinergia.

La seconda formazione in presenza del progetto DICoo si è svolta dunque dal 6 al 14 ottobre a Ostuni, centro del Sud d’Italia che conta circa 33.000 abitanti, ma che, essendo una località turistica conosciuta in tutto in mondo, si triplicano nel periodo estivo.
Non esiste alcun treno che dalla caotica Roma (che oltretutto quest’anno si prepara ad ospitare il Giubileo) porta direttamente alla piccola città bianca pugliese; così, organizzare un viaggio confortevole partendo dalla Città Santa non è cosa scontata.
Come diceva Giampiero Griffo, presidente della RIDS, quando ci spiegava come organizzare una missione all’estero, una delle prime cose a cui pensare è proprio come organizzare un viaggio il più possibile confortevole per raggiungere la meta. Quindi, sebbene il viaggio Roma-Ostuni sia abbastanza semplice da organizzare, già viaggiando, abbiamo affrontato una piccolissima prova pratica; le delegazioni marocchina, tunisina e croata poi, oltre al treno per Ostuni, hanno dovuto prendere anche l’aereo per arrivare prima a Roma o a Bari.

Due momenti della festa del re-incontro

Con il mio amico e assistente personale Massimiliano Mansutti, siamo giunti alla stazione di Brindisi da dove un pulmino dell’UNITALSI, attrezzato per trasportare carrozzine, ci ha accompagnato al Centro di Spiritualità Madonna della Nova di Ostuni, struttura in cui abbiamo alloggiato e fatto formazione per l’intera settimana.
Molti erano arrivati e stavano finendo di cenare e Valentina Pescetti (formatrice senior dell’AIFO-Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau), nonostante fosse tardi, ci ha accolto con un rituale di benvenuto: è venuta vicino ad ognuno di noi e, coprendoci la testa con una tela, ci ha appuntato due foglie d’alloro sovrapposte con su scritto il nostro nome sulla maglietta.
Nella mitologia greco-romana, la corona di alloro simboleggiava sapienza e gloria, tanto che ancora oggi si usa metterla in testa ai laureati; evidentemente, quelle due foglie stavano ad indicare il fatto che stavamo diventando “esperti junior”; inoltre, la sovrapposizione simboleggiava il fatto che, per risolvere i problemi, bisogna condividerli il più possibile con gli altri.
La mattina seguente, il corridoio davanti alla porta della sala convegni era affollato e dentro regnava il silenzio; Valentina, proponendo uno dei suoi tanti giochi educativi, ci ha fatto entrare uno alla volta e, camminando con gli occhi chiusi lungo un filo rosso che fungeva da passamano, siamo arrivati all’altro capo del filo dove ci aspettava un nostro compagno il quale, una volta riaperti gli occhi, ci ha dato il benvenuto. La persona appena entrata sostituiva l’amico che ci aveva accolti facendone entrare un’altra; andando avanti in questo modo, la sala si è riempita e abbiamo imparato ad avere più fiducia nell’altro.
È iniziata così la prima giornata di lavoro della seconda formazione in presenza del progetto DICoo dedicata al re-incontro.

C’erano persone che non avevano partecipato alla prima formazione e, per non lasciare indietro nessuno, Valentina ha fatto un breve riassunto del lavoro svolto in Tunisia e raccontato quello che si era fatto durante la formazione online.
Abbiamo anche cominciato a conoscere Susanna Bernoldi, coordinatrice del Gruppo AIFO di Imperia, nonché attivista dell’AIFO, che si è unita all’équipe di formazione, un gruppo che a Tunisi aveva potuto contare su Giampiero Griffo, Valentina Pescetti e Francesca Ortali, responsabile dell’Ufficio esteri dell’AIFO.
Avevamo con noi il pezzo di lenzuolo che avevamo portato a casa alla fine della prima formazione e abbiamo provato a riassemblare il puzzle; chi non era stato a Tunisi, ha portato un pezzo di stoffa colorata che abbiamo cercato di adattare. Ricomporre quel puzzle ha significato non solo che il gruppo si era ritrovato, ma che si era pure allargato, con l’aggiunta di nuovi pezzi di stoffa.

La consegna degli attestati

Nella giornata precedente l’inizio del Festival abbiamo svolto una formazione interna sui temi dell’accessibilità e della capacità di comunicare in modo efficace e inclusivo. Dopo cena, con i pulmini dell’UNITALSI, sempre disponibili quando dovevamo uscire, siamo andati a visitare la località che ci stava ospitando, cominciando a saggiare l’accessibilità di quella terra per le persone con disabilità.
Il 9 ottobre è iniziata quindi l’ottava edizione del Festival della Cooperazione Internazionale, dal titolo Nessuno fuori: la cooperazione inclusiva nel Mediterraneo. I lavori del Festival si sono svolti nella stessa sala in cui abbiamo fatto formazione e in cui avevamo un servizio di traduzione via streaming.
Dopo la presentazione dell’evento del giorno da parte di Francesco Colizzi, coordinatore del Festival, i saluti delle autorità locali e una presentazione del Progetto DICoo a cura di Griffo e Pescetti, abbiamo affrontato il tema del giorno, parlando di inclusione socio-economica delle persone con disabilità.
Dopo cena, in occasione della festa del re-incontro, quella sala si è trasformata in una vera e propria discoteca con musica per ballare. Abbiamo potuto assaggiare dolciumi tipici dei diversi Stati rappresentati ed è stato bello vedere ballare persone tunisine e marocchine indossando vestiti tipici dei loro Paesi; a ballare non eravamo solo noi del progetto DICoo, ma a far baldoria c’erano anche persone del gruppo locale di Ostuni che stavano seguendo il Festival.

Nei giorni successivi, abbiamo parlato di educazione e formazione professionale inclusiva, di doppia discriminazione e di discriminazione multipla, di accesso alla salute e di salute inclusiva comunitaria, di statistica e raccolta dati sulla disabilità, nonché di sport inclusivo.
Tutti gli incontri si sono svolti con la metodologia del Learning by doing (metodo di apprendimento basato sull’imparare qualcosa facendolo) e del Cooperative learning (apprendimento cooperativo), stimolando la partecipazione attiva di corsisti e assistenti personali; questa metodologia ci ha permesso non solo di assistere a lezioni interessantissime da parte di 15 esperti di cooperazione inclusiva, oltre a quelli dell’équipe di formazione, ma abbiamo potuto anche esporre le 30 presentazioni che noi corsisti avevamo preparato.
Durante la formazione, inoltre, Valentina Pescetti, che è formatrice senior in Ludopedagogia e LEN (Ludo-Educazione con la Natura come co-docente), ha proposto dei giochi che erano parte integrante della formazione e che ci hanno aiutato a capire ancor meglio i concetti che erano stati appena espressi.
Abbiamo incontrato diverse realtà (Comune, scuole, Associazioni di promozione di arte e sport) e varie Associazioni di persone con disabilità attive sul territorio che ci hanno proposto dei workshop cui abbiamo partecipato attivamente: con I Portatori di Gioia abbiamo assistito ad una perfomance di canto inclusivo, la Cooperativa Città Solidale ci ha proposto un workshop di teatro inclusivo, mentre con il centro di ricerca La Luna nel Pozzo di Orthia, abbiamo partecipato ad un workshop di clowing e orticultura inclusiva.
Anche i partner hanno avuto la possibilità di proporre dei workshop e in tal senso il gruppo Marocco ha curato uno spazio di arte pittorica e una bellissima iniziativa di sport inclusivo che si è svolta nella mattina dell’ultima giornata del Festival; il gruppo Italia, invece, ha curato uno spazio di arte partecipativa, realizzando un mosaico in stile trencadis che è stato installato in un giardino appena intitolato a Raoul Follereau.

A parte il centro storico di Ostuni e una spiaggia considerata accessibile, abbiamo visitato alcune strutture pubbliche del territorio (biblioteca comunale, scuole pubbliche e altre sale di eventi culturali), constandone la reale accessibilità per persone con disabilità.

Foto di gruppo alla fine dell’evento di sport inclusivo

L’autovalutazione di questa intensa e allo stesso tempo splendida settimana passata insieme, è stata fatta con la “valutazione dell’elettrocardiogramma”: eravamo seduti in semicerchio rivolti verso un muro su cui Valentina Pescetti aveva attaccato tre cartelloni affiancati in orizzontale, in modo da avere tanto spazio. Ognuno di noi, facendo scoppiare un palloncino, poteva prendere la parola per dire qualcosa di positivo o negativo riguardo ciò che aveva vissuto durante la settimana, dando a ciò un valore negativo o positivo e compreso fra 1 e 10; a seconda che il valore fosse positivo o negativo, sui cartelloni Valentina tracciava una linea verso l’alto o verso il basso.
Alla fine del gioco, il fatto che il tracciato su quel cartellone avesse pochissimi picchi negativi, stava a significare che quella vissuta insieme è stata una settimana positiva per la maggior parte di noi.

Infine, quella sala che ci aveva ospitato per un’intera settimana in cui abbiamo lavorato, giocato, ci siamo scambiate esperienze, abbiamo ballato e partecipato a workshop, era pronta ad accoglierci per l’ultima volta in occasione della cerimonia per la consegna degli attestati.
Corsisti e assistenti personali, eravamo tutti seduti su due lunghe file di sedie parallele e una di fronte all’altra; nel corridoio che si formava vi era un lungo tappeto rosso che ognuno doveva attraversare per andare verso l’équipe di formatori che, insieme ad un group leader, gli consegnava l’attestato.

L’ottava edizione del Festival della Cooperazione Internazionale si è conclusa nella mattinata del 13 ottobre nell’auditorium e campo da basket del Liceo Scientifico Pepe-Calamo. È stata un’indimenticabile mattinata a cura dalla delegazione marocchina in cui, oltre alla presentazione di buone pratiche e di storie di vita legate allo sport inclusivo, ci è stata offerta la possibilità di assistere e partecipare ad un torneo di basket accessibile, inclusivo e internazionale, con la collaborazione di Special Olympics Marocco e dell’AIPD Puglia (Associazione Italiana Persone Down), che ha partecipato con il suo team sportivo.
In quella settimana non solo ho imparato molto da esperti e dai miei colleghi di corso, ma ho visitato posti nuovi, rendendomi conto della loro accessibilità per le persone con disabilità; ho conosciuto nuove culture e ho fatto nuove amicizie con cui sono rimasto in contatto. Per il secondo anno consecutivo, inoltre, ho avuto anche l’onore di festeggiare il mio compleanno con i miei colleghi di corso, gli assistenti personali e l’équipe di formazione. Quest’anno, infine, vi erano anche molti soci dell’AIFO che mi ha fatto piacere vedere lì presenti.
Un grazie particolare va anche e soprattutto al gruppo AIFO di Ostuni che ha organizzato il Festival, all’UNITALSI, che ci ha messo a disposizione i propri pulmini ogni volta che dovevamo uscire e a tutto il personale della struttura che ci ha ospitato. 

*Vicepresidente dell’AIFO di Latina (Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau).

La RIDS è un’alleanza strategica avviata nel 2011 da due organizzazioni non governative, l’AIFO (Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau) ed EducAid, insieme a due organizzazioni di persone con disabilità, quali DPI Italia (Disabled Peoples’ International) e la FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), alle quali si è aggiunto successivamente l’OVCI-La Nostra Famiglia (Organismo di Volontariato per la Cooperazione Internazionale). Il compito di essa è appunto quello di promuovere il protagonismo delle persone con disabilità e delle loro organizzazioni nei progetti di cooperazione internazionale, come afferma la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità.

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