Superando

Riconoscimenti del CIP al Gruppo Sportivo Dilettantistico Non Vedenti Milano

«Per la costante e duratura attività a favore della promozione sportiva», il Gruppo Sportivo Dilettantistico Non Vedenti Milano e il suo presidente Francesco Cusati hanno ricevuto dal Comitato Italiano Paralimpico la Stella d’Argento al Merito Sportivo Paralimpico. Ulteriori riconoscimenti sono andati ad altri atleti e tecnici del mondo milanese della disabilità visiva Francesco Cusati, presidente del Gruppo Sportivo Dilettantistico Non Vedenti Milano

«Per la costante e duratura attività a favore della promozione sportiva», il Gruppo Sportivo Dilettantistico Non Vedenti Milano e il suo presidente Francesco Cusati hanno ricevuto dal CIP (Comitato Italiano Paralimpico) la Stella d’Argento al Merito Sportivo Paralimpico.
Sono stati premiati, inoltre tra gli altri, con la Stella di Bronzo al Merito Sportivo Paralimpico, due giocatori di baseball per ciechi di Milano, Giuseppe Allegretta (Lampi Milano) e Juan Girelli (Thunder’s Five Milano), oltre a Fabio Trombini e Gaetano Casale (Hurricane Malnate), per la vittoria conseguita agli Europei 2023 di tale specialità.
Infine, i tecnici milanesi Claudio Molon (baseball ciechi) e Marco Spinelli (showdown) hanno ricevuto la Palma di Bronzo al Merito Sportivo Paralimpico. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: info@gsdnonvedentimilano.org.

Un video dedicato a Tino Chiandetti

Il video dedicato dalla UILDM di Udine a Tino Chiandetti, figura di primo piano per molti decenni nell’ambito del volontariato e dell’associazionismo del Friuli Venezia Giulia, è disponibile online e consente di intraprendere un bel viaggio in quello che costituisce realmente un pezzo di storia e di impegno per i diritti delle persone con disabilità

Come avevamo segnalato a suo tempo, nel settembre scorso, in occasione del decennale dalla scomparsa, la UILDM di Udine (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), Associazione che aveva presieduto per molti anni, ha ricordato con una serata evento Innocentino “Tino” Chiandetti, figura di primo piano per molti decenni nell’ambito del volontariato e dell’associazionismo del Friuli Venezia Giulia e non solo, che dedicò la sua esistenza, in particolare, alla promozione dei diritti delle persone con disabilità.
Per l’occasione è stato anche realizzato un video, disponibile online a questo link, che ben volentieri segnaliamo a Lettori e Lettrici, i quali potranno in tal modo intraprendere un bel viaggio in quello che costituisce realmente un pezzo di storia e di impegno per i diritti delle persone con disabilità. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: segreteria@uildmudine.org.

Riabilitazione e reinserimento socio-lavorativo delle persone con disabilità acquisita

Si terrà l’11 dicembre a Bologna, promosso dalla Fondazione OPIMM insieme all’AECA e organizzato in collaborazione con il CIOFS Parma, l’Opera Don Calabria Ferrara e l’ENGIM Cesena, l’incontro La riabilitazione e il reinserimento socio-lavorativo delle persone con disabilità acquisita

«I percorsi di inclusione attiva finanziati dalla Regione Emilia-Romagna, rivolti a persone impegnate in percorsi riabilitativi in seguito ad eventi traumatici o patologie invalidanti che hanno determinato una condizione di disabilità, sono finalizzati a promuoverne il reinserimento socio-lavorativo, partendo dalla valutazione delle autonomie e delle capacità residue su cui definire un progetto professionale compatibile con la nuova situazione personale. Gli interventi sono accomunati da forte personalizzazione e, attraverso azioni orientative e formative, mirano ad accompagnare la persona in un percorso di graduale riavvicinamento all’esperienza lavorativa, fornendo anche un supporto sul piano emotivo, nell’elaborazione e accettazione della condizione post-traumatica e nell’acquisizione di consapevolezza su risorse e limiti e sul proprio potenziale occupazionale. Pari opportunità, non discriminazione, partecipazione e occupabilità sono le parole-chiave di un approccio integrato pubblico-privato in cui un ruolo importante è giocato anche dai servizi sociali e socio-sanitari territoriali in una logica di complementarietà e non sovrapposizione con altri programmi e misure finanziate con il Fondo Regionale per l’occupazione»: così, dalla Fondazione OPIMM, viene presentato l’incontro promosso per il pomeriggio dell’11 dicembre presso la sede di Bologna della Fondazione stessa (Via del Carrozzaio, 7, ore 14-18), denominato La riabilitazione e il reinserimento socio-lavorativo delle persone con disabilità acquisita e organizzato insieme all’AECA (Associazione Emiliana centri Autonomi), in collaborazione con il CIOFS Parma (Centro Italiano Opere Femminili Salesiane), l’Opera Don Calabria Ferrara e l’ENGIM Cesena (Formazione Orientamento Cooperazione Lavoro).

«Obiettivo della nostra iniziativa – aggiungono dall’OPIMM – è contribuire a far conoscere un’importante opportunità, rappresentata da percorsi orientativi e formativi integrati e in continuità con la riabilitazione medica, al fine di garantire al maggior numero possibile di persone con disabilità acquisita un sostegno nel riattivarsi ed essere incluse nella vita sociale e lavorativa e nel raggiungere una migliore qualità di vita». (S.B.)

A questo link è disponibile il programma completo dell’incontro dell’11 dicembre (a quest’altro link le modalità d’iscrizione). Per altre informazioni: comunicazione@opimm.it.

Un abbraccio collettivo per i giovani con sclerosi multipla

Essere giovani e convivere con una malattia cronica come la sclerosi multipla o la neuromielite ottica significa affrontare ogni giorno sfide che vanno oltre la salute. Con #GiovanioltrelaSM, nuova edizione dell’evento nazionale promosso dall’AISM, con il patrocinio dell’AINMO, i giovani hanno scelto di immaginare nuove prospettive, tema prescelto per la due giorni, confrontandosi e sostenendosi in una comunità che abbatte le barriere e costruisce futuro Foto di gruppo scattata in occasione dell’evento “#GiovanioltrelaSM”. Al centro Mario Alberto Battaglia, presidente della FISM, la Fondazione che opera a fianco dell’AISM

Essere giovani e convivere con una malattia cronica come la sclerosi multipla o la neuromielite ottica significa affrontare ogni giorno sfide che vanno oltre la salute. Con #GiovanioltrelaSM, nuova edizione dell’evento nazionale promosso dall’AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla), con il patrocinio dell’AINMO (Associazione Italiana Neuromielite Ottica), i giovani hanno scelto di immaginare nuove prospettive, confrontandosi e sostenendosi in una comunità che abbatte le barriere e costruisce futuro.
«Prendo in mano la mia vita» è stato il grido dei protagonisti di questa edizione, che ha visto nei due giorni dell’evento 300 ragazzi e ragazze partecipare in presenza a Roma e circa 2.500 visualizzazioni al giorno della diretta online. Talk, laboratori, emozioni e nuove prospettive hanno animato l’appuntamento che dal 2009 offre ai giovani sotto i 35 anni con sclerosi multipla e sotto i 40 con neuromielite ottica, MOGAD e patologie correlate, un’occasione unica per condividere esperienze e informarsi con esperti.

Il tema prescelto, Nuove Prospettive, ha invitato tutti a guardare oltre i limiti imposti dalla malattia, riscoprendo il valore del cambiamento e la forza di un futuro ancora tutto da scrivere. «Pensavo che la diagnosi avesse chiuso molte porte, ma ora mi sento pronto a riaprirle», ha condiviso la giovane Gaia durante i momenti di confronto.
Centinaia di ragazzi e ragazze, come detto, hanno preso parte all’iniziativa, confermando quanto sia importante creare spazi dedicati a chi convive con una diagnosi spesso improvvisa e difficile da affrontare. «Qui ho capito che non sono solo», ha raccontato Lorenzo, riassumendo l’essenza dell’evento.

«#GiovanioltrelaSM – dichiara Francesco Vacca, presidente nazionale dell’AISM – è un abbraccio collettivo, una spinta verso il futuro. Rappresenta un momento di forza, dove i giovani trovano risposte e scoprono che, con il giusto supporto, ogni sfida può essere affrontata. Questo evento dimostra il nostro impegno nel sostenerli nel loro percorso di vita».
Per l’occasione i partecipanti hanno affrontato insieme tematiche quali la gestione della malattia, le emozioni, la sessualità e le relazioni. Durante i laboratori interattivi, hanno dialogato con psicologi, neurologi ed esperti, scoprendo strumenti concreti per superare le sfide quotidiane. «Non sapevo di avere così tanto da imparare da chi vive la mia stessa esperienza», ha confidato Alessia.
Per quanto riguarda i seminari, essi sono stati dedicati ai diritti, con esperti quali assistenti sociali, avvocati e rappresentanti dell’AISM, che hanno risposto anche a domande complesse, offrendo chiarezza su temi come le procedure medico-legali.
Grande attenzione, inoltre, è stata data anche allo stile di vita sano alla riabilitazione e alla genitorialità, argomento, quest’ultimo, che ha coinvolto numerosi partecipanti i quali hanno potuto chiarire dubbi e paure legati a una scelta tanto personale quanto complessa per chi convive con una malattia cronica.

Tra i vari interventi della due giorni anche quello di Francesca Mannocchi, giornalista e inviata di guerra, che ha offerto una riflessione potente: «La sclerosi multipla mi ha insegnato la cura verso l’altro. Mi sento una persona migliore di prima. L’orologio corre velocemente per la ricerca e oggi possiamo scegliere la cura che si adatta al nostro stile di vita. Siamo una comunità e, come tale, abbattiamo le barriere, anche quelle linguistiche: spieghiamo come stiamo perché gli altri possano capire. Sono fiduciosa che un giorno si arriverà alla cura definitiva di questa malattia».

Uno dei momenti più significativi, infine, si è avuto con la distribuzione del Taccuino Rosso, guida pratica ricca di consigli utili e strumenti digitali, che include dei QR Code che rimandano al sito dell’AISM, fornendo informazioni per affrontare la sclerosi multipla in ogni sfera della vita. «Ora mi sento meno spaventato e più preparato ad affrontare la mia diagnosi», ha commentato Marco, stringendo il taccuino tra le mani. (B.E. e S.B.)

Per ulteriori informazioni: Ufficio Stampa e Comunicazione AISM (Barbara Erba), barbaraerba@gmail.com.

Vivere in un mondo accessibile è un diritto

«Essere felici o provare soddisfazione rispetto alla propria vita non è un diritto – scrive Asya Bellia nel presente approfondimento -, ma vivere in un mondo accessibile lo è. Ed è verificato che, a parità di altre condizioni, l’accessibilità dell’ambiente fisico è associata ad una riduzione del divario tra la soddisfazione delle persone con disabilità e quella delle persone senza disabilità»

Nel mondo, le persone con disabilità sono più di un miliardo, e costituiscono il 16% della popolazione. In altre parole, una persona su 6 ha una disabilità. Inoltre, le persone con disabilità sono meno soddisfatte della propria vita, in media, rispetto alle persone senza disabilità.
Spesso, questa disparità viene attribuita esclusivamente a problemi di salute, senza indagare oltre. Gli studi che indagano sulla soddisfazione delle persone con disabilità si focalizzano, per la maggior parte, su fattori individuali, quali: tipo di disabilità, entità delle limitazioni, e, soprattutto, tempo passato da quando la disabilità è sopravvenuta. Il tipo di disabilità non ha influenza sulla soddisfazione, mentre l’entità della limitazione e il tempo passato da quando la disabilità è sopravvenuta hanno un ruolo. Le persone con disabilità maggiormente limitate sono meno soddisfatte, mentre quelle che hanno una disabilità da più tempo sono più soddisfatte.

La soddisfazione rispetto alla propria vita dipende da moltissimi fattori, sia individuali, sia sociali. Se da una parte è comprensibile che si esaminino i fattori individuali specifici che possono influenzare la soddisfazione delle persone con disabilità, non ho potuto fare a meno di notare che i fattori sociali non ricevono altrettanta attenzione.
Per questo motivo, Lorenzo Corsini, professore associato di Politica Economica presso l’Università di Pisa, e hi scrieve [Asya Bellia] abbiamo pubblicato un articolo intitolato Disability and Life Satisfaction: the Role of Accessibility [in italiano: “Disabilità e soddisfazione della vita: il ruolo dell’accessibilità”, testo pubblicato sulla rivista «Journal of Happiness Studies», Volume 25, articolo n. 115, 14 novembre 2024, N.d.R.].
L’articolo usa un modello di disabilità basato sull’approccio delle capacitazioni, nel quale la disabilità è il risultato dell’intersezione tra condizioni di salute, fattori personali (ad esempio età, genere), risorse di cui si dispone (reddito, ausili, assistenza), e fattori strutturali (ad esempio accessibilità, ambiente socio-culturale). Questo insieme di fattori può far sì che le persone con determinate condizioni di salute siano “disabilitate”, ossia possano scegliere tra un numero minore di alternative rispetto al resto della popolazione, e quindi abbiano minori opportunità di raggiungere gli obiettivi che perseguono. Questo stato di cose può contribuire ad una minore soddisfazione.

Consideriamo l’ambiente fisico accessibile se tutte le persone con disabilità, qualunque tipo di disabilità, possono fruirne (autonomamente o con assistenza), senza mettere a rischio la propria sicurezza o essere esposte a livelli elevati di stress.
Per esempio, le persone cieche sono tecnicamente in grado di attraversare al semaforo senza assistenza o accomodamenti specifici. Tuttavia, sono esposte ad un maggior rischio di essere investite rispetto alle persone vedenti se il semaforo non emette segnali sonori o tattili per indicare l’arrivo del verde.
Per fare un altro esempio, ambienti come gli aeroporti possono essere particolarmente stressanti per persone autistiche, per le quali potrebbero risultare inaccessibili, a meno che non ricevano assistenza nell’attraversarli e/o non vengano accompagnate in apposite aree silenziose.

Nonostante gli Stati firmatari della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità si siano impegnati a monitorarne l’implementazione, l’ultimo sondaggio europeo sull’accessibilità risale al lontano 2012. Secondo questo sondaggio, i problemi di mobilità sono quelli che causano più difficoltà alle persone con disabilità in Europa. In particolare, 2 persone con disabilità su 5 hanno difficoltà ad usare i marciapiedi e ad attraversare al semaforo, la stessa proporzione ha difficoltà ad accedere ad edifici o spazi pubblici all’aperto, e un terzo delle persone con disabilità ha difficoltà a prendere taxi, autobus, treni o aerei.
Ma quali sono queste difficoltà? Abbiamo qualche risposta solo per quanto riguarda i mezzi di trasporto. Innanzitutto, sappiamo che le persone con disabilità tendono a prendere più frequentemente i mezzi pubblici, e viaggiano per distanze più brevi (ma impiegano più tempo a percorrerle), rispetto alle persone senza disabilità. Tra gli ostacoli riportati dalle persone con disabilità che viaggiano, troviamo: zone pedonali non sicure, rischio di danneggiare i propri ausili, e comportamenti inappropriati di conducenti e degli altri passeggeri. In generale, viaggiare per le persone con disabilità è un’esperienza spesso frustrante e stressante.

Nel nostro articolo, usiamo dati su 27 Paesi europei per testare le seguenti ipotesi:
° A parità di altre condizioni, l’accessibilità dell’ambiente fisico è associata ad una riduzione del divario tra la soddisfazione delle persone con disabilità e quella delle persone senza disabilità.
° Se si considerano le donne e le persone più povere, l’accessibilità è associata ad una riduzione del divario tra la soddisfazione delle persone con disabilità e quella delle persone senza disabilità ancora maggiore.
Entrambe le ipotesi sono verificate. In altre parole, le persone con disabilità sono più soddisfatte della propria vita nei Paesi più accessibili. Inoltre, l’accessibilità è particolarmente importante per le donne con disabilità e le persone con disabilità più povere.

Essere felici o provare soddisfazione rispetto alla propria vita non è un diritto, ma vivere in un mondo accessibile lo è. Vivere in un ambiente in cui l’accessibilità non è una priorità, ed è spesso ridotta ad un “problema tecnico” significa avere accesso a minori opportunità, non solo di realizzare le proprie ambizioni, quelle che contribuiscono alla soddisfazione della propria vita, ma spesso anche di sostentarsi. La mancanza di mezzi di trasporto accessibili potrebbe, per esempio, ostacolare una persona con disabilità nella ricerca di lavoro, o costringerla a lasciare il lavoro.
In una società in cui i montascale guasti vengono riparati dopo mesi (se vengono mai riparati), in cui i cani guida vengono spesso accarezzati senza il consenso della persona che guidano, e nei quali l’accessibilità non è ancora un diritto per le persone neurodivergenti, non c’è da stupirsi che le persone con disabilità siano meno soddisfatte della propria vita rispetto a quelle senza disabilità.
La minore soddisfazione delle persone con disabilità rispetto a quelle senza disabilità è per altro solo la punta dell’iceberg. L’accessibilità è solo una delle tante misure necessarie per rispettare la dignità delle persone con disabilità, garantire loro la stessa libertà di scelta che hanno le persone senza disabilità, e assicurare la loro piena ed effettiva partecipazione ed inclusione nella società sulla base di uguaglianza con le persone senza disabilità.

*Ricercatrice presso il Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell’Università Bocconi di Milano.

Il presente contributo è già apparso nel sito di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa) e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

Sostegno: tutelare chi ha già investito nella formazione, tutelare la qualità dell’inclusione

«Ben venga ogni forma di stabilizzazione dei docenti di sostegno – scrivono dal Collettivo Docenti di Sostegno Specializzati, prendendo spunto da alcune recenti dichiarazioni del Ministro dell’Istruzione e del Merito Valditara -, ma con una pianificazione attenta che consideri le specificità delle classi di concorso. Solo così si potrà tutelare chi ha già investito nella propria formazione e garantire agli studenti il sostegno qualificato che meritano» Un’insegnante di sostegno insieme a un’alunna

Nel corso della trasmissione In altre parole, andata in onda l’8 dicembre su La7, il ministro dell’Istruzione e del Merito Valditara ha dichiarato: «Ci sono numeri superiori per assumere docenti di sostegno. […] Per la prima volta noi andiamo a stabilizzare in modo significativo docenti che non potevano essere assunti perché non avevano la specializzazione. La gran parte dei docenti precari sono docenti di sostegno. E perché non potevano essere stabilizzati? Perché mancavano le specializzazioni, perché le università non avevano interesse più di tanto a specializzarli e quindi non specializzavano questi docenti. Noi abbiamo, per la prima volta, affidato a INDIRE [Istituto Nazionale di Documentazione Innovazione e Ricerca Educativa, N.d.R.], che è un ente di ricerca indipendente dal Ministero, il compito di specializzare questi docenti».
Come docenti di sostegno specializzati e precari, siamo indignati. Abbiamo affrontato anni di formazione rigorosa e costosa per ottenere un titolo richiesto dallo Stato, con la promessa di una stabilizzazione mai arrivata. Ora si propongono percorsi semplificati per docenti non specializzati, creando il rischio che chi ha già acquisito le qualifiche resti escluso dal ruolo.
Le domande che ci poniamo sono queste: perché si stabilizzano docenti non specializzati quando migliaia di docenti qualificati sono già pronti e in attesa di ruolo? Come si garantisce la qualità dell’inclusione scolastica con percorsi meno qualificanti? Qual è il futuro dei docenti già formati, se la classe di concorso ADSS (Sostegno Scuola Secondaria di Secondo Grado) è ormai satura in molte Province?
Un punto fondamentale va evidenziato: creare nuovi specializzati senza una reale necessità rischia di trasformare i docenti precari già formati in disoccupati, vanificando anni di sacrifici.
Ben venga, dunque, ogni forma di stabilizzazione, ma con una pianificazione attenta che consideri le specificità delle classi di concorso. Solo così si potrà tutelare chi ha già investito nella propria formazione e garantire agli studenti il sostegno qualificato che meritano.

*collettivodocentispecializzati@gmail.com.

Disabilità e relazioni sociali. Temi e sfide per l’azione educativa

Sarà incentrato sul libro di Matteo Schianchi Disabilità e relazioni sociali. Temi e sfide per l’azione educativa, l’incontro in programma per l’11 dicembre a Jesi (Ancona), promosso dal Gruppo Solidarietà, in collaborazione con il Centro Papa Giovanni XXIII, la Cooperativa Sociale COOSS, la UILDM di Ancona e l’ANGSA Marche

«La disabilità è una relazione sociale: non è un dato o un’entità che si possa concepire e vivere al di fuori di qualsiasi altra dimensione che non sia di tipo relazionale. Di fronte a persone con oggettive menomazioni prendiamo sempre posizione, classifichiamo, anche se non ne siamo consapevoli. Oggi abbiamo strumenti decisivi, come il modello sociale della disabilità, l’ICF (Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute), la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, oltre ai classici servizi e dispositivi dello stato sociale. Eppure, tutto ciò non è sufficiente a produrre generalizzate forme di autentico riconoscimento, partecipazione, sviluppo di sé. I pregiudizi, le paure, lo stigma, i pietismi sono ancora molto diffusi e radicati, nonostante la retorica inclusiva. Ancor prima di norme, leggi, investimenti e questioni tecniche, l’azione educativa in questo campo deve affrontare aspetti relazionali, culturali e sociali di fondamentale importanza»: lo dicono dal Gruppo Solidarietà, rispetto ai contenuti del libro pubblicato da 2021 Disabilità e relazioni sociali. Temi e sfide per l’azione educativa (Carocci, 2021), pubblicato da Matteo Schianchi, ricercatore in Didattica e Pedagogia Speciale all’Università di Milano-Bicocca, che sarà al centro di un incontro l’11 dicembre a Jesi, in provincia di Ancona (Palazzo Bisaccioni, Piazza Colocci, 4, ore 17.30), promosso dallo stesso Gruppo Solidarietà, in collaborazione con il Centro Papa Giovanni XXIII di Ancona, la Cooperativa Sociale COOSS, la UILDM di Ancona (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare) e l’ANGSA Marche (Associazione Nazionale Genitori di perSone con Autismo).

«Ci confronteremo – sottolineano ancora dal Gruppo Solidarietà – sui temi dell’inclusione sociale delle persone con disabilità, a partire da alcuni quesiti: di quali strumenti abbiamo bisogno per lavorare per l’inclusione? Quali spazi e ruoli assumono i servizi territoriali? Che posto occupano le persone con disabilità nella società? Quali sfide l’azione educativa è chiamata ad affrontare oggi? Con un approccio pluridisciplinare, il libro di Schianchi focalizza l’attenzione su una serie di temi su cui è necessario riflettere e interrogarsi per costruire azioni educative realmente centrate sulle persone, la loro biografia, il loro futuro, i loro rapporti».

L’incontro dell’11 dicembre sarà il terzo e ultimo appuntamento del percorso Relazioni sociali. Come prendersene cura. Strumenti per favorire inclusione sociale, promosso dalle stesse organizzazioni che hanno voluto l’imminente appuntamento dell’11 dicembre e sostenuto dalla Fondazione Carifac. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: grusol@grusol.it.

La firma digitale all’esame della Corte Costituzionale

Il 10 dicembre la Corte Costituzionale esaminerà il ricorso di una persona con la SLA (sclerosi laterale amiotrofica), sostenuta dall’Associazione Coscioni, contro il divieto di utilizzo della firma digitale per sottoscrivere liste elettorali. Se la Consulta riconoscerà la discriminazione, il divieto potrebbe essere superato almeno per le persone con disabilità grave

Nella mattinata del 10 dicembre, verrà esaminato presso la Corte Costituzionale il ricorso di Carlo Gentili, cittadino con la SLA (sclerosi laterale amiotrofica), contro il divieto di utilizzo della firma digitale per sottoscrivere liste elettorali. E se la Consulta riconoscesse la discriminazione, il divieto potrebbe essere superato almeno per le persone con disabilità grave.
«Questo tema – sottolineano dall’Associazione Luca Coscioni, che affianca Gentili nella sua battaglia – assume ancora più rilievo dal momento che, dallo scorso mese di luglio, è operativa la piattaforma pubblica per la sottoscrizione digitale di referendum e proposte di legge di iniziativa popolare, uno strumento che potrebbe essere esteso anche alla raccolta firme per liste elettorali e candidature. Carlo Gentili, immobilizzato a causa della SLA, aveva tentato di firmare digitalmente la lista elettorale Referendum e Democrazia per le elezioni regionali dello scorso anno, ma la normativa vigente esclude l’utilizzo della firma digitale per questa finalità, negando a molte persone con gravi disabilità la possibilità di partecipare attivamente alla vita politica».
Con il sostegno dunque dell’Associazione Coscioni, Gentili ha presentato ricorso e il Tribunale di Civitavecchia ha rimesso la questione alla Corte Costituzionale.
«La tecnologia – dichiara il ricorrente – può abbattere le barriere che la mia malattia ha posto tra me e la partecipazione democratica. Chiedo che venga garantito anche a me e a tanti altri il diritto di essere parte attiva nella vita politica del Paese».

L’udienza della Consulta affronterà la possibile violazione di alcuni articoli della Costituzione (2, Diritti inviolabili dell’uomo; 3, Principio di uguaglianza; 48, Diritto di voto; 49, Diritto all’associazionismo politico).
«Questa battaglia – concludono dall’Associazione Coscioni – non riguarda solo i diritti individuali, ma un tema più ampio: l’uso della tecnologia per ampliare la partecipazione democratica. In tal senso abbiamo già raccolto quasi 56.000 firme all’appello per chiedere al Governo di estendere la piattaforma online, già attiva per i referendum, anche alla sottoscrizione di liste elettorali». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: Fabio Miceli (fabio.miceli@associazionelucacoscioni.it).

“Pensiero Imprudente”: una conchiglia sulla spiaggia

«Un educatore o un’educatrice – scrive Claudio Imprudente nella sua rubrica Pensiero Imprudente – si imbatte in una conchiglia sulla spiaggia, ossia in una persona con disabilità. Attraversa allora la spiaggia – che è il “limite” tra la persona con disabilità e l’orizzonte, ovvero il futuro – e nel momento in cui raccoglie la conchiglia, la osserva, la sostiene come farebbe un educatore nel momento in cui si relaziona per la prima volta ad una persona con disabilità, e poi, dopo averla ammirata, lascia che attraversi il mare, invece di metterla in tasca»…

Così canta Ornella Vanoni sulle note del brano di Umberto Bindi, La musica è finita (1967): «Ecco, la musica è finita/ Gli amici se ne vanno/ Che inutile serata […]».
Il parallelismo con il 3 Dicembre, Giornata internazionale delle persone con disabilità, è immediato, e sicuramente ora vi starete chiedendo il motivo. Ve lo spiego subito: potremmo paragonare questa giornata a una festa di compleanno, o a un Capodanno, che si ripetono ogni anno, insomma a una festa in cui tutti gli amici si riuniscono per celebrare qualcosa di importante. Lo stare insieme poi spinge a ricordare i bei momenti, a riflettere. Ma una volta spente le candeline, o alzato in alto i calici per brindare, cosa rimane? Gli amici di sempre dove vanno? E i loro bei discorsi e ricordi?
Mi sembra che il 3 dicembre sia un po’ questo: per l’occasione tutte e tutti ci riuniamo in vari spazi per le città, organizziamo eventi (e non solo!), ma poi con la fine di questa giornata i bei propositi spariscono.

Qualche sera fa, guardando la televisione, mi è capitato di vedere lo spot dedicato alla Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità: una campagna di comunicazione istituzionale, realizzata dal Dipartimento per le Disabilità della Presidenza del Consiglio.
Lo spot, attraverso immagini di persone con disabilità impegnate in diverse attività professionali e di carattere sociale, sensibilizza al valore della persona con l’intento di esaltare competenze, talenti e capacità.
Mi ha colpito un dettaglio: nella promo s’intravede la Spiaggia dei Valori di Punta Marina (Ravenna), della quale ho già parlato in alcuni miei articoli anche su queste pagine.

Claudio Imprudente, che cura per Superando la rubrica “Pensiero Imprudente”

Mi è venuta in mente una metafora, a dir poco poetica: quella di una persona che passeggia tranquillamente su questa spiaggia, mentre il sole albeggia.
A un certo punto, questa persona inciampa su una conchiglia, e si ferma a raccoglierla, ammirandola in tutta la sua bellezza. Potremmo immaginare che il soggetto in questione finisca col mettersi in tasca la conchiglia. E invece no! Guardando l’orizzonte, la getta in mare, e lascia che le onde del mare la cullino verso l’alba.

Pensavo, dunque, che potremmo paragonare la persona a un/una educatore/trice, che si imbatte nella conchiglia, ossia a una persona con disabilità. Cosa fa quest’educatore/trice? Attraversa la spiaggia – che è il “limite” tra la persona con disabilità e l’orizzonte, ovvero il futuro – ma non solo: nel momento in cui la raccoglie, la osserva, la sostiene come farebbe un educatore nel momento in cui si relaziona per la prima volta ad una persona con disabilità, e poi, dopo averla ammirata, lascia che attraversi il mare, invece di metterla in tasca. L’educatore coglie risorse, abilità di questa persona supportandola nell’affrontare la “spiaggia” dei suoi limiti. Non tiene stretta a sé quella persona, ma lascia che questa vada e faccia il suo percorso verso “l’orizzonte”.

Come mai questa considerazione? Perché nello spot si evidenzia l’importanza del «valorizzare i talenti, investire sulle capacità, offrire possibilità». Tutto molto bello, ma nella campagna viene detta anche una cosa che mi ha lasciato perplesso: «Vedere in ogni persona le potenzialità, e non i limiti».
Personalmente sono molto d’accordo sulla prima parte dell’affermazione: è necessario guardare alle abilità di una persona, ma non si possono ignorare i suoi limiti. Non è possibile accompagnare una persona con disabilità, ed essa stessa non può conoscersi, se non si tiene conto di questi.
Anche i limiti, come le risorse e le capacità, fanno parte delle caratteristiche di una persona.
Lasciandovi con questa suggestione piena di spunti di riflessione, mi piacerebbe sapere se avete mai lasciato una conchiglia in mare, dopo una bella passeggiata sulla spiaggia, alla luce dell’alba.

Scrivete a claudio@accaparlante.it oppure sulle mie pagine Facebook e Instagram.

Pensiero Imprudente
Dalla fine del 2022 Claudio Imprudente è divenuto una “firma” costante del nostro giornale, con questa suo spazio fisso che abbiamo concordato assieme di chiamare Pensiero Imprudente, grazie alla quale sta impreziosendo le nostre pagine, condividendo con Lettori e Lettrici il proprio sguardo sull’attualità.
Persona già assai nota a chi si occupa di disabilità e di tutto quanto ruota attorno a tale tema, Claudio Imprudente è giornalista, scrittore ed educatore, presidente onorario del CDH di Bologna (Centro Documentazione Handicap) e tra i fondatori della Comunità di Famiglie per l’Accoglienza Maranà-tha. All’interno del CDH ha ideato, insieme a un’équipe di educatori e formatori specializzati, il Progetto Calamaio, che da tantissimi anni propone percorsi formativi sulla diversità e l’handicap al mondo della scuola e del lavoro. Attraverso di esso ha realizzato, dal 1986 a oggi, più di diecimila incontri con gli studenti e le studentesse delle scuole italiane. In qualità di formatore, poi, è stato invitato a numerosi convegni e ha partecipato a trasmissioni televisive e radiofoniche.
Già direttore di una testata “storica” come «Hp-Accaparlante», ha pubblicato libri per adulti e ragazzi, dalle fiabe ai saggi, tra cui Una vita imprudente. Percorsi di un diversabile in un contesto di fiducia e il più recente Da geranio a educatore. Frammenti di un percorso possibile, entrambi editi da Erickson. Ha collaborato e collabora con varie riviste e testate, come il «Messaggero di Sant’Antonio», per cui cura da anni la rubrica “DiversaMente”. Il 18 Maggio 2011 è stato insignito della laurea ad honorem dall’Università di Bologna, in Formazione e Cooperazione.

Quanto lavoro per il nuovo Osservatorio Scolastico sull’Inclusione!

Dopo che nel settembre scorso è stato emanato il Decreto Ministeriale concernente la ricostituzione dell’Osservatorio Scolastico sull’Inclusione che aveva ormai cessato di funzionare per normali termini di decadenza, per tale organismo – per altro non ancora convocato – si prospetta tantissimo lavoro. «Si formulano dunque i migliori auguri di pronta convocazione e insediamento – scrive Salvatore Nocera», per un rapido e proficuo lavoro

Il sito del Ministero dell’Istruzione e del Merito ha pubblicato il 10 settembre scorso il Decreto Ministeriale n. 185 concernente la ricostituzione dell’Osservatorio Scolastico sull’Inclusione che aveva ormai cessato di funzionare per normali termini di decadenza.
Non vi sono differenze sostanziali tra il Decreto precedente del 2017 e quello attuale. Si ribadisce infatti che l’Osservatorio si compone di due organi: il Comitato Tecnico Scientifico, che ha i compiti principali di consulenza e pareri al Governo, e la Consulta delle Associazioni, che ha compiti più di dialogo e interlocuzione per fornire proposte al Comitato Tecnico Scientifico. Le uniche differenze che si osservano riguardano in primo luogo la possibilità di invitare a partecipare alle riunioni del Comitato Tecnico Scientifico l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza e il Garante Nazionale dei Diritti delle Persone con Disabilità, istituito col Decreto Legislativo Decreto Legislativo 20/24.
Altra differenza è la possibilità di riunioni a distanza, norma che è frutto dell’esperienza maturata durante il periodo della pandemia. Conseguentemente, nell’ultimo Decreto non compare più la possibilità per i partecipanti del rimborso per le spese di viaggio. Inoltre, un’altra novità è l’esplicitazione all’articolo 6 della presenza dei Presidenti di FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità) alle riunioni della Consulta, cosa che mancava nel precedente Decreto; ciò dovrebbe essere stato la conseguenza di una svista, dal momento che i due Presidenti erano già previsti, come lo sono adesso, quali membri effettivi del Comitato Tecnico Scientifico.
Un’ultima differenza riguarda l’individuazione specifica delle Associazioni nazionali componenti la Consulta: esse debbono rispettare, come nel precedente Decreto, i due requisiti previsti all’articolo 4 di essere presenti in almeno cinque Regioni e di avere almeno 3.000 iscritti. In più, nel nuovo Decreto è specificato che le Associazioni Nazionali verranno «individuate da separato Decreto Ministeriale».

Risulta strano che alla pubblicazione di tale Decreto sia stata data scarsissima pubblicità sui mezzi di comunicazione ad eccezione di «OrizzonteScuola.it». Eppure, questo Decreto era molto atteso dalle Associazioni, poiché il precedente Osservatorio era rimasto inattivo per quasi tutto l’ultimo anno.
Il nuovo Osservatorio avrà un grandissimo lavoro da svolgere, dal momento che, a causa del succedersi di diversi governi dal 2015 ad oggi, non è stato ancora possibile dare concreta attuazione ai princìpi indicati nella Legge 107/15, che hanno avuto un’esplicitazione normativa tramite il Decreto Legislativo 66/17. Di quest’ultimo, infatti, manca ancora la concreta attuazione dell’articolo 3 sulla formulazione da parte del Ministero del Profilo Professionale Nazionale degli assistenti per l’autonomia e la comunicazione, nonché la questione dell’assistenza igienica agli alunni/alunne con disabilità, compito assegnato dall’articolo 3 ai collaboratori scolastici, che ancora in Sicilia, e in generale al Sud Italia, è abbondantemente disattesa. E ancora, manca l’attuazione dell’articolo 4 concernente l’individuazione degli indicatori-descrittori per valutare la qualità dell’inclusione realizzata nelle singole scuole e nelle singole classi, dell’articolo 5 concernente il nuovo sistema di certificazione degli alunni con disabilità e la formulazione del loro Profilo Dinamico Funzionale.
Nel dicembre 2022 sono state emanate le Linee Guida per la formulazione di tale nuovo Profilo Dinamico Funzionale e sono stati emanati pure i nuovi modelli di PEI (Piano Educativo Individualizzato), in allegato al Decreto Interministeriale 182/20, integrato con il Decreto Ministeriale 53/23. Tali nuovi modelli, però, non possono ancora pienamente essere utilizzati perché non è ancora disponibile la piattaforma su cui dovrebbero funzionare.
Inoltre, manca ancora l’attuazione dell’articolo 6 sul Progetto di Vita, del quale il PEI è parte integrante, dal momento che la dettagliata articolazione normativa di esso, contenuta nel Decreto Legislativo 62/24, è attualmente soggetta a sperimentazione ed entrerà definitivamente e obbligatoriamente in vigore solo nel 2026.
Proseguendo ulteriormente, va rilevata la mancanza all’appello anche dell’attuazione dell’articolo 9 concernente i GIT (Gruppi per l’Inclusione Territoriale) che, avviati, sono stati immediatamente sospesi. Questa è una lacuna normativa molto grave, perché i GIT sostituiscono i GLIP (Gruppi di Lavoro Interistituzionali Provinciali) di cui all’articolo 15 della Legge 104/92. Tali Gruppi, come adesso i GIT, avevano il compito fra l’altro di provvedere alla stipula degli Accordi di Programma per l’inclusione scolastica, previsti già dall’articolo 13, comma 1, lettera a della stessa Legge 104/92, che tanto hanno giovato, laddove stipulati, alla qualità dell’inclusione scolastica di quei territori.
Mancano infine anche l’attuazione dell’articolo 11 sull’istituzione delle «sezioni dei docenti per il sostegno didattico», dell’articolo 12 sui corsi di specializzazione biennale per l’inclusione scolastica nelle scuole dell’infanzia e primarie, dell’articolo 13 sull’obbligo di formazione in servizio dei docenti, dell’articolo 14 sulla continuità didattica, che era stata ripresa nell’articolo 8 del Decreto Legge 71/24, ma immediatamente rinviata all’anno successivo, e l’attuazione dell’articolo 16 sulla realizzazione dell’istruzione domiciliare.
Quasi tutte queste norme necessitano solo di Decreti Ministeriali per la loro attuazione, e quindi ci si augura che il nuovo Osservatorio possa fornire il prescritto parere al Ministero, che si spera riesca a sottoporre ad esso le bozze di tali Decreti fin dall’inizio del suo funzionamento.

Come si vede, per il nuovo Osservatorio di lavoro ce n’è tantissimo. È invece strano che siano trascorsi quasi tre mesi e che ancora l’Osservatorio stesso non venga convocato.
Si formulano dunque i migliori auguri di pronta convocazione e insediamento, per un rapido e proficuo lavoro.

*Il presente contributo è già apparso in «Tecnica della Scuola.it» e viene qui ripreso, con alcune modifiche dovute al diverso contenitore, per gentile concessione.

Anni Settanta-Novanta: memorie vive di servizi e politiche per la disabilità

Si terrà il 10 dicembre a Bologna il settimo incontro del ciclo Welfare nascente, finalizzato a sviluppare il tema I servizi e le politiche sociosanitarie per le persone con disabilità tra gli anni ’70 e ’90 del Novecento, iniziativa promossa dall’Istituzione Gian Franco Minguzzi, dall’IRESS e dal Comune di Bologna, nell’àmbito del progetto Memorie vive. Per l’occasione verrà anche presentato il lavoro di ricerca che ha prodotto la guida ipertestuale Memorie vive. I servizi e le politiche sociosanitarie per le persone con disabilità

La Biblioteca della Salute Mentale e delle Scienze Umane Minguzzi-Gentili di Bologna, dove si terrà l’incontro del 10 dicembre

È in programma per il 10 dicembre a Bologna il settimo incontro del ciclo denominato Welfare nascente, finalizzato a sviluppare il tema I servizi e le politiche sociosanitarie per le persone con disabilità tra gli anni ’70 e ’90 del Novecento, iniziativa promossa dall’Istituzione Gian Franco Minguzzi, dall’IRESS (Istituto Emiliano-Romagnolo per i Servizi Sociali e Sanitari, la Formazione e la Ricerca Applicata) e dal Comune di Bologna, nell’àmbito del Progetto Memorie vive (se ne legga a questo link).
Per l’occasione verrà presentato il lavoro di ricerca che ha prodotto la guida ipertestuale Memorie vive. I servizi e le politiche sociosanitarie per le persone con disabilità, a cura di Francesca Pistone, Andrea Pancaldi, Francesco Crisafulli, Luca Lambertini e Bruna Zani.
L’evento sarà ospitato presso la Biblioteca Minguzzi-Gentili (Via Sant’Isaia, 90, Bologna, ore 16.30-18.30).

I lavori si apriranno con i saluti istituzionali di Sara Accorsi, consigliera delegata al Welfare e Contrasto alla Povertà, Politiche per l’Abitare della Città metropolitana di Bologna, e di Luca Rizzo Nervo, assessore al Welfare e alla Salute, Nuove Cittadinanze, Fragilità, Anziani, Disabilità del Comune di Bologna. L’evento sarà moderato da Bruna Zani, presidente dell’Istituzione Gian Franco Minguzzi, che introdurrà anche il Progetto Memorie vive.
Seguirà una presentazione della guida ipertestuale con gli interventi di Luca Lambertini, storico (Istituti e scuole speciali: The Day After), di Francesco Crisafulli, responsabile del Servizio Sociale per la Disabilità del Comune di Bologna (Le professioni che accompagnano il cambiamento), di Andrea Pancaldi, giornalista documentalista, esperto di servizi di informazione e documentazione nel campo dei Servizi Sociali, Disabilità e Terzo Settore (Il contributo dell’associazionismo e del volontariato) e di Francesca Pistone, collaboratrice della Istituzione Gian Franco Minguzzi (Le parole della disabilità).
In un successivo momento verrà dato spazio alla discussione, soffermandosi sul tema Tra continuità e discontinuità, con gli interventi di Elena Malaguti (ordinaria di Pedagogia Speciale del Dipartimento di Scienze dell’Educazione G.M. Bertin dell’Università di Bologna), Rossella Piccinini (sociologa dell’IRESS), Simona Chiodo (direttrice dell’Unità Operativa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’’Adolescenza, Attività Territoriale SC dell’Azienza USL di Bologna), e Susanna Dabbicco (in veste di testimonial). Saranno ammessi anche interventi dal pubblico. (Simona Lancioni)

La locandina dell’evento è pubblicata a  questo link. Per ulteriori informazioni: minguzzi@cittametropolitana.bo.it.
Il presente contributo è già apparso nel sito di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa) e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

Formazione sulla disabilità complessa, in presenza di minorazione visiva

È ancora possibile iscriversi fino al 15 dicembre al Corso di formazione per operatori impegnati sulla disabilità complessa, in presenza di minorazione visiva, promosso dal MAC (Movimento Apostolico Ciechi), in collaborazione con la Lega del Filo d’Oro. L’iniziativa prenderà il via il 10 gennaio del nuovo anno, protraendosi fino al 15 marzo, e alternando sedute online e in presenza a Bologna Un ragazzo seguito dalla Lega del Filo d’Oro, insieme a un’operatrice

È ancora possibile iscriversi fino al 15 dicembre al Corso di formazione per operatori impegnati sulla disabilità complessa, in presenza di minorazioni visive, promosso dal MAC (Movimento Apostolico Ciechi), in collaborazione con la Lega del Filo d’Oro.
L’iniziativa, a partecipazione gratuita, si articolerà su 60 ore complessive (35 online e 25 in presenza a Bologna), in programma su cinque sedute, dal 10 al 31 gennaio del nuovo anno. (S.B.)

A questo link sono disponibili tutte le notizie, il programma completo e le modalità di iscrizione. Per altre informazioni: comunicazione@movimentoapostolicociechi.it (Vito Amodio).

Ancora lontana una reale inclusione delle persone con disabilità

Sono stati assegnati i riconoscimenti per la quarta edizione del Premio Giornalistico Bomprezzi-Capulli, dedicato a Franco Bomprezzi, giornalista e scrittore che fu direttore responsabile di Superando fino alla sua scomparsa e alla giornalista del Tg2 Maria Grazia Capulli. In occasione della cerimonia conclusiva sono stati resi noti anche gli esiti della nuova indagine SWG nel quadro dell’Osservatorio Cittadini e disabilità, da cui è emerso che 7 italiani su 10 pensano che in Italia l’inclusione delle persone con disabilità sia ferma al palo Il murale di Milano dedicato a Franco Bomprezzi (1952-2014), una delle due persone cui è intitolato il premio giornalistico per la comunicazione sociale e che fu direttore responsabile di Superando fino alla sua scomparsa nel 2014

7 italiani su 10 pensano che in Italia l’inclusione delle persone con disabilità sia ferma al palo: e sono sotto accusa sia la cittadinanza che lo Stato. Le politiche governative messe in atto non sono considerate efficaci da metà della popolazione italiana: è quanto emerso dal quarto rapporto dell’Osservatorio Cittadini e disabilità, indagine dell’SWG su come sta cambiando nel tempo la percezione dell’opinione pubblica sulla disabilità, lanciata in occasione del quarto Premio Giornalistico Bomprezzi-Capulli, iniziativa dedicata rispettivamente a Franco Bomprezzi, colui che fu giornalista e scrittore, direttore responsabile del nostro giornale Superando fino alla sua scomparsa nel dicembre del 2014, e a Maria Grazia Capulli, giornalista del Tg2, che fu tra l’altro ideatrice e conduttrice della rubrica Tutto il Bello che c’è. L’evento conclusivo si è tenuto nei giorni scorsi a Roma, con la collaborazione della Fondazione CRC, della Fondazione di Comunità Milano e di CBM Italia.

«A tre anni dal primo Osservatorio – spiegano dall’Associazione Premio Bomprezzi-Capulli – è il tema dell’inclusione quello su cui c’è il giudizio più negativo: la stragrande maggioranza degli italiani, infatti, ritiene che sia lo Stato (71%) che i cittadini (68%) facciano poco o nulla per garantire la partecipazione paritaria delle persone con disabilità. Con un’aggravante rispetto al 2021: cresce lo spostamento dalla voce “fare poco sforzo”” verso la voce “fare nulla” per l’inclusione, segnando così un’accusa severa sia verso le Istituzioni nazionali e locali che verso se stessi. Poco più del 30% degli italiani valutano come positive le politiche del Governo dal suo insediamento con il Ministero per le Disabilità. Attorno alla metà, invece, non ne giudica efficace l’azione. In tal senso, la legislazione, come ad esempio la Legge Delega sulla Disabilità 227/21 e i relativi Decreti Attuativi, e il lavoro svolto non sono stati sufficienti, o abbastanza conosciuti, per far registrare alle norme introdotte dal Ministero un riconoscimento, se non minoritario».

«Dopo tre anni – proseguono dall’Associazione -, continua a confermarsi scarsa l’attenzione sociale verso la disabilità secondo la stragrande maggioranza degli italiani. Fanalini di coda sono i temi della vita indipendente e del “Dopo di Noi”, percepiti come priorità residuali. Le voci dove si registra una crescita dal sondaggio 2021 sono il lavoro, le azioni di sensibilizzazione, i trasporti e le barriere architettoniche. È lo sport in cima alla classifica con un 47% di giudizio positivo, con le Paralimpiadi 2024 come fattore cruciale di conoscenza e rappresentazione delle persone con disabilità. Restano stabili negli anni l’àmbito della scuola con il 43%, poi con il 38% quello dell’assistenza sanitaria e sociale, la tutela giuridica e la riabilitazione. Per l’atteggiamento culturale della società cresce dal 2021 a oggi quello della “sensibilità” e “solidaristico”, ma fanno ancora da contraltare negativo la tendenza al pregiudizio (da 66 a 62) e all’indifferenza (61) e quella alla discriminazione (da 44 a 40), cresce invece l’idea che si risponda alle esigenze della disabilità con impreparazione (da 53 a 56). Un mondo che riguarda oltre il 15% degli italiani, che vede crescere il numero delle famiglie in situazione di povertà con una o più persone con disabilità e che vivono in una condizione di isolamento creata da muri relazionali, istituzionali e di contesto, come confermato da una recente ricerca qualitativa condotta da CBM Italia».

«Dal primo Osservatorio lanciato nel 2021 a oggi – commenta Simone Fanti, vicepresidente del Premio Bomprezzi-Capulli – registriamo una scarsa presa di coscienza della società italiana sui diritti delle persone con disabilità. Nonostante ci siano stati alcuni miglioramenti, sono gli italiani e le italiane a dirci che ci sono ancora tanti diritti negati, una presa di consapevolezza di vivere in una società non inclusiva. Il giudizio di poca incisività ed efficacia delle politiche governative è un segnale per la presidente del Consiglio Meloni: nonostante si siano tenuti l’Expo sulla disabilità e il primo G7 sul tema, l’opinione pubblica non percepisce un impegno significativo. Facciamo quindi un appello per potenziare il Ministero per le Disabilità, e per rendere disponibili nuove risorse per rispondere alle esigenze di chi vive ogni giorno in una condizione di disabilità».

E da ultimi, ma non certo ultimi i premi assegnati quest’anno da una giuria d’eccezione che ancora una volta si è arricchita di firme di primo piano del mondo dell’informazione, tra carta stampata e online, TV, radio nazionali e testate di settore.
Per quanto riguarda il Premio Bomprezzi al primo posto si sono classificati Paola Vecchia e Lorenzo Maria Grighi (Presa Diretta Raitre), al secondo Benedetta Cappelli, Fabio Colagrande e Amedeo Lomonaco (Radio Vaticana) e al terzo ex aequo Simone Matteis (La Stampa) e Pasquale Quaranta (la Repubblica).
A vincere il Premio Capulli è stato invece Salvo Catalano (Tagadà LA7), davanti ad Andrea Martino (TG2 Medicina 33) e a Federica Nannetti (Corriere della Sera Bologna), a pari merito con Romolo Napolitano (TV2000).
Due menzioni speciali attribuite su proposta della giuria sono andate infine a Iacopo Melio (menzione “Antonio Giuseppe Malafarina”, dedicata al compianto presidente onorario di giura, scomparso nel febbraio di quest’anno e già anch’egli direttore responsabile di Superando) e a Fabrizio Minnella di Fondazione CON IL SUD come comunicatore dell’anno.

«Per noi è un orgoglio – ha dichiarato Massimo Maggio, direttore di CBM Italia, in occasione della cerimonia conclusiva – sostenere il Premio Bomprezzi sin dalla nascita di esso, impegnandoci inseime da quattro anni per i diritti delle persone con disabilità, sempre guardando alla nostra guida, che è la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità. Da qui nasce anche la ricerca sociale che abbiamo condotto sul legame tra disabilità e povertà in Italia, e le cui evidenze confermano il nostro impegno nel sostenere il protagonismo delle persone con disabilità: le famiglie ci hanno confermato che il disagio sociale e culturale è opprimente tanto quanto quello economico, il nostro ruolo è quindi quello di promuovere sempre di più una cultura dell’inclusione. Il Premio Bomprezzi-Capulli è un’importante occasione per farlo».
«Il mondo dell’informazione e i mezzi di comunicazione – ha affermato dal canto suo Mauro Gola, presidente della Fondazione CRC – giocano un ruolo essenziale nella costruzione di una società sempre più inclusiva. Il Premio Bomprezzi-Capulli opera per sostenere e riconoscere il lavoro dei giornalisti impegnati a promuovere una cultura diffusa della disabilità e un’attenzione alle iniziative di inclusione sociale. Ambiti in cui la nostra Fondazione è particolarmente attiva e nei quali investe convintamente».
«La nostra Fondazione – ha concluso Carlo Marchetti, presidente della Fondazione di Comunità Milano – sostiene dal 2018 progetti solidali nell’area milanese e lavora da sempre sulle disabilità. Un faro in questo senso è stato Franco Bomprezzi, grande giornalista che ci ha lasciati il 18 dicembre 2014. A dieci anni dalla sua scomparsa, Milano non lo ha dimenticato. C’è tanta strada ancora da fare, ma la coscienza civica dei cittadini e delle cittadine rispetto all’accessibilità, al linguaggio inclusivo e all’empowerment delle persone con disabilità è cresciuta. Per queste ragioni anche quest’anno abbiamo voluto patrocinare il Premio Bomprezzi-Capulli che valorizza la missione di responsabilità sociale dei giornalisti e delle giornaliste».

Da ricordare, in conclusione, i numerosi media partner del Premio, tra i quali anche Superando ha il piacere di far parte: Avvenire, BenEssere, InVisibili, Il Fatto Quotidiano, la Repubblica Mondo Solidale, Oggi, Radio Capital, Il Gusto-La Stampa, Radio Lombardia, Radio Popolare, RaiNews24, Tg2 e Vita Non Profit. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: segreteria@premiobomprezzi.it.

L’inclusione scolastica attraverso lo sport: una sfida possibile

L’inclusione – e nello specifico l’inclusione scolastica – non è solo un traguardo da raggiungere, ma un processo continuo che richiede impegno, visione e collaborazione. E lo sport, con il suo potenziale di unire le persone, è un alleato fondamentale in questo percorso. Su questa linea si muove un progetto lanciato dalla Fondazione Decathlon, che mira appunto a integrare lo sport inclusivo nel percorso formativo delle scuole italiane, coinvolgendo docenti e studenti/studentesse

L’inclusione scolastica degli studenti e delle studentesse con disabilità è una delle sfide più importanti per il sistema educativo contemporaneo. Creare ambienti di apprendimento dove ognuno possa esprimere il proprio potenziale è un obiettivo fondamentale.
Lo sport, con il suo linguaggio universale e il suo potere trasformativo, rappresenta uno strumento efficace per abbattere le barriere, promuovere il rispetto delle diversità e incentivare la partecipazione attiva di tutti. In questo contesto, la Fondazione Decathlon ha lanciato un progetto innovativo per integrare lo sport inclusivo nel percorso formativo delle scuole italiane, coinvolgendo docenti e studenti in un’esperienza educativa e sociale unica.

Formazione dei docenti: lo sport come veicolo di inclusione
Entro breve, dunque, la Fondazione Decathlon, in collaborazione con La Fabbrica Società Benefit e con il supporto di esperti del settore, metterà a disposizione due corsi di formazione gratuiti per i docenti delle scuole primarie e secondarie di primo grado. Come dichiarato nel comunicato stampa diffuso per l’occasione, i corsi sono «indicizzati sulla piattaforma ministeriale S.O.F.I.A. (Sistema Operativo per la Formazione e le Iniziative di Aggiornamento del personale della scuola) e rilasceranno un attestato ai sensi della Direttiva Ministeriale 170/16, valido per l’inserimento nel portfolio professionale del docente».
Attraverso un approccio multidisciplinare che coinvolge atleti paralimpici, medici e dirigenti scolastici, i corsi offriranno strumenti concreti per promuovere la partecipazione attiva degli studenti con disabilità. Un’iniziativa, quindi, che rappresenta un passo decisivo per superare stereotipi e pregiudizi ancora diffusi nell’ambiente scolastico, dove l’attività fisica non sempre è inclusiva per tutti.

I percorsi formativi: AUTLAB e Training Ability
Il primo corso, AUTLAB, sviluppato in collaborazione con la Fondazione Renato Piatti, è dedicato agli studenti nello spettro autistico e include sei moduli arricchiti da un settimo, finanziato dalla Fondazione Decathlon e focalizzato sullo sport. Questo modulo aggiuntivo intende fornire ai docenti le competenze per creare ambienti inclusivi, sia in classe sia in palestra.
Il secondo percorso, TRAINING ABILITY, introduce un concetto di multi-abilità che considera le diversità fisiche, sociali e culturali di tutti gli studenti. Con cinque moduli tematici, il corso propone attività motorie inclusive replicabili in classe e ispirate dalle esperienze di atleti paralimpici e professionisti.
L’obiettivo è chiaro: «Affrontare il tema della multi-abilità nel contesto scolastico» e offrire pari opportunità a tutti gli studenti e le studentesse.

Lo sport come diritto universale
«L’attività motoria e sportiva è un diritto fondamentale per tutti i bambini e le bambine, indipendentemente dalle loro abilità», sottolinea Stefania Sacchi, che dirige la Fondazione Decathlon Italia. Attraverso questo progetto, dunque, Decathlon intende abbattere le barriere che ancora oggi limitano l’accesso al gioco e allo sport per molti studenti.
Gli esperti coinvolti, tra cui atleti paralimpici e medici, condividono esperienze e pratiche di successo per ispirare i docenti a creare attività accessibili e coinvolgenti.
L’obiettivo è ambizioso, ma necessario: garantire che nessuno sia escluso dalla partecipazione attiva, favorendo la creazione di una comunità scolastica accogliente e solidale.

L’impegno per un futuro più inclusivo
Con oltre 150 progetti attivati in Italia, la Fondazione Decathlon è una realtà consolidata nel promuovere sport e inclusione sociale. «Questo ambizioso progetto – sottolinea ancora Sacchi – consolida il nostro impegno nel sostenere l’integrazione e la valorizzazione delle diversità».
L’investimento nella formazione dei docenti, infatti, non solo migliora l’inclusività delle scuole, ma contribuisce anche a formare cittadini consapevoli e rispettosi delle diversità. Grazie al coinvolgimento attivo di tutte le parti interessate, questo progetto rappresenta un modello virtuoso per costruire una società più equa, dove lo sport è accessibile a tutti e dove ogni studente può sentirsi parte di una squadra.
Si tratta di un’iniziativa che dimostra come l’inclusione non sia solo un traguardo da raggiungere, ma un processo continuo che richiede impegno, visione e collaborazione. E lo sport, con il suo potenziale di unire le persone, è un alleato fondamentale in questo percorso.

Raccontare i Musei dell’Università di Padova all’insegna dell’accessibilità

Il Centro di Ateneo per i Musei dell’Università di Padova ha lavorato quest’anno al progetto More Than Words – Raccontare i Musei di Ateneo in Comunicazione Aumentativa Alternativa, allo scopo di promuovere l’accessibilità di tali strutture, e i risultati ottenuti verranno degnamente festeggiati il 9 dicembre, nel corso di un evento che avrà per protagonisti proprio i cosiddetti “pubblici fragili” Uno scorcio della Sala dei Giganti dell’Università di Padova

Il CAM (Centro di Ateneo per i Musei) dell’Università di Padova ha lavorato quest’anno al progetto denominato More Than Words – Raccontare i Musei di Ateneo in Comunicazione Aumentativa Alternativa, finanziato nell’ambito dei progetti di Terza Missione dell’Ateneo.
«L’iniziativa – spiegano i promotori – ha promosso l’accessibilità dei Musei universitari per le persone con disabilità, con particolare riferimento a quelle con disabilità cognitive e/o disturbi dello spettro autistico».

Ad accompagnare il personale universitario in questo percorso sono stati i Talents, protagonisti del processo di co-progettazione e co-realizzazione dei nuovi percorsi e dei supporti destinati alla visita di persone con disabilità cognitiva.
«Durante questo viaggio – proseguono dal CAM -, abbiamo potuto sperimentare come una modalità comunicativa nuova, ampliata e alternativa abbia migliorato le opportunità di comprendere e di godere del patrimonio anche da parte di soggetti con disabilità visive e bambini in età prescolare, stranieri e nuovi cittadini con limitate competenze linguistiche, anziani in declino cognitivo o con demenza senile o persone con DSA (disturbi specifici dell’apprendimento)».
Il progetto si è quindi esteso , andando a incontrare esigenze di pubblici molto diversi, proponendo strumenti e attività che potessero rispondere a tali esigenze, ciascuna nella sua specificità e ancora tutte assieme, per poter sperimentare la più estesa inclusione.

Nel pomeriggio del 9 dicembre, nella Sala dei Giganti e al Museo di Scienze Archeologiche e d’Arte di Padova (14.30-18), verranno degnamente festeggiati i risultati ottenuti, tramite una giornata di attività con postazioni interattive, workshop e incontri dialogici, che inviteranno a scoprire le iniziative di accessibilità portate avanti dal CAM. «E protagonisti dell’evento – viene spiegato – saranno proprio quei pubblici spesso definiti “fragili”, ma in realtà i veri “Giganti”, compagni di viaggio e guide straordinarie nel cammino dell’accessibilità percorso in questi mesi dai Musei dell’Università di Padova. Attraverso l’esperienza diretta delle strategie messe in campo e dei facilitatori prodotti, i partecipanti all’evento potranno quindi acquisire nuove competenze sui temi dell’accessibilità e della partecipazione sociale e individuare soluzioni a basso costo facilmente replicabili in diversi contesti». (S.B.)

L’accesso all’evento del 9 dicembre sarà libero, con prenotazione richiesta solo per le attività al Museo di Scienze Archeologiche e d’Arte (tutte le notizie sono disponibili a questo link). Per altre informazioni: centromusei@unipd.it.

Essere parte del mondo senza sentirsi in un “mondo a parte”

«Il “pianeta disabilità” – scrive Paolo De Luca – deve essere protagonista, le persone con disabilità e le loro famiglie devono “far parte del mondo” senza sentirsi in “un mondo a parte”, perché la lotta per la piena e completa realizzazione dei diritti umani di tutte loro costituisce una parte inalienabile, integrale e indivisibile di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali»

Sogni e bisogni, non arrendersi mai, diritti, accessibilità, un altro mondo è possibile: quante volte abbiamo citato, ripetuto queste parole e qualcuno penserà, a ragione, “da troppo tempo”, fino a sembrare quasi luoghi comuni, cose alle quali si è affettivamente legati, percepite però come slegate dalla quotidianità.
Troppe cose vanno per il verso sbagliato, ma tantissime altre ci danno il senso della speranza attiva, delle cose concrete nella società, non solo in questa piccola parte del mondo dove viviamo, un mondo che purtroppo ha in sé guerre, fame, devastazione e insensatezza al quale non dobbiamo abituarci, rassegnarci.

Il “pianeta disabilità” non è fuori da questo universo, anzi deve essere protagonista, le persone con disabilità e le loro famiglie devono “far parte del mondo” senza sentirsi in “un mondo a parte”, senza guerre fra udenti e sordi – per restare nel tema della sordità – senza discriminazioni, abilismo e senza sordità da parte della politica (nell’accezione larga del significato di polis), che si muove fra dimenticanze, compassione e talk, senza mettere le mani in pasta per andare oltre il sensazionalismo e la contraffazione che passa anche a tonnellate di pensierini che toccano le corde del cuore dentro i sacchi della posta natalizia.

La lotta per la piena e completa realizzazione dei diritti umani di tutte le persone con disabilità costituisce una parte inalienabile, integrale e indivisibile di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali.

*Presidente dell’APIC (Associazione Portatori Impianto Cocleare).

Il Natale secondo I Buffoni di Corte

Il 9 dicembre l’Associazione dei Buffoni di Corte, attiva da quasi vent’anni a Torino, organizzerà una serata accessibile a tutti e tutte per celebrare il Natale all’insegna di una “Comunità culturale senza etichette” Componenti dell’Associazione torinese I Buffoni di Corte

Sarà una serata accessibile a tutti e a tutte per celebrare il Natale in arrivo, all’insegna di una “comunità culturale senza etichette”: il 9 dicembre, a partire dalle 19.30, presso il MILK Torino, si terrà l’evento Show Love by Dancing, promosso da I Buffoni di Corte, associazione attiva da quasi vent’anni sul territorio, per rispondere alle esigenze educative, formative e artistiche di giovani, adolescenti e persone con disabilità.
Per l’occasione I Buffoni di Corte si riuniranno insieme ad associati, famiglie, volontari e amici, unitamente a personalità di spicco del panorama torinese, tra le quali autorità e imprenditori. Obiettivo: condividere uno spazio senza etichette, nel quale ognuno ha il diritto di sentirsi libero, rappresentato e incluso.

«I Buffoni sono un luogo di incontro tra arti, intese come strumento di formazione, integrazione sociale e partecipazione tra gli individui – spiega Luca Nicolino, presidente dell’Associazione -, uno spazio dedicato alle persone in quanto tali, indipendentemente dalle loro caratteristiche distintive e dal backgroud».  Le attività e i laboratori proposti ogni giorno- coinvolgono infatti 150 famiglie di persone con disabilità e circa 80 adolescenti e giovani tra i quali numerosi volontari/e, scout, persone che svolgono lavori di pubblica utilità, servizio civilisti, tirocinanti dell’università e di scuole secondarie di secondo grado».

L’evento di Natale al Milk, che lo scorso anno ha visto la partecipazione di circa 400 persone, è anche finalizzata ad una raccolta fondi: attualmente I Buffoni di Corte sono concentrati sul completamento della ristrutturazione dell’ex sede della Scuola Materna Centro Europa di Via Rubino, 82 a Torino, dove presto sorgerà La Corte, nuova sede operativa dell’Associazione. (C.C.)

Per maggiori informazioni: Associazione I Buffoni di Corte (info@ibuffonidicorte.it).

“Più di mille parole”: una mostra fotografica a Milano dall’archivio del Pio Istituto dei Sordi

La mostra fotografica Più di mille parole. Dialogo tra Gianni Moretti e l’Archivio fotografico del Pio Istituto dei Sordi, inaugurata a Milano il 5 dicembre e aperta fino al 12 gennaio 2025, racconta la storia dell’Istituto, attraverso il linguaggio dell’arte e le nuove tecnologie, fondendo analogico e digitale Immagine a corredo della locandina della mostra

Ogni immagine esposta racchiude in sé più di mille parole: quelle che spesso non riusciamo a condividere con le persone che hanno fatto parte del nostro percorso di crescita. Stiamo parlando della mostra Più di mille parole. Dialogo tra Gianni Moretti e l’Archivio fotografico del Pio Istituto dei Sordi, inaugurata ieri, presso la Casa della Memoria di Milano.

In occasione del 170° anniversario dalla sua fondazione, il Pio Istituto dei Sordi di Milano, in collaborazione con il Comune del capoluogo lombardo, all’interno della nona edizione di Cantierememoria 2024-2025 – Pace è libertà, con il patrocinio dell’ANAI (Associazione Nazionale Archivistica Italiana) e l’ulteriore contributo della Fondazione di Comunità Milano, ha presentato l’esposizione di cui si è detto, aperta ad accesso libero fino al 12 gennaio del nuovo anno.

Inaugurata alla presenza tra gli altri dell’assessore alla Cultura del Comune di Milano Tommaso Sacchi, della dirigente dell’Unità Progetti Speciali e Fabbrica del Vapore Maria Fratelli, e del presidente del Pio Istituto dei Sordi Marco Petrillo,  la mostra racconta la storia dell’istituzione, assumendo, per la prima volta, un punto di osservazione il più possibile “ad altezza studente”, attraverso il linguaggio dell’arte e le nuove tecnologie, fondendo analogico e digitale.
Affidandosi infatti alle immagini e ai racconti di ex allievi, che prendono vita grazie alla realtà aumentata, l’esposizione guarda all’esperienza scolastica come ad uno spazio delle relazioni con l’altro e della crescita personale. «Ne nasce – sottolineano dal Pio Istituto dei Sordi – un percorso che riprende un pezzo di storia poco nota che però appartiene a tutte e tutti: quella di bambine e bambini sordi cresciuti al Pio Istituto dei Sordi di Milano. Gli scatti in bianco e nero, conservati nel nostro archivio fotografico, diventano la base per raccontare il lungo percorso d’inclusione delle diversità nel nostro Paese e, a un tempo, il materiale che l’artista Gianni Moretti utilizza e trasforma nella sua installazione volta a farci comprendere perché questa storia è anche la nostra storia. Partendo dunque da questa riflessione, l’intervento artistico è volto a indagare proprio la relazione con l’altro, creando un tappeto di immagini su cui muovere passi leggeri, togliendosi le scarpe e andando alla scoperta di quei frammenti di vita racchiusi negli album dell’Archivio».
Su questo “tappeto”, dove si intrecciano storie raccontate attraverso contenuti multimediali accessibili tramite la app ideata, progettata e realizzata dalla Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti, con le docenti Silvia Marcante e Sara Meroni di Rataplan, sono depositate milleuna tessere in metallo che riportano la scritta “a te” preceduta da uno spazio vuoto. Al visitatore la facoltà di riempire quello spazio attraverso un gesto che vale “più di mille parole”, raccogliendo una tessera, a patto di donarla a qualcuno che è stato o è importante per la sua vita. (C.C.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Francesca Di Meo progetti@pioistitutodeisordi.org.

Progettare in modo inclusivo nella cooperazione internazionale

In occasione della Giornata Mondiale dei Diritti Umani del 10 dicembre, vi sarà l’evento Manuale sul Marker Disabilità: strumento di progettazione inclusiva, presso la sede dell’AICS (Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo) Immagine tratta dalla pagina Facebook della Federazione delle Organizzazioni per la Disabilità del Ghana

In occasione della Giornata Mondiale dei Diritti Umani del prossimo 10 dicembre, vi sarà l’evento di lancio del Manuale sul Marker Disabilità: strumento di progettazione inclusiva, presso la sede romana dell’AICS (Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo).
Il “Marker Disabilità”, strumento inserito nel sistema informativo dell’AICS, consente di raccogliere e analizzare i dati relativi sia ai progetti interamente dedicati alla disabilità (100% del finanziamento) che ai progetti mainstreamed con percentuali di finanziamento inferiori. L’inclusione e l’empowerment delle persone con disabilità sono una parte essenziale dell’impegno globale di “non lasciare nessuno indietro” e delle attività di cooperazione allo sviluppo e di emergenza a sostegno dell’Agenda ONU 2030.

L’evento si svolgerà dalle 9.30 alle 13, in formato ibrido, consentendo la partecipazione sia in presenza che da remoto.
Dopo i saluti introduttivi di Marco Riccardo Rusconi (direttore dell’AICS) e di Elena Centemero (CIDU-Comitato Interministeriale per i Diritti Umani), interverranno Leonardo Carmenati (vicedirettore tecnico dell’AICS), Riccardo Sirri (EducAid), Elena De Palma (WG/ISTAT), Chiara Anselmo (CBM), Francesca Ortali (AIFO), Giampiero Griffo (RIDS-Rete Italiana Disabilità e Sviluppo), Marta Collu e Livia Canepa (AICS), Maura Viezzoli (CISP-Comitato Internazionale per lo Sviluppo dei Popoli), Arianna Taddei (Università di Macerata). Le conclusioni saranno affidate a Leonardo Carmenati.

Le registrazioni per la partecipazione in presenza sono aperte fino ad esaurimento dei posti disponibili e sarà data priorità agli ospiti esterni; mentre la partecipazione da remoto sarà comunque possibile previa registrazione (effettuabile tramite questo link. In fase di registrazione è richiesta la compilazione di un formulario in cui indicare eventuali esigenze, al fine di garantire la partecipazione e l’accessibilità all’evento per tutti e tutte). (C.C.)

Per ulteriori informazioni: Francesca Trisciuzzi (francesca.trisciuzzi@aics.gov.it).

L’orientamento teologico e pastorale sulla disabilità e le persone laiche

«Credo che anche per le persone laiche – scrive tra l’altro Salvatore Nocera – il cambiamento di orientamento teologico e pastorale ecclesiale in atto nei confronti delle persone con disabilità possa essere visto come un cambiamento culturale e sociale e che quindi, anche per loro, debba essere considerato, sociologicamente, come un passo avanti nella crescita di consapevolezza della sempre maggiore dignità umana delle stesse persone con disabilità» Justin Glyn, autore di “’Us’ not ‘Them’. Disability and Catholic Theology and Social Teaching” (“’Noi’, non ‘loro’. Disabilità, teologia e dottrina sociale cattolica”)

Ho letto con molto interesse in Superando il più recente contributo di riflessione proposto da Angelo Fasani, intitolato L’identica umanità di tutti richiede l’inclusione di tutti, relativo ad un commento alla teoria teologica del professor Justin Glyn su come le persone con disabilità, pur con le loro minorazioni, debbano considerarsi comprese anch’esse nell’affermazione del Creatore, contenuta nella Bibbia, «facciamo l’uomo a nostra immagine».
Glyn, approfondendo un filone teologico avviatosi durante il genocidio nazista nei confronti degli Ebrei, sviluppa la tesi affascinante che le persone con disabilità si identifichino con Gesù crocifisso, figlio di Dio e quindi rientrino nell’affermazione di Dio nella Creazione, sopra riportata.

In un mio articolo precedente e già nel volume A Sua immagine? Figli di Dio con disabilità, curato da Alberto Fontana e Giovanni Merlo (ripresa in italiano di “Us” not “Them”. Disability and Catholic Theology and Social Teaching, “Noi’, non ‘loro’. Disabilità, teologia e dottrina sociale cattolica” di Justin Glyn), mi ero permesso di intervenire sostenendo che teologicamente era ancor meglio completare tale identificazione anche in Gesù risorto. Infatti, purtroppo, nella Pastorale dei secoli scorsi, sino al Concilio Ecumenico Vaticano II, l’identificazione delle persone emarginate come quelle con disabilità con Gesù crocifisso aveva significato un’educazione religiosa di queste all’accettazione delle sofferenze fisiche e psicologiche che si incontrano a causa delle proprie minorazioni. Anzi, talvolta tale educazione religiosa era giunta alla sublimazione di esse, con l’invito ad accettare tali sofferenze, perché, tramite queste, le persone con disabilità avrebbero contribuito alla redenzione del mondo operata dalle sofferenze del Crocifisso.
A mio sommesso avviso, questa forma di catechesi, fino a quando è stata operata, istillava nelle persone con disabilità un’accettazione passiva delle sofferenze e non portava ad un’accettazione attiva; cioè portava tali persone a sentirsi come “soggetti passivi” nella Chiesa e nella società civile, soddisfatti del loro stato, destinatari di pietismo caritatevole; il Concilio Vaticano II, invece, ha dato delle persone emarginate, comprese quelle con disabilità, una visione attiva nella Chiesa e nella comunità civile, invitandole a divenire soggetti attivi, ciascuno secondo le proprie potenzialità, sviluppate dalla riabilitazione, dall’istruzione e, ove possibile, dal lavoro.
Conseguentemente, l’educazione pastorale e sociale delle persone senza disabilità è stata orientata all’impegno per collaborare all’inclusione delle persone con disabilità, come persone attive nelle comunità ecclesiali e nella società civile, collaborando, come volontari e professionisti, al raggiungimento di tale fine.
Quanto detto è potuto avvenire, ritengo, in forza di una più attenta rilettura del famoso brano del Vangelo di Matteo relativo al giudizio finale (Matteo, 25, 31-46), passo in cui Gesù risorto dice che quanto viene fatto «ai più piccoli» dei suoi fratelli è stato fatto a lui. Qui c’è un’identificazione piena delle persone emarginate, come pure quelle con disabilità, a Gesù risorto, addirittura, secondo la narrazione evangelica, come “giudice glorioso”.

Ovviamente quanto mi sono permesso di dire vale per i cristiani credenti in Gesù figlio di Dio. Però anche per i laici questo cambiamento di orientamento teologico e pastorale ecclesiale può essere visto come un cambiamento culturale e sociale e quindi, anche per loro, dev’essere considerato, sociologicamente, come un passo avanti nella crescita di consapevolezza della sempre maggiore dignità umana delle persone con disabilità.
Certo, come osserva Angelo Fasani, ancora nella prassi questi orientamenti fanno fatica a realizzarsi, anche, a mio avviso, per il peso che secoli di quella pastorale e cultura religiosa grava ancora sulla mentalità comune. Penso però che con questi approfondimenti teologici e culturali anche le prassi pastorali stiano lentamente mutando, come sta avvenendo con maggiore rapidità nella società civile.

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